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Martin Frobisher: il Passaggio a Nord Ovest nel 1576 di Gabriele Campagnano

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: esplorazioni, passaggio a Nord Ovest, Canada

 

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Ci sono uomini che si spingono oltre quelli che vengono considerati limiti invalicabili. Martin Frobisher fu uno di questi. Tutti (o quasi) conoscono il disastroso tentativo di passaggio a nord-ovest dell’Erebus e della Terror nell’Ottocento. Quasi nessuno quello, completamente folle, pianificato dal corsaro inglese Martin Frobisher a partire dal 1560.

Martin Frobisher

Martin Frobisher nasce attorno al 1535 nello Yorkshire e, fin da giovanissimo, partecipa ad azioni di guerra di corsa in buona parte dell’Atlantico. Dal Marocco all’Islanda, fino alla Guinea, Frobisher impara tutto quanto necessario a guidare un vascello, una ciurma e, soprattutto, a ottenere denaro. La sua idea fissa – ai nostri occhi pazza e scellerata – è quella di trovare un passaggio marittimo a nord dei territori canadesi. Il famoso passaggio a nord-ovest che permetterebbe di ridurre i tempi di navigazione verso la costa occidentale dell’America del Nord e l’Oriente. Gli ci vogliono più di quindici anni, dal 1560 al 1575, per trovare il finanziamento necessario ad acquistare tre velieri e pagare 35 uomini di equipaggio, ma alla fine, nel 1576, prende il largo dal porto di Blackwall. La sua spedizione inizia sotto il peggiore degli auspici. Le onde inghiottono il veliero più piccolo dopo pochi giorni, mentre i due più grandi, gli “arcangeli” Gabriel e Michael riescono a passare la tempesta. Il Michael però è gravemente danneggiato. Trasbordato l’equipaggio, Frobisher prosegue con il solo Gabriel.

Frobisher Bay, nel 1576, il Gabriel sbarca 5 marinai a terra per cercare informazioni – Watercolour di Gordon Miller © 1999

Nell’agosto del 1576 arriva, tra mille difficoltà, all’Isola di Baffin, dove cerca di convincere alcuni Inuit a mostrargli il passaggio. Le cose con gli Inuit non vanno troppo bene, visto che cinque dei suoi uomini scompaiono, probabilmente uccisi da questi ultimi.  Martin Frobisher prende quindi le decisione di tornare indietro, anche perché il tempo inizia a peggiorare e c’è il rischio di rimanere bloccati dai ghiacci. Tornato in Inghilterra, riesce a incuriosire i suoi finanziatori con un pezzo di roccia prelevato sull’isola di Baffin. Per una serie di coincidenze, compresa la sbrigativa (o connivente?) perizia di un esperto, alcuni si convincono che la pietra contenga tracce di oro.

Oro
Il solo sentirlo nominare fa lievitare la fama di Frobisher, tanto che per la spedizione dell’anno successivo ha a disposizione 120 uomini ed una capitana, la Ayde, da 200 tonnellate. Nel 1577, il governo inglese redige un rapporto relativo a quasi 800 navi appartenenti alla flotta mercantile. Di queste, solo 131 risultano capaci di trasportare più di 100 tonnellate. Stavolta la spedizione è dedicata esclusivamente all’imbarco del minerale scoperto la prima volta. Tuttavia, non mancano i contatti con gli Inuit. E sono abbastanza freddi da entrambe le parti, perché tutti ricordano ancora cosa è accaduto ai cinque inglesi l’anno precedente.

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Gli eventi precipitano per due cause principali. Per prima cosa, Frobisher organizza una sortita per rapire un interprete e utilizzarlo nel corso del viaggio. L’azione ha successo e l’unico ferito è proprio il corsaro inglese, che riceve una freccia nella natica. La seconda causa scatenante è il ritrovamento, in un campo Inuit abbandonato, degli indumenti degli inglesi scomparsi nel 1576. Si organizza quindi un secondo assalto. Questa volta, ci sono cinque morti tra gli Inuit e un ferito grave tra gli inglesi, che prendono come ostaggi una donna e un bambino. Con tre ostaggi a bordo, gli inglesi salpano e raggiungono la zona dove iniziare l’attività mineraria. Alla fine di agosto del 1577, gli uomini di Frobisher hanno imbarcato 200 tonnellate di quel minerale nero che, per qualche strana ragione, tutti reputano oro.

In Memoirs historical and topographical of Bristol and it’s neighbourhood; from the earliest period down to the present time, scritto dal Rev. Samuel Seyer nel 1821, i testimoni dell’epoca parlano di una grande curiosità di fronte a questa grande nave che entrava in porto con “minerali che si pensano molto ricchi di oro” e: “Un uomo di nome Callicho e una donna di nome Ignorth. Selvaggi che si nutrono di carne cruda. Il 9 Ottobre 1577 Callicho ha usato una sua canoa foderata di pelle per andare a caccia sul fiume. Ha colpito due papere con le frecce, e lo ha fatto anche in molti altri posti. Le colpisce anche da buona distanza e non sbaglia un colpo. Callicho e Ignorth sono morti qui nel giro di un mese.

In effetti, tutti e tre gli Inuit muoiono in poco tempo. Callicho è il primo, di polmonite. Lo segue Ignorth sei giorni dopo. Il figlio di Ignorth sopravvive per qualche settimana, affidato alle cure di una nutrice in quel di Londra, ma muore prima di poter essere portato a soddisfare la curiosità della Regina Elisabetta.  Anche se le stime sul materiale portato indietro da Frobisher sono discordanti, la Compagnia del Catai decide di puntare molto forte sul corsaro inglese.

Il terzo viaggio, quello del 1578, è il più finanziato. Per Frobisher ci sono 15 vascelli e 400 tra coloni, minatori, marinai e soldati. Il Canadian Museum of History riporta il dettaglio dei vascelli: Aid (200 tons), Thomas Allen (160 tons), Hopewell (150 tons), Anne Frances (130 tons), Francis of Fowey (130 tons), Thomas of Ipswich (130 tons), Salomon of Weymouth (120 tons), Armonell of Exmouth (100 tons), Beare Leicester (100 tons), Barke Dennis (100 tons), Emanuel of Bridgwater (100 tons), Mone of Fowey (100 tons), Judith (100 tons), Michael (30 tons), Gabriel (30 tons).

Arrivati all’Isola della Contessa di Warwick’s Island (oggi Isola di Kodlunarn), gli uomini scavano due miniere da cui iniziano a estrarre il minerale. I contatti con gli Inuit sono limitatissimi e improntati a una profonda e reciproca diffidenza. Dopo alcune settimane, il clima gelido convince i coloni a tornare a Londra. L’unica cosa che riempie le stive delle navi di Frobisher è, ancora una volta, una massa colossale (1.100 tonnellate) della pietra nera scoperta nel primo viaggio. Quando gli esperti la analizzano di nuovo, il loro responso è impietoso: pirite.

Tremendamente deluso, Martin Frobisher rimane comunque un comandante di grande esperienza. Affianca Sir Francis Drake nei raid spagnoli del 1585 e nella vittoria contro l’Invincibile Armada (1588), sotto il comando generale dell’High Admiral Howard. Nel 1594 prende parte all’Assedio di Forte Crozon. Tra i difensori francesi, c’è un giovanissimo Samuel de Champlain, che anni dopo diventerà il “Padre della Nuova Francia“. Chissà se, tra tutti i colpi di moschetto sparati dal forte, sia stato proprio quello di de Champlain a colpire Frobisher. Fatto sta che, pochi giorni dopo essere stato ferito, il corsaro e comandante inglese muore di cancrena a Plymouth.
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Gabriele Campagnano 
Fondatore e Presidente Zweilawyer
Dopo 250 articoli specialistici e tre libri, tra cui “I Padroni dell’Acciaio”, non si è ancora stancato di scrivere. È convinto che recuperare i testi antichi, arricchirli e renderli fruibili al lettore odierno sarà sempre più parte integrante del mestiere dello storico; le attuali tecnologie informatiche gli mettono a disposizione migliaia di testi che attendono solo un paziente lavoro di restauro. Lavorando su diverse fonti, specie ottocentesche, ha riportato alla luce la storia di alcuni personaggi storici di eccezionale interesse, quali Pier Gerlofs Donia e Pregent de Bideoux. Scrive regolarmente per la rivista Medioevo Misterioso e altre pubblicazioni.

 

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