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L’immersione a tavolino, l’immersione con decompressione – parte III di Luca Cicali

livello elementare

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ARGOMENTO: DIDATTICA
PERIODO: na
AREA: na
parole chiave: didattica, subacquea, decompressione, Luca Cicali, Oltre la curva

L’immersione con decompressione
Vogliamo fare una immersione fuori curva? Allora dobbiamo deciderlo. Superare il limite di non decompressione è una cosa che deve essere pianificata, non può avvenire per caso, anche se questo è sicuramente capitato a tutti noi, per qualche breve “distrazione”. Ma soprattutto non dovrebbe avvenire senza un motivo per cui valga la pena di pianificare ed eseguire una fase decompressiva: sovente si tratta dell’esigenza di disporre di un tempo di fondo adeguato in immersioni profonde, nelle quali rimanere entro curva comporterebbe una permanenza insufficiente alla profondità di interesse.

Affrontando una immersione con decompressione entriamo in uno scenario operativo radicalmente diverso dall’immersione entro curva, certamente in termini operativi e procedurali, ma anche e soprattutto psicologici. Superare il tempo di non decompressione è come entrare in una grotta sommersa, la cui volta ci preclude l’accesso alla superficie: si tratta delle tappe di decompressione che sappiamo di dover affrontare prima di tornare a respirare aria atmosferica. Quest’obbligo ci impedisce di cullarci nel rassicurante pensiero di poter sempre ricorrere alla risalita diretta alla superficie come “exit strategy jolly ”, applicabile a qualunque situazione di criticità non altrimenti risolvibile. Significativamente, alcuni computer subacquei come ad esempio alcuni SUUNTO indicano il limite di profondità di tappa da non superare durante una fase decompressiva come “ceiling”, ovvero “il soffitto”… contro il quale non bisogna sbattere la testa.

Per effettuare immersioni con decompressione occorre disporre del relativo brevetto. Ne esistono vari che consentono di fare un primo accesso alle tecniche decompressive, denominati in modo vario, ad esempio “tec-rec”, “decompression”; nitrox avanzato, etc…. che abilitano al raggiungimento di determinate profondità compatibili con la respirazione di aria come gas di fondo, effettuando la decompressione con aria o nitrox. Senza facili generalizzazioni credo essi forniscano sovente una adeguata preparazione, soprattutto in termini di operatività in acqua: utilizzare una bombola decompressiva, abituarsi al rispetto di un piano di immersione, a gestire attrezzature un po’ più articolate, migliorare le proprie prestazioni subacquee, etc. Ma la parte meno sviluppata dei corsi mi pare sia, con lodevoli eccezioni, l’abilità di pianificare l’immersione.

Probabilmente l’attività che più di ogni altra distingue l’esperienza e capacità del sub “decompressivo” rispetto al sub “in curva” è proprio la pianificazione. Che vuol dire in primo luogo chiarire bene a se sessi l’obiettivo dell’immersione, fissarne i parametri principali e secondari, identificarne le diverse fasi, tracciarne un profilo e stimare la quantità di gas respiratorio ad esso adeguata, con un margine aggiuntivo determinato in base ad un criterio ben chiaro. Infine, saper effettuare una valutazione critica del lavoro svolto, per stabilire se quanto ottenuto ci permette di raggiungere l’obbiettivo che ci eravamo prefissati, minimizzando l’esposizione ai maggiori rischi che una immersione con decompressione sempre comporta rispetto al caso di rimanere entro curva. Quest’ultimo aspetto è quello che richiede maggiore autodisciplina e senso di responsabilità. Fatte queste noiose premesse, sdrammatizziamo un pò. La pianificazione non è una attività particolarmente complessa, richiede principalmente la capacità di concentrarsi su alcuni concetti e regole operative perfettamente alla portata di un subacqueo coscienzioso ed esperto, da applicare con qualche semplice calcolo per il quale è sufficiente una calcolatrice tascabile “basic”, (niente logaritmi né trigonometria sferica).

Dopo essere riusciti a familiarizzare con queste metodiche sarà facile accorgersi che proprio la fase di pianificazione aggiunge interesse all’attività subacquea ed è ulteriore motivo di soddisfazione. A volte ho proprio il sospetto che alcuni di noi subacquei ci siamo ormai più appassionati della pianificazione di immersione che alla sua esecuzione pratica in acqua.

Entriamo nel vivo delimitando il campo di gioco, altrimenti diviene arduo racchiudere in un articolo qualche valida considerazione su un tema così articolato. Che tipo di immersioni descriviamo dunque? Quelle che tipicamente possiamo effettuare con i brevetti decompressivi “entry level”, ovvero decompressioni brevi e immersioni entro i 50 mt di profondità, che consideriamo il limite operativo dell’aria. Non ci sfiora neppure l’dea di addentrarci nelle roventi polemiche tra subacquei dotati di sicurezze assolute, in un senso o nell’altro, circa la massima profondità alla quale sia lecito arrivare respirando aria. Limitiamo infine in modo indiretto la durata della decompressione ponendo il limite superiore di 20 litri al volume delle bombole per gas di fondo, (un bi-bombola 10 + 10). Parliamo inoltre di immersioni quadre e non ripetitive.

Una immersione con decompressione consiste nell’arrivare sino al tempo di fondo programmato entro la profondità massima prevista, ed quindi iniziare la risalita nella certezza che il gas respiratorio rimasto sia compatibile con il profilo di risalita programmato, a sua volta adeguato al corretto rilascio dell’inerte accumulato. Conseguentemente, i semplici criteri comunemente utilizzati per determinare l’istante di risalita in una immersione entro curva perdono quindi completamente di senso. Per le immersioni con decompressione siamo quindi obbligati a calcolare in anticipo i consumi totali, da stimare sulla base dei due parametri principali dell’immersione quadra: profondità massima e tempo di fondo. Questi due parametri determinano infatti, tramite tabelle, simulatori di immersione o appositi applicativi software decompressivi, il profilo di risalita, ovvero profondità e durata di tutte le tappe decompressive da affrontare. Sulla base di questo profilo va calcolato il volume necessario di gas respiratorio, che deve comprendere un adeguato surplus ai fini della sicurezza. Se tale fabbisogno risulta eccessivo rispetto ai limiti che ci siamo imposti, occorrerà ripianificare l’immersione riducendo profondità massima o tempo di fondo. O entrambi. Infine l’immersione va condotta nel rispetto del piano appena elaborato, che deve essere riportato su apposito supporto, generalmente una lavagnetta subacquea. Durante l’immersione occorrerà trovarsi sempre entro la profondità programmata, iniziare la risalita al tempo di fondo programmato, e gestire i cambi di quota alla velocità di risalita previste, effettuare le tappe di decompressione, sicurezza ed eventuali deep stop, e monitorare i consumi per verificare che siano entro i limiti previsti per ciascuna fase. 

Quale strumento di pianificazione?
Come anticipato, il primo passo della pianificazione è tradurre i nostri requisiti circa l’immersione che stiamo per effettuare nei due parametri principali della pianificazione, che per questo chiamiamo primari, perché da essi dipendono tutte le altre variabili in gioco. Essi sono:

la max profondità da raggiungere, (PMAX) ed il tempo di fondo, BT ovvero la permanenza a tale profondità.

Accanto ad essi, occorrerà stabilire, o meglio confermare o modificare, un insieme di parametri più generali, legati alle proprie scelte personali, abitudini o preferenze, che chiamiamo secondari. Essi caratterizzano i nostri standard di immersione, come ad esempio la ventilazione minutale (VM), la velocità di discesa e di risalita, la presenza o meno di tappe aggiuntive profonde, la loro durata, etc.

Stabiliti i parametri primari, risulta completamente definito il profilo completo dell’immersione. Esso dipenderà infatti soltanto dalle tabelle decompressive che scegliamo per determinarlo, oppure, in chiave più tecnologica, dal programma applicativo software decompressivo che scegliamo di utilizzare. Oppure, dall’algoritmo del nostro computer subacqueo, se esso dispone di una modalità di pianificazione di immersione.

Accenniamo brevemente questi tre metodi, prima di entrare nei dettagli dello sviluppo di un vero e proprio piano di immersione con decompressione.


METODO 1: USO DELLE TABELLE DECOMPRESSIVE
Se usiamo tabelle obbediamo a tabelle. Il computer subacqueo lavorerà secondo il proprio algoritmo, e prima o poi divergerà da quanto pianificato con le tabelle. Quindi meglio usarlo in questo caso solo come profondimetro-timer mettendolo in modalità “gauge”. Dunque, scelta profondità max e tempo di fondo di una immersione quadra, e scelte le tabelle che meglio conosciamo o che riteniamo più affidabili o conservative, siamo facilmente in grado di determinare numero, profondità e durata di ciascuna tappa decompressiva. In base ad esse, e tenendo conto dei nostri consumi medi in immersione in litri/minuto, (VM), calcoleremo il fabbisogno teorico di gas respiratorio, e quindi il volume delle bombole necessarie per contenerlo, (basta una calcolatrice tascabile). Oltre a questa pianificazione, che chiamiamo nominale, e sulla base della quale sarà condotta l’immersione, occorre sviluppare almeno due profili di “backup”.

Il primo è basato sull’ipotesi di eccedere accidentalmente la sola profondità massima, (ad esempio 3 o 5 mt), e il secondo invece supponendo di superare accidentalmente il solo tempo di fondo (ad esempio di 3 o 5 min). Anche i due profili di backup devono sempre essere disponibili e pronti all’uso in immersione, assieme alle tabelle decompressive utilizzate. Naturalmente durante l’immersione devono essere monitorati costantemente profondità e tempo di fondo, per verificare che siano sempre allineati con la pianificazione.

METODO 2: USO DI SOFTWARE DECOMPRESSIVO
Con l’uso di un applicativo software di pianificazione possiamo elaborare al personal computer un profilo completo di immersione sulla base dei nostri parametri di input, primari e secondari. Si ottengono con maggior velocità e precisione tutti dati che invece, quando usiamo le tabelle, debbono essere calcolati a mano. Il risultato finale è un profilo di immersione nominale, affiancato da alcuni profili di backup, necessari per gestire anche una eventuale interruzione dell’immersione di emergenza. Essenziale scegliere un applicativo di comprovata affidabilità, largamente utilizzato, e che offra la possibilità di selezionare più gradi di conservatività. Mai affidarsi ad un prototipo che impieghi un algoritmo sconosciuto o sperimentale…semplicemente perché consigliato da un amico o trovato navigando su internet. Durante l’immersione, anche in questo caso, il computer subacqueo non ci è di ausilio. E’ il piano di immersione sviluppato che comanda il gioco, nella sua versione nominale o in una versione di backup in caso di necessità. Il maggior vantaggio di questo metodo di pianificazione è che ci risparmia tutti i calcoli, (ma proprio tutti), ma come tutte le cose automatiche ci toglie un po’ di controllo.

METODO 3: USO DEL COMPUTER SUBACQUEO
Se abbiamo un computer subacqueo che dispone di una modalità “simulatore” oppure “pianificatore” di immersione possiamo, una volta scelte profondità massima e tempo di fondo della nostra immersione, prendere visione del profilo decompressivo che il computer ci suggerisce in base al proprio algoritmo. In pratica facciamo con il computer ciò che facevamo con le tabelle. Ciò consente una perfetta sovrapponibilità tra numero, profondità e durata delle tappe pianificate e quelle che il computer ci chiederà di rispettare in immersione. Inoltre il piano così ottenuto terrà già conto della configurazione del computer adottata, (livello di conservatività, opzioni sulle tappe profonde, velocità di discesa e salita, etc.). Il grande vantaggio di questo metodo è che durante l’immersione il nostro computer subacqueo “ragiona” allo stesso modo del programma col quale abbiamo pianificato l’immersione, e quindi le indicazioni che ci darà in immersione sono sovrapponibili a quanto riportato sul piano. Naturalmente il profilo scelto dovrà annotato su una lavagnetta o supporto simile, e dovrà essere seguito durante l’immersione per garantirci che i consumi siano quelli pianificati, ma lo strumento da polso potrà sempre fornire in tempo reale il miglior profilo di risalita in risposta a qualunque deroga occasionale rispetto a quanto pianificato. Naturalmente ci riferiamo a variazioni contenute rispetto alla pianificazione, tali da non compromettere le previsioni sui consumi totali di gas.

Variante “hi tech” al metodo 3
Esistono applicativi software di simulazione di immersione da installare su personal computer dedicati ad un particolare computer subacqueo, e fornite dalla stessa casa costruttrice del computer. Utilizzando nella pianificazione tali applicativi, ci troviamo in una situazione che unisce l’elasticità della pianificazione tramite personal computer alla comodità poter di configurare i parametri dell’immersione con le stesse identiche modalità del computer subacqueo, e utilizzando il medesimo algoritmo decompressivo. Inoltre, e questo è l’aspetto più interessante, alcuni di questi applicativi consentono di esportare direttamente i dati di pianificazione ottenuti verso il computer subacqueo, prima dell’immersione. Questa soluzione consente allo strumento da polso di fungere da vera e propria guida operativa e di fornire sempre in tempo reale durante l’immersione il miglior profilo di risalita in risposta a qualunque deroga rispetto a quanto pianificato.

Nel prossimo articolo entreremo un po’ più nel dettaglio operativo con qualche esempio pratico, cercando di mantenerci nella semplicità senza però rinunciare alla precisione. Scopo della lettura è suscitare interesse e curiosità, e cercare di saperne un po’ di più, ma mi raccomando: rimaniamo sempre con i piedi (ops!.. le pinne) per terra. La lettura di articoli non può certamente sostituire il necessario addestramento teorico e pratico indispensabile per affrontare in sicurezza una immersione con decompressione.
A presto.

Luca Cicali

 

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