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La cattura della flotta del tesoro del 1628 – parte I – di Marco Mostarda

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: rotta del tesoro

Il mattino di giovedì 18 maggio 1634 una solenne processione si snodò dal palazzo della Real Corte di Giustizia di Siviglia e, traversate alcune vie secondarie della città, si diresse verso la vicina Plaza de San Francisco, luogo tradizionalmente deputato alle pubbliche esecuzioni.

Spiccava fra i processionanti un gentiluomo avvolto in una veste penitenziale che procedeva a cavallo di un mulo, privilegio cui il suo rango gli dava diritto. Giunto nella piazza delle esecuzioni l’uomo salì i gradini del patibolo, si inginocchiò devotamente e, dopo aver ricevuto gli estremi conforti religiosi, si accomodò su di una seggiola sistemata all’uopo sulla piattaforma. Il boia assicurò mani e piedi del condannato al seggio, gli bendò gli occhi e dopo aver impugnato un affilato coltellaccio inferse tre rapidi fendenti alla gola stando ben ritto di fronte all’uomo, invece di sgozzarlo alle spalle come prescritto per i criminali comuni. Così ignominiosamente si concludeva la vita di don Juan de Benavides Bazán, cavaliere dell’Ordine di Santiago e Capitano Generale della Flota de Indias. [1]

don Álvaro de Bazán

Per comprendere le ragioni di una simile condanna, a dir poco inusuale per un membro dell’alta aristocrazia spagnola quale era Juan de Benavides, figlio del marchese di Jabalquinto e nipote del celebre ammiraglio don Álvaro de Bazán, è tuttavia d’uopo tornare indietro esattamente di dieci anni.

Nel 1624 la tregua cosiddetta dei Dodici Anni (1609-1621) fra le Province Unite e la Spagna era scaduta da tre anni, portando ad una ripresa in grande stile delle ostilità fra i due paesi. Nelle Fiandre Ambrogio Spinola si accingeva ad intraprendere il lungo assedio di Breda, iniziato il 24 Agosto di quell’anno, mentre gli olandesi si preparavano a contrattaccare in forze nelle Indie Occidentali ove gravitavano i maggiori interessi economici di Madrid. Il 21 Dicembre 1623 era infatti salpata dal Texel una flotta allestita dalla Compagnia olandese delle Indie occidentali (West-Indische Compagnie, o WIC) cui le fonti assegnano una consistenza numerica oscillante fra le 26 e le 35 unità comandate dall’ammiraglio Jacob Willekens: l’obiettivo di una simile potente squadra, con a bordo 1.700 soldati, era il ricco porto brasiliano di Salvador da Bahía, essendo il Portogallo in unione personale colle corone di Castiglia ed Aragona sin dal 1580.

Pieter Pietersen Hein (25 novembre 1577 – 18 giugno 1629)

Dopo poco più di quattro mesi di navigazione gli olandesi giunsero in vista della costa brasiliana, portando il proprio attacco alla città il giorno 5 di maggio. Piet Heyn, l’uomo che sarà artefice della sorte del Benavides, era allora soltanto il viceammiraglio di Willekens, ma in quella operazione ebbe modo di cogliere i suoi primi allori guidando tre soli bastimenti all’assalto delle difese del porto mentre il resto della flotta olandese si teneva prudenzialmente al largo: un’operazione coronata da uno straordinario successo, allorquando gli equipaggi della Gelderland di Heyn, della Groningen e della Nassau, armate le lance di bordo, mossero all’abbordaggio dei quindici bastimenti spagnoli alla fonda al riparo dei forti, catturandone otto e spingendo le ciurme dei rimanenti sette ad appiccare il fuoco alle loro stesse navi prima di fuggire a riva. Catturata la città bassa a seguito di questa azione, il giorno 8 maggio capitolava anche la cittadella, disertata dalla guarnigione che si era dispersa nei boschi circostanti senza offrire alcuna resistenza. [2]

don Fadrique Álvarez de Toledo Osorio

La fulminea caduta di Salvador provocò grave costernazione in Spagna, spingendo Madrid ad organizzare la grande spedizione di riconquista guidata da don Fadrique Álvarez de Toledo Osorio, dal 1617 Capitano Generale della Armada del Mar Océano. In uno dei gloriosi ma, in ultima analisi, effimeri successi di cui poté fregiarsi l’Olivares nei primi anni della sua azione di governo come privado di Filippo IV, la flotta combinata ispano-portoghese del Toledo avrebbe riconquistato la città il 1 Maggio del 1625, quasi esattamente un anno dopo la cattura da parte nemica. Benché perduto quel punto d’appoggio gli olandesi, non domi, seguitarono a moltiplicare i loro attacchi ai possedimenti coloniali iberici. Fu in tale frangente che la WIC, considerata l’eccellente prova di sé data da Heyn in Brasile, prese la cruciale decisione di affidare a quest’ultimo un proprio comando indipendente di nove bastimenti e cinque yacht: nel 1626 il neopromosso ammiraglio ricevette l’ordine di salpare nuovamente per i Caraibi onde congiungersi alla squadra di Boudewijn Hendrickszoon e tentare di concerto l’intercettazione della Flotta del Tesoro spagnola.

Il colpo grosso pianificato dalla WIC non doveva però realizzarsi per quell’anno, dal momento che l’ammiraglio Hendrickszoon era frattanto deceduto e la sua squadra stava facendo di nuovo vela per le Province Unite all’insaputa di Heyn.

Quest’ultimo avvistò effettivamente la flotta spagnola il 6 di settembre e, animato dalla sua solita irruenza, avrebbe voluto procedere all’attacco se solo non fosse stato messo in minoranza dai suoi capitani, restii ad ingaggiare battaglia con le sole nove unità di cui disponevano contro le 40 spagnole. Il resto dell’anno gli olandesi lo spesero incrociando inutilmente nelle acque caraibiche sin quando, al principio dell’anno seguente, Heyn decise di rifarsi puntando verso sud in direzione del Brasile portoghese. Il 1 marzo 1627 egli fece nuovamente la propria comparsa al largo del porto di Salvador e due giorni dopo procedette a forzarne l’ingresso, sorprendendovi all’interno un grosso convoglio di 26 navi ancorato sotto la protezione delle batterie terrestri.

oro spagnolo

L’ammiraglio portò la propria nave di bandiera, l’Amsterdam, ad interporsi fra la Capitana e l’Almiranta avversarie, concentrando il fuoco di bordata su quest’ultima sino a provocarne l’affondamento nell’arco di pochi minuti. Indi, in una straordinaria ripetizione dell’assalto di tre anni prima, gli olandesi calarono in mare le lance e procedettero all’abbordaggio dei bastimenti ispano-portoghesi, 22 dei quali vennero catturati uno dopo l’altro e condotti al sicuro, lontano dal tiro delle batterie cittadine. Heyn concentrò tutto il carico su quattro navi di preda, diede alle fiamme le altre e rientrò in patria osannato per il brillante successo. Egli, tuttavia, non aveva dimenticando quanto l’anno precedente fosse stato vicino a centrare l’obiettivo che si proponeva ormai da tempo: l’assalto alla Flotta del Tesoro. [3]

fine parte I

Marco Mostarda

NOTE:
[1] Per le circostanze dell’esecuzione di Juan de Benavides e per i dettagli processuali di cui si darà conto in seguito, cfr. Carla Rahn Phillips, Six Galleons for the King of Spain. Imperial Defense in the Early Seventeenth Century. Baltimore and London: The Johns Hopkins University Press, 1986, pp. 3-7.
[2] Per i dettagli dell’attacco olandese a Salvador da Bahía, cfr. Mendel L. Peterson, The Funnel of Gold. Boston and Toronto: Little Brown & Company, 1975 (trad. it. La flotta dell’oro. Milano: Rizzoli, 1979, pp. 273-240).
[3] Per i dettagli del secondo attacco di Heyn al porto di Salvador da Bahía, cfr. la voce March 1, 1627. Heyn at Salvador, in David F. Marley, Wars of the Americas. A Chronology of Armed Conflict in the Western Emisphere. Santa Barbara, Denver and Oxford: ABC-Clio, 2008, vol. 1, pp. 173-174.

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1 commento

  1. Rita Garofoli Rita Garofoli
    30/06/2019    

    Leggendo questa interessante prima parte della ” cattura della flotta del tesoro del 1628″ e della crudeltà degli avvenimenti sono tornata alla Bahia dell’epoca, alla Farol De Barra antico Faro de Salvador de Bahia conosciuto anche come Forte Santo Antonio da Barra. Fu eretto a seguito di un nubifragio del Galeone Santissimo Sacramento nel 1696. Non ha più il suo aspetto originale che è stato modificato ma molto interessante insieme al Museo.

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