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I misteri delle navi di Nemi: a volte ritornano

 

livello elementare
.
ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: I SECOLO d.C.
AREA: LAZIO
parole chiave: Caligola, Nemi

 

Molto spesso in archeologia le scoperte più grandi avvengono inseguendo dei sogni. In epoca medievale si raccontavano leggende sui laghi dei Castelli romani e sui tesori che giacevano nelle loro oscure acque. Rovine di antiche ville emergono ancora nella vegetazione circostante come antichi moli costruiti con pietre laviche, segni inequivocabili della presenza umana in quei luoghi ricchi di mistero. Dopo la caduta dell’impero romano, i castelli diventarono luoghi sicuri, dove gli abitanti potevano nascondersi in caso di pericolo.

Amos Nattini – Lago di nemi, 1940-43

Le economie locali erano legate all’agricoltura ed alla pesca e, in epoca medievale, intorno al lago di Nemi si formò una florida comunità agricola, la cosiddetta Massa Nemus, che produceva essenzialmente frutta e vino. I pescatori e gli abitanti della antica Nemi continuarono a tramandarsi storie antiche in cui un imperatore romano aveva prescelto quel piccolo lago circondato da fitti boschi dedicati a Diana Aricina per costruire una sua lussuosa residenza. Quanto c’era di vero?

Le fonti raccontano che in quelle acque scure si svolgevano opere teatrali e riti sacri su due lussuose barche appartenute all’imperatore Gaio Giulio Cesare Germanico più conosciuto con il nome di Caligola, da piccola caligula, la calzatura dei legionari.

Caligola era il terzo figlio di Agrippina maggiore e di Germanico Giulio Cesare, un generale molto amato dal popolo romano. Dopo la morte di Tiberio, fu acclamato imperatore suscitando inizialmente un buon riscontro da parte del popolo. Ridusse le tasse sulle vendite (centesima rerum venalium), realizzò e ristrutturò importanti opere pubbliche ed attuò riforme per migliorare le condizioni della Repubblica, aumentare la libertà dei cittadini e combattere la corruzione. Come era d’uso, organizzò banchetti pubblici e prolungò la festività dei Saturnalia di un giorno per farsi benvolere dalla popolazione. Al fine di migliorare il flusso di derrate per Roma, fece potenziare i porti di Reggio Calabria e della Sicilia, per aumentare l’importazione strategica di grano dall’Egitto. D’altro lato, dilapidò tutte le risorse del fisco (oltre due miliardi e settecento milioni di sesterzi) in meno di un anno.

Disegno di fantasia delle grandi navi di Caligola CORBIS / HULTON Archivi

Svetonio racconta che usava lanciare ogni giorno denaro dalla Basilica Giulia sulla folla sottostante per ingraziarsi il popolo. Amava le navi e fece costruire grandi navi di dimensioni con dieci ordini di remi, decorate con gemme preziose, sulle quali erano state costruite delle terme, giardini e portici lussuosi. Man mano che le finanze si esaurirono, Caligola si adoperò ad accumulare denaro con truffe ed imbrogli, aumentando le tasse e creandone di nuove, sul cibo, sui processi, sulle cause, sulla prostituzione, sui matrimoni e sul gioco d’azzardo. Nell’ottobre del 37 l’imperatore fu colpito da una grave malattia, notizia che turbò profondamente il popolo romano che fece voti per la sua salvezza. Non si riprese mai completamente, anzi i segni della sua pazzia si intensificarono al punto che le fonti antiche lo definirono un pazzo dotato di una «follia sanguinaria». Fu assassinato nel 41 dopo Cristo a soli 28 anni da alcuni soldati della guardia pretoriana dopo aver regnato meno di 4 anni. Si dice che fu sepolto dai familiari nel mausoleo di Augusto, dove furono inumati la maggiore parte dei membri della dinastia giulio-claudia. Secondo questa ipotesi, nel 410 dopo Cristo, durante il Sacco di Roma da parte dei Visigoti, le sue ceneri furono disperse. Ma c’è un’altra ipotesi. Nel 2011 fu ritrovata a Nemi una statua dell’imperatore e ci fu chi ipotizzò che fosse stato sepolto in quel lago, dove usava soggiornare.

Le navi di Nemi di Caligola
Le fonti antiche raccontano di due grandi imbarcazioni, di grandi dimensioni, arricchite da statue e colonne decorate in oro e stoffe pregiate che Caligola manteneva nel piccolo lago di Nemi. Le navi erano sede di riti sacri e, all’occorrenza, venivano usate per spettacoli teatrali o per simulare vere e proprie battaglie navali. Dopo l’assassinio di Caligola, sebbene Claudio, il suo successore, non ne avesse approvato la Damnatio memoriae, e aveva messo a morte i congiurati, quelle navi di fatto sparirono nelle acque fangose del lago di Nemi.

Nei secoli seguenti la loro esistenza continuò ad essere tramandata dagli abitanti del luogo, supportata anche da recuperi casuali effettuati dai pescatori di chiodi, tegole di rame e lastre in piombo. La possibile presenza di tesori preziosi attirò probabilmente molti avventurieri ma la profondità del lago e la sua impervietà scoraggiò molti tentativi.

istrumento di Guglielmo di Lorena nel lago di Nemi

Il primo intervento di recupero conosciuto venne promosso dal cardinale Prospero Colonna, signore di Nemi e di Genzano, che nel 1446 incaricò il celebre artista e matematico Leon Battista Alberti di cercare di recuperare le due navi. Alberti si servì di una grande zattera e di abili nuotatori genovesi ottenendo però dei limitati risultati. Più interessante fu il tentativo compiuto nel 1535 dall’architetto bolognese Francesco De Marchi che si immerse nelle acque del lago protetto da un “istrumento” realizzato da Guglielmo di Lorena. Nonostante le spoliazioni di strutture e ornamenti compiute nel corso dell’esplorazione, l’esperienza del De Marchi fu fondamentale per i rilievi e le osservazioni dirette degli scafi, che vennero poi riportate nella sua opera Della Architettura Militare.

Dopo tre secoli: il 10 settembre 1827 il cavaliere Annesio Fusconi, utilizzando una campana di Halley dotata di una pompa d’aria, raggiunse i relitti e portò in superficie i primi reperti significativi: marmi, smalti, mosaici, frammenti di colonne metalliche, laterizi, chiodi. La campana, abbastanza grande da contenere otto marangoni,  era manovrata da una piattaforma galleggiante e calata in acqua mediante quattro argani. I tentativi di sollevare lo scafo con gli argani non ebbero successo e le corde si ruppero. Si racconta che a causa del maltempo le operazioni furono sospese e il materiale recuperato fu depredato dal cantiere. Un insuccesso che portò il Fusconi ad abbandonare il suo progetto. Ma anche i suoi sforzi non andarono persi e vennero documentati in un documento, “Memoria archeologico-idraulica sulla nave dell’imperator Tiberio” che venne pubblicato a Roma nel 1839.

Annesio Fusconi utilizzò una campana di Halley per le ricerche a Nemi

Nel 1895 Eliseo Borghi intraprese una campagna di scavi con l’autorizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione. Vennero riportati alla luce bellissimi bronzi, numerosi altri materiali e una gran quantità di legname; la maggior parte dei reperti venne acquistata dal Governo per il Museo Nazionale Romano. Non si trattò di un’operazione archeologica ma di una pesca a fini di lucro. Per impedire l’ulteriore saccheggio da parte dei privati, il Ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, chiese la collaborazione dell’ammiraglio Enrico Morin, Ministro della Marina, per un definitivo recupero delle navi che salvaguardasse gli scafi dall’opera da azioni troppo invasive.

Gli studi vennero affidati al tenente colonnello del Genio Navale ingegnere Vittorio Malfatti, che eseguì anche un importante rilievo generale del lago, esplorando la parte accessibile dell’emissario. Dal suo studio emerse l’ipotesi di abbassare con delle pompe idrauliche le acque del lago, e porre in secco le due navi.

Gli studi proseguirono poi nei decenni seguenti, sotto la guida dello storico dell’arte Corrado Ricci. Ma i costi erano notevoli e ci voleva un forte supporto politico. L’opportunità si concretizzò finalmente il 9 aprile 1927 a seguito dell’interessamento diretto di Mussolini. Il 20 ottobre 1928 venne riattivato l’antico emissario romano e messo in funzione l’impianto idraulico di svuotamento. Ci volle un anno, e il 28 marzo dell’anno seguente affiorarono i resti della prima nave, con armi, monete, decorazioni, attrezzi, ami da pesca, e oggetti vari. Il livello delle acque venne abbassato di ben ventidue metri, la prima nave risultò completamente emersa e alla fine del gennaio 1930 venne ritrovata anche la seconda; le dimensioni apparvero da subito imponenti: la prima imbarcazione misurava 71 metri in lunghezza e 20 in larghezza e la seconda 75 metri in lunghezza e 29 in larghezza.

Degne di nota anche due grandi ancore: la prima in legno con ceppo in piombo della lunghezza di 5 metri rappresentava l’unico esemplare di questo tipo completo, conosciuto all’epoca. La seconda era molto simile alle ancore dette ammiragliato, che si credevano ideate nel XIX secolo.

Dopo essere ricoverate sulla riva del lago, protette da teloni bagnati per evitare un’eccessiva essicazione del legno, venne costruito il Museo delle Navi romane, progettato dall’architetto Vittorio Morpurgo. Nel 1935 le strutture principali erano pressoché ultimate, ad esclusione della parete anteriore dell’edificio, che fu terminata solo dopo il traino dei giganteschi relitti all’interno dell’edificio. Il museo venne inaugurato il 21 aprile 1940. Sfortunatamente il 31 maggio 1944 dopo un violento bombardamento alleato, le navi furono incendiate dalle truppe tedesche in ritirata, distruggendole completamente per motivi non chiari.

immagine della metà del XVII secolo di Atanasius Kircher

Una leggenda che non è finita
Prima di chiudere … avevano parlato di leggende che si sono realizzate con il ritrovamento delle due grandi navi. In realtà c’è chi crede ne esista una terza, forse ancora più grande, che potrebbe essere nascosta sotto il livello del lago quando questo fu svuotato dalle idrovore. Una nave che l’imperatore Caligola aveva destinato ad essere un tempio dedicato a Iside, disposto a sud del tempio di Diana, una porta di collegamento verso un altro mondo. Chissà se anche questo mistero verrà rivelato. 

Di fatto le ricerche sulle navi di Nemi hanno permesso di scoprire e documentare le conoscenze meccaniche e marinaresche degli antichi Romani. Nonstante quanto descritto nelle fonti, nessuno immaginava di poter visionare dal vivo le soluzioni tecniche ingegneristiche realizzate dai Romani. Degne di nota sono le piattaforme circolari girevoli su sfere di bronzo, un sistema che anticipò i moderni cuscinetti a sfere; e poi un complesso impianto idraulico per il prosciugamento della sentina, corredato da pompe, tubazioni e un grande rubinetto in bronzo lavorato con tale precisione da far ipotizzare l’uso di un tornio meccanico. L’importanza di queste navi dal punto di vista dell’archeologia navale e marittima è quindi straordinaria. 

 

Il Museo
La struttura museale di Nemi venne riaperta al pubblico solo nel 1953 e, successivamente, dopo adeguate ristrutturazioni, fu definitivamente riallestita nel 2001. Oggi il Museo ospita due copie in scala ridotta (1:5) delle antiche navi, preziose statue appartenute al Santuario di Diana Aricina ed alcuni oggetti preziosi delle due navi originali scampati all’incendio. Dopo la ristrutturazione è stato adibito per ospitare anche un tratto dell’antica Via Sacra. Vale sicuramente la pena di una visita. Il museo è accessibile a tutti, dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Come arrivarci:
Il Museo si trova in Via del Tempio di Diana 13, Nemi, Roma – Lat/Long: 41.721687 12.701961 (coordinate GPS)

direttore Edith Gabrielli

BIBLIOGRAFIA
Guido Ucelli, Le navi di Nemi. Roma, 1940 | E.75
Corrado Ricci, Gloriose imprese archeologiche : il Foro d’Augusto a Roma, le navi di Nemi, Pompei ed Ercolano. – Bergamo, 1927 | D.1985
Guido Ucelli, Il contributo dato dalla impresa di Nemi alla conoscenza della scienza e della tecnica di Roma. Milano, 1943 | MISC D.799
Guido Po, Il contributo della Marina al ricupero delle navi di Nemi. Roma, 1940 | MISC D.795
G.C. Speziale, Delle navi di Nemi e dell’archeologia navale. Roma, 1930 | MISC D.790
G. Moretti, Il museo delle navi romane di Nemi. Roma, 1957 | MISC C.871
Emilio Giuria, Le navi romane del lago di Nemi : Memorie storiche con tavola di disegni. Firenze 1901 | MISC D.789

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1 commento

  1. Stefania Lippi Stefania Lippi
    20/12/2019    

    Racconto interessantissimo e con belle foto e disegni foto esplicativi.
    Ho visitato varie volte il Museo delle Navi e il Museo Romano di Palazzo Massimo con i bellissimi reperti.
    Grazie!

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