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Breve storia degli tsunami italiani di Aaronne Colagrossi

livello elementare

 

ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: na 
AREA: Mar Mediterraneo
parole chiave: tsunami, placche, sismi, terremoto

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Molte persone con cui mi trovo a parlare pensano tuttora agli tsunami come ad un qualcosa di lontano, che devasta prevalentemente le zone tropicali. Niente di più sbagliato! Anche l’Italia non è immune dal rischio tsunami e testimonianze di questi sismi si ritrovano in letteratura. Eccettuando l’Islanda, nella nostra bella penisola si trovano gli unici vulcani attivi d’Europa e sfortunatamente non sono rari i casi di terremoti di forte e moderata intensità, come ben documentato nei soli ultimi vent’anni.

 


L’Italia si trova in una zona geologicamente calda
Movimenti geodinamici importanti hanno interessato le placche euro-asiatica ed africana, durante gli ultimi 250 milioni di anni a discapito dell’oceano Tetide. La tettonica compressiva e di subduzione lungo il margine delle placche produsse la formazione del sistema montagnoso alpino-appenninico e del settore centro occidentale del Mediterraneo. Un processo che non si è esaurito; sono infatti ancora frequenti fenomeni sismici nell’area sicula dovuti a quei fenomeni di compressione, orientati NW-SE, che si estendono verso lo Canale di Sardegna a profondità ipo-centrali di 10-20 Km. Questa attività geologica ha causato in passato frequenti tsunami, anche di discreta potenza se paragonati ai cugini tropicali e a quelli giapponesi. Lo Stretto di Messina risulta ad oggi la zona a maggior rischio tsunami, sia a causa della conformazione geo-morfologica dei prospicienti litorali calabresi e siciliani, sia perché l’arco calabro-peloritano è sismicamente ancora molto attivo.

L‘arco calabro-peloritano è una fascia strutturale della crosta terrestre caratterizzata dal sovrascorrimento delle porzioni tirreniche sopra quelle ionico-apule; in altre parole un movimento delle placche che avviene dalle zone tirreniche verso quelle sud orientali. La forma geografica ad arco della Calabria è un’evidenza in superficie che possiamo facilmente vedere osservando una qualsiasi mappa dell’Italia. Come vedete, lo Stretto di Messina si trova sul lato destro di questo fronte di avanzamento per cui, quando un’onda di tsunami raggiunge la costa siciliana, può sollevarsi di parecchi metri con effetti distruttivi importanti sulle infrastrutture costiere.
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Una lunga lista incompleta
In epoca storica forti terremoti colpirono la Sicilia orientale (Tinti et al., 2007). Fra i più noti e documentati gli eventi del 1169, 1693 e 1908, che furono seguiti da forti tsunami. Poiché questi terremoti si sono verificati in periodi pre-strumentali e non sono rimaste evidenze evidenti in superficie, dati sulla loro origine sono approssimativi e dedotti sulla base di dati storici. Le fonti storiche indicano che la costa ionica della Sicilia fu in passato inondata da maremoti provenienti da terremoti lontani, come quelli del Mar Egeo (ad esempio il catastrofico terremoto di Creta del 365 d.C.). Tracce di questi eventi sismici sono state riscontrate nelle stratificazioni dei sedimenti locali.

La più alta onda di tsunami sul territorio italiano di cui si abbia testimonianza si verificò nel 1693 proprio nello Stretto suddetto. Un frangente anomalo, alto quindici metri, rase completamente al suolo Catania, con 70.000 vittime accertate. Nel 1783 onde di circa nove metri flagellarono la costa calabrese dello Stretto ed i morti riportati furono 1500.

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il dopo tsunami a Messina

 

Forse il più noto fu quello di Messina. Il 28 dicembre 1908, alle 5.20 del mattino, un sisma di magnitudo 7.1 MMS devastò lo Stretto di Messina. Fu uno dei più potenti sismi della storia italiana. Fu avvertito distintamente sino a Napoli, sulla costa adriatica (Molise e Abruzzo) e persino a Malta. Seguirono onde di tsunami di altezza variabile tra i sei e i tredici metri che flagellarono la costa e trascinarono in mare macerie e distruzione, ma anche corpi senza vita di persone che erano scampate ai crolli e si erano rifuggiate verso la spiaggia per poi affogare drammaticamente in mare.

Stromboli
Nel 2002, il 30 dicembre, a seguito di una frana caduta in mare lungo le pendici dello Stromboli, si generò un’onda di dieci metri di altezza che distrusse molte abitazioni lungo la costa dell’isola. Fortunatamente il periodo non era quello dell’alta stagione estiva e l’isola era pressoché deserta: se il fatto fosse accaduto ad agosto, la strage non avrebbe avuto precedenti nella storia.

Ho raccolto per voi un elenco degli tsunami più documentati che colpirono la penisola italiana nel corso del Novecento e dei primi anni Duemila (eccettuando quelli già citati):

8 settembre 1905 Calabria tirrenica terremoto
4 aprile 1906 Golfo di Napoli eruzione del Vesuvio
23 ottobre 1907 Calabria ionica terremoto
 3 luglio 1916  Stromboli eruzione dello Stromboli
 22 maggio 1919  Stromboli  eruzione dello Stromboli
 11 settembre 1930  Stromboli  eruzione dello Stromboli
 15 gennaio 1940  Palermo  terremoto
 20 agosto 1944   Stromboli  eruzione dello Stromboli
 1 febbraio 1954  Eolie  eruzione dello Stromboli
 18 aprile 1968  Liguria  frana sottomarina
 21 giugno 1978  Adriatico centrale  frana sottomarina\meteo?
 16 ottobre 1979  Liguria  frana sottomarina
 20 aprile 1988  Eolie  frana sull’isola di Vulcano
 13 dicembre 1990  Sicilia ionica  terremoto
 5 aprile 2003  Stromboli  eruzione dello Stromboli

Un pericolo che non può essere trascurato e necessita di continuo monitoraggio e studio per mitigare il rischio per le popolazioni costiere.
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Aaronne Colagrossi

geologo – scrittore.
www.aaronnecolagrossi.com & www.colagrossiromanzi.it

 

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