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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Un grande divulgatore e scienziato, William Beebe

livello elementare
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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: STATI UNITI
parole chiave: conservazione della natura, Beebe, Arcturus
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Se vi dicessi William Beebe, il suo nome vi direbbe qualcosa? Probabilmente no, eppure questo naturalista, biologo, ricercatore e divulgatore americano fu uno dei maggiori scienziati del XX secolo, ricordato per i suoi studi di biologia marina (ma non solo) e per le numerose spedizioni che condusse in mare ed in terra nella sua lunga attività di ricerca. William Beebe è considerato uno dei fondatori dell’ecologia nonché uno dei principali sostenitori della conservazione della natura del primo Novecento. Le sue relazioni sulle sue campagne furono eccezionali quanto le sue ricerche effettuate negli abissi. Un grande divulgatore che seppe unire professionalità e visione aprendo la strada ai ricercatori scientifici subacquei moderni.

Raccontiamo la sua storia
Nato a Brooklyn, New York, nel 1877, William Beebe crebbe a East Orange, nel New Jersey. Lasciò il college prima di ottenere una laurea per lavorare all’allora New Zoological Park di New York, dove gli fu affidato il compito di prendersi cura del reparto ornitologico. Questo lavoro sul campo gli consentì di partecipare come volontario a numerose campagne di ricerca che riassunse in una grande quantità di scritti che lo resero popolare sia con il pubblico che con il mondo accademico. Nel 1923 intraprese la sua prima spedizione nelle isole Galápagos, per ottenere dati più dettagliati a sostegno della teoria dell’evoluzione ipotizzata da Charles Darwin.

Alla spedizione partecipò anche Ruth Rose. Rose lavorava come relatrice ufficiale della spedizione della Società Zoologica di New York alle Isole Galapagos, guidata da William Beebe. Durante la missione conobbe Ernest Schoedsack, che  stava lavorando come direttore della fotografia.  Si innamorarono e nel 1926 si sposarono. Ruth è ricordata per aver riscritto la sceneggiatura cinematografica del film King Kong del 1930, sulla base della quale furono fatti i remake moderni. 

Grazie ad un cospicuo finanziamento William Beebe fu in  grado di noleggiare uno yacht a vapore di 76 metri, chiamato Noma, e raccogliere un team multidisciplinare che comprendeva scienziati, cinematografi, ma anche diversi artisti tra cui il famoso pittore di marina Harry Hoffman.

l’esperienza maturata nelle prime campagne in mare fu decisiva per le ricerche fatte con l’Arcturus per studiare la vita marina

Passando attraverso il Mar dei Sargassi, sulla rotta per le Galápagos, William Beebe fu affascinato dalla biodiversità che si poteva ritrovare nei sargassi che galleggiavano sulla superficie, e passò diversi giorni a raccogliere le queste alghe per esaminare le creature che vi vivevano. Questa prima spedizione alle Galápagos durò venti giorni e documentò con immagini sensazionali come gli animali che vi abitavano si erano evoluti in assenza di predatori.

Boom walk o boma di Beebe, scanned from WCS Photo Collection (DTR)

Durante il ritorno a New York, continuò ad osservare gli animali marini usando due dispositivi di sua invenzione: il primo era una specie di gabbia di ferro (da alcuni chiamata pulpito di Beebe) posta sulla prua della nave per esaminare più da vicino la superficie del mare ed un “boom walk“, ovvero un boma (albero) di 30 piedi sporgente dal lato della nave su cui spostarsi e per osservare lateralmente e lontano dallo scafo le forme di vita marine superficiali.

Il resoconto della spedizione, Galápagos: World’s End, divenne immediatamente un successo e rimase tra i dieci best seller del New York Times per diversi mesi. Nel 1924, Beebe intraprese una nuova spedizione in Guaiana di Kartabo sulla base della quale venne scritto il primo studio di ecologia tropicale, che fu in seguito pubblicato dalla rivista Zoology nel 1925.

Arcturus
Nonostante le sue ricerche di successo in Guaiana ciò che Beebe desiderava di più era di tornare alle Galapagos, questa volta con una nave di ricerca scientifica adeguatamente attrezzata. Ci riuscì nel 1925 quando partì per una seconda spedizione alle Galápagos, a bordo dell’Arcturus, uno yacht a vapore considerevolmente più grande del Noma che era in grado di stare in mare per lunghi periodi di tempo.

la nave di ricerca Arcturus

L’Arcturus era equipaggiato con il pulpito di Beebe ed il boom walk, oltre a gabbie e vasche per animali vivi, ed una camera oscura per lo sviluppo di film e lo studio degli animali marini bioluminescenti. In questa campagna Beebe sviluppò un interesse crescente per la biologia marina e, come vedremo, per le esplorazioni degli abissi.

Sebbene l’Arcturus non incontrò le praterie di sargassi nel Mar dei Sargassi ma permise di effettuare numerosi campionamenti biologici al largo delle coste di Saint Martin e Saba. Nell’Oceano Pacifico, scoprì una zona di confine tra due correnti caratterizzate da temperature molto diverse e contenenti una vasta biodiversità.

Navigando lungo il confine tra le due correnti, Beebe teorizzò che potesse essere la causa del clima inusuale del Sud America. Per comprendere l’importanza di questa deduzione, lo studio di queste correnti ed il loro effetto sul clima del Sud America fu il primo rapporto conosciuto di un importante fenomeno oceanografico oggi noto come El Niño. Oggi sappiamo che esso provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni, provocando violente inondazioni nelle aree direttamente interessate e siccità nelle zone più lontane da esso. Gli effetti sulle economie locali, soprattutto per quelli in via di sviluppo, che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, sono importanti. Oggi si ritiene che su scala globale possa influire anche nelle modificazioni della circolazione atmosferica in tutto il pianeta. 

Ancorando vicino a Darwin Bay, Beebe fece la sua prima immersione per studiare gli animali marini nel loro ambiente naturale, scendendo con una attrezzatura da palombaro e documentando diversi animali marini precedentemente sconosciuti. Oltre alle immersioni, applicò lo stesso metodo di campionamento che aveva impiegato ai tropici, navigando intorno per dieci giorni per documentare le interazioni della vita marina nella zona. Questo studio produsse una raccolta di 3.776 pesci di 136 specie, molte delle quali sconosciute. Durante il viaggio di ritorno dalle Galapagos, Beebe documentò la vita marina della Baia di Hudson e vi applicò le stesse tecniche di indagine che aveva usato alle Galápagos, scoprendo una sorprendente varietà di animali marini, molti dei quali erano stati precedentemente considerati solo tropicali.

Nel 1927, intraprese una spedizione ad Haiti per documentare la vita marina locale. Ancorando la sua nave nel porto di Port-au-Prince, eseguì oltre 300 immersioni con lo scafandro da palombaro esaminando le barriere coralline della zona e classificando le specie ittiche locali. Queste immersioni impiegarono diverse innovazioni tecnologiche tra cui una scatola stagna in ottone che poteva essere utilizzata per alloggiare una fotocamera per la fotografia subacquea ed un telefono incorporato nel casco da immersione, che consentiva al palombaro di dettare le sue osservazioni ad un assistente in superficie. Nel giro di cento giorni, Beebe e il suo team catalogarono una quantità di specie quasi uguale a quella catalogata nell’isola di Puerto Rico negli ultimi quattrocento anni. Nel 1928 pubblicò una lista illustrata di 270 di queste specie, che fu ampliata nel 1935 portando il totale a 324. Il resoconto della spedizione fu pubblicato nel 1928 con il libro Beneath Tropic Seas.

Avendo acquisito esperienza nell’immersione con scafandro da palombaro, William Beebe ne divenne presto un entusiastico sostenitore, credendo che fosse qualcosa che doveva essere sperimentato da chiunque avesse avuto l’opportunità di farlo, tanto da suggerire che un giorno sarebbero state create delle case sul mare con giardini sottomarini. Decisamente un visionario per il suo tempo. Con l’aiuto dei suoi sponsor, Beebe creò una nuova stazione di ricerca sull’isola di Nonsuch per condurre uno studio approfondito di un’area di 8 miglia quadrate di oceano, documentando ogni forma vivente dalla superficie fino ad una profondità di 2 miglia.

Esplorare gli abissi 

l’Ocean Explorer un prototipo per le esplorazioni sottomarine del 1932

In quegli anni iniziò ad immaginare un dispositivo per l’esplorazione subacquea, che potesse utilizzare per scendere nelle profondità ed osservare direttamente questi ambienti. Il New York Times pubblicò degli articoli che descrivevano i suoi progetti immaginati come una campana subacquea a forma di cilindro. Il futuro sarebbe stato diverso.

Beebe (a sinistra) e Barton (a destra) con la batisfera, ideata da Barton.

Furono proprio questi articoli ad attirare l’attenzione di Otis Barton, un ingegnere che aveva a lungo ammirato Beebe e che aveva la sua stessa ambizione di diventare un esploratore di acque profonde. Originariamente, William Beebe aveva pensato ad una mezzo cilindrico (tipo sommergibile) ma, quando si incontrò la prima volta con quel giovane ingegnere rimase affascinato dalla semplicità del design. L’idea di costruire una sfera per distribuire la forte pressione ambientale in acque profonde era decisamente geniale. Barton finanziò la costruzione della Batisfera mentre Beebe ottenne nuovi finanziamenti per la futura spedizione da parte della New York Zoological Society e della National Geographic Society.

Dal 1930 al 1934, Beebe e Barton la utilizzarono per condurre una serie di immersioni a profondità sempre più crescenti al largo dell’isola di Nonsuch, diventando i primi scienziati in grado di osservare forme di vita di grande profondità nel loro ambiente naturale. La Batisfera di Barton fu calata nell’oceano usando un cavo d’acciaio, mentre un secondo cavo portava una linea telefonica per comunicare con la superficie. Inoltre vi era un cavo elettrico per alimentare un faro per illuminare l’ambiente esterno.

William Beebe e Otis Barton effettuarono un totale di ben trentacinque immersioni, collezionando diversi record mondiali consecutivi per l’immersione più profonda mai eseguita da un essere umano. Il record di massima profondità, stabilito il 15 agosto 1934, a circa 923 metri,  durò fino al 1949 quando fu battuto dallo stesso Barton. William Beebe, per la sua esperienza come biologo marino, e Barton, per la sua abilità nella meccanica, erano complementari ma la maggiore attenzione verso Beebe da parte del pubblico, che tendeva ad ignorare i meriti di Barton (vero inventore della batisfera), portarono nel tempo ad una rottura dei loro rapporti.

Beebe partì quindi per una lunga spedizione nelle acque intorno alla Baja California, a bordo del suo yacht, la Zaca. L’obiettivo di questa spedizione era di studiare la fauna sottomarina di quell’area mediante campionamenti ed immersioni.

Nel 1937, Beebe intraprese una seconda spedizione, sempre a bordo della Zaca, documentando la fauna lungo la costa del Pacifico dal Messico alla Colombia. Durante questa spedizione, invece di concentrarsi sugli animali marini, come aveva fatto a Nonsuch Island, o sugli uccelli (come aveva fatto in precedenza in altre campagne) tentò un approccio del tutto nuovo ovvero documentare tutti gli aspetti dell’ecosistema in una visione globale. Un’opera ancora una volta visionaria, descritta nei suoi libri Zaca Venture e Il libro delle baie, in cui sottolineava la sua preoccupazione per gli habitat naturali minacciati se non distrutti dall’impatto umano. Un vero precursore considerando che erano negli anni ’30.

foto di Beebe da Nonsuch island

Nonsuch Island rimase come base operativa delle sue ricerche fino al 1939 quando, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, fu evacuata. Il gran numero di navi militari rendeva difficile l’attracco e la maggior parte delle barriere coralline dell’isola venne distrutta per costruire un aeroporto. Uno scempio che aprì una ferita nel cuore del ricercatore. Con la perdita della stazione ricercò una nuova base di ricerca tropicale a Caripito, una piccola città in Venezuela a circa 100 miglia a ovest di Trinidad, per studiare l’ecologia della regione sottoposta da cicli alternati di stagioni umide e secche. Nel 1949 fondò una stazione di ricerca tropicale a Trinidad, che chiamò Simla, dedicata a studi diversi: dai cicli vitali degli uccelli locali ad ogni forma animale e vegetale della foresta, fino al comportamento degli insetti. Durante quegli anni, Simla divenne un importante punto di incontro per ricercatori in molte altre aree della biologia, come il mirmecologo Ted Schneirla, l’etologo Konrad Lorenz, l’entomologo Lincoln Brower, l’etologo Donald Griffin e l’ornitologo David Snow.

Nel 1952, al suo settantacinquesimo compleanno, William Beebe si ritirò dalla posizione di direttore del Dipartimento di zoologia della NYZS e divenne direttore emerito. Nonostante ciò, nel 1957, all’età di ottant’anni, si racconta che era ancora in grado di arrampicarsi su tronchi d’albero per studiare i nidi degli uccelli. La ricerca a Simla continuò fino alla sua morte causata da una polmonite nel 1962 all’età di 84 anni.

Un precursore a cui i biologi marini moderni, ma non solo, devono molto. Che dite? Valeva la pena di raccontare la sua vita?

 

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