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Le portaerei della US Navy durante la seconda guerra mondiale parte II di Gianluca Bertozzi

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO 
parole chiave: portaerei, USN

 

bombardieri Douglas SBD-3 Dauntless scout e Grumman F4F-4 Wildcat fighters sul ponte di volo della portaerei USS Santee (ACV-29) durante l’Operation Torch, invasione alleata del Nord Africa francese nel novembre del 1942

Il concetto operativo dell’impiego delle portaerei e delle forze aeree imbarcate statunitensi fu sviluppato con coerenza nelle esercitazioni prebelliche.

Vice Admiral Ernest J. King

Il Vice Admiral Ernest J. King, comandante della Aircraft Battle Force, ad un comandante di una nave da battaglia che si lamentava che la Battle Line non riceveva l’essenziale appoggio aereo, replicò che doveva assicurare la sopravvivenza delle portaerei dato che, se queste fossero state affondate, la flotta da battaglia non avrebbe avuto alcun supporto aereo al momento dello scontro principale. Lo stesso ammiraglio nel 1939 fece pubblicare Operations with Carriers” in cui definì la missione primaria delle portaerei: l’acquisizione e il mantenimento del “controllo dell’aria nel teatro delle operazioni navali,  missioni di natura difensiva limitano la realizzazione di questa missione”. King ribadì che se le portaerei avessero dovuto separarsi dal grosso della flotta per condurre un raid importante prima della battaglia, la Battle Force avrebbe dovuto accettare il rischio. Non era però da considerarsi un declassamento delle navi da battaglia. Per quanto sopra si riteneva che il pericolo da parte degli attacchi aerei per le corazzate era limitato, se non impegnate contemporaneamente da scontri con unità similari. Per cui rimanere senza una copertura aerea immediata in navigazione non era considerata una limitazione operativa gravissima. Comunque veniva dato per scontato che le portaerei sarebbero tornate prima del contatto balistico col nemico. Per non lasciare  mai scoperte le navi da battaglia fu valutata seriamente l’ipotesi di costruire incrociatori dotati di ponte di volo. Tra l’altro si poteva fare sfruttando l’articolo 16 del trattato di Londra del 1930 che consentiva di dotare di ponte di volo di una lunghezza fino al 25% degli incrociatori e nel contempo di non conteggiarli fra le portaerei.

Il contrammiraglio William Adger Moffett, capo del Bureau of Aeronautics (1921-33), padre e grande sostenitore dell’aviazione navale, nel 1928 iniziò a premere per un incrociatore con linea di volo da riprodurre in sette esemplari entro il 1936. Nel giugno del 1931 fu presentato il progetto di un incrociatore da 11.580 tonnellate con nove cannoni da 152 e otto da 127/25 in grado di raggiungere 32 nodi di velocità. La capacità operativa lontana  sarebbe stata assicurata da ventiquattro aerei del gruppo di volo (composto da uno squadrone da caccia ed uno di bombardieri o ricognitori specializzati in missioni di ricognizione a corto raggio, direzione del tiro, difesa aerea, emissione di cortine fumogene, attacchi in picchiata contro la flotta nemica.

Il progetto nonostante fosse stato immediatamente finanziato dal Congresso statunitense non fu realizzato. Da un lato a causa dei tagli di budget dovuti alla grande crisi economica dall’altro perché la US Navy non era convinta di costruire delle navi che non erano evidentemente in grado di svolgere appieno né i compiti di un incrociatore da battaglia né di una portaerei.

L’idea dell’incrociatore con ponte di volo fu mantenuta in vita fino al 1940 dato che avrebbe permesso di dare appoggio aereo continuativo alla linea da battaglia lasciando libere le portaerei di squadra per le altre missioni. Alla fine l’idea scomparve con la decadenza dei limiti posti dai trattati che permise la costruzione di portaerei leggere specializzate e molto più efficienti.

Questa concezione operativa comportò che le navi portaerei di squadra vennero progettate per sostenere gruppi di volo molto numerosi, anche sacrificando parzialmente la sicurezza e robustezza delle piattaforme, con la struttura ad hangar aperto e rinunciando al ponte di volo corazzato. I gruppi di volo vennero articolati su uno squadrone da caccia (che doveva prioritariamente fornire la scorta agli aerei d’attacco), uno di bombardieri siluranti, uno di bombardieri in picchiata ed uno di ricognitori per un totale di almeno 72 aerei da combattimento oltre a quelli di supporto.

Northrop BT-1

Vought SB2U Vindicator

Nel 1937 gli ultimi due squadroni erano equipaggiati rispettivamente di Northrop BT-1 e Vought SB2U Vindicator. Nel 1940 furono dotati entrambi di Douglas SBD-1 in grado di ricoprire entrambi i ruoli.

Douglas SBD-2

TB sta per bomber NorThrop, SB2U sta per scout bomber voUght, SBD sta per scout bomber Douglas; la designazione ufficiale rispecchia chiaramente che la ricognizione fosse un ruolo prioritario al punto che la metà della forza imbarcata poteva esservi dedicata.

Adm Richmond K. Turner

L’attacco indipendente ad obiettivi terrestri, mediante i cosiddetti raid aerei, era considerato egualmente importante. Ogni esercitazione navale comprendeva attacchi simulati a Los Angeles o a Pearl Harbour o al canale di Panama. Nell’autunno del 1937, l’allora capitano Richmond K. Turner, membro della facoltà del Naval War College, presentò una conferenza dal titolo “L’impiego strategico della flotta“. Turner sosteneva che “La funzione strategica principale della flotta è la creazione di situazioni che porteranno a battaglie decisive, e in condizioni che assicureranno la sconfitta del nemico”. Turner sottolineo che le portaerei con i loro raid potevano “infliggere gravi danni” ad un nemico ed “ottenere informazioni importanti” a livello tattico. Inoltre affermava che i raid “occupano un posto estremamente importante nella guerra navale“.

Ciò che l’aviazione navale aveva portato alla guerra sul mare, secondo Turner, non era solo la capacità di colpire le navi e le basi nemiche dal mare, ma, soprattutto, la capacità di ottenere informazioni sul nemico, impedendo al nemico di fare lo stesso per quanto riguarda le forze amiche, sfruttando al massimo l’elemento sorpresa o attaccando obiettivi poco difesi. L’esporsi alla reazione delle forze aeree basate a terra era considerato pericoloso per le portaerei come l’effettuazione di attacchi preventivi alle basi terrestri, quest’ultimo molto meno risolutivo dell’attacco alle portaerei avversarie.

 

Gianluca Bertozzi

 

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