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Rata e Maui, un viaggio ai confini del mondo

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO: III SECOLO a.C.
AREA: OCEANO INDIANO E PACIFICO
parole chiave: Maui, Rata, Eratostene, esplorazione degli oceani

 

Esistono storie che narrano di spedizioni negli oceani in tempi antichi. Forse una delle più affascinanti fu raccontata da Eratostene di Cirene matematico, astronomo, geografo e molto di più del III secolo avanti Cristo.

Sebbene fosse uno degli intellettuali più versatili della sua epoca, terzo bibliotecario della grande Biblioteca di Alessandria e precettore di Tolomeo IV Filopatore, ebbe anche lui i suoi denigratori che arrivarono a soprannominarlo Beta ovvero il secondo, in quanto non primeggiava in nessuna delle scienze in cui si applicava. Eppure a questo grande scienziato dobbiamo il fatto che misurò per primo e, con ottima approssimazione, le dimensioni della Terra. Misurò l’inclinazione dell’eclittica, effettuata con un errore di soli 7′, e compilò un catalogo di 675 stelle purtroppo oggi andato perduto. Si dice che intorno al 255 a.C. inventò la sfera armillare, uno strumento per rappresentare la sfera celeste ed il moto delle stelle maggiori intorno alla Terra. Strabone riporta che Eratostene si occupò delle maree, studiandone il ciclo legato alle fasi della Luna ipotizzò che potesse influire  sulle correnti negli stretti.
Ad Eratostene va sicuramente attribuito il termine geografia con il significato di descrizione della Terra, e l’applicazione delle coordinate sferiche necessarie per definire la latitudine e la longitudine di un punto sulla sfera terrestre.  Non ultimo Eratostene compilò una mappa dell’Egitto che descriveva il percorso del fiume Nilo dal suo delta fino a Khartoum, ed una carta dell’intero mondo conosciuto, dalle Isole Britanniche fino a Ceylon e dal Mar Caspio fino all’Etiopia. Voglio sottolineare che questo avvenne nel II secolo a.C.

Tra le tante scoperte dei suoi studi la misura del meridiano terrestre fu certamente il risultato più eclatante, stimato in una lunghezza di 252.000 stadi, con un errore valutato tra il -2,4% e il +0,8% rispetto al valore corretto. Sebbene il suo processo deduttivo è andato perduto, fu ritrovato un suo breve resoconto divulgativo scritto da Cleomede.

Vediamolo in breve
Eratostene prese in considerazione due città, Alessandria e Siene, l’odierna Assuan, distanti tra di loro cinquemila stadi egizi.

Eratostene ipotizzò che Siene fosse esattamente sul Tropico del Cancro. A mezzogiorno del solstizio d’estate (intorno al 21 giugno nell’emisfero settentrionale) il sole si sarebbe trovato allo zenit, con i raggi del sole perfettamente verticali. Misurando nello stesso tempo l’angolo di incidenza dei raggi solari ad Alessandria, è possibile ottenere  in maniera geometrica l’angolo con il vertice al centro della Terra contenuto tra le semirette che congiungono le due città. 

Il suo valore era di 1/50 di angolo giro, di conseguenza la misura dell’intera circonferenza terrestre era di 250 mila stadi egizi (ottenuta da 50 per la distanza tra Siene e Alessandria). Essendo uno  stadio egizi egizio circa 157.5 metri si ottiene un valore di  39375 km, con un’errore di circa 1.4% rispetto al reale. Una scoperta eccezionale che solo secoli dopo sarebbe stata compresa perfettamente.

Ma sembrerebbe che la sua scoperta non rimase solo uno sforzo accademico.

Raccontiamo ora la storia di una navigazione ai confini del mondo.
La nostra storia inizia nel 232 a.C. quando Rata ed il navigatore Maui, due esploratori cirenei, partirono dall’Egitto con una flotta di sei navi per circumnavigare la Terra forse per verificare le teorie di Eratostene.
Uno degli strumenti di navigazione che portarono con sé era un misuratore angolare chiamato Tanawa, usato per determinare l’altezza degli astri rispetto all’orizzonte. Uno strumento che si  ipotizza fu concepito per misurare l’altezza delle stelle in tre serie di coordinate: orizzontale, equatoriale ed eclittica. Lo strumento  si ritrova con il nome di torquetum o torqueto ai tempi di Colombo e veniva ancora citato nel XVII secolo.

Il viaggio
Secondo alcuni studiosi, la spedizione viaggiò verso Oriente, effettuando numerose tappe attraverso l’Oceano Indiano e Pacifico. La spedizione raggiunse la costa delle Americhe che furono esplorate da nord a sud, per circa 7000 chilometri, probabilmente dalla Baja California (alla latitudine del Tropico del Cancro) sino alle coste attuali del Cile (33° Sud), alla ricerca di un possibile passaggio verso Oriente.

 

 

Fantasia o realtà?
Al di là dei racconti, alcuni archeologi ritengono di aver ritrovato numerose testimonianze dipinte o incise in alcune località del Pacifico. Testimonianze del loro passaggio sarebbero state trovate nelle Grotte dei Navigatori, nella baia di McCluer, presso Sosora, in Irian Jaya (Nuova Guinea occidentale) e in alcuni graffiti ritrovati nell’isola di Wamera (Wamerei), sempre in prossimità della costa sud-occidentale della Nuova Guinea.

Questi grafi raffigurerebbero delle primitive mappe celesti con la rappresentazione di uno strumento (identificato come il tanawa) che potrebbe essere stato usato per stimare la longitudine. Sembrerebbe quindi che i due navigatori abbiano voluto lasciare una traccia della loro spedizione per le spedizioni successive e per rivendicare il possesso di quelle terre per l’Egitto. In seguito la spedizione, non trovando un passaggio verso oriente, probabilmente decise di ritornare verso ovest, incontrando nella traversata l’isola di Pasqua.

Interessante il fatto che le leggende locali parlano dell’arrivo di un popolo che costruì i Moai (Maui?). Altrettanto curioso il fatto che nella attuale Nuova Zelanda, si svilupparono i Maori (anch’esso un nome che richiama Maui) e, in particolare l’uso di tatuaggi sul volto e sul corpo simili a quelli dei membri della spedizione.

Stranamente nella tradizione orale polinesiana la divinità del sole era chiamata Ra, come in Egitto e nelle regioni limitrofe come la Cirenaica. Questo andrebbe a sconvolgere la teoria che Rapa Nui (grande isola) fu colonizzata intorno al IX secolo dopo Cristo da popoli polinesiani. 

Forse i sopravvissuti raggiunsero l’Australia e vi si stabilirono. In particolare, sull’isola di Pitcairn, fu trovata un’altra possibile iscrizione che potrebbe essere stata lasciata da membri della spedizione di Rata e Maui.

Dobbiamo immaginare che all’epoca le spedizioni non erano limitate agli esploratori ma erano supportate dai coloni che avevano il compito di creare delle basi logistiche dove seminare in modo da poter vivere dei prodotti del suolo. Mescolandosi con i locali (che probabilmente li vedevano come degli dei) essi lasciarono tracce della propria cultura (linguistica e materiale) ma anche una traccia genetica. Curiose sono le similitudini nei grafi fra i popoli dell’area del Pacifico e quelli della Libia e del Cile. Similitudini linguistiche si ritrovarono anche tra la lingua Maya e quella giapponese, prove o di una mescolanza tra popoli molto distanti fra loro, che forse in tempi antichissimi avevano già instaurato attività commerciali, o di una discendenza comune. Una coincidenza? 

Vedremo in un prossimo articolo altre prove del tentativo di circumnavigazione di Rata e Maui ritrovate in Australia ed in Cile basate su strane iscrizioni databili ad un periodo anteriore alla nascita di Cristo, con grafi simili a quelli usati dalle popolazioni libico-berbere usati dai Cirenei della spedizione.

Bibliografia
http://www.larouchepub.com/eiw/public/1998/eirv25n46-19981120/eirv25n46-19981120_023-a_voyage_around_the_world_in_the.pdf
http://www.liutprand.it/Gallez.pdf
http://www.wikipedia.it

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