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Maui e Rata, pionieri alla scoperta di un nuovo mondo o antichi discendenti di una civiltà scomparsa?

ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO: III SECOLO a.C.  ?
AREA: OCEANO PACIFICO e INDIANO
parole chiave: Maui, Rata, Eratostene, Barry Fell

Buongiorno. Abbiamo letto in un precedente articolo la storia di Maui e Rata, due mitici navigatori del III secolo avanti Cristo che tentarono la circumnavigazione del globo, basandosi sulle teorie di Eratostene. Una storia interessante che può suscitare certamente dei dubbi ma apre interessanti teorie che vanno oltre i confini della storia conosciuta.

Ma andiamo per ordine
Secondo alcuni analisti, la spedizione viaggiò verso Oriente, effettuando numerose tappe di rifornimento nelle terre che scoprirono attraversando mari sconosciuti. Sembrerebbe che la flotta di sei navi attraversò l’oceano Indiano ed il Pacifico, sino a raggiungere la costa delle Americhe alla ricerca di un passaggio verso Oriente. Arrivati sulle coste americane, non trovando un passaggio verso Oriente, decisero di ritornare indietro verso ovest, incontrando l’isola di Pasqua.

Interessante il fatto che le leggende locali parlano dell’arrivo di un popolo che costruì i Moai (Maui?). Altrettanto fatto curioso che nella attuale Nuova Zelanda si svilupparono i Maori (anch’esso un nome che richiama Maui). Forse alla fine i sopravvissuti raggiunsero l’Australia e vi si stabilirono. Sull’isola di Pitcairn fu infatti trovata un’altra possibile iscrizione che potrebbe essere stata lasciata da membri della spedizione di Rata e Maui.

Fantasia o realtà?
Gli archeologi a favore di Barry Fell hanno riscontrato numerose testimonianze dipinte o incise in alcune località che potrebbero testimoniare il loro passaggio nelle Grotte dei Navigatori, situate presso Sosorra, in Irian Jaya e in alcuni graffiti ritrovati nell’isola di Wamera (Wamerei), in prossimità della costa occidentale della Nuova Guinea. Dobbiamo immaginare che all’epoca le spedizioni non erano limitate agli esploratori ma erano supportate dai coloni che avevano il compito di creare delle basi logistiche dove seminare in modo da poter utilizzare i prodotti del suolo per la sopravvivenza della colonia. Mescolandosi con i locali (probabilmente visti come degli dei) essi dovrebbero aver lasciato tracce della propria cultura (linguistica e materiale) ma anche una traccia genetica. Un quesito per i genetisti. 

Prove del tentativo di circumnavigazione dei navigatori libici sarebbero il ritrovamento in Australia ed in Cile di iscrizioni databili ad un periodo anteriore alla nascita di Cristo, con grafi simili a quelli usati dalle popolazioni libico-berbere. Stranamente nella tradizione orale polinesiana la divinità del sole era chiamata Ra, come in Egitto. Per l’argomento segnalo l’interessante saggio di Alberto Recchi sulla spedizione di Maui e Rata, sulla vita di Barry Fell, lo straordinario linguista che tradusse le epigrafe ritrovate in varie parti del Pacifico e su alcune ipotesi su quella spedizione. Dal saggio, a cui vi rimando, sono state estratte molte informazioni interessanti. 

Barry Fell

Barry Fell, un folle o un visionario?
Sin dalla sua giovane età, Barry Fell iniziò a studiare avidamente moltissime lingue tra cui il latino, il greco antico, il sanscrito, ma anche i geroglifici egizi, le lingue polinesiane ed oltre una dozzina di lingue africane, asiatiche e americane. Da biologo, cominciò ad interessarsi alla diffusione delle razze umane iniziando dalle migrazioni delle specie marine e cercando di collegare quelle umane attraverso lo studio della diffusione delle lingue. I suoi interessi per l’interpretazione delle iscrizioni antiche lo pose come il maggior linguista del ventesimo secolo attirandosi però numerose critiche da parte degli archeologi e dei seguaci delle scienze ufficiali. Insegnando ad Harvard, approfittò delle importanti risorse che la biblioteca offriva sulle lingue ignote e sui loro sistemi di scrittura. Uno dei molti misteri che lo avevano affascinato era legato alle strane iscrizioni presenti nelle isole della Polinesia, dalle Hawaii alla Nuova Zelanda.

Al principio degli anni Settanta, Barry Fell pubblicò una decifrazione di alcune iscrizioni trovate nelle isole del Pacifico e nell’Irian Jaya, nella metà occidentale della Nuova Guinea appartenente all’Indonesia.

Fell ipotizzò che queste iscrizioni fossero scritte in un dialetto nord africano, bergero-libico, usato nelle zone occidentale dei domini dell’antico Egitto, la Cirenaica. Ma non solo … e che da tale dialetto fosse derivata la lingua maori parlata dagli isolani della Polinesia. La più antica delle iscrizioni, ritrovata nelle Grotte dei Navigatori, fu da lui datata al 232 a.C., l’epoca in cui Maui e Rata navigarono in quegli oceani.

Negli anni Settanta alcuni gruppi di ricerca etnografica vicini a Fell, sostennero che la lingua delle antiche iscrizioni trovate nelle isole del Pacifico fosse un misto di termini originari della Cirenaica e di termini delle lingue polinesiane (come la lingua malay). In esse si trovavano anche tracce dravidiche e di altre lingue della regione. Un’influenza linguistica che non poteva essere casuale e che apriva gli orizzonti della comunicazione commerciale marittima dell’età del bronzo. Barry Fell impiegò otto anni per dimostrare che quelle iscrizioni erano una forma scritta della lingua polinesiana. Questo possibile collegamento poteva inoltre spiegare come piante e animali avessero raggiunto la Polinesia dall’America occidentale e dall’Asia. Qualcuno li doveva aver portati e non poteva trattarsi di un tronco alla deriva. Analizzando le iscrizioni in lingua maori notò delle somiglianze con quel misto di greco e di egiziano parlato nel Nord Africa da quegli abili pescatori libici, che i Greci chiamavano Mauri, dopo che Alessandro Magno aveva conquistato l’Egitto. Queste iscrizioni presentavano caratteri alfabetici, senza vocali, che se sostituite con le corrispondenti dell’antico Egizio potevano dare loro un senso alle parole.

Ovviamente le teorie di Fell misero in crisi le teorie tradizionali, creando ipotetiche connessioni commerciali nell’età del bronzo molto più vaste di quanto immaginato. Quando si diffuse la teoria di Fell sul viaggio di Maui sino alla terra dei Maori, il ricercatore ricevette copie delle iscrizioni che si trovavano nelle Grotte dei Navigatori nella Baia McCluer, Irian Jaya. Le iscrizioni rupestri erano state scoperte negli anni 1937-1938 dalla spedizione di Josef Rder, dell’Istituto Frobenius dell’Università di Francoforte. In queste grotte si ritrovano disegni raffiguranti navi e attrezzature da pesca, soggetti astronomici, grafici di navigazione, e calcoli tracciati con carbone ed ocre colorate. Tra i tanti disegni Fell ne identificò uno che interpretò come una descrizione dell’esperimento di Eratostene per dimostrare che il mondo era rotondo.

L’autore del grafito si identificava come Maui e si definiva astronomo e navigatore di una flotta di sei navi, comandata da Rata, salpata dall’Egitto verso il 232 a.C., sotto il regno di Tolomeo III, con la missione di circumnavigare il globo. A riprova della data in esso veniva registrata un’eclissi solare ed il passaggio dii una cometa, eventi occorsi nel quindicesimo anno di regno del Faraone confermando il periodo in cui Rata e Maui solcarono gli oceani.
Ma non era finita. Il 13 novembre 1974 il geografo George F. Carter Sr., professore della Texas A&M University, segnalò a Fell alcune antiche iscrizioni ritrovate in insediamenti paleolitici in America. In particolare, vi era un’iscrizione che era stata trascritta nel 1885 da Karl Stolp e ritrovata in una grotta presso Santiago del Cile.

 

Ecco la traduzione proposta da Barry Fell:

Limite meridionale della costa raggiunto da Maui. Questa regione è il limite meridionale della terra montuosa che il comandante rivendica, per iscritto, in questo territorio. Egli ha condotto la flotta verso sud sino a questo limite. Queste terre il navigatore rivendica al Re (d’Egitto) ed alla sua Regina e al loro nobile figlio, per un’estensione di 4.000 miglia, ripida e ricca di montagne, che si levano alte  16 anno di regno”.

I caratteri usati nell’iscrizione risultarono molto simili a quelli dell’antico dialetto libico cirenaico. Interessante fu il ritrovamento nella grotta di alcuni scheletri di antichi Maori che fecero ipotizzare a Fell che essi fossero in grado di leggere le iscrizioni e parlare un dialetto simile alla lingua dell’antico Egitto.

Ipotesi decisamente interessanti che ci pongono una domanda intrigante
Qualora fossero state scritte dagli antichi navigatori, perché non usarono i geroglifici nei loro scritti epigrafici? Forse essi erano diretti agli altri coloni che seguivano la spedizione? In quel caso, si potrebbe ipotizzare che gli antichi esploratori utilizzarono il loro dialetto sulle epigrafi per un uso interno e non esterno? Questo aprirebbe anche un’altra ipotesi, forse ancora più affascinante ovvero se queste iscrizioni fossero in realtà molto più antiche.

Quei caratteri, ricollegabili a quel dialetto libico, potrebbero essere reminiscenze linguistiche a livello globale di una più antica civiltà?
Un grande impero marinaro, collocabile nel periodo in cui la leggendaria Atlantide era signora dei mari. In quel caso, Eratostene potrebbe aver avuto accesso a documenti antichi per sviluppare le sue teorie. Per cui la spedizione di Maui e Rata fu solo avvantaggiata ritrovando in quelle terre sconosciute popoli con origini comuni, discendenti da quel mitico regno scomparso.

Ipotesi affascinanti che dimostrano quanto poco sappiamo della storia passata.

 

Bibliografia
– J. BENDWICK – M. LAVIN, Mathematics illustrated Dictionary, New York, McGraw-Hill Book Co., 1965.
– A. ARECCHI, http://www.liutprand.it/Eratostene.pdf 
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– M. MAZEL HECHT, Eratosthenes Instruments guided Mauis 3rd Cent. Voyage, in 21st Century, spring 1999.
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