If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

La crisi navale del 1941/1942 parte III di Gianluca Bertozzi

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: GUERRA IN MARE
parole chiave: seconda guerra mondiale, RN, Pearl Harbour

 

l’attacco a Pearl Harbour

La crisi
Nel dicembre del 1941 tutta questa complessa pianificazione crollò come un castello di carte. L’attacco a Pearl Harbour il 7 dicembre, la distruzione della forza Z il 10 dicembre, la distruzione su mine italiane della forza K al largo di Tripoli (un incrociatore e un cacciatorpediniere perduti, e due incrociatori danneggiati), e l’immobilizzazione del HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant il 19 dicembre imposero la cancellazione dei piani navali offensivi nel Mediterraneo e ridussero al minimo la possibilità di contrasto ai convogli italiani. Di fatto quel periodo fu uno dei migliori di tutta la guerra per le forze dell’Asse, permettendo a Rommel non solo di contrastare efficacemente l’operazione CRUSADER ma anche di mettersi in condizione di contrattaccare nel giugno successivo.

Il 1942 per gli alleati fu un anno durissimo: la Royal Navy perse due portaerei (l’HMS Hermes e l’HMS Eagle) e l’HMS Indomitable subì seri danni. La Royal Navy, a seguito delle perdite subite nel 1941 e della batosta che la flotta Giapponese inflisse alla flotta orientale britannica nell’aprile del 1942, era in forte difficoltà e con le sette navi da battaglia e tre portaerei disponibili in patria (HMS Malaya, HMS Renown, HMS Rodney, HMS King George V, HMS Duke of York, HMS Anson, HMS Howe, HMS Eagle, HMS Argus e HMS Victorius) non era più in grado di coprire i convogli atlantici e quelli artici e a mantenere abbastanza unità per contrastare le possibili azioni delle unità di superficie tedesche.

Rear Admiral Robert C. Giffen, USN (a sinistra), Commandante della Task Force 39, in visita a bordo del HMS Duke of York, probabilmente a Scapa Flow –  22 aprile 1942. Sullo sfondo a destra la USS Wasp (CV-7). Photo credit Official U.S. Navy Photograph

La US Navy fu quindi costretta nel marzo 42 a inviare a Scapa Flow la TF 39 (composta dalla nuovissima nave da battaglia USS Washington, la portaerei di squadra USS Wasp, due incrociatori pesanti e da sei caccia torpedinieri moderni) ed a mantenere in atlantico tre vecchie corazzate e la USS Ranger.

HMS King George V 

Anche in seguito, fino a tutto il 1944, mantenne sempre almeno due navi da battaglia veloci e la USS  Ranger in Atlantico. Questo mentre nell’oceano Pacifico disponeva al massimo di 3-4 portaerei contemporaneamente operative,  assieme a 1/2 navi da battaglia moderne, contro le dieci navi da battaglie e altrettanti portaerei giapponesi.

Una forza nipponica che entro il 1942 fu incrementata dalle due Yamato e da due portaerei di squadra (una leggera e tre di scorta) al punto che, alla fine del 1941, sopravvivevano solo l’USS Saratoga, l’USS Enterprise (quest’ultima in cantiere pesantemente danneggiata) e la l’USS Ranger in Atlantico.  Gli Statunitensi poterono immettere in servizio quattro navi da battaglia South Dakota di cui due furono dislocate in Atlantico.

La reazione post  Pearl Harbour fu di accelerare i lavori su di esse anche rallentando quelli sulle portaerei l’USS Wasp, e solo dopo il loro completamento la priorità passò alle portaerei. Nel gennaio del 1943 la HMS Victorius fu assegnata alla flotta del Pacifico fino al luglio quando la situazione cominciò a migliorare con l’arrivo delle prime portaerei delle classi Essex e Indipendence ( rispettivamente 7 e 9 entro il 1943). 

Sostanzialmente inattiva, la flotta orientale britannica, nel maggio 1942 ovvero contemporaneamente alle battaglie di mar dei Coralli e Midway, era giunta a schierare accanto alle inutili HMS Revenge, la nave da battaglia HMS Warspite e tre portaerei di squadra (Indomitable, Formidable e Illustrious). Dopo aver abbandonato l’India ed essersi ritirata in Kenia, la RN  si limitò a coprire la rotta del Capo e lo sbarco in Madagascar, tenendosi fuori dal raggio d’azione della flotta imperiale.

HMS Warspite

Inazione notevole perché era più o meno la forza con cui contemporaneamente l’US Navy combatteva le battaglie del Mar dei Coralli e di Midway. Probabilmente  se avessero compiuto qualche azione di disturbo contro le indie olandesi avrebbero attirato parte della flotta imperiale giapponese in oceano Indiano, alleggerendo la pressione nipponica sull’US Navy.

In Mediterraneo
In questa situazione si comprende perché l’ammiraglio Cunningham, in una lettera al First Sea Lord, l’ammiraglio Dudley Pound, il 28 dicembre, scrisse che il danno alle corazzate in quel momento era un disastro, dato che impediva di agire nel Mediterraneo centrale, vanificando in buona parte la riconquista degli aeroporti cirenaici. Questa nuova realtà fu dimostrata dal fatto che a dicembre arrivarono in Libia 39.092 tonnellate di rifornimenti, pari all’82% del materiale spedito dall’Italia in Africa, e a gennaio 65.570 tonnellate, ovvero quasi il 100 per cento.

La vittoria permise inoltre all’Italia di bloccare le comunicazioni britanniche da Alessandria a Malta. Prima dell’attacco ad Alessandria – dall’agosto 1940 al dicembre 1941 – tutti e trentasette i mercantili partiti dai porti egiziani per Malta erano arrivati a destinazione. Dopo Alessandria e fino all’invasione anglo-americana del Nord Africa francese, quasi un anno dopo, venticinque navi mercantili salparono dall’Egitto per Malta, ma solo otto (ovvero il 32%) arrivarono. Le corazzate italiane rallentarono i convogli britannici a febbraio e marzo, con conseguente aumento delle perdite dovute agli attacchi aerei, e a giugno respinsero il grande convoglio VIGOROUS. La minaccia di un intervento delle corazzate italiane impedì la spedizione dall’Egitto di qualsiasi convoglio tra la fine di marzo e la metà di giugno e da giugno a fine novembre 1942.

Operation VIGOROUS … il convoglio partì da Haifa e Port Said il 12 giugno 1942 verso Malta ma incontrò un forte contrasto da parte delle forze dell’asse per cui rientrò ad Alessandria il 16 giugno. Nella foto i cannoni da 133 mm dell’incrociatore HMS Euryalus sono pronti al fuoco, mentre a prua si nota l’incrociatore HMS Cleopatra che emette una cortina fumogena – photo credit Royal Navy

Mancò un azione eclatante di sfruttamento attivo del successo ma bisognerebbe chiedersi quale avrebbe potuto essere. Gibilterra era fuori dal raggio d’azione delle navi italiane, inviare le corazzate contro Alessandria o il Canale di Suez, allestendo una base nel Golfo di Suda, era teoricamente possibile ma al di la dei rischi e del consumo di nafta è difficile capire con quale costrutto. Un’opzione molto migliore sarebbe stata quella di invadere Malta; in effetti la preparazione iniziò nel febbraio 42 (non appena la situazione fu chiara e l’emergenza dei trasporto passata con attuazione prevista per la fine del luglio 1942) ma in questo caso fu proprio l’Alto Comando tedesco a non voler correre il rischio, e l’invasione fu annullata.
.

Gianluca Bertozzi
storico

FONTI
Worthy of better Memory: The Royal Navy and the defence of the Eastern Empire 1935 – 1942 di Andrew Jonathan e Corrie Boyd
The Royal Navy in Eastern Waters: Linchpin of Victory 1935-1942 di Andrew Boyd Strategic Planning for Coalition Warfare, 1941-1942 – Matloff e Snell

The Naval War in the Mediterranean 1940 1943 – Jack Greene e Alessandro Massignani
Almanacco navale della Seconda guerra mondiale (1939-1945) di Giuliano Da Frè

 

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

print

(Visited 81 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 37 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

14 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share