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Fernão de Magalhães, Ferdinando Magellano, l’Uomo che ha fatto incontrare l’Est con l’Ovest di Roberto Domini

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: Magellano, grandi navigatori

Immagine del Victoria dalla mappa di Abraham “Maris Pacifici . . .” (Antwerp, 1595)

Appare alquanto strano che Ferdinando Magellano, personaggio di immensa valenza per la storia dell’Umanità, sia quasi trascurato nella produzione libraria in occasione del cinquecentenario della sua partenza da Siviglia, avvenuta il 10 agosto 1519, per un viaggio di circumnavigazione del globo.

Due anni prima, nell’ottobre del 1517, si dice che Lutero abbia affisso le sue tesi sul portone del duomo di Wittenberg. Questo fatto ha dato il via alla pubblicazione di innumerevoli testi (almeno 14) nel 2017, indicando che quel momento rappresenta una svolta epocale per la storia europea. Per ricordare Magellano vi sono solo tre testi pubblicati tra il 2017 e il 2019. Credo che questo dimostri una chiara sottovalutazione del dato oggettivo. Non sono d’accordo quindi sulla iper-valutazione del ruolo di Lutero.

Credo, anzi, che il momento più importante per l’Europa dei primi del ‘500 sia proprio il viaggio di Magellano: egli è uno dei principali protagonisti del Rinascimento per i cambiamenti determinatisi dalle sue azioni. Il globo terrestre non è più lo stesso al ritorno del Victoria, unica delle navi partite a rientrare a Siviglia nel 1522, tutto cambia da quel momento. A sostegno della mia tesi ripropongo alcune valutazione di storici e uomini di cultura relativamente all’uomo e al suo ruolo nella storia dell’Europa.

Con Magellano secondo Fernand Braudel: “L’Europa si è imposta da dominatrice sulle vie della navigazione del globo, che ha collegato le une alle altre creando, a proprio vantaggio, l’unità marittima del mondo”. L’Europa in breve tempo è quindi in grado di controllare tutte le principali vie di comunicazione sui mari e ciò consente lo sviluppo di traffici mercantili che precedentemente avvenivano soprattutto su terra. Inoltre lo sviluppo marittimo dà il via allo sviluppo capitalistico dell’economia europea, da cui nasceranno la rivoluzione industriale e tutti i miglioramenti in campo sanitario e scientifico dei secoli successivi.

Copertina del primo volume di GB. Ramusio

Ferdinando Magellano, insieme agli altri esploratori o conquistadores, come qualcuno ama chiamarli, è protagonista della vittoria sui più accaniti nemici dell’Europa. Per Carlo Maria Cipolla: “… nel momento stesso in cui i nemici della cristianità sembravano vicini a colpire al cuore stesso dell’Europa, si verificò un cambiamento improvviso e rivoluzionario. Aggirando il blocco turco, alcuni paesi europei si lanciarono all’offensiva sugli oceani a ondate successive. La loro avanzata fu tanto rapida quanto inattesa. In poco più di un secolo portoghesi e spagnoli prima, olandesi e inglesi più tardi gettarono le basi della supremazia europea su scala mondiale”.

Magellano ha un ruolo fondamentale perché, anche per mezzo del libro di Pigafetta, consente all’Europa il dominio delle rotte oceaniche.

L’impresa di Magellano è poi la più grande odissea moderna, un viaggio ai limiti della conoscenza: la volontà di Magellano di andare oltre, “Plus ultra”, non a caso motto di Carlo V che sponsorizza la spedizione, rappresenta meglio di ogni altra cosa lo spirito dell’Uomo Nuovo rinascimentale.

Per Stefan Zweig: “… ha compiuto l’impresa più grandiosa nella storia delle scoperte geografiche. … (il viaggio) è forse la più superba odissea nella storia dell’umanità”. Magellano è il nuovo Ulisse e il suo grande sogno diventa “… uno dei grandi sogni, una delle sacre fiabe dell’umanità”. La figura di Magellano si eleva quindi al di sopra “della mediocrità terrena” e il fatto di essere riuscito a compiere qualcosa di incredibile fa sì che “… l’Umanità attinge la fede in se medesima”.

Magellano è poi un figura che si fa mito nel campo della leadership: rappresenta l’uomo completo, che racchiude in sé molte qualità positive e che combatte con tutte le sue energie contro le ingiustizie, le sopraffazioni e le difficoltà. Per Anton Mayer: “… Il portoghese univa in sé le migliori qualità che mai un marinaio, un capo e un esploratore abbiano posseduto” Egli è dotato di una personalità che affascina perché è “… uomo del Rinascimento”. Non si può non rimanere affascinati dall’uomo che ci costringe “… a seguire la sua impresa grandemente avventurosa con diletto e abbandono”. Anche la sua morte ha qualcosa di epico e meraviglioso in quanto, nel momento più difficile, egli “… ci dà la più bella testimonianza della sua cavalleresca lealtà” nei confronti dei suoi uomini.

Grazie a Magellano si giunge alla fine di un processo di conoscenza che va alla ricerca della verità. Questo può essere visto da due angolazioni diverse: la prima è la versione del filosofo e umanista Pietro Pomponazzi, amico di Antonio Pigafetta di cui ha letto il libro. In una sua lezione a Bologna del 1523 dice ai suoi allievi, citando il ruolo di Magellano: “Contro la verità non ci sono dimostrazioni che tengano, guardate un po’ come siamo messi, se siamo ignoranti di quello che c’è sulla terra e che può essere visto da noi, cosa vogliamo saperne del cielo?”. È chiaro che il dominio culturale della Chiesa viene messo in discussione.

Ugualmente fa il divulgatore Van Loon da una diversa angolatura: “Due anni prima che Magellano spiegasse le sue vele, un monaco tedesco, certo Martino Lutero, di un’oscura città della Germania settentrionale, aveva affisso novantacinque tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. … fu allora che i protestanti presero a considerare la possibilità di privare gli avversari della loro principale fonte di reddito: i profitti, cioè, che derivavano dai possedimenti coloniali. … Ma è molto dubbio che i bucanieri del Mare del Nord avrebbero osato insorgere e contro Roma e contro la Spagna se il viaggio di Magellano non li avesse persuasi della debolezza di tutto quell’edificio coloniale che i mediterranei avevano tentato di costruire, un pochino troppo in fretta, nell’arcipelago che giace a ponente del Pacifico”.

Le valutazioni riportate ci danno bene l’idea di come Magellano abbia influenzato la storia dell’’Europa. Il suo viaggio mette alle corde le teorie di una terra piatta e ci consegna la reale grandezza del luogo in cui viviamo. Dà il via al controllo delle vie di comunicazione marittime e al dominio economico europeo nei confronti del resto del mondo.

Giacomo Gastaldi – Universale 1546 – questa mappa del mondo è pubblicata sul libro di GB. Ramusio

Nel fare questo annulla la forza dell’Islam, che risiedeva nei commerci con l’Oriente, e di tutti gli altri possibili nemici. L’Europa sviluppa sul mare una potenza molto superiore ai suoi avversari e così facendo riesce a contenerli al di là dei deboli confini orientali terrestri.

Magellano è poi un uomo speciale, un uomo che sa inseguire i suoi sogni di gloria e volontà di conoscenza a scapito della sua stessa vita. È l’emblema dell’Uomo rinascimentale. Magellano e Martin Lutero, hanno avuto un ruolo fondamentale sia nel mettere in crisi il potere della religione cattolica sia nello sviluppo dell’Europa che verrà dopo il 1522. Il viaggio spinge Olanda, Gran Bretagna e Francia, stati esclusi dal trattato di Tordesillas, a ricercare nella pirateria un modo per arricchirsi e indebolire la potenza portoghese e spagnola. Resta però il fatto che, grazie a Magellano, la Spagna rimarrà potenza asiatica sino alla guerra ispano-americana del 1898, quando sarà costretta a disfarsi dei possedimenti insulari in suo possesso prima che siano presi dagli Stati Uniti. Guam, scoperta da Magellano, ad esempio è venduta al Giappone, le Filippine invece diventano terreno di conquista e primo slancio imperialistico statunitense sul continente asiatico.

Per concludere questa breve riflessione, in occasione dei 500 anni dalla partenza da Siviglia delle navi al comando di Ferdinando Magellano avvenuta il 10 agosto 1519, piuttosto che tracciare i principali passi del viaggio da lui effettuato, che sono sintetizzati nel disegno, ho preferito puntualizzare i meriti dell’uomo e i grandi cambiamenti che si sono succeduti successivamente al ritorno in Patria della Victoria, unica nave superstite.

A ciò devo aggiungere che l’Italia e la marineria italiana hanno grandi meriti: senza la trascrizione del viaggio fatta dal vicentino Antonio Pigafetta, la creazione di mappe dettagliate del globo e la successiva distribuzione avvenuta grazie al primo libro di viaggio scritto dal trevisano Giovan Battista Ramusio, nulla si sarebbe saputo e tutto si sarebbe perso nell’oblio del tempo. È quindi con un pò di orgoglio che dobbiamo guardare a una grande impresa, quella di un uomo che, grazie al Rinascimento e alla sapienza della cultura italiana, seppe riunire l’ovest all’est e portare l’Europa a dominare il mondo sino alla Prima Guerra Mondiale.

Roberto Domini
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