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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Sebastiano Tusa (1952-2019)

livello elementare 

 

ARGOMENTO: Protagonisti del mare, who’s who
PERIODO: XX – XXI  SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Sebastiano Tusa, archeologia, rostri, battaglia delle Egadi, Accademia internazionale delle scienze e tecniche subacquee

professor Sebastiano Tusa (1952-2019)

Il 10 marzo 2019, il mondo della cultura e delle scienze subacquee ha perso un grande protagonista. Sebastiano Tusa è scomparso a seguito del terribile incidente aereo del Boeing precipitato vicino ad Addis Abeba, condividendo il destino di oltre 150 passeggeri tra cui altri sette italiani. Sebastiano Tusa era diretto in Kenya, per partecipare a una conferenza internazionale promossa a Malindi dall’Unesco a seguito delle promettenti ricerche sottomarine condotte dal suo staff sotto la superficie dell’Oceano Indiano.

Un protagonista della cultura del mare e dei suoi popoli

Non conoscevo bene Sebastiano Tusa e ci eravamo incontrati solo occasionalmente durante delle presentazioni dei suoi libri. Avevo ascoltato, spesso rapito dalle sue parole, racconti di epoche passate, di mare e di grandi civiltà, sempre dipinti con semplicità e rara competenza. Al di fuori di questi eventi appariva come una persona molto riservata, quasi distaccata, ma con il tempo, conoscendolo meglio, mi accorsi che non era così.

Ricordo una sera ad Ustica, al Villaggio Spalmatore. Nell’ambito dei salotti del Villaggio letterario,  fu proiettato un documentario, tra l’altro realizzato a sua insaputa, sulla vita di suo padre, Vincenzo Tusa, uno dei massimi studiosi della Sicilia antica e preistorica. Vincenzo Tusa aveva combattuto per proteggere e salvare il sito archeologico di Selinunte – antica e potente città greca di Sicilia del VII sec. a.C. – dalla speculazione edilizia e dall’incuria del territorio. Per più di 20 anni lavorò alla costituzione di un parco archeologico comprendente un’area di 270 ettari che oggi, grazie a lui, è incontaminata.

In quell’occasione, Sebastiano Tusa, sentendo i racconti del padre nel video,  si commosse. Dalla corazza di grande accademico, riconosciuto in tutto il mondo per la sua rara conoscenza e capacità, emerse l’anima nobile che tutti hanno amato ed ammirano.  Sebastiano Tusa è stato per decenni un protagonista della cultura del mare. Sobrio e riservato, come oggi ne nascono pochi, la sua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile a tutti coloro che hanno avuto l’onore e piacere di incontrarlo.

Una carriera straordinaria
Sebastiano Tusa nacque a Palermo il agosto 1952. Si era laureato in lettere con specializzazione in Paletnologia all’Università della Sapienza, Roma, dove si era anche specializzato in archeologia orientale. Tra il 1972 ed il 1985 effettuò scavi e ricerche archeologiche in Pakistan, Iran e India. In particolare, tra il 1978 ed il 1979, fu il segretario generale dell’istituto italo-iracheno di Archeologia, effettuando scavi nella valle del Dyala e nella zona assira a nord di Mossul.

Dal 1980 al 1982 fu ispettore archeologico preistorico presso il museo Pigorini di Roma e, dal 1982 al 1993, colto ricercatore presso la Facoltà di Lettere della Sapienza.  Rientrò poi in Sicilia e, nel 2003, durante degli scavi da lui diretti a Pantelleria, vennero trovati importanti reperti tra cui tre ritratti imperiali romani. Non ultimo, gli scavi confermarono il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” già in epoca antichissima.

Abbandonata temporaneamente la ricerca sul campo, Tusa si occupò di amministrazione dei beni culturali della Regione Sicilia, guidando la Sovrintendenza di Trapani. In quegli anni, i suoi incarichi si moltiplicarono. Fu docente a contratto di Paletnologia presso il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo archeologico, dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli e di Archeologia Subacquea presso il Corso di Laurea in Archeologia Navale dell’Università degli Studi di Bologna nonché coordinatore scientifico e docente del Master di “Architettura per l’Archeologia” presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo. Insegnò anche all’estero, presso l’Università di Marbourg come Gastprofessor.

 

Nel 2005 ritornò sul campo, guidando gli scavi a Mozia e riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, delle importanti strutture identificabili come banchine. Nel 2008 realizzò anche un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria, isola che ben conosceva grazie alle sue ricerche archeologiche.

Di certo, il primo decennio del nuovo millennio, si presentò pieno di sfide. Il Servizio Tecnico di Archeologia subacquea, nato nel 1986 su proposta dell’amico Claudio Moccheggiani Carpano, tra tante difficoltà trovò nuova vita nella terra di Sicilia, crocevia storica di millenni di naviganti. Fu grazie al suo impegno che, nel 2004 venne creata la Sovrintendenza del mare della Regione Siciliana da lui diretta fino al 2018.

Un anno importante quello del 2004 in cui Sebastiano Tusa ricevette anche il Tridente d’oro dell’Accademia internazionale delle Scienze e Tecniche subacquee. Probabilmente in quella notte magica, sotto il cielo stellato di Ustica, non immaginava che qualche anno dopo, nel 2015, ne sarebbe poi diventato Presidente fino alla sua prematura morte.

una delle sue ultime foto, all’EUDISHOW 2019 

La volontà di dare una nuova impronta all’Accademia si percepì immediatamente nella sua visione di ricercare un nuovo ruolo, in un mondo che non era più solo quello dei record e delle “conquiste”. Tusa riteneva che per continuare a svolgere il suo ruolo di “sodalizio di eccellenze” l’Accademia avrebbe dovuto adeguarsi al mutamento strutturale che il mondo delle attività subacquee stava subendo.

Nel suo discorso di apertura disse: “Non vogliamo che l’Accademia diventi un circolo di “combattenti e reduci” che si raccontano le rispettive epopee, Vogliamo che essa diventi, come lo fu, luogo di dibattito delle tematiche attuali e catalizzatrice di interessi attuali e legati al mondo reale della subacquea odierna. Questo non vuole assolutamente dire che si tralasci la storia. Per un archeologo ciò sarebbe blasfemo. … “

Sebastiano Tusa, Presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche subacquee, appunta il Tridente d’oro a Sylvia A. Earle — con Pippo Cappellano presso EUDISHOW 2017.

” … La storia della subacquea, che s’intreccia indissolubilmente con la storia della nostra Accademia, deve continuare ad essere coltivata, divulgata e narrata in tutte le sedi. Ma se vogliamo che la “storia” della subacquea continui anche nel futuro ad intrecciarsi con quella della nostra Accademia, abbiamo la necessità di cambiare e comprendere il nuovo visitando ed esplorando attivamente i campi sterminati che l’odierna subacquea ci propone sconfinando nei vasti domini dell’elettronica, della medicina, della biologia, della documentazione etc.”.

Non ultimo, nelle sue conclusioni, Sebastiani Tusa, aggiungeva “ Da queste considerazioni scaturisce la mia paura di non essere in grado di assolvere a questa funzione di rinnovamento. Certamente non lo potrò fare da solo. Pertanto penso che se ognuno di voi farà la sua parte ce la potremo fare. Al lavoro!”.

Una filosofia di lavoro da svolgere sempre con un comune sacrificio; un modus operandi per lui non nuovo, che lo aveva accompagnato in tutta la sua vita.

Nell’aprile 2018 fu nominato Assessore nella giunta della Regione Sicilia di Nello Musumeci a seguito delle dimissioni di Vittorio Sgarbi che aveva suggerito espressamente di nominarlo come suo successore. Un incarico complesso in cui l’archeologo, sceso in politica,  continuava a vedere il mondo che lo circondava con gli occhi appassionati di chi ama il mare e la sua storia.

Tanti i progetti per il mare, alcuni conclusi ed altri da attuare, che nel suo nome dovranno essere portati avanti dai suoi fedeli collaboratori. Tra le ricerche archeologiche più recenti e significative quella sui fondali ove avvenne la battaglia delle Egadi (10 marzo del 241 a.C.) in cui i ricercatori ritrovarono numerosi rostri in bronzo. Ma non solo. Il corpus dei materiali rinvenuti fu estremamente ricco e, ai 19 rostri individuati e recuperati, si aggiunsero numerosi elmi romani del tipo montefortino e anfore.

In particolare, il ritrovamento di un rostro romano, chiamato numero 18, risultò essere il primo del suo genere, presentando una decorazione in rilievo raffigurante una vittoria alata a tutto tondo. Una scoperta eccezionale che lui stesso ci descrisse appassionatamente in una serata ad Ustica.

  

Un eredità per tutti noi
La sua opera, composta da centinaia di saggi e monografie scientifiche e divulgative inerenti l’archeologia mediterranea ed orientale, resta un riferimento non solo per gli studiosi ma anche per i tanti appassionati del mare e del mondo antico che restavano senza parole ascoltando i suoi racconti.  Prima di concludere, non ultimo, vorrei riportare un pensiero di Vittorio Sgarbi, rilasciato a seguito della tragedia:

Resta il suo pensiero, l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza … in pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo … Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine … “.

Sebastiano Tusa, un protagonista del mare.

 

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