If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

La battaglia di Lissa

livello elementare 

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO -MARE ADRIATICO
parole chiave: Lissa, III guerra di Indipendenza italiana

 

Oggi parliamo di Lissa, una battaglia navale che passò alla storia, combattuta durante la terza guerra d’indipendenza italiana in Mare Adriatico. Era il 20 luglio 1866 e due flotte, la marina da Guerra dell’Impero austriaco e la Regia Marina del Regno d’Italia, si incontrarono. Fu la prima grande battaglia navale tra navi a vapore corazzate che si sfidarono a colpi di cannone e di rostro. Le flotte in gioco erano composte da navi di legno a vela e vapore e navi corazzate anch’esse a vele e vapore. La flotta italiana, costituita da 12 corazzate e 17 vascelli lignei, superava la flotta austriaca, composta da 7 navi corazzate e 11 in legno. Ma gli equipaggi erano praticamente composti solo da italiani.

 

 

Entrambe le marine mostravano un’impreparazione più o meno marcata sul piano tecnico, ma in quella italiana, oltre alle deficienze tecniche, vi erano gravissimi problemi di coesione tra i comandanti ed uno scarso addestramento degli equipaggi.

La Marina Militare austriaca era praticamente nata nel 1797 e già il nome era estremamente significativo: “Oesterreich-Venezianische Marine” ovvero Marina Austro Veneta Marina. Prima del 1797 non esisteva nemmeno una marina Austriaca ed era composta da ufficiali e marinai provenienti dalle terre della ex Repubblica di Venezia, che avevano ben recepite le sue millenarie tradizioni marinare, militari, culturali e storiche. La flotta Austriaca era composta quasi completamente da equipaggi provenienti dalle terre una volta soggette alla Repubblica di Venezia: dal Veneto, dal Friuli, dall’Istria, dalla Dalmazia, oltre che da Trieste e da Oltremare, e tutti gli Ufficiali avevano studiato presso il Collegio Navale di Venezia. La lingua d’uso era una sola, il Veneto e tale rimase fino al 1918, nonostante i successivi tentativi dell’ammiraglio Horty di introdurre la lingua austro-ungherese.

La Regia Marina italiana era anch’essa immatura, risultando un insieme di diverse marine peninsulari aggregatesi velocemente dopo le varie annessioni. Pesavano i contrasti interni, tra ufficiali ed equipaggi che provenivano di fatto da marine differenti, la Sarda, la Borbonica e quella Siciliana ed in minor misura dalla Marina Granducale di Toscana e dalla Marina Pontificia. Fra di essi non c’era cameratismo anche perché dopo l’unificazione erano stati privilegiati soprattutto gli ufficiali sardo-piemontesi, provocando il risentimento e la rivalità tra gli ufficiali. Non era solo un fattore di antiche rivalità che li divideva ma anche uno di natura pratica. L’addestramento degli equipaggi era tutt’altro che omogeneo; essi parlavano lingue diverse ed avevano grosse difficoltà ad operare fra di loro. 

La battaglia navale di Lissa
Il 20 luglio 1866 a Lissa, un’isola dalmata nell’Adriatico, si affrontarono la flotta italiana e la flotta austriaca. La guerra era stata dichiarata il 20 giugno ma solo 4 giorni dopo, il 24 luglio, l’esercito del nuovo regno italiano venne sconfitto a Custoza, nei pressi di Verona; una perdita che risultò forse più politica che militare perché il giovane regno d’Italia mostrò la sua immaturità di fronte agli altri Regni europei.

Alla vigilia della III guerra di Indipendenza

La sconfitta delle truppe italiane, numericamente superiori a fronte alle truppe austriache dell’arciduca Alberto d’Asburgo, duca di Teschen, mise in luce una debolezza organizzativa e militare che doveva essere riscattata. Fu così che fu deciso di giocare la carta della Regia Marina. Il Presidente del Consiglio Bettino Ricasoli, dopo la sconfitta, convocò immediatamente il ministro della Marina Agostino Depretis ed il comandante della flotta, l’ammiraglio Carlo Pellion di Persano.

La flotta al comando di Persano era composta da tre squadre da battaglia, superiori in numero e armamenti a quella austriaca. Una forza imponente ma che si rivelò tutt’altro che efficiente, afflitta da difetti tecnici di varia origine, ed immatura, dal punto di vista del comando e controllo, che era comandata da ufficiali diversamente addestrati e con equipaggi che non parlavano nemmeno lo stesso dialetto. In estrema sintesi, una flotta che doveva ancora omogenizzarsi prima di scendere in combattimento.

Il 25 giugno 1866, il giorno dopo la sconfitta di Custoza, Persano trasferì la flotta ad Ancona. Il 15 luglio il ministro della Marina Depretis si presentò ad Ancona con un piano di guerra: Persano doveva bombardare l’isola di Lissa, una piccola isola dalmata, per poi  occuparla.

Ma perché Lissa?
Per ragioni storiche. Lissa, conosciuta sin dall’antichità come base navale, era stata base navale della Repubblica di Venezia dal XI secolo fino alla sua “caduta”, il 12 maggio 1797, ad opera di Napoleone. Dopo la sua caduta era diventata una base navale dell’impero austro-ungarico, al comando del colonnello Urs de Margina.

Carlo Pellion di Persano (a sinistra)  e Wilhelm von Tegetthoff

Ricevuto l’ordine, Il 16 luglio 1797, l’ammiraglio Persano lasciò Ancona con la regia flotta italiana suddivisa in tre squadre, in attesa di unirsi alla corazzata Affondatore, una nave innovativa dotata di torri dei cannoni mobili e di uno sperone di otto metri di lunghezza per lo speronamento delle navi nemiche. L’attacco italiano prevedeva un bombardamento iniziale della base navale di Lissa seguito dallo sbarco dei fanti di marina.

 

Le operazioni iniziarono all’alba del 18 luglio. Le  unità navali italiane iniziarono il bombardamento ma si fermarono troppo presto, forse pensando di aver annichilito le difese nemiche o, forse, per una cattiva interpretazione degli ordini ricevuti. Dopo un primo tempestoso rapporto sulla nave ammiraglia, dove i Comandanti delle Squadre non trovarono con Persano una comune visione tattica,  il giorno seguente fu reiterato l’attacco alle fortificazioni austriache, non riuscendo ad ottenere ancora un risultato tangibile.

Verso sera arrivò finalmente la Regia corazzata Affondatore, una nave molto avveniristica per i suoi tempi avendo come armamento, invece di 20-30 cannoni disposti in batteria sulle fiancate, due soli cannoni da 254/30 mm, armi di notevole calibro per l’epoca, collocati in due torrette girevoli, una a prua l’altra a poppa.

L’Affondatore si riunì alla flotta con due pirofregate ed una corvetta di scorta con un contingente di fanti di marina necessario per lo sbarco. Gli Austriaci, avvisati dell’attacco a Lissa, non persero tempo e l’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff lasciò Pola per attaccare la flotta italiana. Von Tegetthoff comandava una forza navale composta da sette corazzate di ferro, più vecchie e meno veloci di quelle italiane ed armate con 178 cannoni a canna liscia, contro i 252 cannoni italiani per lo più a canna rigata.

Le fasi della battaglia.
Sebbene in inferiorità numerica, Tegethoff divide le sue forze in tre squadre, mantenendo il comando della prima sulla corazzata Ferdinand Max ed assegnando a due validi comandanti, il capitano di vascello Petz ed il capitano di fregata Eberle, le altre due squadre. Nella notte tra il 19 e il 20 luglio, Persano viene raggiunto dalla nave trasporto Piemonte con altri 500 uomini di fanteria di marina per completare la forza da sbarco. Al mattino del 20 luglio 1866 la Regia nave Esploratore avvista la flotta austriaca e Persano ordina di sospendere le operazioni di sbarco e di compattare le sue navi prima dell’arrivo della forza austroungarica che procede in triplice formazione a cuneo.

Persano divide le sue navi in tre gruppi: in testa, il Principe di Carignano, il Castelfidardo e l‘Ancona al comando del contrammiraglio Vacca; al centro il Re d’Italia, il Palestro e il San Martino ai suoi ordini; infine il Re di Portogallo, il Terribile, il Varese e il Maria Pia affidate al capitano di vascello Riboty.

Prima di mezzogiorno la battaglia incomincia con il primo colpo di cannone, sparato dal Principe di Carignano. Il primo gruppo delle navi austriache si incunea nel varco tra l’Ancona e il Re d’Italia. Nonostante il fuoco delle corazzate italiane sulle navi austriache, Tegetthoff punta verso la squadra italiana di Persano, con il grosso delle sue forze con l’intento di speronarle. Ma la tempestiva manovra delle unità italiane, che accostano e defilano di controbordo, consente di evitare la collisione, costringendo le navi austriache ad invertire la rotta per ritentare lo speronamento. Contemporaneamente, le navi di von Petz virano a dritta, continuando il fuoco contro le unità italiane e tentando di prendere contatto con la 2ª Squadra di Albini, che tuttavia resta inspiegabilmente a grande distanza.

 

Erzherzog Ferdinand Max

La Erzherzog Ferdinand Max piomba tra le navi di Persano, e von Tegetthoff si accorge che il Re d’Italia è fermo per un colpo che gli ha posto fuori uso il timone, troncando gli organi di collegamento con il ponte di comando. L’urto è tremendo e la Ferdinand Max la sperona in pieno al centro nave, sfasciandole la fiancata. Il timoniere della nave austriaca si chiama Vincenzo Vianello e verrà poi decorato con la Medaglia al coraggio in oro da Francesco Giuseppe.

Pirofregata Drache

Il Palestro, incendiato e non più in condizione di combattere, cerca di allontanarsi inseguita dalla Drache, ma l’unità austriaca viene fermata dall’Affondatore, che s’interpone tra le due navi, cercando di speronare la Drache e quindi obbligandola a rinunciare all’inseguimento. Dopo questo scontro la cannoniera italiana riesce a spezzare l’accerchiamento ma rimane isolata.

l’eroico comandante Faà di Bruno, comandante del Re di Italia

Nel frattempo il comandante dell’Ancona, capitano di vascello Piola-Caselli, abbandonato il gruppo navale dell’ammiraglio Vacca, si lancia nel pieno della battaglia, cercando di portare soccorso al Re d’Italia. Tenta anche di speronare Erzherzog Ferdinand Max, senza riuscirci. L’Ancona dirige quindi per raggiungere il Re di Portogallo, arrivando sul posto contemporaneamente al Varese ma, a causa del fumo che ormai avvolge la zona del combattimento, le due unità italiane entrano in collisione.

Scoppia il panico: Albini, ancora sotto costa, resta inattivo sul Maria Adelaide, senza sparare un solo colpo di cannone, il contrammiraglio Vacca decide allora di allontanarsi, mentre una cannonata austriaca centra il Palestro che sta tentando di correre in soccorso del Re d’Italia.

Re di Italia

Il colpo di cannone provoca un furioso incendio a bordo e l’ammiraglio Persano ordina al comandante del Palestro, Alfredo Cappellini, di abbandonare la nave ormai completamente in fiamme.

Alfredo Cappellini

Il comandante Alfredo Cappellini, alla cui memoria fu nominato il brigantino oggi interrato all’interno dell’Accademia navale di Livorno, ancora fiducioso nelle possibilità di salvataggio della sua unità, decide di restare a bordo per un disperato tentativo di rimorchio. Il cavo si spezza ed i successivi  tentativi di rimorchio non hanno successo; le fiamme hanno ormai raggiunto un deposito munizioni che esplode ed il Palestro è ormai danneggiato senza speranza. Nell’esplosione e nel successivo affondamento perde la vita il comandante Cappellini, 19 ufficiali e 193 tra sottufficiali e marinai che erano rimasti con lui nella speranza di salvare la nave. Un dramma. Nel frattempo il Kaiser dirige per speronare il Re di Portogallo comandata da Riboty. Il “Kaiser” partecipò come nave ammiraglia della 2ª Divisione, al comando del Linienschiffskapitän (capitano di vascello) Anton von Petz. Alle 10 del mattino il Kaiser aprì il fuoco, evitando l’attacco dell’ italiano “Affondatore”, riuscì a speronare alle 11:00 la corazzata italiana Re di Portogallo, subendo però danni alla prua, in coperta ed all’albero di maestra che piombò sul fumaiolo. In pratica, la manovra non riesce e le due navi si abbordano violentemente, urtando le fiancate ed il Kaiser subisce i danni maggiori.

l’affondamento del Palestro


Persano
decide di speronarla con l’ariete dell’Affondatore ma la manovra non riesce e la nave austriaca riesce a sfilarsi. Pur a prezzo di gravi danni, le navi italiane manovrano per sottrarsi all’accerchiamento delle navi nemiche. Ma sembra che ci sia mancanza di una regia. Nonostante l’arrivo dell’Affondatore, con a bordo l’ammiraglio Persano, e l’ordine a Vacca ed alle altre corazzate di attaccare, sottolineando che “ogni bastimento che non combatte non è al suo posto” solo il Re di Portogallo esegue inizialmente tale ordine. Di fatto solo l’Affondatore spara, inutilmente, un singolo colpo (oltre a tutto da un’eccessiva distanza) prima di rinunciare nella sua azione.

Von Tegethoff da quindi l’ordine di disimpegnarsi. La battaglia termina con una chiara sconfitta della neonata Regia Marina italiana, che perde due navi e centinaia di marinai.

Forse, approfittando del disimpegno di Tegethoff, ci sarebbe stata la possibilità di capovolgere lo scontro inseguendo il nemico, ma forse Persano fu frenato dallo stato della sua flotta. Sicuramente molte delle sue navi avevano subito gravi danni e/o quasi esaurito le scorte di munizioni, e l’ammiraglio italiano non se la sentì di rischiare un nuovo scontro contro la flotta austriaca. Persano diede quindi l’ordine di rientrare ad Ancona, inviando solo alcune navi a recuperare i naufraghi. 

Per assurdo, al suo arrivo in porto, Persano proclamò la vittoria … almeno fino a quando i risultati reali della battaglia non vennero pubblicati: la flotta austriaca lamentava 38 morti, 138 feriti e nessuna unità persa in combattimento, mentre quella italiana sopportava il pesante bilancio di 620 morti, 161 feriti e l’affondamento di due corazzate, il Re d’Italia ed il Palestro.

Von Tegetthoff commentò la sua vittoria con la frase: «Navi di legno comandate da uomini con la testa di ferro hanno sconfitto navi di ferro comandate da uomini con la testa di legno», con la quale volle attribuire la responsabilità della sconfitta all’inettitudine dei comandanti italiani, in particolare dell’ammiraglio Carlo Pellion di Persano.

Di fatto, nella primavera del 1867, l’ammiraglio Persano ed i suoi ufficiali vennero posti sotto processo e molti degradati. Le corazzate ancora in efficienza vennero raggruppate in una Squadra d’Operazioni e poste temporaneamente al comando di Vacca ad Ancona, mentre le unità in legno furono rimandate a Taranto sotto il comando di Riboty.

Lezioni apprese
Al di là delle conseguenze immediate sulla guerra, la battaglia di Lissa influenzò l’architettura navale per vari decenni. Dopo la battaglia, il rostro divenne parte integrante dello scafo di tutte le nuove unità fino alla prima guerra mondiale e vide la fine della sua funzione solo a seguito dell’evoluzione delle artiglierie. la possibilità di sparare a bersagli a maggiore distanza in pratica rese non più significativo il suo uso. Sebbene la battaglia fu una sconfitta per la neo Regia Marina italiana, un aspetto interessante non sempre evidenziato è che la battaglia si svolse in realtà tra forze navali tutte italiane.

Come accennato all’inizio,  sulle navi austriache sia gli ufficiali che i marinai erano in maggior parte Veneti, eredi della gloriosa Marina della Serenissima, che potevano godere di un amalgama vincente a fronte dello strano miscuglio esperienziale della neo Regia marina italiana. La vittoria di Lissa fu quindi la vittoria di equipaggi Veneti guidati da una mente austriaca. Non a caso, al termine della battaglia, dalle navi austriache si alzò un grido: Viva San Marco, tutt’altro che inneggiante all’Imperatore Francesco Giuseppe. La carenza di una comune formazione formativa dei Regi equipaggi e soprattutto degli Ufficiali della Regia Marina italiana portò alla nascita di scuole comuni ed alla nascita, nel 1881, della Regia Accademia Navale di Livorno, dove è anche conservato il monumento commemorativo della battaglia di Lissa.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

print

(Visited 225 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 37 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

8 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share