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I misteriosi popoli del mare di Andrea Mucedola

livello elementare 
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: V . II MILLENNIO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: popoli del mare

Nel 1190 a.C., nella tarda età del bronzo, avvenne la più antica battaglia navale raccontata dalle fonti storiche, tra il faraone Ramses II ed i popoli del mare. Di questi popoli abbiamo già parlato in altri articoli su Ocean4future, identificandoli, sempre secondo le fonti antiche, in un numero di diverse popolazioni. In realtà il nome collettivo popoli del mare gli fu assegnato dall’archeologo ed egittologo francese Gaston Maspero (1846-1916) che riunì in una sola entità varie tribù della penisola balcanica e delle isole del Mediterraneo che avevano in comune l’uso della pirateria in mare e in terra.

 

Le iscrizioni egizie ne nominarono alcune:

nome attribuito altro nome/probabile origine
Pulasti Filistei
Lukka Licia
Ekewesh o Akaiwasha Achei/Grecia
Danauna Danaans
 Shardana Sherdens/Sardegna
 Tursha o Tersh Tirreni o Etruschi/Lidia poi Italia centrale
 Shekelesh  Sicilia
 Tjeker e Alashiyaon  Cipro

Probabilmente ve ne erano molti altri che potremmo definire, forse meno gentilmente, come pirati. In comune provenivano da tutta la regione mediterranea e non erano dei veri e propri popoli ma gruppi di individui che si riunivano per saccheggiare le coste e le navi in mare, un metodo semplice di arricchirsi in un ambiente marittimo tutt’altro che primitivo.

Sin dalla fine delle glaciazioni, ovvero circa 5.000 anni fa, nell’età del bronzo, i popoli costieri erano già in grado di costruire navi in grado di navigare, anche se in maniera limitata, in alto mare. Le navi trasportavano merci in tutto il Mar Mediterraneo, navigando anche al di fuori, ad Est fino al Golfo Persico, la Mesopotamia e l’India, e verso Nord, oltre l’attuale stretto di Gibilterra,  costeggiando le coste Atlantiche fino alle isole Britanniche e il mare del Nord. Il commercio di legname, grano, vino, olio, miele, ambra, cuoio, avorio, rame, spezie, ma anche schiavi arricchì questi popoli e favorì la nascita delle civiltà. Nacquero così città e porti importanti in cui si concentrarono i  primi gruppi sociali.

entrata di navi nel porto di Thera (Santorini)  Wall painting (13th BCE)

Era il periodo in cui la civiltà minoica fioriva a Creta, grande isola del Mediterraneo, crocevia di commerci con l’Oriente, dove vennero costruiti meravigliosi palazzi come quello di Knossos. All’epoca le città non avevano fortificazioni e la vita era svolta attorno al palazzo reale, che non era semplicemente la residenza del sovrano, ma il centro della vita politica, economica e sociale.

nave minoica, ricostruzione ipotetica

I grandi magazzini del palazzo raccoglievano e distribuivano le derrate alimentari che venivano poi trasportate nei villaggi limitrofi grazie a strade, a volte pavimentate, che congiungevano i centri abitati con i porti. Un concetto moderno che si sviluppò presto in tutto il bacino Mediterraneo. Questi antichi popoli costruivano ponti per poter attraversare i fiumi e sapevano incanalare le acque per evitare gli allagamenti durante la stagione delle piogge. I canali erano progettati per assicurare le acque nei periodi di secca agli agricoltori e venivano mantenuti puliti da eventuali impedimenti. Il mondo mediterraneo orientale, già nel tredicesimo secolo a.C. aveva un sistema di strade a volte più efficiente di quello di certi secoli successivi.

Gli Achei, che svilupparono la cultura micenea, presero spunto dal modello minoico e costruirono splendidi palazzi a Micene e Tebe, centri del potere politico ma anche di grande cultura ed economia. Naturalmente chi deteneva il potere possedeva il monopolio sui commerci che veniva gestito da mercanti che scambiavano vasi raffinati, metalli preziosi, tessuti, avorio e ambra in una rete di distribuzione che copriva tutto il Mar Mediterraneo. Era un mondo decisamente libero ed estremamente vivace anche dal punto di vista culturale, oggi diremmo globalizzato. Ciononostante esistevano differenze economiche e sociali che andarono ad aumentare con l’affermazione dei popoli più potenti. Le tribù minori non sempre si integrarono e crebbero fenomeni di banditismo sia in terra che in mare. 

La potenza politica di maggiore importanza del periodo, gli Egizi; era nata lungo il Nilo, grazie al benessere economico derivato dai frutti della terra dell’area più fertile del mondo antico. Non a caso i loro sovrani, i faraoni, furono in grado di costruire monumenti colossali che sono sopravvissuti fino ai giorni d’oggi. Le piramidi di Gizeh, la Sfinge e i templi di Tebe, Karnak e Luxor sono memorie di quei periodi storici estremamente floridi in cui la ricchezza arrivava dal mare e dai fiumi. Non che non avessero dei nemici ma avevano il controllo del territorio per cui i tentativi di saccheggio venivano contrastati efficacemente. 

Nel XVII secolo a.C., il più antico popolo indo-europeo conosciuto, gli Ittiti, fondò un grande impero nell’Asia Minore. La loro capitale era Hattusa, vicino a Bogazkale, Turchia, a circa 145 km da Ankara da dove controllavano l’Anatolia, la Mesopotamia settentrionale, la Siria e la Palestina. Nella loro espansione arrivarono ad attraversare anche il mare e conquistare Cipro, favoriti dal fatto che il livello del Mediterraneo era minore ed era più facile attraversare il mare.

Parallelamente alla nascita di queste civiltà incominciarono a svilupparsi dei gruppi sociali che, ad una vita stanziale, preferirono mantenere una caratteristica di nomadismo dedicandosi a saccheggiare i villaggi e le navi mercantili. Erano i popoli del mare. Durante il regno di Arnuwanda III, intorno all’anno 1200 a.C., i popoli del mare invasero per la prima volta la terra degli Ittiti ma furono rigettati in mare. Ma quella vittoria non durò a lungo. Le invasioni dei popoli del mare causarono per secoli instabilità, paura e carestie, distruggendo i villaggi e minando la struttura degli Stati. I popoli che avevano creato società floride, dove la povertà era solo un ricordo, si ritrovarono impotenti a controbattere questa minaccia.

Quando gli Stati non furono più in grado di proteggere i propri cittadini, morì l’economia e diminuirono le risorse disponibili. Queste situazioni portarono a disordini, rivolte, sfide verso un’autorità non più in grado di assicurare la serenità del popolo. Le rotte mediterranee diventarono sempre più insicure. Per assurdo il sistema sociale teoricamente perfetto, in cui arte e scienza si erano sviluppate, dando a tutti l’illusione di un mondo ideale, attraverso un sistema assistenzialista fece crollare il sistema di valori abbandonando un popolo debole nelle mani di altri che miravano solo ad ottenere ricchezza e rispetto attraverso le conquiste.

Da dove venivano?
I popoli del mare provenivano forse da una casta di mercenari che all’occasione si prestavano al servizio di potenti sovrani. Avvenne a Micene, ma anche nei Balcani ed in Egitto. Una delle teorie vuole che i Popoli del Mare siano nati sulla terra, e più specificatamente – nei campi di battaglia. La fanteria mercenaria, composta da stranieri, assicurava il teatro, la logistica, le marce e gli accampamenti, forniva cibo e foraggio. Intorno all’anno 1200 a.C., quei mercenari, realizzarono che avrebbero potuto facilmente battere i loro talvolta rammolliti datori di lavoro.

Orde di mercenari, avidi di bottino, si rivoltarono contro i pochi soldati rimasti a difendere il potere costituito. Una volta rovesciati i loro governanti, le vecchie tattiche basate sui carri si dimostrarono insufficienti contro le masse di fanteria. La fanteria uccise i cavalli ed i cavalieri e prese il potere. La loro forza risiedeva nel fatto che non avevano un centro politico che potesse essere assediato e distrutto. Erano piccoli gruppi, solo di uomini, che colpivano nel cuore i sempre più deboli Stati. Molti di loro erano avvezzi al mare e avevano presto compreso che il saccheggio sulle rotte commerciali era più redditizio del commercio. Questo è ed è sempre stato vero, dall’età del bronzo fino ai giorni nostri. Pensiamo alle azioni dei pirati in Somalia e in West Africa. Questi fenomeni erano favoriti dalle migrazioni legate ai cambiamenti climatici che avvenivano anche a quell’epoca. Periodi di siccità favorivano lo spostamento verso aree più prospere, e il passaggio non era senza conseguenze. Molte delle popolazioni del mare si trasferirono da aree lontane verso i nuovi insediamenti ed incominciò il terrore.

Egitto
Nel 14° secolo a.C. il re di Alasiya chiese aiuto al faraone Echnaton nella lotta con i popoli del mare, che avevano saccheggiato alcuni porti a Cipro. Anche Ribbadi, re di Biblo si è lamentò dei misteriosi “invasori del nord”. Un secolo dopo, i pirati “dal mezzo del mare” invasero l’Egitto durante il regno di Ramses II che, nel 1224 a.C., ma vennero sconfitti nella battaglia di Buto lungo il delta del Nilo.

Ma il fenomeno non si fermò. I popoli del mare continuarono a ostacolare il commercio marittimo mediterraneo, catturando e saccheggiando tutte le navi che avvistavano. Verso il 1210 a.C. i popoli del mare interruppero le forniture alimentari dall’Egitto all’impero ittita in Anatolia, causando il blocco delle rotte di rifornimento, e l’esaurimento delle riserve. Per conseguenza, l’impero ittita, una delle grandi potenze dell’età del bronzo, si disintegrò in pochi decenni.

Alcune delle tribù che invasero come cavallette il grande Impero ittita, si spinsero poi verso la Siria e la Cananea, scontrandosi con gli Egizi. Alcune iscrizioni egizie riportano che nel 1208 a.C. l’esercito del faraone Merenptah, nella battaglia di Sais sul delta del Nilo occidentale, sconfisse una coalizione di libici e popoli del mare. Le iscrizioni egiziane nominano alcuni degli alleati libici chiamandoli: Sherden, Shekelesh, Ekwesh, Lukka e Teresh.

bronzetto nuragico … in ricordo delle navi dei Shardana?

I popoli del mare e le tribù libiche avevano attaccato il delta del Nilo da ovest e volevano catturare le città nel Faiyum. Dopo essere stati sconfitti, i guerrieri sopravvissuti al massacro furono arruolati con la forza nell’esercito egiziano ed assegnati come coloni nel Delta occidentale. Essi divennero presto una società parallela, con una struttura militare, basata sulla loro tradizione tribale aliena, estranea alla cultura egiziana. Tale tradizione sosteneva che “i parenti sostengono i loro parenti“. In linea con questo principio, altri membri della tribù e i loro simili li raggiunsero e si riversarono nel Delta.

Ramses III e la battaglia di Medinet Habu

Non c’è da stupirsi che tre anni dopo, nell’ottavo anno del regno di Ramses III, ovvero intorno al 1176 a.C., secondo le iscrizioni dei rilievi del suo Tempio funerario a Medinet Habu, sulla riva sinistra del Nilo, i popoli del mare, rinforzati da questa migrazione, attaccarono ancora una volta la terra dei faraoni.  Gli invasori arrivarono via terra e via mare. Venivano con famiglie e oggetti, carichi di navi, carrozze e animali da soma. Apparentemente, avevano tratto conclusioni dalla precedente sconfitta e volevano conquistare la terra egiziana per rimanerci per sempre. Ma anche l’Egitto era preparato per la guerra.

Le navi dei popoli del mare, esperti nella navigazione, sfondarono le linee della flotta del faraone e raggiunsero la costa egiziana. La battaglia decisiva fu però combattuta nel Delta. Gli invasori non trovarono resistenza e pensando che l’esercito egiziano fosse fuggito, si avventurarono nel groviglio dei canali stretti e poco profondi del Nilo, cadendo nella trappola del faraone.

dettaglio del pannello del Medinet Habu

Le migliori truppe egizie furono schierate nei punti strategici. La flotta bloccava gli estuari del Nilo (il Delta ha diversi estuari), mentre la fanteria e gli arcieri si nascosero tra le canne lungo le rive. All’improvviso, dai canneti emersero le navi egizie, leggere e perfette per navigare in quei canali. Esse spinsero le barche dei popoli del mare verso le rive dove gli arcieri li stavano aspettando. Una pioggia di frecce cadde sulle navi degli invasori. I popoli del mare furono sopraffatti, spinti sulle rive dove vennero trucidati. Si contarono oltre 12000 morti. Dopo quella battaglia la pace tornò nel regno di Ramses III ma solo per tre anni. Nell’undicesimo anno del suo regno una nuova coalizione di Libici e Popoli del Mare tentò nuovamente di attaccare l’Egitto ma ancora una volta furono sconfitti. I saccheggi nel Mediterraneo non si arrestarono e, intorno al 1200 a.C. altri popoli del mare razziarono le città portuali fenicie di Byblos e Ugarit, dove era nato il primo alfabeto, che assegnava un carattere a un suono.

Achei e Micenei: eroi o pirati
Prima che gli Achei distruggessero Troia, non avevano una bella fama notorietà possibile. Nel 13° secolo a.C. le tribù degli Achei erano note come briganti, saccheggiatori e stupratori provenienti dal mare. Nell’Iliade, Achille si vanta di aver razziato con le sue navi dodici città, mentre Odisseo, ammette di averne derubate solo nove.

 

 

L’invasione dei Popoli del Mare achei, questo miscuglio polietnico di guerrieri, trovò nell’epica di Omero un proprio elogio. Gli Achei presero Troia nel 1184 a.C., secondo i calcoli di Eratostene fatti nel II secolo a.C., ovvero in un’epoca in cui i popoli del mare razziavano le coste del Mediterraneo, per cui ne possono essere considerati a tutti gli effetti parte integrante. Dopotutto, Agamennone guidava quell’alleanza di tribù non su Troia ma su Ilion, chiamata dagli Ittiti Wilusa. Ma perché Troia? Non certo per la bella Elena. La città controllava i commerci della regione ed era una spina nel fianco per gli Achei e nessuno avrebbe potuto transitare senza il consenso dei Troiani. Anche prima della caduta di Troia, le cronache ittite parlavano di scontri con questi popoli chiamati Ahiya che razziavano i villaggi … insomma dei predoni. Prendere Troia non fu facile, anche se la città era reduce da un forte terremoto. Gli archeologi hanno stimato che la città di Priamo fosse abitata in quel tempo da un numero compreso tra 5 e 10 mila abitanti. Fu forse la guerra più documentata, anche se con gli occhi degli assedianti, dell’età del bronzo. Inutile dire che come sempre la storia viene scritta dai vincitori che stabiliscono i buoni ed i cattivi. 

Riflessione
Come vedete, il Mediterraneo fu sempre ponte di civiltà ma anche di conflitti sanguinosi. I cambiamenti climatici che si alternarono dopo la glaciazione favorirono la migrazione di popolazioni che non sempre furono in grado di integrarsi.

interessante osservare che periodi di siccità, ovvero con alte temperature, favorirono le migrazioni che non sempre furono pacifiche. Nel diagramma potete vedere il picco dell’età minoica , quello dell’epoca romana seguito da quello delle invasioni barbariche e dell’anno mille, prima della piccola glaciazione … il prossimo picco lo stiamo vivendo … saremo in grado di capire come comportarci? 

Quando furono presenti civiltà potenti regnò la stabilità e la prosperità nei loro confini. Quando il controllo delle rotte venne a mancare, a causa della debolezza dello Stato, ci fu una recrudescenza dei fenomeni criminali fino all’inevitabile collasso.

I popoli del mare, sotto un certo aspetto, non si sono mai estinti non essendo legati ad un’etnia ma ad un fenomeno sociale. Nei secoli seguenti abbiamo assistito a tanti fenomeni simili dove popoli cosiddetti civili colonizzarono altre aree del mondo, razziando, stuprando e riducendo in schiavitù le popolazioni locali. Fa parte della caratteristica della nostra specie; secoli di filosofie e religioni non sono bastati ad evitare questi scempi.

Oggi come 5 millenni fa, i popoli hanno un solo modo per sopravvivere, ovvero consolidare il proprio tessuto sociale basandosi su una cultura comune. Questo significa conoscere la propria identità specifica attraverso la comprensione delle proprie origini culturali, confessionali e linguistiche che può solo rafforzare il senso di appartenenza ad un’entità che si chiama il nostro Stato. Chi non crede nei valori dello Stato di appartenenza non può sentire il bisogno di difenderlo. E questo fu quello che accadde tante volte nella storia, quando civiltà prospere si avviarono velocemente alla loro fine distrutte dall’interno dall’indebolimento del loro tessuto sociale. Questo non significa che bisogna a priori rifiutare altre culture, la cui conoscenza può portare sempre un arricchimento. Arricchirsi culturalmente non deve però significare dare via la propria identità. E’ quello che accadde a tanti popoli  mediterranei, compresi i Romani, il cui tessuto sociale si indebolì a tal punto da cedere il potere ai nuovi padroni del mondo …

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