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Geomorfologia dello stretto di Messina di Angelo Vazzana

 livello elementare
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ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: stretto di Messina

Diamo oggi il benvenuto ad Angelo Vazzana, studioso e ricercatore scientifico, che con una serie di articoli (vi assicuro tutti molto interessanti) ci racconterà una delle zone marine italiane più interessanti: l’Area dello Stretto di Skylla e Cariddi.

Come vedremo si tratta di un’area unica non solo in ambito mediterraneo ma anche universale, sia dal punto di vista fisiografico che naturalistico, storico, economico, commerciale, paesaggistico, ma anche per gli aspetti socio-amministrativi, che comprende i territori costieri delle antichissime città metropolitane di Messina e Reggio Calabria. Questi aspetti si fondono e interagiscono da almeno tre millenni in una posizione centrale del Mar Mediterraneo.

Aspetti Fisiografici dell’Area
L’impiego dei ROV (Remote Operated Vehicle) e degli ecoscandagli MBS (Multibeam Bathymetry Swaths) a scansione laterale ha permesso di ottenere una visione tridimensionale dell’area marina dello Stretto e dei suoi fondali, restituendoci un’immagine più realistica della conformazione d’insieme del paesaggio sommerso tra la Calabria e la Sicilia.

Conformazione fisiografica 3D dell’Area dello Stretto

Le indagini batimetriche nell’Area dello Stretto furono condotte inizialmente nel 1972, con la campagna denominata Cruise JOTI-72, impiegando la R/V Bannock e nel 1979 il batiscafo F.A. Forel, sotto la direzione di Jacques Picard. Quelle indagini misero in rilievo l’andamento delle profondità dell’intera Area dello Stretto, restituendo una accurata carta batimetrica ed una serie di immagini degli ambienti più profondi tra il continente e la Sicilia.

il batiscafo F.A. Forel PX 28 naviga nel 1978 nel lago svizzero di Léman con il suo inventore Jacques Piccard ai comandi da L’Illustrè. Si immergerà l’anno successivo nello stretto di Messina. Il mesoscafo fu  progettato per immersioni ad una profondità di circa 500 metri, e poteva trasportare un equipaggio di tre persone. Dopo aver effettuato centinaia d’immersioni nei laghi svizzeri, nel Mar Mediterraneo e nello stretto di Messina il Forel raggiunse i 560 metri di profondità

In seguito, le ricerche geologiche di Pascal Barrier (Istituto Geologico A. De Lapparent – IGAL di Parigi), gli studi paleontologici condotti da Italo Di Geronimo (Università di Catania – Scienze della Terra) e sulla geodinamica locale (Università di Catania, Cirincione R. et alii), hanno definito la conformazione e la natura di questa intera regione marina. I miei studi sono stati condotti lungo le coste calabresi e nel mare dell’Area dello Stretto considerando gli aspetti attuali, le ricerche ecologiche ambientali, paleontologiche e le correlazioni storiche.

Morfologia
La ricostruzione tridimensionale dell’area rivela una sezione planare della superficie marina dalla forma geometrica trapezoidale con i lati obliqui corrispondenti alle linee di costa della Sicilia orientale e della Calabria occidentale jonica.
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La base minore, lunga 3,5 km, del lato nord dell’Area, corrispondente alla congiungente tra Scilla in Calabria e Capo Peloro in Sicilia, è anche il limite tra il Mar Tirreno e il Mar Jonio in cui è compresa l’intera area. La base maggiore posta dal lato più meridionale è la congiungente tra Capo dell’Armi in Calabria e Capo S. Alessio a nord di Taormina, Sicilia (30 km).

Nella prospettiva panoramica, la conformazione geomorfologica rivela una grande vallata lunga 18 km che si approfondisce da nord a sud nell’asse centrale formando il cosiddetto canyon dello Stretto, una struttura geologica con ripide sponde laterali solcate dai coni di deiezione delle fiumare e con il limite più alto situato nella linea di costa sia dalla parte continentale che dalla parte isolana. Questa ripidità delle sponde del Canyon dello Stretto, si può individuare nella continuità dell’elevazione delle montagne vicine: l’Aspromonte (1956 m s.l.m.) in Calabria e la catena dei Monti Peloritani in Sicilia e nelle incisioni profonde delle vallate prodotte dallo scorrere delle loro fiumare.

Le due sponde del canyon si congiungono nel lato nord lungo la trasversale marina Punta Pezzo (Calabria) – Ganzirri, a nord di Messina (Sicilia) con una cresta orografica di pinnacoli rocciosi sommersi, lunga circa 4 km situata ad appena 100 metri di profondità (minimo profondo di 72 m) e denominata Sella dello Stretto. Questa è una conformazione geologica che si pone tra due vallate e due bacini marini profondi, a sud il Canyon dello Stretto nel Mar Jonio e a nord la Valle di Scilla nel bacino del Mar Tirreno Meridionale. La zona centrale più meridionale del Canyon è posta invece intorno ai – 1500 m sotto il livello del mare, ad una distanza lineare di 18 km dalla elevazione della Sella che è ad una profondità media intorno ai 100 metri. Un’analisi delle morfo strutture e degli ambienti sedimentari dell’Area dello Stretto introduce ai luoghi degli eterogenei habitat marini. La cosiddetta Sella è costituita da una cresta rocciosa senza sedimenti fini e continuamente spazzata dai flussi della forte corrente marina. In corrispondenza degli sbocchi costieri delle fiumare si notano i canyon laterali con il fronte costituito dal cono di deiezione di ciottoli e sabbie trasportati negli anni dalle fiumare.

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I sedimenti sempre più fini si trovano nei fondali corrispondenti all’asse dello Stretto, lungo l’alveo centrale, più profondo verso sud e oltre verso le fosse degli abissi dello Jonio con le sue massime profondità intorno ai 3500 metri. I fondali costieri, sia ad ovest che ad est dell’Area, degradano rapidamente sempre verso l’alveo centrale del canyon con gradoni inclinati o troncature sottomarine e scarpate di faglia che subiscono una continua oblazione delle superfici sedimentarie e scivolamento verso l’asse dello Stretto. Questo fenomeno si può notare in superficie e lungo le coste con la scomparsa dei bassi fondali costieri spesso innescata dai movimenti tellurici o dall’accumularsi sulle scarpate di sedimenti cosiddetti mobili, non consolidati, e dall’accentuazione dell’erosione della costa.

Angelo Vazzana
ricercatore e divulgatore scientifico
qualificato RSS ISSD
http://www.museopaleomarino.org

 

 

   

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