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Tensione nel mare d’Azov tra navi russe e ucraine di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: ODIERNO
AREA: MAR NERO
parole chiave: Mare d’Azov, Russia, Ucraina

il ponte della discordia, bloccato dalle navi russe. L’Ucraina sostiene che la Russia potrebbe utilizzare il ponte sul canale di  Kerch, crocevia importante per il commercio globale di commodity come grano ma anche petrolio, minerali e legname (secondo un rapporto del 2017 del centro studi britannico Chatham House), per rallentare e controllare i flussi marittimi. 

Il recente incidente in mare tra navi russe ed ucraine apre di fatto un pericolo annunciato. Come abbiamo descritto in altri articoli, la Russia persevera nella sua politica zarista di controllo dei mari adiacenti al suo territorio cercando di interdire l’accesso dell’Ucraina al Mare di Azov, sempre nell’ambito della controversia sulla Crimea.
Fino all’incidente i movimenti reciproci sembravano sotto controllo anche se l’Ucraina sembrava determinata a giocare fino alla fine la carta della disputa marittima. Fabio Caffio aveva recentemente sottolineato come, dopo la contestata annessione della Crimea del 2014 (ritenuta illegittima alla luce della Risoluzione 68/262 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite), la Russia aveva cercato di consolidare il suo possesso anche sugli spazi marittimi adiacenti. In particolare sul Mare di Azov, un bacino interno spartito con l’Ucraina dall’accordo del 2003 e passato quasi interamente sotto controllo russo. Choke point strategico è lo Stretto di Kerch nella cui prossimità è avvenuto il grave incidente. Sebbene l’Ucraina ne reclami il libero passaggio per poter accedere all’importante porto di Mariupol, la Russia non è di questo avviso.

Il Nikopol (a sinistra), il Berdiansk (al centro) e Yani Kapu (a destra) attraccati al porto di Kerch lunedi, 26 novembre, 2018. Associated Press

Kiev ha aperto nel 2016 una disputa con Mosca, deferendo a una Corte arbitrale la decisione su propri diritti alle risorse naturali della zona economica esclusiva – ZEE al largo della Crimea, nel Mar Nero e nel Mare di Azov, nonché sull’illegalità (dal punto di vista della libertà di navigazione e della protezione ambientale) dell’iniziativa russa di costruire unilateralmente un ponte nello Stretto di Kerch.

La Russia, nelle more di una decisione comune, asserisce che il vero oggetto della controversia è l’annessione della Crimea e non l’applicazione della Convenzione del diritto del mare sollevata dall’Ucraina. A fronte del divieto russo di approdo in Crimea di navi ucraine, Kiev ha chiesto che il caso sia discusso dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite, auspicando nuove sanzioni contro la Russia. Anche l’Unione Europea, sebbene ci siano delle diversità di opinioni tra le Nazioni, ha riaffermato la sua condanna dell’annessione della penisola, ed inasprito le proprie sanzioni contro la Russia vietando ogni forma di relazioni con la Crimea, incluse le attività di imprese di ricerca di idrocarburi operanti su autorizzazione russa. Il Paese vicino forse più interessato è la Turchia che sembra ben disposta verso Mosca e controlla gli Stretti del Bosforo sulla base della Convenzione di Montreux del 1936. Erdogan ha concluso lo scorso anno un’intesa per la costruzione del gasdotto TurkStream con Putin: una condotta sottomarina che consentirà alla Russia di evitare l’attraversamento dell’Ucraina. Il gasdotto è posato in gran parte nella zona economica turca evitando di fatto nuovi pretesti nelle acque della Crimea.

Questo incidente appare inspiegabile in quanto sembrava che Mosca avesse considerato attentamente i rischi di un confronto marittimo con l’Ucraina, costruendo in poco tempo un ponte sullo stretto di Kerch tra la Crimea ed il territorio russo per alleggerire il trasporto via mare. Ma non è così semplice. Kiev rivendica, sulla base degli accordi precedenti, i propri diritti marittimi, sottolineando una violazione della legalità internazionale da parte di Mosca e chiedendo alla comunità internazionale una ferma condanna dell’annessione della Crimea avvenuta nel 2014. Inoltre il Mar d’Azov, secondo l’accordo con l’Ucraina del 2003, ricade nelle “acque a titolo storico” anche se non ne sono stati fissati i rispettivi confini.


Veniamo all’incidente. La Russia ha accusato l’Ucraina di aver provocato l’incidente. Sebbene le dinamiche dovranno essere chiarite sembrerebbe che, nonostante la guardia costiera russa fosse stata avvisata da fonti del governo ucraino, due cannoniere classe Gurza-M, il Nikopol e Berdiansk, e un rimorchiatore, lo Yani Kapu, della marina ucraina sono state oggetto di colpi di armi da fuoco da parte delle navi russe. A questo conflitto è seguito lo speronamento del rimorchiatore che si stava trasferendo da Odessa, porto del Mar Nero, a Mariupol, un porto orientale dell’Ucraina scortato dalle due cannoniere. Sembrerebbe che la marina russa abbia preso in custodia oltre 2o marinai ucraini, sei dei quali sono rimasti feriti nello speronamento.

Le cannoniere ucraine Gurza M-classe sono dotate di quattro lanciagranate da 30mm (due a prua e due a poppa), nonché una mitragliatrice da 30 millimetri ZTM-1, una da 7.62mm e una sistema di difesa aerea a guida laser. Sono inoltre dotate di due sistemi missilistici Barrier che possono colpire obiettivi fino a 5000 metri di distanza.

L’FSB, il servizio di sicurezza federale che controlla la guardia costiera russa, ha affermato che questo incidente sia stato invece provocato da Kiev e che le unità ucraine erano state preavvisate di non sconfinare. Il  ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, ha affermato che sono state violate le principali disposizioni del diritto internazionale, in particolare inerenti il diritto marittimo e il diritto internazionale generale, compresa la Carta delle Nazioni Unite, la Convenzione del 1982 sul diritto del mare ed altri documenti legali, che esigono che tutti gli Stati rispettino la sovranità di altri Paesi.

Le Reazioni
L’Unione europea e la NATO hanno immediatamente chiesto moderazione da entrambe le parti e invitato Mosca di ripristinare l’accesso allo stretto di Kerch necessario all’Ucraina per consentire i movimenti delle sue navi verso i porti su entrambi i lati della penisola.

Il portavoce dell’Unione Europea ha sentenziato: “As clearly stated by the High Representative at the European Parliament recently, the events in the Sea of Azov are a demonstration of how instability and tensions are bound to rise when the basic rules of international cooperation are disregarded. The construction of the Kerch Bridge took place without Ukraine’s consent and constitutes another violation of Ukraine’s sovereignty and territorial integrity. It has led, in parallel with the militarisation of the Azov Sea, to tougher controls on naval traffic in the strait. The European Union expects Russia to stop the inspections. The EU does not and will not recognise the illegal annexation of the Crimean peninsula by Russia.” 

Inoltre, a seguito dell’incidente è stata convocata una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul pericoloso sviluppo della situazione. In particolare sul fatto che, a seguito dell’incidente di domenica 25 novembre 2018, sembrerebbe che la Russia abbia bloccato il transito sotto il ponte, un’azione che, se condotta a lungo termine, causerebbe un danno economico alle città ucraine sulla costa di Azov che comprendono centri importanti come Mariupol. Una città critica in quanto geograficamente vicina a Donetsk e Luhansk, regioni dell’Ucraina orientale controllate dai separatisti sostenuti dalla Russia, che sono oggetto, come ricorderete, di aspri combattimenti tra le truppe ucraine regolari e le fazioni vicine a Mosca dal 2014.

Il ministero degli Esteri ucraino ha affermato che “le aggressive azioni russe” sono una violazione del diritto internazionale.

L’FSB ha dichiarato alle agenzie di stampa russe che le navi ucraine hanno tenuto la loro rotta e violato le acque territoriali russe. Mosca ha ribadito che la Crimea fa parte della Russia e lo Stretto di Kerch non può essere considerato un passaggio internazionale. Va menzionato che il parlamento ucraino aveva recentemente adottato un decreto sullo status legale della zona contigua alle coste del Paese che, se approvato, dovrebbe raddoppiare l’area del Mar Nero controllata dall’Ucraina ma sulla quale, essendo una zona contigua, non avrebbe il pieno controllo o la sovranità. Si tratterebbe in pratica di uno spazio marittimo all’interno del quale qualsiasi paese costiero (compresa la Russia) può esercitare un controllo limitato per prevenire violazioni delle norme economiche, fiscali, sanitarie e d’immigrazione sulla base di regole specifiche da concordare. Questo evidentemente non è piaciuto a Mosca.  Vedremo le reazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in questa nuova crisi che non promette niente di buono.

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