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Gli equipaggi nella marina veneziana di Gianluca Bertozzi

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV-XVII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Serenissima
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Gli equipaggi
In tempo di pace sarebbero stati necessari 200 marinai per il primo rango oltre ai soldati imbarcati con diminuzione proporzionata per i ranghi inferiori; tra il 1720 ed il 1731, gli equipaggi furono ridotti a 150 unità, nel 1739 gli equipaggi furono ridotti a 140 per il primo rango, 100 per le fregate grosse ed 80 per le leggere. Queste cifre diminuirono ulteriormente fino ad attestarsi sulla triade 131-93-76 per ciascuno dei tre ranghi. In estrema sintesi, sulle navi veneziane, i marinai erano troppo scarsi di numero per assicurare la stessa sicurezza in navigazione delle unità navali e a poco poteva servire l’antica usanza della Serenissima di impiegare per i servizi di bordo i fanti di marina, in parte reclutati in località marittime della Dalmazia (schiavoni).

Consapevoli di questi limiti, Angelo Emo, ultimo grande ammiraglio veneziano, e i componenti di una commissione incaricati di individuare le riforme per rimettere in efficienza la marina della Serenissima richiesero in una scrittura l’aumento dei contingenti a 170-130-90 unità. Anche attuando una simile riforma – si legge nella Scrittura – « … resteremo ancora inferiori di un buon terzo all’altrui piano di pace, ma le nostre solite navigazioni, per la moderata lunghezza men distruttrici degli uomini, sembrano prestarsi alle convenienze economiche». In pratica 170 marinai uniti ai 240 soldati dava equipaggi numericamente comparabili a quelli di pace delle altre marine (sebbene i marinai veri previsti in tali equipaggi fossero 280/290) che però prevedevano organici di guerra di 700 uomini come la marina veneta.
Se questo era deleterio per l’efficienza della flotta in tempo di pace, era molto grave data la natura di flotta di mobilitazione della flotta veneziana.

bombardiere veneziano

Per garantire l’efficacia e la rapidità della mobilitazione della flotta in tempo di crisi sarebbe stato necessario che vi fosse sempre un buon numero di unità in servizio, con equipaggi prossimi a quelli di guerra. Questo per essere in grado di cedere marinai esperti alle unità da completare. Cosa che dalla metà del 700 non si avverò mai. Per motivi economici nel corso del secolo le unità in armo passarono da 16 a 8/9 con equipaggi ridotti rispetto alle esigenze di navigare in sicurezza. La cosa era ovvia fin da allora e non mancarono le denunce dell’epoca, che segnalavano che, anche se per miracolo fossero state  completate in tempo utile tutte le unità in riserva, difficilmente sarebbe stato possibile fornirle di equipaggi e, in ogni caso, sarebbero state armate con personale privo di addestramento. Questo ricorda molto la difficile situazione in cui si trovò la marina francese dopo la rivoluzione e la fuga dei quadri e dei marinai esperti. Questa, pur dotata di ottime navi, subì pesantissime perdite proprio per l’inesperienza degli equipaggi. 

La mobilitazione e l’organizzazione tattica
La prima ordinanza del Senato sulla flotta è del 1545 e dispone che, oltre alla flotta permanente, 100 galere fossero tenute in riserva in arsenale e questa organizzazione si mantenne fino alla guerra di Cipro. Poco prima di Lepanto si scoprì la necessità delle galeazza (nel 1573 ce ne saranno 12 in servizio) e al termine della Guerra si decise che anche in tempo di pace due galeazze dovevano rimanere in servizio e altre 6 dovevano essere sempre pronte in arsenale oppure completabili in tre mesi.

galiota

Alla fine del XVI secolo La flotta in tempo di pace era composta da 2 galeazze e 30/40 galere con 24 unità minori; restavano in riserva in arsenale le altre Galeazze e 100 galere in vari stati di completamento. In tempo di guerra la flotta avrebbe dovuto quindi essere composta da 6/8 galeazze, 10 galere da Capo da Mar, 140 galere sottili di cui cinquanta con equipaggi forniti della città e dogado (l’originario territorio municipale di Venezia),  e cinquanta dalle città dei domini di terraferma e 40 dai domini dello Stato da mar.

L’Armata a remi era articolata su un reparto detto “Battaglia” disposto in linea di fronte, al cui centro era posizionata la Galea bastarda del Capitano Generale da mar. Lateralmente erano presenti due “ali” di Galere, sempre in linea di fronte. A partire dal XVI secolo, le Galeazze furono collocate in posizione avanzata rispetto alla “Battaglia”. Una formazione di avanguardia e una di retroguardia, sempre composte da Galere, completavano lo schieramento. Ciascuna formazione/divisione era comandata da un “Capo da mar”.

La Guerra di Candia (1644 ÷1669) contro i Turchi, fu l’ultima in cui l’Armata Sottile ebbe una netta prevalenza su quella Grossa. Infatti fino a quel periodo le navi a vele quadre, affidate al “Capitano Straordinario delle Navi”, agirono sempre inframmezzate alle unità remiche solo per dar loro supporto di fuoco e controbattere le analoghe unità nemiche oppure per dare consistenza e continuità ai blocchi navali che le unità remiche potevano esercitare con difficoltà per i loro congeniti limiti di autonomia e tenuta di mare. Successivamente, aumentando sempre più il numero e l’importanza tattica delle navi a vele quadre, fu necessario organizzarle in Divisioni. Durante le due ultime guerre combattute da Venezia contro i Turchi per la difesa della Morea, nei pochi casi in cui le Galere ebbero a battersi insieme ai Vascelli, esse dovettero assistere a distanza al combattimento, poco contribuendo ad esso, dopo aver rimorchiato le navi a vela in posizione, in caso di carenza di vento. Nel marzo 1677 il Senato decretò che il nuovo deposito dovesse conservare il materiale per il rapido allestimento di otto navi, quattro galeazze e sole venti galee (contro le cinquanta fissate in precedenza).

Per quanto riguarda la flotta permanente il Senato si limitò a stabilire a sedici il numero delle navi, suddivise in quattro unità di primo rango, cinque di secondo e sette di terzo senza dare indicazioni sulla loro ripartizione operativa. L’Armata sottile (che alcuni avrebbero voluto persino sopprimere) venne fissata a due galeazze, venti galee e dieci galeotte.

galeazze

Col passare del tempo si accresce l’importanza delle unità a vela. La marina veneziana era organizzata per armare tra le 27 e le 36 unità grosse in caso di guerra, divise in 3 o 4 divisioni da 8/9 unità che combattevano in linea di fila ma la disponibilità di unità in riserva e costruzione dovute alle continue guerre a distanza ravvicinata (guerra di Candia, di Morea, di Corfù) porta a cercare di regolare la loro conservazione e mantenimento più che a emanare disposizioni organizzative di lunga durata. Solo nel 1725, in previsione di un periodo di pace, il Senato dispone che la flotta di guerra avrebbe dovuto essere composta da un armata grossa composta da 20 vascelli di I rango (1850 tonnellate 76 cannoni del tipo Leon Trionfante le cui misure nel 1741 furono dichiarate “immutabili” con decreto statutario dal Senato) e 10 di II rango (1500 tonnellate e 58 pezzi, nel 1744 venne deliberato che le future navi di questo tipo fossero una versione in scala del Leon Trionfante così come modificato nel 1741) e una armata sottile di due galeazze e 24 galere e 12 galeotte.

La flotta permanente avrebbe dovuto essere composta da una squadra da battaglia con 4 vascelli di I rango e 4 di II e due squadre per la repressione della pirateria su due vascelli di II rango e due fregate. La prima fregata venne costruita nel 1723 come trasporto logistico, ma nel 1729 le fregate grosse vennero codificate come unità armate in pace con 40 cannoni su due batterie da utilizzare per scorrere il mare alla caccia dei pirati/corsari e per il trasporto di alberi da nave, i quali per la loro lunghezza non trovavano posto nella maggior parte dei mercantili e in guerra come unità di linea armate con 56 cannoni. Nel 1744 il numero di quattro venne giudicato bastante, ma nel 1755 venne deciso di portarlo a sei, abolendo allo stesso tempo le navi del secondo rango per il fallimento della prima nave di tal tipo costruita in base alle misure stabilite nel 1744, la Speranza. Nel 1757 compaiono le fregate leggere con 28/32 cannoni su una sola batteria per l’esplorazione. Con l’ordinamento del 1755 i vascelli di primo rango (teoricamente equivalenti ai III rango inglesi e francesi) diventano ventiquattro (2000 tonnellate) integrati dalle sei fregate grosse (equivalenti ai vascelli a due ponti di IV rango delle altre marine) accanto ad esse 10 tra fregate leggere brigantini golette e cutter per l’esplorazione e il corso, due bombarde per bombardamenti costieri, 12 brulotti e 10 navi onerarie su cui dovevano imbarcarsi ad essa si doveva unire un armata sottile permanente di sedici galere.

Si stabilisce quindi che la flotta attiva avrebbe dovuto essere composta da 4 vascelli 4 fregate grosse e 2 leggere con 4800 uomini (1600 marinai e 3200 soldati) più 20 vascelli di primo rango in riserva completabili in tre mesi più le 16 galere (le galeazze sono dichiarate obsolete e scompaiono). Queste misure normative non vengono applicate nella loro interezza, problemi economici riducono enormemente l’efficienza della flotta e se scafi e artiglierie sono disponibili più o meno nei quantitativi necessari altre dotazioni scarseggiano e il problema del reclutamento degli equipaggi non viene mai affrontato seriamente e più volte ci si chiede come una marina che in pace dispone sulla carta di poco più di 4000 uomini possa passare a 30.000 in pochi mesi.

Nel 1760 Angelo Emo chiede e ottiene di portare la flotta attiva a quattro vascelli, quattro fregate grosse, sei fregate leggere, quattro sciabecchi, nove galere e sei galeotte e di portare gli equipaggi alle tabelle organiche previste di pace. Questa forza rimarrà più o meno stabile fino alla fine con le maggiori difficoltà come sempre nella formazione degli equipaggi e nelle disponibilità finanziarie. Nel 1797 alla fine della Repubblica dopo una parziale mobilitazione sono disponibili, 4 vascelli, 3 fregate grosse e 6 fregate leggere in armo ( in riserva 10 vascelli, 4 fregate grosse, 7 fregate leggere) e sessantina di unità minori e contando la flottiglia lagunare sono 205 navi armate un complesso certo rilevante ma a bordo di esse ci sono soltanto 2516 uomini e 705 cannoni una forza ben al di sotto delle stesse tabelle organiche di pace.

Conclusioni
In questi tre articoli sulla marina veneziana abbiamo affrontato i vari aspetti organizzativi, dalle gerarchie agli equipaggi fino alle tattiche. La costituzione di una reale flotta da battaglia dotata di un non trascurabile peso costituì sicuramente un grande successo per la Repubblica e la sua classe dirigente; tuttavia essa mancò nell’assicurare continuità agli sforzi necessari per mantenerla in efficienza al punto che al cadere della Repubblica è opinabile che avesse un concreto valore operativo.

L’impoverimento dello stato veneziano, la sua difficoltà ad integrare le classi dirigenti dell’entroterra e il progressivo disimpegno del patriziato, sempre meno deciso a impegnarsi nel mantenimento in efficienza dello Stato (per fare un paragone nel XVI secolo i patrizi imbarcati in tempo di pace sulla flotta erano circa 200 mentre nel XVIII erano 32), portarono ad una paralisi politico istituzionale che fece decadere l’efficienza di tutta l’organizzazione statale, in primis le forze armate. D’altro canto la Repubblica di Venezia, dopo il 1718, non impiegò più la flotta in operazioni navali di ampio respiro, limitandosi a contrastare la pirateria dei Barbareschi con operazioni che oggi potremmo definire di polizia marittima. Le molto lodate riforme di Emo costituirono solo un tentativo parzialmente riuscito di ripristinare l’efficienza della flotta attiva e non affrontarono i problemi del rinnovo della riserva navale e della ricostruzione delle scorte di materiali di armamento e del reclutamento degli equipaggi.

In tale contesto, il conflitto che oppose la Repubblica di Venezia alla Reggenza di Tunisi dal 1784 al 1792, pur presentando aspetti d’indubbio interesse (come la capacità logistica veneziana nel sostenere il prolungato impiego della flotta nel Mediterraneo centrale e l’innovativo utilizzo delle batterie galleggianti per i bombardamenti costieri), può essere inquadrato come un episodio minore della millenaria storia navale della Serenissima.

Gianluca Bertozzi
storico

 

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FONTI
Le artiglierie della Marina veneta nel XVI secolo dell’ammiraglio Marco Santarini 
Storia della Marina veneziana. Da Lepanto alla caduta della Repubblica 1571-1797 di Mario Nani Mocenigo
La progettazione navale a Venezia tra tradizione e rinnovamento intorno alla metà del Settecento di Alberto Secco
L’organizzazione economica dell’Arsenale di Venezia nella prima metà del Seicento». Di Marcello Forsellini
Vascelli e fregate della Serenissima – Navi di linea della marina veneziana 1652 – 1797 di Guido Ercole
Lo sviluppo dell’Armata grossa nell’emergenza della guerra marittima. di Guido Candiani
L’evoluzione della flotta veneziana durante la prima guerra di Morea di Guido Candiani
I vascelli della Serenissima. Guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720 di Guido Candiani
Stato, guerra e finanza nella Repubblica di Venezia fra medioevo e prima età moderna di Luciano Pezzolo
L’Arsenale di Venezia Dall’Officina delle Meraviglie all’industria navale in ferro di Federica Colussi
Wikipedia voce: armata grossa
Bella Italia: Militari, Eserciti e Marine nell’Italia pre-napoleonica (1748-1792) di Ilari V. – Paoletti C. Crociani P

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