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Attacco agli impianti petroliferi in Arabia Saudita: notizie dal Golfo di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: GOLFO ARABICO
parole chiave: ARAMCO, petrolio, Houthi

immagine della NASA che indica i fumi degli impianti colpiti il 14 settembre 2019

Secondo l’agenzia di stampa Al-Masirah gli Houthi hanno attaccato sabato 14 settembre due strutture petrolifere di Aramco (Arabian American Oil Company) ad Abqaiq e Khurais utilizzando dieci droni. Si tratta dell’ultimo episodio, temporalmente parlando, di una guerra senza confini che vede contrapposti gli Houthi e l’Arabia Saudita ed i suoi alleati del Golfo, incendiando un’area strategica per tutte le economie mondiali.

Una guerra di cui si parla poco: Houthi contro Arabia Saudita e i suoi alleati nel Golfo  
Gli Houthi, ufficialmente chiamati Ansar Allah (sostenitori di Allah). fanno parte di un movimento religioso-politico-islamico armato nato nel nord dello Yemen negli anni ’90, composto prevalentemente da sciiti filoiraniani. La tensione tra gli Houthi ed il governo centrale yemenita crebbe costantemente negli anni ’90, fino alla guerra scoppiata nel 2004 con il fondatore del gruppo, Hussein Badreddin al-Houthi (da cui il nome), che portò alla ribellione contro il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh. Alla fine del 2014 gli Houthi presero il controllo della capitale e di gran parte del nord. A partire dal 2017 il gruppo è guidato da Abdul-Malik al-Houthi, fratello del primo leader, ucciso dalle forze dell’esercito yemenita a Saleh nel 2004.

immagine di repertorio, nave saudita attaccata dagli Houthi

Come molti gruppi filo iraniani, appoggiati dagli Hezbollah, il movimento Houthi attrae i suoi seguaci Zaidi-sciiti in Yemen in una contrapposizione con i Paesi sunniti, primo fra tutti l’Arabia Saudita, colpevole di aver rapporti con gli Stati Uniti e Israele. I combattimenti fratricidi hanno causato la morte di almeno 10.000 persone provocando una crisi umanitaria di otto milioni di persone che sono sottoposti a malnutrizione e gravi epidemie. ma non si tratta solo di un problema interno. L’area marittima intorno allo Yemen (mar Rosso e Oceano Indiano) è particolarmente importante per il flusso mercantile e presenta da anni gravi fenomeni di instabilità politica inclusa la proliferazione di fenomeni illegali come pirateria e contrabbando.

Da tempo si sospetta una radicalizzazione iraniana in Yemen con il trasferimento di armi alle forze degli Houthi, fattore che costituisce una grave minaccia per le navi mercantili in rotta verso il Mar Mediterraneo attraverso lo stretto di Bab al-Mandab. Le autorità saudite hanno recentemente affermano che gli Houthi stanno usando i corridoi umanitari per ricevere i missili iraniani, creando “una minaccia per la sicurezza regionale e internazionale“. Una minaccia crescente che comportò il 25 ottobre 2016 un attacco ad una petroliera mercantile con bandiera spagnola, il Galicia Spirit. La nave fu colpita da un razzo (RPG) lanciato da un piccolo motoscafo che ne aveva interdetto la navigazione. La petroliera riuscì comunque a sfuggire all’attacco ed a continuare il suo viaggio. Altri episodi simili si sono ripetuti fino ad oggi confermando la potenziale pericolosità dello stretto.

mina ad urtanti Houthi su una spiaggia del Mar Rosso meridionale. Gli Houthi, con l’aiuto presunto di esperti iraniani, hanno posato centinaia di mine lungo la costa uccidendo molti pescatori

A febbraio 2017, l’amministrazione marittima degli Stati Uniti ha comunicato che le milizie di Houthi erano sospettate di aver posato mine navali nelle vicinanze del porto di Mokha. A marzo 2017 l’ufficio di intelligence navale degli Stati Uniti (ONI) aveva avvertito le navi mercantili del pericolo di mine navali a Bab Al Mandeb, vicino all’ingresso del porto. Nel tempo gli Houthi hanno perpetuato attacchi alle truppe degli Emirati Arabi Uniti nella zona di Mokka e annunciato di aver lanciato un missile Scud modificato Burkan-2, con gittata teorica di 1400 chilometri, verso Dubai, con obiettivo una centrale nucleare.

Dopo l’attacco alla fregata saudita, in risposta alla morte di un pescatore yemenita vicino al porto di Hodeidah, il 14 settembre è avvenuto l’attacco di almeno dieci droni, probabilmente Qasef 1, contro le installazioni petrolifere di Abqaiq e Khurais, due importanti strutture di Aramco nell’Arabia Saudita orientale. Sull’origine di questi droni si è molto discusso. Curiosamente gli Houthi hanno pubblicato trionfalmente un depliant che indicava che i droni erano stati ingegnosamente costruiti in Yemen. Di fatto, secondo un rapporto tecnico del CAR (Conflict Armament Research Group), i modelli recuperati dai sauditi hanno dimostrato che il Qasef 1 è “coerente con le descrizioni e le immagini” di un drone iraniano chiamato Ababil-T, prodotto dalla compagnia industriale di produzione aeronautica iraniana. Non solo, il rapporto afferma che i modelli “presentano anche prefissi di numeri di serie identici” a quelli iraniani. 

immagine di un drone Houthi

Questi droni nati con compiti di ricognizione, si sono evoluti come sistemi di puntamento per altri ordigni fino a diventare dei velivoli kamikaze da sacrificare contro le batterie di missili superficie aria Patriot. Questo nuovo impiego tattico è quindi coerente con gli ultimi. Questi crescenti attacchi sottolineano come le infrastrutture petrolifere saudite siano sempre più vulnerabili agli attacchi dei ribelli e richiedano una maggiore protezione. Facile a dirsi ma molto complesso da attuarsi, considerando che un attacco simultaneo di dieci droni non è facilmente contrastabile.

La domanda che ci poniamo è cosa comporteranno queste azioni?
Amin Nasser, CEO di Aramco, ha dichiarato che sono in corso lavori per ripristinare la produzione e che nei prossimi due giorni verrà fornito un aggiornamento sui progressi. Sia Washington che Riad si sono dette pronte ad utilizzare le loro riserve strategiche di petrolio (rispettivamente di 630 e di 188 milioni di barili) per coprire le perdite della produzione causate dall’attacco.

Nonostante i messaggi rassicuranti di Aramco, di fatto gli attacchi hanno causato la riduzione di circa 5,7 milioni di barili al giorno (bpd) della produzione petrolifera ed i funzionari sauditi non hanno indicato una tempistica per il ripristino della fornitura completa. Questo aggrava la già evidente diminuzione di produzione iniziata dopo gli attacchi del 2016. 

Saudi Basic Industries (SABIC), la più grande azienda petrolchimica saudita, ha ridotto le forniture di feedback di circa il 49% a seguito degli attacchi. Aramco ha accettato di acquistare una partecipazione del 70% in SABIC dal Fondo pubblico per gli investimenti in un accordo da $ 69,1 miliardi in attesa di approvazione regolamentare. Anche altre società petrolchimiche come Yanbu National Petrochemicals Co. e Kayan hanno annunciato importanti riduzioni. “Il mercato azionario è stato influenzato, in particolare il settore petrolchimico (poiché) l’efficienza di alcune grandi aziende sarà ridotta di circa il 50% nei prossimi 10 giorni“, ha dichiarato Mazen al-Sudairi, responsabile della ricerca presso Al Rajhi Capital. 

Una situazione internazionale che comporterà aumenti del prezzo del greggio e ricadute pesanti sulle tasche dei cittadini. 

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