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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Le navi da sbarco della Regia Marina di Gianluca Bertozzi

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: navi anfibie

 

Dopo il prototipo della Regia Nave Adige, entrato in servizio nel 1929, la Regia Marina italiana decise di sviluppare il concetto operativo di una nave da sbarco polifunzionale. La RN Adige aveva capacità limitate, potendo infatti trasportare, anche se solo per qualche ora, un battaglione di fanteria che veniva sbarcato dopo l’incaglio in prossimità della costa.

RN Sesia 1.460 tonnellate – Velocità: 9,5 nodi autonomia 5,000 miglia at 6 nodi o 3,454 miglia a 9.5 nodi – Armamento: 2 pezzi da 20/70 o 4 mitragliere da 13,2, 3 mitragliatrici da 8, 80/118 mine 

La classe Sesia
Nel 1934 vennero ordinate le prime due di quattro unità porta acqua della classe Sesia con multiruolo ma predisposte con capacità anfibie ovvero per lo sbarco di uomini e mezzi. Ne furono costruite in totale quattro: Sesia, Garigliano, Tirso e Scrivia. Le Sesia erano unità dotate di predisposizioni per la posa delle mine navali. Avevano una capacità di trasporto di 1.062 uomini, 50 muli ed un ponte di sbarco 13m x 2.7m in grado di reggere il passaggio di autoveicoli e mezzi corazzati leggeri.

Elpidifor

Queste navi, dopo la Elpidifor (nave russa costruita nel 1920 come nave da sbarco e posa mine) furono le prime navi da sbarco mai costruite.

Con un dislocamento di circa millecinquecento tonnellate erano in grado di trasportare ciascuna un piccolo gruppo tattico di circa mille uomini con una batteria di supporto e una dozzina di carri L3-35,  una cinquantina di muli in stalli o, in alternativa, un gruppo di artiglieria campale motorizzato. Le sistemazioni logistiche permettevano alle truppe imbarcate di sopportare alcuni giorni di navigazione. La possibilità di trasferirsi alla velocità di dieci nodi con un’autonomia di alcune migliaia di miglia, fattori che davano tutto sommato un discreto raggio d’azione.

il varo del RN Garigliano

Erano navi di discreta efficienza nel ruolo, caratterizzate dalle morbide linee d’acqua decrescenti, il timone a scomparsa a prua, una cassa di zavorra a poppa (per ridurre ulteriormente l’immersione di prua) e il ponte di sbarco estensibile a manovra elettrica che poteva permettere sbarchi anche su spiagge non facilissime.

La polivalenza del disegno era data dalla capacità di essere impiegata come posamine  trasportando,  in condizioni di mare assicurato (per le non eccezionali doti di stabilità) un centinaio di mine ad ancoramento. Inoltre potevano trasportare cinquecento metri cubi di acqua dolce cosa che le rendeva quindi idonee al rifornimento idrico delle isole. La discreta riuscita della prima coppia di navi portò ad ordinarne un altra coppia per il trasporto di tutti i battaglioni del Reggimento San Marco, di cui era prevista la mobilitazione in caso di guerra con un gruppo omogeneo di navi da sbarco.

La dottrina della Regia Marina italiana non escludeva infatti le operazioni anfibie, pur essendoci la consapevolezza dei limiti industriali del Paese che di fatto limitavano tali azioni a “colpi di mano” con uno sbarco di una forza anfibia a livello Brigata/Reggimento (tipo Dieppe), o al massimo di Divisione. Solo dopo la presa della spiaggia o del sorgitore si sarebbe potuto effettuare lo sbarco di un più consistente corpo di spedizione da sbarcare normalmente a banchina. Il fallimento dell’impiego di queste unità fece comprendere la loro vulnerabilità (come del resto delle analoghe successive LST americane, non a caso dette Low Slow Target) e si comprese che le operazioni anfibie dovevano essere precedute da un’ondata di mezzi da sbarco più piccoli e meno vulnerabili che dovevano eliminare le difese costiere, aprendo la strada al convoglio.

Nel programma di costruzioni del 1938 (quello delle due Impero) si pianificò la costruzione di cento motolance con rampa abbattibile prodiera in grado ciascuna di trasportare una quarantina di uomini o un carro M11 ed una ventina di bettoline posamine e cisterna che avrebbero potuto essere utilizzabili per operazioni anfibie. Questi mezzi, insieme a qualche mercantile adattato a trasporto truppe, avrebbero dovuto permettere lo sbarco di una rediviva brigata di fanti di marina (battaglioni del San Marco) e di una divisione di fanteria (probabilmente la divisione Bari) che sarebbe stata una forza di proiezione senza precedenti nel Mediterraneo e nel mondo. La precipitosa entrata in guerra impedì queste costruzioni, per cui per la pianificata azione su Corfù, si improvvisò con la requisizione di un centinaio di robusti ma lenti pescherecci adriatici (bragozzi) che comunque dimostrarono un’inaspettata efficienza. Essi non vennero mai derequisiti o destinati ad altri compiti (dragaggio, vigilanza foranea per cui apparivano più idonei), neppure dopo l’entrata in servizio delle efficienti motozattere di progetto tedesco e delle discrete motolance di progetto italiano.

RN Adige

Negli stessi anni anche gli incrociatori classe Colleoni erano in grado ciascuno di alloggiare per un discreto lasso di tempo circa trecento uomini del Regio Esercito da sbarcare con i mezzi di bordo, dimostrando come la proiezione di potenza non fosse un compito secondario per la Regia Marina.

RN incrociatore Bartolomeo Colleoni


Attività operativa

Prima della guerra furono impiegate lungo le coste italiane ed a Massaua, durante la guerra d’Etiopia ed in Libia durante “l’esodo dei ventimila”. Le quattro MC presero poi parte all’occupazione dell’Albania e, il 10 giugno 1940 tornarono a Taranto (tranne lo Scrivia a Pola). Si prevedeva di utilizzarli contro la Grecia, sbarcando truppe di Corfù della divisione di Bari sotto la neonata FNS (Forza Navale Speciale). Lo stato del mare ne ritardò l’azione fino a quando la disastrosa situazione sul fronte terrestre portò alla sua totale cancellazione.

Le MC riuscirono ad sbarcare elementi della Divisione Acqui a Corfù, ma solo dopo la resa greca. Esse non furono impiegate nell’attacco a Creta, anche se una delle navi FNS (il piccolo mercantile Porto di Roma, modificato per trasportare carri armati leggeri) fu inviato a Rodi, imbarcando tredici carri L3 e sbarcandoli a Creta come parte del contributo italiano a Merkur. Il carro L3, in origine Carro Veloce 35, poi rinominato “L3-35”, venne utilizzato durante la seconda guerra mondiale in molti fronti, tra i quali Albania, Grecia, Libia, e durante altri conflitti, come la guerra civile spagnola, i conflitti coloniali italiani e la seconda guerra sino-giapponese.

Le MC furono trasferite a Livorno nell’agosto 1941 nell’ambito della preparazione del C2 (sbarco in Corsica, che si sarebbe dovuto attuare a seguito di uno dei periodici incidenti di frontiera tra Italia e Francia) e poi del ben più difficoltoso C3. Le navi furono modificate in modo da trasportare un pontile galleggiante smontato lungo 70 metri (utilizzando attrezzature del Genio del Regio Esercito italiano) da montare tra la prua e la terraferma per superare le barre di sabbia; questo pontile poteva essere pienamente operativo dopo soli 19 minuti dopo l’incaglio. Essendo state progettate per i carri L3, non potevano sbarcare veicoli più pesanti, ed ogni MC avrebbe potuto trasportare solo due batterie 75/18 (da 8 pezzi e 8 trattori TL39). Gli MC furono poi impiegati nella rinata operazione C2 l’11 novembre 1942 e poi in Tunisia.

Epilogo
Lo Scrivia fu affondato a La Spezia il 09 settembre del 1943, il Garigliano fu catturato a Bonifacio (Corsica) il 14.09.1943, ribattezzato Oldenburg e impiegato come posamine fino al 24.04.1945, il Tirso, fu impiegato dall’Italia fino al 21 dicembre del 1948 e poi trasferito in Francia come riparazione dei danni di guerra. Rinominato Herault rimase in servizio fino alla fine degli anni ’50. per quanto riguarda la capoclasse, il Sesia, restò in servizio in Italia fino al 01 giugno del 1972 con distintivo numerico A5375

Gianluca Bertozzi

FONTI
Quelle cinque navi segrete e incomprese. Rivista Italiana Difesa, dicembre 1993 di Enrico Cernuschi
Almanacco storico delle navi militari italiane (1861 – 1995) (G. GIORGERINI – A. NANI)
La Navi Da Guerra Italiane 1940 – 1945. Di Bagnasco, Erminio / Cernuschi, Enrico

 

 

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