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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Il mondo pelagico di Luigi Piazzi

livello elementare
.
ARGOMENTO: BIOLOGIA E ECOLOGIA MARINA
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: ambiente pelagico, mammiferi

 

Balenottera comune, Balaenoptera physalus, il secondo animale del pianeta per dimensioni, dopo la balenottera azzurra. Si sa che può raggiungere e superare i 26 metri. da wikipedia

L’ambiente pelagico
I mari di Toscana, Corsica e Sardegna settentrionale sono compresi all’interno del cosiddetto “santuario dei cetacei”, istituito su un’area di mare aperto a salvaguardia principalmente dei mammiferi marini. In quest’area è abbastanza facile incontrare cinque specie di cetacei: la balenottera comune (Balaenoptera physalus), il capodoglio (Physeter macrocephalus), il tursiope (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruleoalba) e il grampo (Grampus griseus).

Capodoglio, Physeter macrocephalus, è il più grande di tutti gli Odontoceti e il più grande animale vivente munito di denti: misura infatti fino a 18 metri di lunghezza da wikipedia

Più rari ma comunque osservabili sono lo zifio (Ziphius cavirostris), il globicefalo (Globicephala melas), la pseudorca (Pseudorca crassidensis) e il delfino comune (Delphinus delphis).

I delfini comuni, Delphinus delphis, sono animali sociali, che vivono generalmente in gruppi che possono arrivare ad una ventina di individui ma sono stati avvistati branchi di centinaia o anche migliaia di individui, a volte associati con la stenella striata o il tursiope da wikipedia

La presenza di mammiferi marini, organismi all’apice della catena alimentare, dimostra che questa porzione di Mediterraneo gode di un’elevata ricchezza. Un’alta produzione di fito e zooplancton permette lo sviluppo di complesse reti alimentari pelagiche che mantengono abbondanti popolazioni di predatori. Il plancton comprende organismi di tutti i gruppi vegetali e animali, dalle forme più incredibili, con dimensioni variabili da microscopiche ad alcuni metri di lunghezza.

I subacquei e i seawatcher riescono ad osservare solo le forme più grandi, principalmente di consistenza gelatinosa: ctenofori, sifonofori, taliacei e, soprattutto, meduse. Periodicamente, proliferazioni cicliche portano allo sviluppo di dense popolazioni delle grandi ed eleganti Rizostomee (Rhizostoma pulmo, Cothyloriza tubercolata) che giungono in prossimità delle coste normalmente scortate da piccoli pesci pelagici del genere Trachurus, oppure delle piccole e maggiormente insidiose pelage (Pelagia noctiluca).

Rhizostoma pulmo è una specie pelagica diffusa nell’oceano Atlantico orientale, nel Mar Mediterraneo (frequente lungo tutta la costa adriatica e costa ionica, particolarmente nei periodi tardo-estivi ed inizio-autunnali) e nel Mar Nero.  da wikipedia

Recentemente nei mari toscani è divenuta abbastanza comune anche la Caribdea marsupialis, una cubomedusa, parente prossima delle pericolose vespe di mare australiane. Sebbene non tossico come nelle specie tropicali (come la Chironex fleckeri), il veleno di questa specie può provocare ustioni per contatto e, in caso di allergie dell’infortunato, essere mortale. Nel caso sfortunato vanno rimossi i tentacoli al più presto ed esporre la parte colpita a forti sorgenti di calore (sabbia bollente o acqua bollente) essendo il veleno termolabile.

Caribdea marsupialis

Particolarmente curiose sono le velelle (Velella velella) comunemente chiamate barchetta di San Pietro o di San Giovanni. Sono delle meduse coloniali, ovvero costituite da più individui, che galleggiano in superficie sospinte dal vento grazie ad una piccola espansione dell’ombrella simile ad una piccola vela. Come gli altri cnidari (celenterati), la Velella velella è un animale carnivoro. Cattura la sua preda, generalmente plancton, tramite i tentacoli che contengono delle tossine. Queste tossine, pur essendo efficaci contro le preda, sono innocue per gli esseri umani, ma è comunque preferibile evitare di toccarsi gli occhi dopo averle toccate. L’animale pelagico più incredibile è però l’argonauta (Argonauta argo). La femmina di questo piccolo polpo può essere incontrata, seppur raramente, in prossimità della superficie mentre si trascina dietro un’elegante conchiglia da lei costruita e nella quale depone le uova.

argonauta (Argonauta argo)

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I
l maschio è piccolissimo e dispone di un lungo braccio ectocotile (il braccio deputato alla … riproduzione in tutti i cefalopodi) che si stacca per fecondare la femmina. Le piccole isole toscane e sarde, le falesie della Corsica e della Sardegna rappresentano zone particolarmente favorevoli per l’incontro con pesci pelagici che, in periodi diversi dell’anno a seconda delle specie, si avvicinano alle scogliere meno frequentate.

pesce serra (Pomatomus saltator)

In primavera è possibile incontrare i pesci luna, in estate palamite o ricciole, in autunno lecce, lampughe (Coryphaena hippurus) e pesci serra (Pomatomus saltator). Sempre più stanziali stanno invece divenendo i barracuda, che ormai stazionano durante tutto l’anno attorno alle secche e alle piccole isole. Il pesce pelagico per eccellenza è però il tonno (Thunnus thynnus), la cui grazia e maestosità non può lasciare insensibili i subacquei che hanno la fortuna di trovarselo faccia a faccia, anche se normalmente per non più di qualche secondo.

Da non trascurare la presenza nelle acque del Santuario dei Cetacei delle tartarughe marine: questi rettili, anche se non si riproducono in quest’area del Mediterraneo, vi rappresentano ospiti abituali. In particolar modo sono comuni gli incontri con la Caretta caretta, ma sempre più frequenti divengono le segnalazioni della tartaruga verde (Chelonia mydas), specie maggiormente termofila e distribuita nel Mediterraneo meridionale, e anche della rara tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

 tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)

 

Luigi Piazzi
ricercatore e docente Università di Sassari

 

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