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Scienziati sul fondo: i sommozzatori del Wood Hole Oceanographic Institute di Giorgio Caramanna

livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEI SCIENTIFICI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: subacquei scientifici, WHOI

Manutenzione di sensori subacquei (foto WHOI)

Dopo aver scoperto la vita degli operatori subacquei dell’Offshore, passiamo una giornata con altri professionisti degli abissi, coloro che quotidianamente si immergono per motivi scientifici. Una professione poco conosciuta e non sempre ben remunerata, ma che regala grandi emozioni e soddisfazioni.

Ci si immerge per tanti motivi: desiderio di vedere nuovi ambienti, divertimento, partecipare ad attività di gruppo o semplice per il piacere personale. Vi sono però delle categorie di subacquei che si immergono come parte del loro lavoro. Oggi parleremo di un gruppo di subacquei professionisti del Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) una delle istituzioni di ricerca private più importanti del mondo che, tra le altre cose, gestisce il sommergibile scientifico Alvin, il battello che esplorò il relitto del Titanic.

Attrezzatura pronta per essere caricata (foto Giorgio Caramanna)

I subacquei del WHOI provengono da una varietà di esperienze lavorative diverse, vi sono scienziati, tecnici, dottorandi ma anche ex commercial diver che approdano a queste attività apparentemente meno impegnative. Con un gruppo così eterogeneo di colleghi una delle prime sfide è quella di uniformare le procedure in modo da poter operare al meglio ed in sicurezza. Per questo motivo il WHOI ha redatto un manuale di immersione che definisce procedure, limiti e finalità delle attività subacquee svolte sotto l’egida dell’ istituto. In questo modo si è certi che tutti i subacquei seguano “la stessa pagina” in termini di metodologie di immersione e configurazione delle attrezzature. Il manuale viene periodicamente rivisto ed aggiornato in merito alle procedure e le novità sull’uso delle tabelle di decompressione.

Mare ghiacciato (foto Giorgio Caramanna)

Un momento cruciale è la compilazione del piano d’immersione. Il responsabile della missione ha a disposizione un formato standard nel quale deve elencare lo scopo delle operazioni, i materiali richiesti, la composizione del team subacqueo ed una valutazione dei potenziali rischi e delle associate strategie di mitigazione. Una volta completato il piano viene inviato al responsabile delle attività subacquee del WHOI per la sua approvazione. Il piano verrà quindi trasmesso a tutto il personale interessato, che include ovviamente i subacquei ma spesso anche altri soggetti come ad esempio l’equipaggio della barca o della nave appoggio.

Il secondo passaggio comprende l’organizzazione del briefing per fornire chiare indicazioni sulle finalità del lavoro, numero di subacquei coinvolti ed il loro ruolo nel team, procedure di emergenza e la tempistica dei lavori. A seconda della complessità delle operazioni il briefing può essere condotto brevemente subito prima dell’immersione oppure richiedere diverse riunioni con notevole anticipo rispetto alla data prevista per la missione. Nulla deve essere lasciato ala caso.

Training subacqueo (foto Giorgio Caramanna)

Una volta definiti ruoli e finalità si inizia ad organizzare il materiale necessario; il quantitativo di attrezzatura è spesso notevole, includendo non solo gli equipaggiamenti subacquei personali e di riserva ma anche una serie di strumenti specifici per le attività programmate. Ad esempio, una delle operazioni più comuni è quella di assistenza al recupero delle boe oceanografiche. Le dimensioni di tali boe possono essere notevoli richiedendo l’uso di navi specificatamente attrezzate con gru e verricelli. Il team subacqueo deve essere addestrato ad effettuare immersioni in alto mare ed i relativi rischi associati che includono correnti, visibilità molto variabile, la consapevolezza che il fondale è spesso a profondità estreme e quindi virtualmente irraggiungibile, e che la nave quasi sempre non ormeggia ma mantiene la sua posizione attraverso un sistema di posizionamento dinamico con l’uso continuo delle eliche e dei propulsori. Inoltre, le boe possono essere ad ore di navigazione dalla costa e pertanto, in caso di problemi, la prima assistenza medica deve essere fornita sul posto da personale qualificato ed in possesso delle necessarie attrezzature. Le operazioni più complesse sono sempre precedute da immersioni di allenamento durante le quali si validano le diverse procedure ed i componenti del team acquisiscono dimestichezza con i rispettivi ruoli.

In sintesi è importante avere un team ben affiatato perché non tutto è prevedibile ed i subacquei devono essere in grado di far fronte a situazioni inaspettate essendo sicuri di poter contare gli uni sugli altri in caso di necessità.

Un ricercatore del WHOI durante un campionamento di corallo (foto WHOI)

Un punto di forza del WHOI è di formare i suoi subacquei attraverso un corso specifico condotto annualmente per i dipendenti che abbiano interesse e motivo per divenire dei subacquei professionisti. Il corso si basa su una serie di lezioni che coprono un vasto numero di materie, come fisica, fisiologia, teorie decompressive, analisi e gestione del rischio, procedure di emergenza e soccorso; congiuntamente vengono svolte immersioni sia in piscina che in mare di difficoltà progressiva. Alla fine del corso, che ha una durata di oltre cento ore, i partecipanti ottengono il formale riconoscimento di subacquei scientifici in conformità con gli standard dell’Accademia di Scienze Subacquee Americana.

La qualità del corso è molto alta e spesso personale di altre istituzioni richiede di partecipare; il vantaggio è reciproco poiché la presenza di personale con esperienze diverse arricchisce il bagaglio culturale di tutti i partecipanti.

Imparare bene le tecniche di lavoro è importante ma occorre anche mantenersi in allenamento; i subacquei del WHOI sono incoraggiati ad immergersi il più possibile durante ogni stagione sia per compiti istituzionali che per piacere personale. Per questo motivo è stato costruito un centro d’immersione che mette a disposizione dei subacquei attrezzature, un compressore in grado di caricare aria e Nitrox, ed un comodo spazio per cambiarsi al riparo dagli elementi anche durante i rigidi inverni del New England durante i quali la temperatura può essere talmente bassa che il mare ghiaccia per diversi giorni.
Le giornate di lavoro sono lunghe, iniziando spesso prima dell’alba e terminando dopo il tramonto. Tutto viene effettuato in maniera pragmatica perché le responsabilità sono notevoli e gli operatori scientifici devono maneggiare strumenti delicati e molto costosi. Dall’altro lato le soddisfazioni sono altrettanto grandi ed in più si lavora nell’ufficio più bello del mondo, il mare.

 

Giorgio Caramanna
Geologo oceanografo – Geoaqua Consulting
Giorgio è un geologo italiano specializzato in idrogeologia e geochimica, con oltre quindici anni di esperienza come subacqueo scientifico in una varietà di ambienti e attività di ricerca. Svolge anche il ruolo di delegato nel Comitato europeo di immersioni subacquee. Ha lavorato come ricercatore presso molte istituzioni internazionali e ha esperienza multidisciplinare in diverse università. Ha fondato nel 2015 GeoAqua Consulting con il desiderio di condividere la sua esperienza di ricercatore e subacqueo scientifico con il desiderio di sensibilizzare l’opinione pubblica sui principali problemi ambientali. È autore di oltre cinquanta articoli ed è revisore per riviste internazionali. Giorgio Caramanna, dal 2015, è anche collaboratore ed inviato dagli Stati Uniti di Ocean4future. Nel 2018 ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee. Per maggiori dettagli sulle sue attività seguire il link.

 

 

 

 

 

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