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Il relitto romano dell’isola di Cabrera, Baleari

livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: III – IV SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: relitti, garum, oneraria romana

 

Al largo dell’isola di Cabrera, nelle isole Baleari, una squadra di archeologi ha scoperto una nave romana che naufragò circa 1700 anni fa. Il relitto si trova ad una profondità di circa settanta metri. La nave è sepolta sotto migliaia di anfore che, secondo i ricercatori, si trovano ancora nella loro posizione originale. Questi resti di una grande nave romana del III o IV secolo d.C. furono scoperti nelle acque del Parco Nazionale della Isole Baleari, mostrando i suoi resti in tutta la loro drammaticità. Il relitto si trova capovolto sul fondo, facendoci immaginare le fasi di quell’affondamento. E’ ancora visibile la distribuzione delle sue parti sul fondo, in un tumulo lungo una quindicina di metri e dieci di larghezza, di forma ovale. Il relitto veniva utilizzato per il trasporto del garum, una salsa a base di pesce fermentato che era considerata una delicatesse sui mercati.

Gli archeologi ritengono che la nave contenga tra i 1.000 ed i 2.000 frammenti di ceramica che potrebbero far comprendere la possibile origine della nave o almeno il suo presunto tragitto. I ricercatori ritengono che l’imbarcazione avesse navigato sulla rotta tra Nord Africa e l’Hispania romana, verso il sud della Francia o forse diretta al grande porto romano di Ostia. Quest’ipotesi è plausibile in quanto le rotte dell’epoca transitavano nei pressi delle isole baleariche dove potevano trovare non solo possibili clienti ma anche rifornimenti e riparo in caso di condizioni meteorologiche avverse. Non dimentichiamoci che le Baleari sono l’ultimo riparo prima di tentare la traversata nel Golfo di Lione, una delle rotte più pericolosa del Mediterraneo spesso traversata dal Maestrale (il Mistral francese) che provoca onde di notevole altezza. In questo caso, non furono fortunati. La maggior parte del carico è composto da grandi anfore, alte circa un metro, e prodotte in Nord Africa.

La nave di discrete dimensioni, essendo lunga circa 20 metri, trasportava “garum“, una salsa a base di piccoli pesci salati e essiccati al sole e conservata con dei residui di pesce. Era una salsa di pesce usata dai Romani che ne erano molto ghiotti e la adoperavano in molti modi. Si preparava buttando in un recipiente le interiora dei pesci che si volevano adoperare e mescolandovi pezzi di pesci o pesci minuti; si otteneva così il liquamen, una poltiglia che si esponeva al sole, affinché fermentasse, rivoltandola più volte. Veniva poi filtrata con un cestino e conservata in anfore nelle cantine. Sembrerebbe che il Il garum non fosse un condimento disponibile per tutti. Anzi era appannaggio delle classi più abbienti. I centri di produzione migliori erano nella Spagna. Secondo Plinio era un ”liquoris exquisiti genus, intestinis piscium ceterisque quae abicienda essent, sale maceratis, ut sit illa putrescentium sanies” ovvero “un tipo di liquido ricercato, ottenuto facendo macerare nel sale gli intestini dei pesci e le altre parti che sarebbero da buttare via”. Insomma, per la serie non si buttava via nulla,  questa salsa veniva di fatto ottenuta dall’autodigestione di questi resti di pesce tramite il preziosissimo sale marino che la preservava dalla formazione di batteri. 

Il rapporto archeologico del ritrovamento, presentato nel gennaio del 2017 presso il Centro Culturale MISERICORDIA dagli archeologi Sebastià Munar e Javier Rodriguez Pandozi, membri dell’Istituto Baleari degli Studi di archeologia marina, è stato descritto come ” il relitto meglio conservato delle Isole Baleari e, molto probabilmente, uno dei meglio conservati del Mediterraneo occidentale “. Il carico della nave si trova ancora nella sua posizione originale e presumibilmente sotto di esso sono conservati i resti in legno della barca. C’è ancora molto da scoprire e l’analisi del legno potrebbe rivelare esattamente da dove proveniva la nave.

La nave è stata battezzata con il nome di Cabrera XIV, numero che fa riferimento ai numerosi relitti rinvenuti a Cabrera. Infatti non è la prima volta che quelle acque restituiscono testimonianze del passato e molte navi naufragate nel periodo classico sono state ritrovate dagli anni sessanta nelle acque del Parco Nazionale Marino di Cabrera. Questo dà un’idea dell’importanza di questa zona di studio archeologica che potrebbe restituire nuove sorprese.

Come fu trovato?
I pescatori locali, alla ricerca di nuove zone di pesca, furono i primi a scoprire l’esistenza dell’antico relitto dai frammenti di anfore rinvenute nelle loro reti vicino a Cabrera, a sud dell’isola di Maiorca. In risposta alle segnalazioni fu inviata una spedizione scientifica, equipaggiata con un robot subacqueo per esplorare il fondale per comprendere se effettivamente vi si trovasse un relitto o fossero solo parte di un carico perduto durante una tempesta. Arrivati in zona la ricerca diede presto risultati ed apparvero i primi resti alle telecamere del ROV. Considerando le profondità in gioco, il dipartimento di archeologia del Consell de Mallorca ha incaricato due subacquei professionisti, guidati da tre archeologi dell’Istituto delle Baleari di archeologia marina (IBEAM), per effettuare le impegnative e non facili immersioni sui resti del relitto a causa della profondità in cui si trovavano i resti. Sono state realizzate oltre 2.000 foto che hanno permesso di realizzare una mappa del relitto a grandezza naturale, rendendo possibile un’analisi dello stesso nei suoi dettagli. Le sorprese non sono finite e la ricerca continua.

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2 commenti

  1. 23/05/2019    

    Che meraviglia poter osservare siti storicamente e culturalmente cosi importanti ancora integri, soprattutto a profondità non eccessivamente elevate.
    Complimenti per questo e tutti gli articoli.

    • 25/05/2019    

      Grazie per il graditissimo apprezzamento

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