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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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La nascita e lo sviluppo dell’apparecchio da palombaro di Fabio Vitale

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA DELLA SUBACQUEA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: NA
parole chiave: palombari
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deane one big

Due fratelli inglesi e un ingegnere di origini tedesche: da questo insieme eterogeneo si perfezionò lo scafandro da palombaro. I due fratelli inglesi erano Charles e John Deane. Sebbene la storia li accomuni, il deposito del brevetto per lo Smoke helmet, registrato all’Ufficio Patenti di Londra il 4 novembre 1823, per esattezza storica, riporta solo il nome di Charles Anthony Deane.

Charles Deane nacque a Deptford, e studiò presso la Scuola di Greenwich Hospital (gli edifici ospitano oggi il National Maritime Museum) per diventare marinaio della marina mercantile. Incominciò ad andare per mare giovanissimo (all’età di 14 anni) e battè il mare per ben sette anni prima di tornare a Deptford. Charles Deane trovò quindi un impiego nel cantiere navale di Barnard. Durante questo periodo incominciò a studiare il problema della lotta contro gli incendi dentro le stive delle navi e di come fornire aria ai pompieri dall’esterno. L’idea di uno scafandro nacque da quei primi studi.

FIGURA 1

Il disegno dello “Smoke Helmet” così come si presentava sul brevetto di Charles Deane del 1823: l’aria era fornita da una pompa azionata a distanza e che si collegava all’elmo attraverso una manichetta (John Bevan, The Infernal Diver, Submex Ltd, London, 1996)

Lo “Smoke Helmet”, come venne in seguito chiamato lo scafandro, era un’apparecchiatura che permetteva ad un operatore di addentrarsi in ambienti saturi di fumi e gas tossici. Tutto nacque quando i due fratelli Deane, cercando una soluzione per spegnere gli incendi che si potevano sviluppare sulle navi durante le operazioni di calafataggio, immaginarono un apparecchiatura di respirazione quasi autonoma che portasse aria al pompiere dall’esterno.

Fu il punto di partenza per lo sviluppo dello scafandro da palombaro, l’attrezzatura che per circa un secolo rappresentò una delle più rivoluzionarie invenzioni per l’esplorazione e il lavoro subacquei. I fratelli Deane, lavorando alacremente alla loro invenzione, ebbero una grande intuizione: se lo Smoke Helmet andava bene in ambienti invasi da fumi tossici allora poteva andare bene anche sott’acqua. Fu proprio Charles a cominciare le sperimentazioni nel campo dei recuperi subacquei. I porti e le coste inglesi erano cosparsi di navi affondate i cui carichi venivano malamente recuperati attraverso l’uso di campane subacquee. Per cui  la possibilità di far operare un uomo sul fondo del mare in relativa libertà di movimenti diede un’efficacia maggiore ai recuperi ed al lavoro subacqueo. 

Mentre i fratelli Deane si dedicavano alle prime sperimentazioni, a Londra viveva e lavorava un altro ingegnoso personaggio, Christian Augustus Siebe, nato in Sassonia nel 1788. Aveva lavorato in Prussia nel campo metallurgico e, come tanti suoi coetanei, fu coinvolto nelle vicende belliche che incendiarono l’Europa di quell’epoca. Partecipò come ufficiale di Artiglieria alla guerra di Waterloo (15 – 18 giugno 1815) e successivamente decise di emigrare in Inghilterra dove avviò una fiorente attività nel campo della meccanica e, nello specifico, nel campo delle pompe rotanti idrauliche. I fratelli Deane si rivolsero proprio ad Augustus Siebe per la costruzione del loro “Smoke Helmet” e dei successivi modelli perfezionati per uso subacqueo.

FIGURA 2

Disegno fatto dallo stesso Charles Deane per illustrare il recupero di un corpo morto all’interno di uno dei Docks di Londra (John Bevan, opera già citata).

Le cose si svilupparono con notevole rapidità. Alla prima tenuta stagna con elmo in cuoio, si succedettero altri modelli di elmi in rame il cui utilizzo cominciava ad essere studiato più per il campo subacqueo che non per quello antincendio. Tra il 1825 e il 1830 i fratelli Deane, in sinergia con Augustus Siebe, perfezionarono diverse volte il loro apparato approfittando anche delle migliorie apportate da Charles Mac Intosh alla fabbricazione delle tele gommate che potevano essere usate per il confezionamento dei vestiti da collegare all’elmo.

In effetti, la tenuta da palombaro poteva funzionare sott’acqua se il vestito risultava impermeabile e gli sviluppi di MacIntosh facilitarono le cose. Ma si era ancora lontani dalla perfezione. Ci vorranno circa una decina d’anni per vedere il definitivo perfezionamento dell’apparecchiatura da palombaro. 

Nel 1840 Siebe migliorò moltissimo il rendimento delle pompe per il rifornimento di aria al palombaro, rendendo più efficace la tenuta dei pistoni e adottando un sistema di raffreddamento ad acqua degli stessi. Contemporaneamente mise a frutto un’idea, cedutagli gratuitamente dal comandante del porto di Lowestoft, George Edward.  Edward pensò di agganciare il vestito all’elmo attraverso dodici galletti a vite e dei settori piatti che, schiacciando il bordo gommato del vestito sul collare dell’elmo, ne garantivano la tenuta stagna. Nel 1844 si completò anche il miglioramento del vestito, grazie al processo di vulcanizzazione della gomma inventato dall’americano Charles Goodyear.

Documento1

Da sinistra verso destra l’evoluzione dell’elmo da palombaro. Il primo da sinistra è la versione perfezionata dello “Smoke Helmet” dei fratelli Deane. Al centro l’evoluzione dello “Smoke Helmet” in elmo per uso subacqueo. Da notare che nello “Smoke Helmet” il vestito era fissato all’elmo da un incredibile numero di rivetti mentre nella versione subacquea furono sostituiti da 32 bulloni. A destra la versione perfezionata da Augustus Siebe nel 1940 con un sistema di fissaggio del vestito per mezzo di dodici galletti e il casco distaccabile dal collare. Per dare un’idea dell’evoluzione nel campo degli elmi, basti pensare che il primo elmo Deane-Siebe per uso subacqueo pesava circa cinque chilogrammi mentre un elmo da palombaro di circa cinquantanni dopo ne pesava circa venti e così è rimasto per tutto il periodo del suo impiego (John Bevan, opera già citata).

Essendo scaduto il brevetto dell’elmo di Deane, finalmente Augustus Siebe potè commercializzare il suo scafandro perfezionato che fu poi adottato proprio dall’Ammiragliato Inglese per i lavori di smantellamento del relitto del vascello da guerra a tre ponti “Royal George”. Lo straordinario successo dell’apparecchiatura di Augustus Siebe mise in ombra i meriti avuti dai Deane nell’invenzione dello scafandro da palombaro, meriti indirettamente riconosciuti dal pagamento di un indennizzo da parte dell’Ammiragliato Inglese nel 1844 per l’ingegnosità e utilità della loro invenzione.

FIGURA 4

L’apparecchiatura da palombaro completa

Chiudiamo questo nostro primo incontro con una precisazione tecnica: per apparecchiatura da palombaro s’intende il complesso marchingegno che consente al palombaro di andare sott’acqua e formato da: pompa, manichetta dell’aria, braga (cima di collegamento con la superficie), elmo completo, vestito, zavorre, scarpe zavorrate e cinturone con coltello. Con il termine “scafandro” s’intende solitamente solo il vestito in tela gommata che viene agganciato all’elmo. Quest’ultimo è formato dalla testa e dal colletto (o collare). Nel gergo corrente è comunque invalso l’uso di denominare l’accoppiata vestito/elmo con il termine “scafandro da palombaro” o più correttamente “scafandro elastico da palombaro”.

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vitale fabioFabio Vitale
Storico della subacquea

 

 

 

 

 

 


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