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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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La crisi italo brasiliana del 1896 di Gianluca Bertozzi

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: campagne regia marina

Dal 1861 milioni gli italiani lasciarono il loro paese per recarsi a lavorare all’estero, finendo nella maggioranza dei casi per radicarsi negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, seguite a distanza da Canada e Australia. Il periodo in cui l’emigrazione assunse proporzioni imponenti, di autentico esodo, fu quello compreso tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, quando una drammatica crisi agraria spinse centinaia di migliaia di contadini, in gran parte provenienti dalle regioni dell’Italia meridionale, a imbarcarsi per cercare fortuna nelle Americhe. Solo in Brasile si contarono nel periodo 1884-1893 oltre 510 mila emigrati provenienti dalle ragioni italiane e, dal 1894-1903, il numero salì ad oltre 537 mila.

Dopo la grande guerra i flussi migratori rallentarono, anche a seguito di politiche restrittive assunte da vari paesi, mentre il fascismo cercava di offrire uno sbocco alla popolazione in eccesso mediante una politica agraria mirata anche alla bonifica delle paludi pontine e padane. A seguito dell’intensificarsi dell’emigrazione italiana verso il sud america e dell’approfondirsi dei legami commerciali col continente, allo scopo di assicurare protezione agli emigranti e agli interessi italiani, fin dal 1853 la Regia Marina sarda istituì la stazione navale del Rio della Plata. Si trattava di un nucleo di navi permanentemente dislocate in quelle acque, che ebbe una lunga e movimentata vita e più volte si rinforzò fino a raggiungere la consistenza di una divisione navale.

famiglia di emigrati italiani in Brasile

La crisi peggiore che dovette affrontare si presentò nel 1895 quando una serie di gravi violenze xenofobe, a seguito di disordini politici interni, colpì la comunità italiana. Una situazione insostenibile che sfociò in una accorata  richiesta di protezione al Regno d’Italia. I fatti venivano descritti dall’autorità italiana in Brasile con:
a) offesa alla bandiera nazionale;
b) offesa agli stemmi consolari;
c) danni patiti da nostri connazionali negli averi, o nelle persone (Fonte Farnesina).

Malgrado il governo brasiliano si fosse impegnato a far cessare le violenze e risarcire gli Italiani dei danni subiti, nulla segui di concreto e nell’agosto del 1896 la situazione sembrò degenerare in una specie di insurrezione anti italiana che scoppiò a San Paolo, Santos e Pernabuco, sfociando in gravi violenze e saccheggi.

Vista la passività del governo brasiliano, il governo italiano ordinò una dislocazione navale nelle acque brasiliane. Nello stesso mese, Re Umberto firmò un decreto che istituiva la “Squadra dell’Atlantico“, fatto che venne ampiamente pubblicizzato sulla stampa brasiliana e argentina, suscitando una crescente preoccupazione nel Sudamerica. Il Regno d’Italia decise di inviare a Rio de Janeiro anche un Incaricato Straordinario e Ministro Plenipotenziario, De Martino, per trattare col governo brasiliano. Inutile dire che la dichiarata volontà di inviare navi da guerra nelle acque brasiliane ebbe il suo peso politico. Il 18 novembre 1896 l’ariete torpediniere Lombardia giunse nelle acque brasiliane. La situazione locale si mostrò tutt’altro che serena. Quando la nave raggiunse il porto di Rio de Janeiro si trovò davanti ad una città stremata da un’epidemia di febbre gialla. Il comando di bordo decise di soccorrere gli ammalati ma l’epidemia si diffuse rapidamente. Ci furono molti caduti anche tra i marinai, 137 (alcune fonti dicono 135) tra cui anche il comandante della nave Olivari, numerosi ufficiali, quasi tutti i sottufficiali, macchinisti e fochisti ed il medico di bordo, Fermo Zannoni. L’equipaggio italiano fu decimato e venne curato dai sanitari dell’Accademia militare di Rio de Janeiro dopo essere confinato nel lazzaretto nell’Isola Granda.

Per riportare gli ultimi degenti e la nave in Patria, fu inviata un’altra unità della stessa classe, l’ariete torpediniere Piemonte. Di fatto la tensione non era mutata ed il Piemonte, nell’ambito della missione umanitaria, colse l’occasione per raccogliere ulteriori informazioni sullo stato delle difese costiere e della flotta brasiliana.

Intanto a Roma, tra mille polemiche, la Regia Marina continuò la pianificazione di questo dislocamento che si preannunciava molto impegnativo, dovendo svolgersi a ben 6000 miglia dalla madrepatria. Agli aspetti operativi e logistici si affiancavano quelli politici. La missione avrebbe di fatto allontanato dal Mar Mediterraneo forze navali rilevanti in un momento in cui i rapporti con la Francia non erano certo buoni. D’altro lato sarebbe stata costosissima e avrebbe potuto mettere in ulteriore pericolo la comunità italiana sudamericana.

l’ariete torpediniere Piemonte

Se si fosse deciso di attuarla si sarebbero dovuti creare preventivamente centri informativi a Buenos Aires, Montevideo e New York e, una volta che la Squadra fosse giunta nelle acque brasiliane, si sarebbe dovuto agire con decisione e rapidità; inizialmente con alcune rapide azioni contro gli obiettivi strategici costieri e poi catturando qualche piroscafo brasiliano. Queste azioni avrebbero costretto la flotta brasiliana (giudicata mediocre ma condotta da ufficiali aggressivi) ad uscire in mare aperto, fuori dalle sue basi di destinazione, in modo da ingaggiarla in combattimento. Naturalmente vi era un piano di riserva; qualora la flotta navale brasiliana non avesse accettato il confronto in mare rimanendo in porto, si sarebbe dovuto porre il blocco navale a Rio de Janeiro e, eventualmente, occupare il porto di Santos, che sarebbe diventata la base operativa italiana.

Nell’occupazione si sarebbe potuto mettere le mani sulle casse delle dogane che avrebbero in parte coperto le spese dell’azione. In estrema sintesi, si prospettava una missione della durata massima di cinque mesi con un consumo di 40000 tonnellate di carbone, oltre ai viveri ed alle munizioni. I rifornimenti logistici dall’Italia si sarebbero dovuti inviare a Santos con cadenza settimanale tramite i mercantili nazionali.

Regia nave corazzata rapida Italia

Le forze da impiegare sarebbero state le due corazzate rapide classe Italia, otto incrociatori protetti quattro incrociatori ausiliari, sei torpediniere d’alto mare, quattro torpediniere costiere oltre a naviglio minore e ausiliario per il trasporto di carbone, munizioni, viveri e acqua.

Fortunatamente, prima che il governo decidesse di dare il via all’operazione, il plenipotenziario italiano De Martino, resosi conto della reale situazione locale, riuscì a raggiungere un onorevole compromesso col governo Brasiliano, che accolse parte delle richieste italiane e stabilì le basi per la futura pacifica convivenza con la comunità italiana, che veniva quindi riconosciuta necessaria allo sviluppo del Paese.

Si evitò cosi una missione difficile e piena di incognite, con sollievo della Regia Marina italiana la cui mobilitazione aveva comunque dato una forza negoziale maggiore al nostro plenipotenziario.

 

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1 commento

  1. Rita Garofoli Rita Garofoli
    30/06/2019    

    Tutto mi interessa di quello che riguarda l’emigrazione italiana nel mondo, delle sofferenze delle ingiustizie e della vita grama che hanno dovuto subire

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