If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

La guerra dei convogli di Gianluca Bertozzi parte I

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: battaglia dei convogli 

 

Iniziamo oggi la pubblicazione di un interessante scritto di Gianluca Bertozzi su queste pagine di storia,  forse poco conosciute che videro protagonisti tanti italiani su quella rotta italo africana, vitale per le sorti della guerra. Essendo molto articolata, questa approfondita ricerca è stato suddivisa in più parti che usciranno tutte nel mese di maggio 2019 sempre su OCEAN4FUTURE. Buona lettura.

 

Le “Battaglie dei Convogli” nel Mar Mediterraneo non vanno descritte limitandosi alle attività della sola Regia Marina e al tragitto via mare dei rifornimenti. E’ necessario ampliare tale analisi in un’ottica interforze e di coalizione considerando anche l’apporto tedesco. Pur in carenza di una specifica organizzazione interforze Scorte, difesa antiaerea dei porti, afflusso, carico e scarico dei materiali nei porti ecc., avevano coinvolto tutte e tre le Forze Armate. Il Regio Esercito, per esempio, era coinvolto sia negli Uffici Imbarchi e Sbarchi sia nelle Commissioni Allestimento e Imbarco presenti nei principali porti, con sovrapposizioni di poteri con la Regia Marina ed era responsabile dell’afflusso ai porti di imbarco dei materiale e del loro deflusso dai porti di sbarco.

Il ruolo fondamentale del potere aereo rese le “Battaglie dei Convogli” una questione aeronavale e non solo navale. Ne va taciuto l’importanza degli aerotrasporti che avevano rappresentato, specie durante la campagna di Tunisia, un’alternativa indispensabile al trasporto degli uomini e di parte dei materiali più preziosi. In trentacinque mesi di guerra erano giunti in Africa settentrionale via mare circa 261.000 uomini e circa 2.200.000 tonnellate di materiali, per via aerea invece erano stati trasportati 240.000 uomini e 20.000 tonnellate di materiali (oltre ai 40.000 uomini e alle 14.000 tonnellate di materiali dei Transportgruppen tedeschi).

Dal 1923 al 1936 la pianificazione di guerra della Regia Marina si concentrò nella pianificazione di un conflitto contro la Francia e qualche paese balcanico, individuati nella Iugoslavia e/o la Grecia. L’obiettivo principale dato alle FF.NN. era la ricerca del grosso navale avversario da ingaggiare in grandi battaglie per tentarne la distruzione. La guerra al traffico, non trascurata, più che sull’offesa al traffico avversario, era concepita come difesa del proprio perché si riteneva che la Francia avrebbe spostato sui terminali atlantici il proprio traffico mercantile. L’Italia avrebbe quindi potuto mantenere aperte linee di comunicazione attraverso il Canale di Suez, lo Stretto di Gibilterra e i Dardanelli sia con mezzi nazionali scortati sia con altri protetti da bandiera neutrale. Non si riteneva probabile un blocco delle linee di comunicazione, considerate le condizioni di relatività e di equilibrio tra le due flotte.

Data questa ipotesi di conflitto come la più realistica, era contemporaneamente ritenuta irreale l’ipotesi di una guerra contro una coalizione anglofrancese. Nel caso di una coalizione anglo-francese, era addirittura escluso che la Marina italiana fosse nelle condizioni di poter mantenere un qualche collegamento con la Libia o qualche linea di traffico.

Anche col mutamento del quadro strategico dopo il 1938, al di là di tutte le predisposizioni operative, si riconosceva che nel caso ipotizzato di un conflitto tra l’Italia e la Germania alleate contro una coalizione composta da Gran Bretagna, Francia, e altri paesi prevedibilmente ostili, le comunicazioni marittime sarebbero divenute problematiche e molto difficili da mantenere e solo col potenziamento del nucleo pesante della flotta si sarebbe potuto sperare di conseguire una relatività di forze tale da poter riaprire qualche linea di traffico.

Regia Nave Vittorio Veneto a Taranto

Nel 1940 si era ancora lontani da questo obiettivo ma, considerato l’andamento della guerra, con la rapida eliminazione iniziale della Francia, la situazione era migliore di quanto previsto. Al momento dell’entrata in guerra Italia ed Inghilterra non avevano frontiere metropolitane comuni; la rispettiva posizione geografica nel 1940 escludeva anche la possibilità una guerra aerea significativa, dati i mezzi esistenti. Anche se i bombardieri inglesi bombardarono Torino già la notte tra l’ 11 e il 12 giugno, queste furono, e non poteva essere diversamente, azioni dimostrative.

Le due nazioni avevano però due frontiere in comune nelle loro colonie; una in Africa Orientale, tra Kenia, Sudan, Somalia Britannica ed Etiopia ed una, ben più importante, in Africa Settentrionale tra la Libia e l’Egitto.

la guerra dei convogli

Strategicamente più che l’Egitto nella sua totalità, il punto focale era il Canale di Suez. Esso rappresentava il passaggio obbligato della rotta più breve per l’Estremo Oriente: rotta che passava per tutto il Mediterraneo, di cui gli inglesi tenevano i bastioni estremi (Alessandria e Gibilterra) oltre ai punti d’appoggio intermedi costituiti da Malta e Cipro. Questa rotta rapida per l’Oriente rappresentava, nel 1940, un elemento fondamentale nel quadro del potere marittimo inglese; essa permetteva di controllare due zone oceaniche lontanissime tra di loro, permettendo il rapido trasferimento delle non esuberanti forze britanniche tra i due scacchieri. L’entrata in guerra dell’Italia spezzò questa rotta, rendendo molto più difficile la situazione britannica e molto più vulnerabili le posizioni in Estremo Oriente, risvegliando l’aggressività giapponese.

La lotta terrestre quindi si trasferì sui fronti africani e soprattutto su quello libico-egiziano, di gran lunga il più importante date le potenzialmente enormi conseguenze che avrebbe potuto avere la caduta della zona del Canale nelle mani dell’Asse.

Trattandosi di fronti oltremare, distaccati dai centri produttivi, la loro alimentazione dipendeva delle linee di rifornimento marittime. Di conseguenza la guerra navale si concentrò sulle acque del Mediterraneo.
Tra la situazione italiana e quella inglese si profilò quindi subito una sostanziale differenza, portata da fattori geografici; per cui mentre le linee di navigazione italiane dovevano necessariamente passare attraverso il Mediterraneo centrale (anche se c’era Malta) quelle britanniche non erano costrette ad attraversare zone sottoposte ad una potenziale minaccia aereonavale italiana. E questo perché si poteva accedere all’Egitto attraverso due entrate: attraverso il Mediterraneo e attraverso il Mar Rosso, dopo la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza.

il flusso mercantile dagli Stati Uniti verso il Nord Africa passava dalla rotta del Capo

Malgrado quest’ultima fosse tre volte più lunga, era molto più sicura per l’impotenza delle scarse forze navali italiane in Mar Rosso, presto eliminate dalla caduta dell’AOI. Detto ciò per tutta la durata della campagna di Libia, i rifornimenti per l’8a Armata arrivarono sempre per la rotta del Capo (con un’unica eccezione) nonostante la lunghezza di tale rotta e il pericolo degli U-boote in Atlantico.

Il tema centrale per la Royal Navy fu l’interruzione del traffico italiano diretto in Libia o quantomeno quando apparve chiaro che per la prima volta dalle guerre napoleoniche, non si poteva imporre un blocco navale all’avversario, sottoporlo ad un sufficiente attrito, compatibilmente con i mezzi disponibili. Inoltre, in non molti casi per la verità, effettuare la protezione delle proprie operazioni di rifornimento di Malta; in tutto 26 operazioni fino alla primavera del 1943 (compresi i passaggi di navi isolate, i convogli da e per Malta furono non più di 14) non rilevano i convogli per la Grecia e Creta trattandosi di un esigenza durata pochi mesi. La Regia Marina italiana invece si dovette concentrare sulla protezione continuativa del traffico con la Libia, compito ben presto rivelatosi durissimo sia per il non essere quasi mai stato considerato prima della guerra, sia per il gap tecnologico esistente tra i mezzi tecnici italiani e quelli inglesi; e questo compito, sempre più impellente e preoccupante, finì con l’assorbire tutti gli sforzi e tutta l’attenzione della Regia marina italiana.

fine parte I

Gianluca Bertozzi

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

FONTI
Battaglia dei trasporti marittimi nella campagna di Libia di Alfredo Marchelli
La Battaglia dei Convogli di Enrico Paradies
La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943 di Giorgio Giorgerini

print

(Visited 163 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 37 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

12 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
marine militari
Marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share