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Detrattori del computer subacqueo: avversione preconcetta o motivata? parte II di Luca Cicali

livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: NA
AREA: DIDATTICA

parole chiave: computer subacquei, algoritmi

 

Perché due computer a parità di input divergono?
La risposta è da cercare in tre diversi elementi:
 –  differenti algoritmi utilizzati da diversi modelli di computer;
 –  fattore di conservatività applicato da ciascun algoritmo;
 – non linearità della durata della decompressione in funzione del tempo di fondo.

Il primo fattore è evidente. Anche il secondo è facile da spiegare, ma il suo effetto è amplificato dal terzo. Se infatti aumentiamo il tempo di fondo di una immersione osserviamo effetti apparentemente strani. Ad esempio,  il tempo totale di immersione aumenta della stessa quantità fino a quando, pur aumentando il tempo di fondo, restiamo dentro la curva.

Oltrepassato il limite di non decompressione (NDL), un aumento del tempo di fondo viene invece pagato con gli “interessi”, ovvero genera un aumento del tempo totale di immersione ben maggiore, dovuto ad un tempo di risalita che è funzione del numero e durata delle tappe decompressive.

Quando il tempo totale di immersione si allunga, vengono amplificate anche piccole differenze di conservatività di ciascun computer, sia quelle impostate dal subacqueo che quelle inserite “di default” nell’algoritmo da parte della ditta costruttrice. Inoltre, molti computer (proprio perché si adattano alle situazioni) impiegano funzioni di penalizzazione delle fasi di decompressione se rivelano comportamenti “a rischio”, come tratti di risalita ad eccessiva velocità, intervalli di superficie troppo brevi, immersioni multiday, etc. Tutto ciò non fa che aumentare la probabilità che anche piccole differenze nella conduzione dell’immersione generino forti differenze negli obblighi decompressivi.

tutto ciò non è che l’effetto di algoritmi volutamente conservativi, che devono garantire per prima cosa la sicurezza in ogni condizione

Per convincerci meglio di tutto questo diamo un’occhiata al grafico della figura sottostante, nella quale il tempo totale di immersione (ordinata) è in relazione al tempo di fondo (ascissa) per una immersione a 48 mt di profondità, con tre diversi settaggi manuali di conservatività che il computer consente di impostare.

La variabilità di tempo totale di immersione che si ottiene è veramente notevole già poco oltre i 15 minuti di tempo di fondo. Ad esempio, con un tempo di fondo di 18 minuti lo stesso computer fornisce un tempo totale di immersione che può essere di 36, 46 o 57 minuti, con una forchetta che dipende dalla sola scelta di conservatività di 21 minuti.

Il riquadro in alto a sinistra nel grafico evidenzia proprio la massima differenza di tempo totale di immersione per i tre livelli di conservatività in funzione del tempo di fondo. Questa casistica può essere amplificata usando computer diversi. Possiamo senz’altro concludere che tutta questa variabilità non è altro che un effetto della necessità di garantire sicurezza.

Come può un computer fornire dati validi per ciascun subacqueo, più o meno esperto, più o meno in forma, più o meno preparato, etc.?
Infatti non può. Per questo i computer subacquei sono programmati con un largo margine di conservatività, ovvero sono buoni per tutte le situazioni e per subacquei di tutti i tipi. Questo ovviamente penalizza quelli più allenati, più esperti, più in forma, più giovani, più magri, etc, etc. ma salva la vita a tutti. Insomma, non esiste (almeno credo) un computer che sia adatto solo alla fascia di subacquei al top di gamma, e che utilizzi un algoritmo che non aggiunge alcun margine ai limiti M teorici, etc.

Ma se esistesse, diciamoci la verità, chi di noi lo acquisterebbe?

Il computer che uso è troppo conservativo, mi ha fatto sopportare una decompressione assurdamente lunga senza alcun motivo. Chi può stabilire che una decompressione è eccessiva, in termini di sola sensazione? Forse paragonandola alla decompressione del collega, che risulta più breve?

Molte le domande
Perché allora non ritenere che sia la sua quella troppo breve e invece la nostra quella più corretta? Dove sta il giusto, il termine di paragone? Quale è il riferimento assoluto? Siamo super-specialisti di fisiologia iperbarica ed esperti designer di specifiche algoritmiche oppure ragioniamo a sensazione? Se intervistassimo un vero esperto di teorie decompressive e iperbarismo potremmo perdere molte delle certezze che pensiamo di avere su questi temi complicatissimi … e resteremmo meravigliati dei dubbi che ha il nostro stesso interlocutore. Non dimentichiamoci che i computer subacquei sono macchine quindi si rompono, possono guastarsi e fornire dati errati. Ma i guasti sono piuttosto rari, i casi più frequenti riguardano batterie che ti abbandonano in immersione perché non sufficientemente cariche, oppure perché difettose. Oppure, più raramente, il computer si blocca. Ci sono poi casi di rotture catastrofiche, come l’allagamento del computer o rottura dello schermo a seguito di urti, etc.

Una criticità seria è il caso di difettosità del sensore di pressione, anch’essa rara, ma grave perché il computer può sembrare funzionante mentre invece elabora un profilo errato. Ma ciò che non ho mai sentito riportare, e non ho trovato statistiche sul tema, è un computer che fornisca dati non congruenti per colpa dell’algoritmo (come se avesse preso una sbornia). In ogni caso, quando capita il problema, possiamo sempre fare ricorso alle vecchie e sicure  tabelle o ad un computer di backup (molto consigliabile durante le immersioni impegnative).

In sintesi, i rari guasti che si possono registrare non giustificano la rinuncia all’utilizzo del computer

Ci resta una ultima affermazione da prendere in considerazione:
Non ho mai dato retta ad un computer e ho sempre utilizzato questa o quella metodologia empirica, o dettata dall’esperienza personale, e non ho mai avuto incidenti“.
Si tratta dell’affermazione più impegnativa e rischiosa, che va oltre la polemica sull’uso del computer. Infatti in questo caso si stratta di sdoganare il concetto che l’esperienza personale o la propria preparazione tecnica possano prevalere sulle conclusioni di centri di ricerca civili o militari o universitari, organizzazioni sportive o di medicina iperbarica di tutto il mondo, che impiegano mezzi tecnici ed economici ingenti per affinare e precisare i migliori comportamenti da adottare in immersione, a corredo di procedure, tabelle e computer che hanno superato faticosamente verifiche teoriche e campagne di test imponenti.

Si tratta di un tema molto interessante ma un pò complesso, e per cercare di chiarirlo occorre restare fedeli al suggerimento iniziale quindi dare spazio alla forza dei numeri. Ne parleremo in dettaglio nella terza parte di questo articolo se, come sempre, avrete la pazienza e la benevolenza di seguirmi ancora tra qualche giorno.

Luca Cicali

 

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