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L’impresa di Alessandria, 18 -19 dicembre 1941 di Andrea Mucedola

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: ALESSANDRIA, EGITTO
parole chiave: Regia Marina italiana, MAS, maiali, Gamma

Sono passati molti anni da quella notte in cui sei uomini Gamma italiani penetrarono nella una base di Alessandria causando ingenti danni alla flotta britannica. Come disse Winston Churchill: «… sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse …»

Oggi ricorre l’anniversario di quell’evento, avvenuto nella notte tra il 18 ed il 19 dicembre del 1941, una risposta all’attacco inglese del 1940 al porto di Taranto. Un’impresa militare straordinaria condotta da uomini straordinari come Durand de la Penne, Bianchi, Marceglia, Schergat, Marino e Martellotta di cui nessuno parla più. Un evento storico che viene citato sui libri di storia navale statunitensi e inglesi ma viene volutamente nascosto quasi fosse un onta da voler nascondere nel nostro Paese. 


Niente di più errato … perchè chi ha paura della sua storia non ha futuro
.
Forse possono cercare di sostituire valori umani universali con falsi miti ma la storia ci insegna che i nodi vengono sempre al pettine. Quando valori come etica, rispetto, coraggio vengono distrutti è il tessuto stesso della società che si aliena.  Da marinaio e da Italiano vi invito a leggere questa pagina di storia di uomini, caratterialmente ed umanamente eccezionali.

L’impresa di Alessandria d’Egitto
Nella notte tra il 18 ed il 19 dicembre 1941, sei operatori subacquei Gamma della Regia Marina Italiana, su tre mezzi d’assalto subacquei, chiamati tecnicamente siluri a lenta corsa (SLC), penetrarono nel porto di Alessandria di Egitto ed affondarono due potenti navi da battaglia inglesi, le corazzate HMS Queen Elizabeth (33.550 t) e HMS Valiant (27.500 t), danneggiando inoltre la nave cisterna Sagona (7.750 t) ed il cacciatorpediniere HMS Jervis (1.690 t).

Quella di Alessandria fu senza dubbio la più celebre delle azioni della X Flottiglia MAS, denominata operazione G.A.3. Si trattò di una sorta di rivincita delle forze armate italiane per le gravi perdite navali subite nella notte di Taranto (novembre 1940).

La preparazione dell’attacco venne attuata con la massima accuratezza. L’addestramento dei Gamma fu pesantissimo e con l’uso di materiali spesso non maturi ed in continua sperimentazione. La notte del 3 dicembre il sommergibile Sciré, comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese, lasciò La Spezia per la missione G.A.3. Dopo uno scalo nell’Egeo per imbarcare gli operatori dei mezzi d’assalto, il 14 dicembre il sommergibile si diresse verso la costa egiziana per l’attacco previsto nella notte del 17 dicembre. Una violenta mareggiata però fece ritardare l’azione di un giorno.

La notte del 18 dicembre, con condizioni del mare ottimali, approfittando dell’apertura degli sbarramenti per far entrare le navi inglesi in porto, i tre siluri a lenta corsa (S.L.C.) penetrarono nella base per dirigersi verso i loro obiettivi. Il piano prevedeva che gli operatori Gamma dovevano avvicinarsi ai loro obbiettivi, portarsi sotto la chiglia degli obbiettivi e collegare la carica esplosiva prodiera del SLC (vedi immagine); quindi, dopo aver attivato il sistema di autodistruzione, nuotare fino alla terra ferma per attendere il successivo recupero. Non tutti sanno che questi uomini vestivano sotto la stagna la divisa ordinaria della Regia Marina. Una volta a terra si toglievano la muta stagna e proseguivano in divisa come qualsiasi soldato fino a raggiungere un luogo sicuro ed attendere il momento del recupero.

In quella buia notte, l’equipaggio del S.L.C. composto da Durand de la Penne e Emilio Bianchi puntò verso la corazzata Valiant. Bianchi ebbe però un guasto all’apparecchio ad ossigeno e fu costretto ad emergere. Durand de la Penne decise di proseguire e trascinò da solo il pesante mezzo fino a posizionarlo sotto la chiglia della nave da battaglia britannica, attivando il timer della carica. Quindi riemerse ma fu scoperto dalle sentinelle inglesi e subito catturato. Poco dopo, anche Bianchi fu individuato e furono rinchiusi in un locale sotto la linea di galleggiamento della HMS Valiant in attesa di essere interrogati. Poco prima dello scoppio, Durand de la Penne chiamò il personale di sorveglianza per farsi condurre dal comandante della nave, per informarlo che la sua nave sarebbe esplosa e comunicargli di mettere in salvo l’equipaggio. Il Comandante inglese gli chiese dove fosse stata posizionata ma i due Gamma si limitarono a dirgli di lasciare la nave. A seguito del loro rifiuto, il Comandante inglese restituì la cortesia e li fece riportare nel locale sotto bordo. All’ora prevista avvenne una violenta esplosione che scardinò il portellone e permise ai due italiani di raggiungere il ponte di coperta, dove vennero evacuati insieme al resto dell’equipaggio.

HMS Valiant Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5396441

Anche gli altri due Siluri a Lenta Corsa (SLC), con un’azione da manuale, riuscirono ad arrivare sugli obbiettivi e, il mattino successivo, le loro  cariche esplosero nei tempi prefissati sotto gli obbiettivi. Marceglia e Schergat affondarono la HMS Queen Elizabeth e Martellotta e la nave cisterna Sagona. In realtà quattro navi furono gravemente danneggiate nell’impresa: oltre al Valiant, il Queen Elizabeth e la Sagona anche il cacciatorpediniere HMS Jervis fu infatti vittima delle cariche posate dagli assaltatori italiani.

Regio sommergibile Zaffiro al comando del capitano di corvetta Giovanni Lombardi

L’azione italiana costò agli Inglesi, in termini di naviglio pesante fuori uso, come una battaglia navale perduta e fu da loro tenuta per lungo tempo nascosta. La corazzata HMS Valiant subì danni alla carena e fu trasferita a Durban per le riparazioni più importanti che vennero effettuate tra il 15 aprile ed il 7 luglio 1942. Solo nel 1943 riprese il mare. Il HMS Queen Elizabeth invece fu squarciata sotto la sala caldaie e riprese il mare solo per essere trasferita a Norfolk (USA) dove rimase in riparazione per 17 mesi. Anche gli altri quattro uomini furono catturati ed imprigionati. Avrebbero dovuto essere recuperati dal Regio sommergibile Zaffiro nelle notti seguenti ma  alla fine, il 26 dicembre, il sommergibile dovette rientrare a Lero.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, la flotta italiana si trovò in netta superiorità rispetto a quella britannica, a cui non era rimasta operativa nessuna corazzata, e tutto grazie a sei uomini. Uomini contro navi che con orgoglio Vogliamo ricordare nell’anniversario della loro impresa solitaria.

 

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