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Arne Zetterstrom, il palombaro con la cravatta di Fabio Vitale

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA DELLA SUBACQUEA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: na
parole chiave: Zetterstrom

FOTO 1

Una delle ultime immagini di Arne Zetterström scattata poco prima della sua tragica immersione. Sotto il vestito da palombaro indossava camicia e cravatta, come se invece di apprestarsi a una pericolosissima immersione stesse per recarsi nel suo laboratorio.

Nella storia di quel periodo (anni ’30-’40 del XX secolo), che ho battezzato in un mio libro “La conquista delle profondità”, compare un personaggio al quale sono molto legato: Arne Zetterström, “il palombaro con la cravatta”. Si trattava di un giovane ricercatore svedese, l’ingegnere Arne Zet­terström. Era nato nel 1917 e prestava la sua opera all’interno della Marina Militare Svedese. Le sue ricerche si inquadravano in quella corsa alle profondità che nel periodo tra le due guerre mondiali vide impegnata innanzitutto la Marina statunitense. Fin dal 1919 venne ipotizzata la possibilità di utilizzare una miscela respiratoria sintetica per superare le difficoltà che avevano i palombari che respiravano aria (azoto e ossigeno) oltre certe profondità, normalmente cinquanta/sessanta metri.

I problemi erano legati all’azoto che, a causa dell’alta pressione parziale, induceva fenomeni di perdita di lucidità e quindi di capacità operativa, con grandi rischi per l’incolumità stessa dei palombari. La miscela sintetica formata da elio, un gas più leggero dell’azoto, e ossigeno pareva risolvere questa problematica, portando i palombari a operare a profondità ritenute fino allora, impossibili. All’epoca gli Stati Uniti avevano praticamente il monopolio della produzione di elio e questo li metteva in grado di primeggiare in questa corsa verso l’immersione ad alta profondità, di strategica importanza all’interno delle marine militari. 

Le ricerche di Zetterstrom erano rivolte all’uso di una miscela di idrogeno e ossigeno (idrossido), teoricamente in grado di portare ancora più in profondità i palombari. Le sue sperimentazioni iniziarono nel 1943 e nel 1944 aveva già raggiunto in immersione la profondità di 110 metri. Il suo lavoro era rivolto a dimostrare come si potesse utilizzare in sicurezza l’idrossido per uso subacqueo, a patto di non superare nella miscela respirata la soglia del 4% di ossigeno, soglia al di là della quale si sarebbe potuto rendere potenzialmente esplosivo il composto.

FOTO 2

La maschera che Zetterström utilizzava all’interno dell’elmo per respirare la miscela.

Zetterström concepì la sperimentazione dell’idrogeno per molteplici fattori. Come diluente era più leggero dell’elio e dava meno problemi di raffreddamento del corpo umano. Inoltre, a differenza dell’elio, era un gas largamente disponibile e poco costoso. Permanevano, invece, le problematiche dovute alla distorsione della voce di chi respirava questa miscela (causa la differente velocità di propagazione del suono) ma Zetterström vi ovviò attraverso un sistema di comunicazione palombaro-superficie che sfruttava i segnali morse. La Marina Svedese era molto interessata alle ricerche di Zetterström e per le sue sperimentazioni aveva messo a disposizione la nave appoggio Belos. Da questa nave, il 7 agosto 1945 Zetterström predispose l’immersione del record.

FOTO 3

Zetterström viene calato con il basket per la sua ultima tragica immersione. Sull’elmo è possibile notare una valvola di scarico di sua ideazione. Pochi minuti dopo sarebbe morto sul ponte della nave Belos.

L’intenzione era di arrivare almeno alla quota di 160 metri per polverizzare il precedente record dell’americano Nohl effettuato respirando miscela elio-ossigeno. Zetterström sfruttava un sistema di valvole per il passaggio, durante la discesa, a tre diverse miscele respiratorie. Fino a 30 metri respirava aria, dai 30 ai 40 metri una miscela nitrox (una miscela variabile di azoto e ossigeno) al 4% di ossigeno che serviva a lavare i polmoni. Dai 40 metri in giù una miscela composta sempre dal 4% di ossigeno, dal 72% di idrogeno e dal 24% di azoto. L’immersione procedette senza inconve­nienti e Zetterström raggiunse la quota di 164 metri senza problemi. Durante la risalita per arrivare alla quota di 50 metri dove avrebbe dovuto cominciare la decompressione accadde l’irreparabile.

Zetterstrom, con il sistema morse, inviò in superficie la richiesta di tirare su il basket (la piattaforma su cui il palombaro era stato calato in profondità) intendendo che lo si rimettesse in orizzontale perché si stava inclinando da una parte. Per una terribile incomprensione i due marinai della Belos addetti all’argano del basket lo issarono velocemente in superficie. Così, appena issato sul ponte della nave, Arne Zetterström morì per una gravissima forma di embolia, aggravata da ipossia. Aveva solo 28 anni.

Sebbene dal 1943 al 1944, furono effettuate sei immersioni utilizzanti la miscela studiata da Zetterstrom (96% idrogeno e 4% ossigeno), raggiungendo la profondità di 164 metri, l’idrogeno venne accantonato fino agli anni sessanta. Venne riproposto nel 1988 in alcune sperimentazioni dalla francese Comex (Hydra 8) che portarono alcuni operatori a lavorare fino ad una  profondità massima di 534 metri con una miscela composta da Elio (50%), Idrogeno (49%)e Ossigeno (1%). La loro decompressione durò 18 giorni.

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