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Gian Battista Toselli e le sue invenzioni: un precursore dei successi dell’Artiglio? di Fabio Vitale

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA DELLA SUBACQUEA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Gian Battista Toselli, Talpa marina, progetto Neptune,  Grappo Bisautomotore

Come consuetudine sotto Natale, il nostro storico della subacquea Fabio Vitale ci racconta un nuovo personaggio, almeno per molti. Quest’anno conosciamo Gian Battista  Toselli, geniale inventore italo-nizzardo che, alla fine del XIX secolo, progettò e realizzò degli strumenti di ispezione sottomarina che avrebbero fatto sognare anche il contemporaneo Jules Verne.

Gian Battista Toselli, precursore dei successi dell’Artiglio?

 l’utilizzo del Grappo Bisautomotore in coordinamento con la Talpa Marina così come immaginato dal Toselli nel 1871 

Spesso i miei articoli nascono casualmente dal ritrovamento di qualche documento o qualche cronaca d’epoca che stimola la curiosità su un determinato fatto. Anche in questo caso il tutto nasce da una cronaca d’epoca, ritrovata sul bollettino della Società Geografica Italiana (agosto – settembre 1875), riportante i cenni sulle straordinarie invenzioni del “concittadino italiano stabilitosi a Parigi, tale Gian Battista Toselli”, valente meccanico e inventore.

La cronaca è corredata da una serie di belle incisioni e proprio una di queste mi ha fatto andare con la mente alle straordinarie gesta della nave “Artiglio” della So.Ri.Ma. (Società Ricuperi Marittimi), fondata nel 1926. In effetti le modalità di esplorazione e recupero sottomarini immaginate da Gian Battista Toselli appaiono praticamente identiche a quelle utilizzate dai palombari dell’”Artiglio”, che furono però impiegate verso la fine degli anni venti, ovvero quasi 50 anni dopo. Di fatto la cosa che più sorprende è la similitudine dei mezzi impiegati dalla SO.RI.MA con le attrezzature utilizzate dal Toselli.

la talpa marina di Toselli, da Scientific American 1875

 

La Talpa Marina
Gian Battista Toselli fu l’inventore della “Talpa Marina”, un osservatorio sottomarino di tre metri di altezza per un metro di diametro dove un uomo rinchiuso in esso poteva avere un certo grado di autonomia negli spostamenti e avere la possibilità di espletare anche una qualche attività di recupero. La Talpa è composto da un cilindro alto circa tre metri e mezzo e largo un metro. Ha un timone e una piccola elica da azionare a mano per muoversi. Nella parte superiore c’è uno scompartimento per l’aria, in quella centrale lo spazio per il pilota che può comunicare con la superficie, e nello scompartimento inferiore il deposito della zavorra, che può essere riempito o svuotato per cambiare la quota del mezzo. È uno strumento elementare ma ingegnoso. Il 24 settembre 1871 Toselli, dopo averlo testato nel mare di Villasimius, effettua una dimostrazione a Cagliari.

Durante l’immersione Toselli dimostra che la Talpa è in grado di muoversi e di compiere azioni come il taglio di un cavo. La “Talpa Marina” si immerge anche nel Golfo di Napoli raggiungendo i 70 metri di profondità e dando prova anche di una certa mobilità sul fondo. Rientra poi in Sardegna per proseguire le sue dimostrazioni. Qualche giorno dopo ne effettua una nuova a Cagliari  a 100 metri di profondità (almeno così dice), raccoglie una cassa e porta una carica esplosiva sotto la chiglia di una barca, facendola esplodere e suscitando un certo interesse nei militari.

Il progetto Neptune

Spaccato del Neptune di Toselli, una evoluzione perfezionata e ingrandita della Talpa Marina

Dopo la “Talpa Marina”, Toselli sviluppò il Neptune, un osservatorio ancora più elaborato, grande circa il doppio della “Talpa Marina”, praticamente un vero e proprio habitat sottomarino, che fu costruito nel 1884 dalla ditta dei fratelli Hubert di Saint Chamond. Questa nuova invenzione è un osservatorio marino alto ben dieci metri “mediante il quale riuscirà facil cosa a chiunque ne abbia vaghezza di visitare il fondo del mare, ammirarne le ricchezze, vederne gli antri popolati da quei mostri enormi e spaventevoli”, almeno così si legge su un quotidiano dell’epoca.

Secondo la descrizione dei giornali è in grado di scendere fino a 200 metri di profondità ed “è costruito e arredato come un carrozzone di prima classe delle ferrovie”, con quindici posti, una elegante scala a chiocciola, un salotto con tanto di poltrone per esaminare il mondo marino dagli oblò, ed una luce elettrica per illuminare il fondale. Persino l’interno è illuminato dalle recenti lampade Swan, dal nome dell’inventore inglese delle lampade ad incandescenza nonché futuro socio di Edison. A bordo ci sono anche un telegrafo e un telefono “a disposizione dei viaggiatori perché possano corrispondere coll’esterno”. I Toselli ritengono che “l’apparecchio potrà in seguito esser trasportato in tutte le città balneari nonché nei grandi centri marittimi”.

 

In realtà, i giornali francesi dell’epoca, riportano che questa nuova iniziativa è del figlio di Toselli, che viene citato sempre e solo come “A. Toselli”. Ad un certo punto sembra che il primo prototipo debba essere installato a Nizza ma improvvisamente se ne perdono le tracce.

Il Grappo
Il “Grappo Bisautomotore” vide la luce dopo varie sperimentazioni come il “Grappo Elettrico” e il “Grappo Pneumatico”, che prevedevano rispettivamente l’utilizzo di un sistema elettrico o pneumatico per far muovere gli artigli della benna ma che si rivelarono di scarsa efficacia. Si trattava di una specie di grande artiglio a sei braccia in grado di afferrare automaticamente un oggetto dal fondo e tenerlo rinserrato durante la risalita. Il Toselli immaginava inoltre l’utilizzo di questo “Grappo” in combinazione con il suo osservatorio sottomarino, in modo tale che l’uomo calato sul fondo potesse dirigere le operazioni di questo artiglio che veniva calato e manovrato dalla superficie.

Esattamente le stesse metodiche e gli stessi strumenti, perfezionati, utilizzati poi dagli uomini della So.Ri.Ma. quasi sessant’anni dopo e che la portarono all’apice della notorietà con il recupero del tesoro in oro e argento dell’”Egypt”, nave mercantile affondata nel 1922 in 130 metri di acqua. Proprio per il recupero del carico di oro e argento venne utilizzata una benna molto simile al “grappo” di Toselli. Fu effettivamente sperimentato durante l’esposizione di Marsiglia e il Toselli riuscì nel recupero di alcune verghe di piombo presenti a bordo di una barca affondata a qualche centinaia di metri dal molo delle Cannebière, la qual cosa gli valse l’assegnazione della medaglia d’oro all’esposizione stessa.

Di Toselli, da un punto di vista storico, si persero le tracce a Parigi, dove si era trasferito per sviluppare i suoi affari. Cercando tra le fonti francesi si scopre che Gian Battista Toselli ebbe due vite, da un lato geniale imprenditore e inventore italiano, dall’altro, sotto il nome di Jean-Baptiste Toselli, è conosciuto come letterato nonché politico e vicesindaco della città per diversi anni. Oggi Nizza, sua città natale, lo ricorda  con una Piazza a lui dedicata.

La torretta butoscopica dell’Artiglio ideata dal Gianni che è ritratto di lato

Vogliamo ricordarlo con queste immagini che lo fanno ispiratore della ricerca subacquea degli anni a venire.

 La benna dell’Artiglio che utilizzava soluzioni tecniche molto simili al “Grappo Bisautomotore”.

Incisione d’epoca del “Grappo Bisautomotore” mentre afferra un oggetto sul fondo.

un disegno di Scott raffigurante il lavoro dei palombari dell’Artiglio sull’Egypt nel 1931: una sorprendente similitudine.

 

Fabio Vitale
Storico della subacquea

 

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