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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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Le mine navali, un arma antica ma ancora attuale di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: OVUNQUE
parole chiave: mine navali

mina ad urtanti

mina ad urtanti … di questo tipo ne furono posate centinaia di migliaia durante la seconda guerra mondiale 

Tra gli ordigni subacquei le mine navali occupano ancora un posto di rilievo. Ogni anno centinaia di ordigni vengono bonificati in mare dai reparti subacquei della Marina Militare e delle Forze dell’ordine. Un’azione necessaria per eliminare un pericolo subdolo e onnipresente. Gli specialisti utilizzano attrezzature moderne per ritrovare questi oggetti che il tempo ha nascosto sotto le sabbie o tra fanghi melmosi, senza ridurre la loro pericolosità. La procedura successiva è la bonifica che richiede l’adozione di  sofisticate tecniche per la riduzione dell’impatto ambientale e la definitiva neutralizzazione o distruzione degli ordigni. Tutto per garantire la sicurezza dei subacquei o di chi, come i pescatori, ha interazioni ravvicinate con il fondo del mare.

Ma di cosa stiamo parlando?
Tra i tanti ordigni giacenti nei nostri mari, quelli più insidiosi sono le mine navali. Molti pensano che esse esistano solo nei film o nelle barzellette. Ricordate quelle sfere nere con delle appendici come corna appese al fondo? Di quelle mine, in realtà, ne furono posate, sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia in tutti i mari del mondo. Purtroppo sono ancora reperibili nei mercati di armi in tutto il mondo e costituiscono una minaccia insidiosa che non si vede, costa relativamente poco e fa molti danni. A volte non hanno bisogno di esplodere e basta dichiararne la presenza per bloccare vie di accesso marittime e creare danni economici a sei zeri.

 

 

Negli ultimi due secoli, la mina navale ha dimostrato di essere l’arma navale maggiormente costo-efficace, in grado di poter causare gravi danni alle strutture nemiche, di imporre climi di profonda incertezza psicologica e di richiedere alle nazioni sforzi elevati per poter ridurre il rischio connesso lungo le rotte marittime e nei porti. Ricorderete tutti le mine di presunta origine libica nel canale di Suez del 1985, quelle di Saddam nel golfo Persico 2002 o andando indietro nel tempo quelle artigianali del 1984 usate dagli USA in Nicaragua per bloccare  l’unico porto commerciale del Paese e causare la caduta del regime. Tutte provocarono più danni economici più che militari.

Tecnicamente con il termine “Guerra di Mine” o Mine Warfare si intende l’insieme delle tecniche di impiego delle mine navali e delle relative contro misure in ambito tattico e strategico in un’operazione bellica.

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cassa di mina ormeggiata intrappolata all’interno di una rete

Le mine navali sono concettualmente delle armi semplici che svilupparono nel tempo una capacità offensiva sempre maggiore legata all’evoluzione degli esplosivi e dei congegni di attivazione impiegati. Esse possono essere suddivise in funzione della posizione che assumono nel volume d’acqua, del loro congegno di fuoco, del loro controllo ed infine del metodo con il quale vengono posate.

Si parla quindi di mine ormeggiate, se collegate al fondo tramite un cavo di ormeggio, o da fondo se posate sul fondo del mare in aree di particolare interesse per ostacolare il transito di navi o sommergibili.

In generale, una mina navale è costituita da:
–   un involucro (metallico o di materiale amagnetico), detto comunemente cassa;
un congegno di fuoco, responsabile di provocare l’esplosione al passaggio del bersaglio tramite l’innesco di un detonatore;
una carica esplosiva;
congegni accessori ovvero una serie di diversi moduli che consentono all’arma di essere movimentata e poi attivata a secondo delle predisposizioni determinate dal minatore dopo la sua posa.

La cassa è normalmente in metallo o, nelle mine moderne,  in materiale amagnetico (vetroresina) ed ha ovvie caratteristiche stagne per non permettere la penetrazione di umidità all’interno che potrebbe danneggiare la componentistica interna. Nelle mine ormeggiate la sua forma varia dalla classica sfera con urtanti a cilindri con semisfere sovra e sotto poste.

i componenti facenti parte di un urtante, da sinistra l’alloggiamento, la fiala di acido e l’urtante in piombo. Essendo di metallo morbido, dopo l’urto la fiala si rompe aggiungendo alla batteria il componente necessario per il suo funzionamento.

I congegni di fuoco possono essere a contatto ed a influenza. I primi sono azionati dal contatto fisico di una nave o un sommergibile con un elemento sensibile della mina (un urtante, un’antenna o dei cavetti a strappo); sono tipici delle mine ormeggiate di vecchia generazione e in alcune mine anti-sbarco. Nelle mine da fondo si dà invece preferenza a congegni di fuoco detti “ad influenza”. 

Questi sensori si basano sulla percezione delle perturbazioni ambientali causate dall’avvicinarsi alla mina di una nave o un sommergibile. In pratica, in natura ogni oggetto che si muove in un fluido (che sia aria o acqua) modifica l’ambiente fisico in cui passa. Ad esempio comporta una variazione del campo magnetico o del livello di rumore ambientale (si pensi al rumore causato dai motori di una nave).  I sensori della mina ne percepiscono la variazione e, attraverso un catena di reazione, danno l’innesco necessario per far scoppiare gli ordigni. I congegni ad influenza furono inventati prima della seconda guerra mondiale ed il principio di funzionamento sulle armi moderne di fatto non è così diverso.

Tra i sensori ad influenza più comuni vi sono quelli:
magnetici (che percepiscono la variazione del campo magnetico locale);

acustici (segnalano il superamento di una soglia acustica predeterminata dal minatore);

barici (segnalano la variazione di depressione barica dovuta al movimento della massa d’acqua a causa del passaggio di un bersaglio).

Le mine da fondo più moderne, al fine di essere più selettive,  sono dotate principalmente di sensori ad influenza spesso combinati fra loro, per consentire un preciso targetting dei bersagli. Questo garantisce una maggior sicurezza al fine di non colpire navi mercantili. I segnali provenienti dai sensori vengono analizzati da processori che di fatto danno l’ordine di attivazione al circuito di fuoco. Gli stessi circuiti provvedono a sterilizzare la mina dopo un certo periodo di tempo.

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distruzione di una mina ormeggiata in alto mare

Gli esplosivi impiegati nelle mine  sono “alti esplosivi”, adatti per l’uso subacqueo, a volte potenziati con polveri di alluminio per elevare il calore dei gas prodotti dall’esplosione e prolungare la durata della reazione. La carica principale viene attivata da una carica secondaria, detta detonatore, attivata tramite il circuito di fuoco.

Detto questo, perché ne parliamo?
Ogni anno molti di questi oggetti restano intrappolati nelle reti  dei pescatori o vengono scoperti sul fondo dal moto ondoso. I subacquei, soprattutto i meno esperti, sono attratti dalla novità e si avvicinano con curiosità a questi oggetti. Il fatto non dovrebbe essere un pericolo ma, talvolta, qualcuno cerca di recuperarne un pezzo, un ricordino da mettere sul tavolo a casa. Una curiosità che può essere fatale.

Senza entrare nei dettagli tecnici sul funzionamento di questi ordigni, nonostante siano passati più di settantanni dopo la loro posa, essi possono essere ancora pericolosi per i subacquei ed i pescatori. In particolare, la rottura accidentale degli urtanti può far chiudere il circuito di fuoco ed attivare il detonatore principale con conseguenze letali per tutti coloro che si trovano nelle prossimità. Una decina di anni fa, nel Mar Baltico, fu recuperata una mina tedesca della seconda guerra mondiale che aveva ancora una batteria con una carica residua al 90% di quella iniziale … fate voi. 

Istruzioni per l’uso

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NON AVVICINATEVI MAI

in caso di ritrovamento di un qualsiasi ordigno in mare dovete avvisare immediatamente la Guardia Costiera o il Comando delle Forze dell’Ordine più vicino. Per quanto possibile, dovete fornire la posizione dell’oggetto, una sua descrizione sommaria (forma e dimensioni)  e la profondità di ritrovamento.

NON TOCCATELE PER NESSUN MOTIVO – oltre ai suoi dispositivi di attivazione, questi ordigni potrebbero avere dei congegni anti rimozione che potrebbero innescare la carica ( a strappo) con esiti fatali per voi e chi vi sta intorno. 

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Osservate sempre a distanza ciò che non conoscete ed avvisate subito le Autorità. Ricordate la sicurezza vostra e di chi vi circonda non ha prezzo.

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Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

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