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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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La luna e il mare. Luoghi di sogno di Roberto Domini

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA 
PERIODO: XX SECOLO
AREA: LUNA, MARE DELLA TRANQUILLITA’
parole chiave: luna, Armstrong, Mankind

 

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Niel Alden Armstrong
, il primo astronauta a scendere sulla luna, era un ufficiale della US Navy e aveva combattuto in Corea come pilota. Era quindi come tutti i marinai una persona semplice legata al mare ed è forse in quest’ottica che va vista la sua impresa. Ciò che fece lo visse come una cosa normale, perfettamente naturale. Egli rappresentava lo spirito di avventura dei marinai dell’epopea delle scoperte, di cui i libri e le storie sono sempre state parte dei sogni dei bambini. Ecco perché quando si parla di sbarco sulla Luna è necessario concentrare l’attenzione sulla capacità di sognare, guardando all’impresa con gli occhi di un bambino.
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Sì perché molti di noi, ragazzi nel 1969, al tempo dello sbarco sulla Luna ci sentivamo tutti indistintamente parte di un sogno incredibile. Era il raggiungimento di un momento che si poteva a ragione ritenere fondamentale per la storia dell’Umanità ed era un sogno che innumerevoli generazioni di esseri umani avevano coltivato. Tutti fummo presi da quell’evento epocale e cominciammo a desiderare di essere astronauti, di navigare verso la Luna su navi spaziali e di sbarcare su di essa da quel piccolo modulo chiamato LEM (Lunar Excursion Module).

I nostri sogni di gloria erano basati tutti su termini marittimi come nave, navicella, sbarco, navigazione, mare della tranquillità, ecc. Insomma era chiaro a tutti che viaggiare nello spazio non era assimilabile a un volo (di per se piuttosto limitato nello spazio e nel tempo) ma a una lunga navigazione come se lo spazio fosse un mare in cui il coraggio e la determinazione fossero i requisiti per accedervi.

Molti allora leggevano Jules Verne e per un romanzo di fantascienza da lui scritto dal titolo: “Dalla Terra alla Luna”. Era la prima parte di una storia raccontata in due libri distinti poco prima della guerra Franco prussiana, quando le artiglierie cominciavano a essere così potenti che Verne pensava avrebbero potuto sparare un proietto direttamente sulla luna. Verne era però soprattutto uno scrittore di mare e portava nel suo testo la stessa volontà di avventura, di andare al di là dei limiti allora presenti nella conoscenza. Il mare fu certamente centrale nella sua lunga lista di romanzi. Amore per l’avventura quindi, coraggio indomito, conoscenza e volontà di andare oltre ai limiti, questo è il modello di marinaio, o potremmo dire leader, che Verne ci presenta.

il lancio dell’Apollo 11 con il razzo Saturno

50 anni fa, il 16 luglio 1969 alle ore 13:32:00 UTC (ora di Greenwich) partiva dal complesso di lancio di Merrit island, sulla costa orientale della Florida, il razzo Saturno della missione Apollo 11 che ha aperto la strada alle scoperte dello spazio, a bordo uomini coraggiosi tesi a superare un limite mai oltrepassato. L’equipaggio era composto da Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, che sarebbe restato in orbita in attesa del loro rientro sul modulo di comando.
Un momento fondamentale della storia umana che tutti ricordiamo in questi giorni. Oltre che essere la concretizzazione del sogno di John F. Kennedy, di vedere un uomo sulla Luna prima della fine degli anni sessanta, l’Apollo 11 fu un test importante per tutte le missioni successive Apollo.

Niel Alden Armstrong era il comandante della spedizione ed era dotato delle virtù che così bene Verne aveva individuato nelle figure dei suoi protagonisti. Quando scese dal LEM sul Mare della Tranquillità aveva quasi 39 anni, essendo nato il 5 agosto del 1930. Lo accompagnava Buzz Aldrin, già allievo di West Point ovvero dell’Accademia Militare statunitense. Con lui effettuò una passeggiata lunare di circa tre ore.

Appassionato del volo sin da bambino Neil Armstrong decise di studiare ingegneria aeronautica laureandosi nel 1955 presso l’Università di Purdue. Dal 1949 al 1952 prestò servizio nella Marina statunitense come pilota. Dopo l’addestramento a Pensacola, della durata di 18 mesi, partecipò alla guerra di Corea come pilota di F9 imbarcato sulla USS Essex. Partecipò a ben 78 missioni per un totale di 120 ore di volo. Lasciando la Marina statunitense passò nella Riserva Navale nel grado di STV sino al 1960. Dopo la laurea decise di lavorare come collaudatore per il National Commitee for Aeronautics High Speed Flight Station dove volò per 2400 ore anche a quote elevate. Nel 1962 entrò alla NASA effettuando il suo primo volo spaziale in qualità di comandante nella missione Gemini 8. Durante questa missione, Armstrong e il pilota David Scott effettuarono il primo aggancio fra due navi spaziali in orbita. La sua seconda ed ultima missione lo vide come comandante dell’Apollo 11,  diventando il primo uomo a mettere il piede sulla Luna. 

Tra i suoi meriti sono da considerare:
–   il fatto che fosse un ingegnere che sapeva anche pilotare e pure molto bene;

– che si fosse salvato da innumerevoli incidenti, il che forse lo identificava come particolarmente fortunato;

–  ma soprattutto perché in possesso di virtù come coraggio, ferma determinazione, cortesia ed umiltà.
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Il mare della Tranquillità, un mare lunare situato sull’emisfero del satellite sempre rivolto verso la Terra. Prevalentemente di natura basaltica, mostra margini irregolari ed è privo della caratteristica struttura ad anelli. Il mare della Tranquillità fu l’obiettivo del primo allunaggio compiuto da parte del modulo lunare dell’Apollo 11, nel 1969. Il punto preciso di contatto con il suolo lunare, situato alle coordinate lunari 0,8° N 23,4° E, è stato soprannominato Tranquillity Base.  I 3 crateri minori situati poco più a nord sono stati chiamati Aldrin, Collins ed Armstrong in onore dei tre astronauti che componevano la missione. In seguito al primo allunaggio, fu impiegato come area di atterraggio anche dall’Apollo 16 e 17. Una curiosità: il termine mare (termine latino) è utilizzato in esogeologia per designare diverse configurazioni morfologiche presenti sulla superficie della Luna e su Titano.

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Non è un caso che una delle sue frasi sull’evento si concentrasse sulla liberazione provata dopo essere allunati, della meraviglia provata nell’essere proprio lì sulla luna e sorpreso che tutto fosse andato così come sperato. Quando l’Eagle (Aquila) – così era stato chiamato il modulo lunare – allunò nel Mare della Tranquillità, dopo una discesa che aveva lasciato tutti con il fiato sospeso, Armstrong avvisò il controllo della missione sinteticamente e semplicemente : «Huston, qui Base della Tranquillità, l’aquila è al suolo»

L’allunaggio avvenne alle 20:17:39 UTC del 20 luglio 1969.

Tra le altre frasi che lo hanno reso famoso sarà sempre ricordata quella relativa alla sua passeggiata lunare che il nostro grande giornalista Tito Stagno nel suo servizio televisivo per primo ci tradusse: «That’s one small step for (a) man, one giant leap for mankind». Quel momento fu visto nel mondo da oltre 450 milioni di persone (1/7 dell’intera Umanità), tutte incollate alla televisione per condividere un sogno divenuto realtà.

Il comandante dell’Apollo 11 Neil Armstrong posa con la moglie Jean e i figli Eric, 12 anni, e Mark, 6, nella loro casa. Armstrong diventerà il primo uomo a camminare sulla Luna. Getty Images

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Niel Armstrong era un uomo onesto che non si arricchì, ne ricercò la fama. Ed era uomo educato, colto e adattabile con doti di leadership e guida carismatica fuori dal comune.

Alla sua morte la famiglia volle ricordarlo così: «era un eroe schivo che servì con onore la sua patria, come pilota di caccia nella marina, come pilota collaudatore, e come astronauta. Mentre piangiamo la morte di un uomo davvero buono, celebriamo anche la sua straordinaria vita, nella speranza che serva come esempio a tutti i giovani del mondo che possano lavorare duro affinché i loro sogni diventino realtà, che siano disposti ad esplorare e superare i propri limiti, e di servire senza interesse personale una causa più grande di loro.

Per coloro che potrebbero chiedersi cosa possano fare per onorare Neil, abbiamo una semplice richiesta. Onorate il suo esempio di servizio, il traguardo e la modestia, e la prossima volta che doveste camminare all’aperto in una notte chiara e vedere la Luna sorridervi, pensate a Neil Armstrong e fategli un occhiolino.»
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Il suo amore per il mare non venne meno nemmeno alla sua morte e infatti volle che le sue ceneri fossero disperse nelle acque dell’Oceano Atlantico. Guardando oggi alla figura di questo personaggio, così centrale nella storia dell’Umanità, da una prospettiva diversa potremmo dire che lo sbarco sulla Luna rappresenta il sogno di un ragazzo che immaginava l’impossibile.

La vita di Niel Armstrong ci insegna quanto sia importante e formativo credere nella forza dei sogni. Tale approccio non deve essere perduto. Se perdiamo la capacità di sognare, di sorprenderci di qualcosa di entusiasmante come la scoperta e il superamento dei confini della conoscenza, perdiamo anche la speranza e il piacere della vita.

Di fatto pochi anni dopo lo sbarco sulla Luna dell’Apollo 11, le missioni divennero normali, nessuno sembrava essere più interessato alle imprese successive. La missione di Apollo 13, anch’essa comandata da un ufficiale di Marina, divenne interessante per televisione e stampa solo dopo l’incidente che mise a rischio la vita dei tre astronauti.
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Parlare dei 50 anni dallo sbarco mi solleva questi interrogativi. Perché non proviamo più le stesse emozioni di allora?
Il 20 luglio 1969 alle ore 20.18 ora di Greenwich accadde un evento così unico da rendere speciale quel giorno, un giorno pieni di emozioni. Il prossimo sabato 20 luglio 2019 vorrei fosse vissuto così come cinquant’anni fa con lo stesso trasporto e meraviglia. Nel mio piccolo non finirò mai di ringraziare a sufficienza Niel Armstrong, per averci insegnato che i sogni possono diventare realtà. Che il suo coraggio e umiltà siano sempre di stimolo a coloro che operano sul mare, che si affacciano a una professione difficile ma unica e speciale.

La Luna e il mare sono accomunati dal fatto che il solo guardarli stimola l’attitudine al sogno. In mare, in particolare, i sogni non finiscono mai. E se stasera (20 luglio) volete vivere l’esperienza in maniera originale, seguite l’invito della moglie di Armstrong a guardare la Luna ed a strizzare l’occhiolino. Ricorderete così un marinaio coraggioso con un gesto scanzonato e simpatico proprio di chi ama il mare.

Roberto Domini
Roberto Domini è nato a Padova ed è ufficiale ammiraglio della riserva. Ha frequentato l’accademia navale dal 1976 al 1980, conseguendovi la laurea in Scienze marittime e navali conferita dall’università di Pisa. Ha quindi percorso l’intera carriera da ufficiale di stato maggiore della marina militare nella specializzazione di direttore del tiro. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia ed Augusta. Ha frequentato il Naval staff college della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’ambasciata italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo strategia marittima e storia navale all’istituto di guerra marittima di Livorno e all’istituto di studi militari marittimi di Venezia. E’ membro della società italiana di storia militare, dell’associazione italiana di cultura classica ed è presidente e docente dell’Università I. Pinto di Vittorio Veneto. Vive a Vittorio Veneto (TV).

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