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Petroliera britannica sequestrata ad Hormuz … continua il braccio di ferro tra Iran e Occidente

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO INDIANO
parole chiave: sicurezza marittima

Stena Impero

La cattura della petroliera britannica Stena Impero arriva all’indomani dell’annuncio, sempre dei Pasdaran, del sequestro della petroliera emiratina Riah, accusata di contrabbando di petrolio. Questo evento segue l’allungamento del mese di fermo della petroliera iraniana Grace I che, come ricorderete fu bloccata  dagli Britannici a Gibilterra per violazione dell’embargo petrolifero dell’Unione Europea verso la Siria. La Grace I ha avuto infatti un allungamento del fermo per un altro mese dopo due settimane dal blocco. 

Mesdar

La Stena Impero è stata sequestrata dagli Iraniani in quanto avrebbe speronato una  imbarcazione da pesca senza poi prestare soccorso. La nave si trova ora Bandar Abbas con l’equipaggio di 23 persone. Le modalità non sono chiare. Sembrerebbe che alcune imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione si siano avvicinate alle 04 PM locali alla petroliera con il supporto di un elicottero e ne abbiano preso il controllo, costringendola poi a dirigere verso il porto iraniano. Ma non è finita, anche la petroliera inglese battente bandiera liberiana Mesdar ha subito per poche ore lo stesso trattamento da parte di dieci imbarcazioni dei pasdaran per poter poi essere lasciata andare. Londra ha ordinato alle navi di non transitare nell’area,

Stiamo tornando alla guerra delle petroliere che comportò tanti disagi al mondo intero nel secolo scorso?
Nel frattempo gli attori sono cambiati e si rischia pericolosamente di scivolare in una guerra che causerebbe danni economici a tutti. Il monito del Presidente Donald Trump, seguito da quello del Presidente francese Macron, non si limita ad aspetti diplomatici, Sembra che il guanto di velluto sia stato sostituito da guanti di ferro.

Questa situazione  è avvolta da notizie non confermata inerenti l’abbattimento di un presunto drone iraniano abbattuto, asserito dai Statunitensi e smentito fermamente dalla Repubblica islamica. “Non abbiamo perso alcun drone nello stretto di Hormuz né altrove. Temo che la USS Boxer abbia abbattuto un loro drone per sbaglio!”, è stata la risposta del viceministro degli Esteri Abbas Araghchi. 
Nonostante le affermazioni deliranti e senza fondamento di Trump, tutti i droni nel Golfo Persico e nello stretto di Hormuz, compreso quello a cui fa riferimento il presidente americano, sono rientrati in sicurezza alle loro basi”, ha comunicato il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate di Teheran. A conferma le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno pubblicato immagini del drone prima e dopo il momento del presunto abbattimento.

Il 20 luglio un drone militare statunitense del valore di $ 100 milioni era stato abbattuto da Teheran perché, secondo il presidente iraniano Hassan Rouhani, aveva violato il loro spazio aereo. Il Presidente Trump rinunciò saggiamente all’effettuazione di attacchi di rappresaglia contro obiettivi iraniani ma firmò un ordine esecutivo contro il leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, ed i suoi associati con nuove severe sanzioni finanziarie.

 

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In estrema sintesi, secondo fonti ufficiali iraniane, il presidente americano Donald Trump sta cercando di buttare benzina sul fuoco per creare tensioni in una guerra psicologica che non conosce sosta per forzare la mano al Governo iraniano sul nucleare. Per fortuna la  diplomazia continua ed il ministro degli Esteri della Repubblica islamica Mohammad Javad Zarif ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Ricordo che Zarif fu l’architetto dell’accordo del 2015 consistente  il rafforzamento dei controlli sul programma nucleare in cambio del ritiro delle sanzioni. Un’idea subito apprezzata dalla Cina, secondo cui l’Iran mostra di “cercare una compromesso”. La preoccupazione mondiale è comunque crescente. Il blocco dello stretto  causerebbe danni insostenibili per le economie dei Paesi più industrializzati e, a catena, a tutti.  Anche il ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi ha sottolineato l’importanza di abbassare le tensioni: “Siamo attenti a un rischio di aumento della situazione di crisi perché è un’area a noi estremamente vicina che tocca direttamente interessi non solo di tipo politico e strategico, ma interessi anche economici e commerciali”.

Continueremo a seguire.

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