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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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Attività sostenibili e gestione della fascia costiera di Luigi Piazzi

livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA E BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: attività umane

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Le numerose attività umane che gravitano sulle aree marine costiere, in ultima analisi, possono essere ascritte a due principali categorie: attività produttive, come la pesca, l’acquacoltura e il traffico marittimo, e ludiche, cioè il turismo.

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Queste attività sono importanti per l’economia locale e per la valorizzazione della fascia costiera, ma, se mal gestite, possono portare ad un forte impatto sull’ambiente. L’incremento della pressione umana senza una corretta politica gestionale ha condotto ad una generalizzata distruzione o trasformazione degli habitat costieri, ad una erosione degli stock ittici e ad una diminuzione della biodiversità. È quindi importante attivare una politica gestionale idonea a permettere lo sviluppo di attività legate alla fascia costiera in modo sostenibile per l’ambiente.

Pesca
La pesca è una delle attività umane più antiche; da sempre l’uomo ha attinto dal mare una larga parte delle risorse necessarie per il suo sostentamento. Come qualsiasi altra azione umana, anche la pesca, se non tiene conto delle regole e dei ritmi della natura, può avere serie ripercussioni sull’ambiente.

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Un’attività di pesca mal gestita può portare in breve tempo all’esaurimento delle risorse, alla scomparsa delle specie più sensibili, come quelle che hanno bassi tassi di riproduzione, e a cambiamenti importanti nella struttura delle popolazioni e nelle interazioni tra le specie. Sistemi di pesca che causano la distruzione o la modificazione dell’ambiente possono avere forti ripercussioni negative anche su tutte quegli organismi che non sono oggetto di pesca. Allo scopo di trovare un giusto equilibrio tra le esigenze economiche, sociali e ambientali, l’Unione Europea ha stabilito una politica comune per la pesca che ha come finalità la scelta di misure idonee alla protezione e conservazione delle risorse. Queste misure devono permettere uno sfruttamento sostenibile ed economicamente redditizio e allo stesso tempo ridurre al minimo l’impatto indesiderato sugli ecosistemi marini. Per ottenere ciò è necessario un approccio che consideri l’intero ecosistema marino costiero e le interazioni fra le diverse attività antropiche e le risorse ittiche. Le principali misure individuate sono state la protezione delle popolazioni ittiche, limitando la cattura e permettendo ai pesci di riprodursi, e la gestione delle flottiglie di pescherecci, in modo tale da adattare l’industria della pesca alle regole imposte dal mercato e alla disponibilità delle risorse. Gli obiettivi specifici di questa politica sono il prelievo eco-compatibile (per specie, periodo, quantità, taglia), lo sviluppo della pesca artigianale, la riduzione dell’impatto ambientale degli attrezzi e la riduzione dello scarto.

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Tali risultati possono essere raggiunti tramite una serie di strumenti gestionali quali il fermo pesca, l’istituzione di zone di tutela, gli interventi sul naviglio o sulla tipologia degli attrezzi utilizzati, l’incentivazione dell’attività di pesca-turismo. Quest’ultima è una attività che nasce come opportunità di integrazione del reddito dei pescatori artigianali, i quali, previa specifica autorizzazione, possono ospitare a bordo dei pescherecci un certo numero di persone diverse dall’equipaggio. Attraverso uscite giornaliere, viene offerta ai turisti la possibilità di osservare e di partecipare ad attività di pesca professionale, con l’obiettivo ultimo di valorizzare il patrimonio di conoscenze e conoscenze legate ai mestieri e alle tradizioni marinare e di educare ad una corretta fruizione delle risorse della pesca.

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La pesca sportiva, pur rappresentando una realtà ben lontana dalle quantità interessate dalla pesca commerciale, può causare importanti danni su aree ristrette e a specie sensibili. È quindi estremamente importante che venga anch’essa gestita e che vengano fatte rispettare le regole necessarie ad evitare impatti che possono avere ripercussioni sia sull’ambiente che sull’attività stessa di pesca.

Acquacoltura
Con il termine “acquacoltura” si intende la produzione di organismi acquatici in ambienti confinati e controllati dall’uomo. L’acquacoltura estensiva viene esercitata nelle lagune e consiste nel bloccare, mediante speciali “lavorieri”, il ritorno verso il mare dei pesci cresciuti all’interno del bacino.

I pesci possono entrare naturalmente nelle lagune o il novellame può essere seminato dall’uomo. In questo tipo di acquacoltura l’attività dell’uomo si limita al mantenimento dei bacini, a favorire eventualmente la produttività e alla pesca e selezione del pescato, ma il pesce cresce in funzione delle condizioni ambientali.

Nell’allevamento intensivo, invece, il cibo viene fornito esclusivamente dall’uomo. Vi sono sia allevamenti intensivi in vasche a terra, dove le condizioni ambientali sono controllate , che impianti di acquacoltura in mare aperto tramite gabbie offshore superficiali o sommerse. Le principali specie allevate sono spigole e orate, anche se alcune sperimentazioni hanno permesso l’allevamento di ombrine, sogliole, rombi, saraghi e cernie.

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L’attività di maricoltura può avere impatti importanti sull’ambiente legati a fenomeni di eutrofizzazione causati dai reflui degli impianti.
L’entità di questi effetti è però strettamente legata alle caratteristiche dell’area dove l’impianto è stato posizionato. Infatti, se impatti importanti sono stati osservati per impianti molto grandi e situati in bacini chiusi o semichiusi, è stato anche messo in evidenza che, se vengono realizzati impianti di dimensioni ridotte in aree con buon ricambio idrico e dove non vi siano ecosistemi sensibili, non si vengono a creare alterazioni significative sull’ambiente marino. Previa una seria valutazione di impatto e un monitoraggio costante, le attività di maricoltura possono rappresentare un’ottima un’alternativa alla pesca per fornire proteine nobili ad un prezzo contenuto e senza incidere sulle popolazioni naturali.

Turismo
Le aree marine costiere rappresentano una delle principali mete turistiche. Il turismo subacqueo, in particolare, ha visto ovunque nel mondo una crescita costante negli ultimi decenni e possiede ancora grosse potenzialità di crescita. Questa attività, nata in stretto legame alla pesca sportiva, ha assunto negli ultimi anni una connotazione completamente diversa, divenendo il miglior strumento per permettere al grande pubblico di avvicinarsi alla conoscenza del mare e dei suoi ecosistemi.

turismo subacqueo – photo credit Saranda Scuba Diving

Una crescita della domanda di escursionismo subacqueo ha portato ad acquisire una maggiore attenzione verso la tutela degli ecosistemi marini e ha spesso favorito la nascita di aree marine protette. Il Turismo subacqueo rappresenta un’attività in grado, se opportunamente promossa, di diversificare l’offerta turistica di una determinata area portando a indotti anche importanti. È però necessario che l’attività subacquea sia gestita in modo tale da evitare il più possibile impatti anche involontari sull’ambiente. Deve quindi essere favorito lo sviluppo di un turismo subacqueo curato da personale professionalmente qualificato, in grado di far svolgere queste attività in tutta sicurezza e nel rispetto degli ecosistemi sommersi. Anche altre forme di turismo legate alla fascia costiera, dal semplice turismo balneare al diporto o all’escursionismo naturalistico, devono essere regolamentate per evitare danni all’ambiente e mantenere il valore turistico delle aree interessate.
Infatti la diminuzione della qualità ambientale, la scomparsa dei pesci e degli altri organismi marini e la distruzione degli habitat conducono ad una perdita di interesse nei confronti di certe aree con conseguente decremento dell’attività turistica nel suo insieme.
Se ben gestito e rispettoso dell’ambiente e delle regole esistenti, il turismo può rappresentare un’attività del tutto sostenibile e, anzi, contribuire alla salvaguarda degli ambienti marini costieri.

Gestione integrata
Gli ambienti naturali, a differenza di quello che a volte ingenuamente si pensa, non sono isolati gli uni dagli altri, ma sono strettamente connessi, attraverso meccanismi difficilmente comprensibili. Anche senza considerare i cosiddetti “cambiamenti globali” che interessano tutto il pianeta, come le modificazioni delle caratteristiche dell’atmosfera o del clima di cui oggi si parla molto, anche nelle realtà locali occorre fare attenzione alle conseguenze che possono avere le azioni compiute sull’ambiente. Infatti, una qualsiasi attività che si svolge all’interno di un certo bacino idrografico avrà sicuramente una qualche ripercussione sull’ambiente marino adiacente. Un incendio avvenuto in un’area situata a centinaia di chilometri dal mare condurrà ad una maggiore erosione del suolo e quindi ad un incremento di sedimentazione prima nei fiumi e successivamente nelle acque costiere, causando il soffocamento di organismi sensibili, come ad esempio i filtratori. E così è per qualsiasi tipo di alterazione fisica o chimica dell’ambiente. Inoltre gli effetti di più alterazioni che agiscono sulla stessa area possono essere molto maggiori o comunque diversi rispetto a quelli delle differenti azioni prese singolarmente; tali effetti sinergici sono estremamente difficili da prevedere, quindi anche difficili da evitare.

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Per tutti questi motivi è impensabile gestire un ambiente complesso come la fascia marina costiera con interventi troppo ristretti. Questi ultimi, come ad esempio la creazione di un’area marina protetta, sono certamente importanti ma privi di effetti reali se non inseriti in progetto gestionale che interessi ampie aree e che prenda in considerazione tutte le attività umane che agiscono sull’ambiente.

Un’altra considerazione da fare è che il mare ha molti meno confini geografici rispetto alle terre emerse. Anche se la circolazione delle acque o la configurazione morfologica dei fondali concorrono a separare bacini con differenti caratteristiche, è anche vero che il mare ha ben poche barriere e che la protezione di un’area marina non può prescindere da quella delle aree marine adiacenti. È quindi estremamente importante sviluppare sempre più progetti gestionali e di ricerca transfrontalieri, che permettano delle cooperazioni su ampia scala necessarie ad assicurare una protezione veramente efficace del mare e delle aree terrestri che con questo sono intimamente connesse.
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Luigi Piazzi
Ricercatore e docente Università di Sassari

 

 

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