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Le battaglie dei convogli – il problema delle scorte di Gianluca Bertozzi

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: convogli, II guerra mondiale, scorte, Regia Marina, Royal Navy

 

Se l’insufficienza sia numerica sia per le caratteristiche del naviglio mercantile rappresentava uno dei due fattori condizionanti la formazione dei convogli, l’altro fattore era rappresentato dalla disponibilità di naviglio da guerra per scortarlo.

cacciatorpediniere Pegaso

Quando l’Italia entrò in guerra, nella Regia Marina italiana non esistevano unità concepite espressamente per la scorta della navigazione mercantile, esclusione fatta per le quattro torpediniere di scorta della classe Pegaso ed il prototipo del primo cacciasommergibili Albatros.  Di fatto, quando si rese necessario formare gruppi omogenei per la scorta dei convogli (soprattutto per la scorta dei convogli veloci per il trasporto truppe), si dovette fare ricorso prima a cacciatorpediniere non più idonei al servizio di Squadra come i “Sella”, i “Turbine”, i “Freccia”, i “Navigatori”, e in seguito alle unità più moderne con pesanti ricadute sull’operatività delle unità maggiori.

il cacciatorpediniere Albatros, prima unità della Regia Marina progettata e costruita per impiego contro i sommergibili sarebbe dovuta essere il prototipo per una classe di 25 unità, ma la sua mediocre riuscita fece sì che rimanesse un’unità singola assegnata ai servizi di scorta (foto g.c. Mauro Millefiorini)

Tutte le unità navali erano però caratterizzate da uno scarso armamento antiaereo e antisommergibile che sarebbe stato gradualmente sostituito e migliorato. La scorta degli altri convogli e la caccia vera e propria alle unità subacquee nemiche era stata affidata alle torpediniere che però non erano particolarmente adatte al compito assegnato per autonomia, qualità nautiche e manovrabilità, essendo nate per l’attacco silurante notturno.

Durante la guerra le unità sottili, oltre alle esigenze dei servizi di scorta e della lotta antisommergibile, furono adibite ad altri fondamentali servizi quali il dragaggio veloce, la posa delle mine, la scorta alle unità da guerra maggiori.

Cacciatorpediniere Quintino Sella – foto G. Parodi


Dato lo spettro di compiti esse furono sempre numericamente insufficienti; al 10 giugno 1940 erano infatti in servizio 59 cacciatorpediniere e 63 torpediniere. Considerando, ad esempio, che solo la scorta delle unità maggiori di squadra avrebbe richiesto in continuità circa 30-35 cacciatorpediniere tra i più moderni, si comprende chiaramente il lavoro cui le nostre unità leggere furono sottoposte e le ricadute che il loro scarso numero aveva sia sul servizio di squadra sia quello di scorta convogli che si sottraevano le unità disponibili.

In totale, fino all’8 settembre, per eventi bellici si persero 44 cacciatorpediniere e 41 torpediniere; di questi 15 caccia e 10 torpediniere furono affondati mentre erano impegnati nella scorta diretta di convogli naviganti sulle rotte libiche.

Questo impose di tentare realizzare un programma centrato sulle unità sottili e di scorta. Ne conseguì l’impostazione di ventiquattro Cacciatorpedinieri classe Comandanti e sette classe Soldato, delle sedici torpediniere di scorta classe “Aliseo”, delle sessanta vedette antisommergibile (V.A.S.) e di un numero analogo di corvette della classe “Gabbiano”. Queste ultime si sarebbero dimostrate ottime unità.

Purtroppo pochissime furono le unità entrate in servizio prima dell’8 settembre 1943 (5 cacciatorpediniere, 16 torpediniere, 51 V.A.S. di due differenti tipi, 29 corvette).

Il servizio di scorta, a turno, finì con l’impegnare tutte le unità leggere italiane, senza che però mai la protezione potesse essere totalmente efficace e sicura. Questo perché, oltre ai limiti tecnologici e di progetto delle nostre navi scorta e alla mancanza di addestramento specifico per il combattimento notturno, la frequente necessità di lavori, resi sempre più frequenti dall’intensissimo impiego, condizionavano già ampiamente la disponibilità di navi di scorta.

 

Ma un altro fattore venne a pregiudicare le possibilità di impiego di queste unità, in maniera sempre più vincolante col procedere della guerra: lo stato delle riserve di nafta.

Nel 1942, ad esempio, l’Italia poté disporre di 1.500.000 tonnellate di prodotti petroliferi per tutte le sue necessità civili, belliche e industriali; la sola Marina, se avesse operato con una certa libertà e comunque solo sui livelli dei primi mesi di guerra, ne avrebbe consumate di più. Una volta esaurite le scorte, dunque, tutto l’impianto bellico italiano fu costretto a vivere alla giornata; per cui molte volte capitò che un convoglio venisse differito perché non era ancora possibile fornirlo di unità di scorta; e questa impossibilità fu spesso condizionata proprio da mancanza di nafta.

Il problema di dotare i convogli di una loro forza di protezione autonoma fu dunque sempre uno dei più spinosi, anche se le scorte ebbero funzionalità pratica e non solo di deterrente (come dimostra la quarantina di sommergibili affondati dalle unità italiane e il fatto che in certi periodi della battaglia dei convogli, la scorta riusciva in certi casi ad abbattere più del 50% degli aerei attaccanti) infatti va tenuto presente che unità diverse riunite per l’occasione non rappresentano una forza di scorta efficiente; essa lo è solo se le unità sono omogenee come tipo e caratteristiche e sono addestrate ad operare insieme.

cacciatorpediniere Legionario, 1942

Ben presto, con il procedere della guerra e causa le perdite e l’indisponibilità per motivi diversi di certe navi, non fu più possibile ottenere ciò e, passando sopra ad ogni considerazione di omogeneità di tipo e di inquadramento, le scorte convogli dovettero essere formate con le unità immediatamente disponibili.

fine parte III

Gianluca Bertozzi

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