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Una nave sul colle: Gabriele D’annunzio e la Regia Nave Puglia di Andrea Mucedola

 

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: LOMBARDIA
parole chiave: Gabriele D’Annunzio, la beffa di Buccari, Regia nave Puglia

 


Siete mai stati al Vittoriale degli Italiani?

Sulla sponda bresciana del lago di Garda si erge immerso nella natura un complesso di strutture, giardini e corsi d’acqua che fu eretto per il “sommo poeta”, il Vate, come fu soprannominato Gabriele d’Annunzio. Sul vicino colle è collocata la Regia Nave militare Puglia, forse il più suggestivo cimelio del Vittoriale. Molti si domandano il perché questa nave sia collocata in quel luogo e per spiegarlo è necessario raccontare in breve la storia e le imprese di Gabriele D’annunzio.

Con gli occhi di oggi, di questo controverso poeta italiano potremmo dire di tutto … tranne che non fu “inimitabile”, proprio come la sua vita. D’annunzio, pescarese di nascita, poeta e scrittore, viene considerato l’esponente più emblematico del Decadentismo italiano. Leggendo i suoi romanzi e poesie, le scelte di vita e l’opera letteraria si intersecano e si confondono, creando una figura variegata e ricca di sfumature,talvolta contradditorie, quasi un gioco di trasformazione continua tra arte e realtà. Gabriele D’annunzio nasce da famiglia borghese e benestante, in un’epoca di trasformazione forzata in cui la tradizione contadina viene “aggredita”, quasi svilita da una società industriale sempre più aggressiva e spregiudicata.

 

Il giovane D’Annunzio è uno studente intellettualmente vivace, dotato di carattere ambizioso e privo di complessi e inibizioni, istintivamente competitivo. Raggiunge presto la notorietà pubblicando poesie e racconti di successo. Nel suo primo soggiorno romano comincia a forgiarsi il suo stile raffinato e comunicativo, la sua visione del mondo ed il nucleo centrale della sua poetica. Ne avverte, come scrisse in una delle sue opere maggiore, Il piacere, “l’immobilità intellettuale. Roma, d’innanzi, si profondava in un silenzio quasi di morte, immobile, vacua, simile a una città addormentata da un potere fatale“.

D’annunzio avverte la crisi della cultura umanistica precedente e sposa la nuova realtà tecnologica rifugiandosi nel culto del bello a sfregio di una società sempre più decadente. Il poeta di fatto propose un’ideologia fondata sulla trasgressione delle regole, senza freni morali, centrata sull’Io del superuomo. Disprezza la realtà borghese del nuovo stato unitario che vede troppo statico, il trionfo ipocrita dei princìpi democratici ed egualitari. Vede l’affermazione di uno spirito borghese e speculativo, basato solo sul guadagno materiale, che contamina la bellezza pura ed il gusto eroico dell’azione.

Al rifiuto di valori come etica, pietà ed altruismo contrappone lo spirito indomito della lotta e l’affermazione dell’Io al di sopra degli altri. Coerente con il suo pensiero nasce il D’annunzio nazionalista e, quindi, anche interventista (a favore della I guerra mondiale). Il poeta manifesta il suo stile di vita, che diviene di tendenza, influenzando larghe parti della neo società italiana. Dopo aver fortemente sostenuto l’entrata in guerra contro l’impero austro-ungarico, Gabriele D’annunzio, nonostante la non più giovane età (aveva già 52 anni), si arruola come volontario di guerra nei Lancieri di Novara, dove viene per lo più impiegato con compiti di ufficiale di collegamento e di osservatore.

Nel 1916, a causa di un incidente aereo, perde l’occhio destro e viene costretto a trascorre tre mesi nella immobilità e al buio. Ma uno spirito libero non poteva restare in gabbia e, desideroso di gesti eroici, D’annunzio riesce a partecipare ad una azione navale che divenne poi celebre come la Beffa di Buccari.

La beffa di Buccari, risposta italiana contro la disfatta di Caporetto
Il 9 gennaio 1918 l’ammiraglio della Regia Marina Luigi Cito emana le direttive per l’esecuzione di un’operazione offensiva contro la baia di Buccari, in Dalmazia, dove si trovavano alcune unità della flotta austroungarica.

Gabriele D’annunzio tra Ciano (a destra) e Rizzo (sinistra)

Per l’azione vennero  assegnati tre mezzi navali leggeri, i MOTOSCAFI ARMATI SILURANTI (MAS) con distintivo ottico 94, 95 e 96. Sul MAS 96 comandato dal capitano di corvetta Luigi Rizzo, si trova anche il Capitano di fregata Costanzo Ciano, comandante della audace missione, e Gabriele D’Annunzio.

Gli ordini della Regia Marina prevedono la costituzione di tre gruppi  di unità navali, composte da cacciatorpediniere ed mezzi esploratori, a traino e sostegno dei tre MAS che dovranno poi condurre l’azione finale. Inoltre, il regio sommergibile F5 viene posizionato in agguato in un’area di 15 miglia a ponente di Pola mentre il regio sommergibile F3 viene dislocato a quindici miglia a sud di Capo Promontore.

Dopo quattordici ore di navigazione, il 10 febbraio, i tre MAS iniziarono il loro pericoloso trasferimento dalla zona compresa tra l’isola di Cherso e la costa istriana sino alla baia di Buccari. Giunti in vicinanza della rada, i MAS lasciarono i rimorchi ed iniziarono l’attraversamento occulto del canale di Faresina.

 

Ad un miglio dalla costa, i MAS spensero i motori a scoppio per azionare quelli elettrici. Con il favore della notte, alle 0:35 giunsero all’imboccatura della baia di Buccari e individuarono gli obiettivi, tre piroscafi da carico e una nave passeggeri. Alle 01:20 i MAS lanciarono i loro siluri. Solo allo scoppio del primo siluro gli Austriaci diedero l’allarme ed i MAS presero subito la via del rientro rientrando ad Ancona.

L’azione fu tanto audace che gli Austriaci, non credendo possibile che unità italiane fossero entrate fino alla rada, non reagirono con le armi. L’appellativo di “beffa di Buccari” derivò dal fatto che tre bottiglie con il tricolore furono lasciate su galleggianti nella parte più interna della baia, contenenti all’interno un messaggio scritto di suo pugno proprio da D’Annunzio.

 

il messaggio della beffa di Buccari

 

L’impresa ebbe una grande risonanza in Italia e di certo D’Annunzio ebbe un ruolo importantissimo nella reclamizzazione dell’impresa grazie a quel messaggio che contribuì a risollevare il morale dell’esercito sul Piave dopo la disfatta di Caporetto. Il messaggio annunciava che: «In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia, che si ridono d’ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l’inosabile. E un buon compagno, ben noto – il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro – è venuto con loro a beffarsi della taglia»

L’entusiasmo dell’azione, che aveva dimostrato di che stoffa erano gli Italiani, raggiunse il suo apice pochi mesi dopo con il famoso “Volo su Vienna” con il lancio sulla capitale austriaca di manifestini tricolori. Azioni propagandistiche che sollevarono il morale del popolo italiano in una fase delicatissima della guerra. D’annunzio per queste sue azioni venne insignito al valor militare ma la sua sete di azione non si placò e lo portò a guidare un gruppo paramilitare di “legionari”, nella marcia su Fiume, che venne occupata nel 1919. Ma non durò molto.

Con il trattato di Rapallo del novembre del 1920, Fiume divenne città libera e Zara passò all’Italia. Ma non solo. Il governo italiano di Giovanni Giolitti, il 26 dicembre 1920, fece sgomberare i legionari con la forza. Deluso dall’epilogo dell’esperienza di Fiume, nel febbraio del 1921 D’Annunzio si ritirò nella villa di Cargnacco che fu poi ribattezzata con il nome del Vittoriale degli italiani.

 

La Nave Puglia
Nel complesso del Vittoriale degli italiani domina la prua della Regia Nave Puglia. Ed è proprio di lei che vogliamo parlare oggi; 
non solo della sua storia navale ma cosa ha voluto e vuole rappresentare nel contesto del Vittoriale. L’ariete torpediniere Puglia fu uno dei tanti progetti creati dal Generale del Genio Navale della Regia Marina Edoardo Masdea, come gli incrociatori corazzati della classe Vettor Pisani e della classe Giuseppe Garibaldi nonché la prima corazzata monocalibro (o dreadnought) della Regia Marina, la Dante Alighieri.

 


La Regia Nave Puglia apparteneva alla classe Regioni ed era stata progettata per il servizio coloniale oltremare, con uno scafo rivestito in legno, ricoperto di lastre di zinco per sopportare le lunghe campagne nei mari tropicali. Dopo l’allestimento nel 1901 fu inviata in Australia, con il compito di negoziare l’emigrazione italiana in quell’area. La regia nave Puglia, partita da Genova il 3 giugno, giunse il 14 luglio nel porto di Fremantle poco distante da Perth; dopo aver visitato i maggiori porti, in ottobre lasciò Brisbane, e navigando nelle acque della Nuova Guinea e delle Isole Filippine, giunse in Cina per unirsi alla Forza Navale italiana oceanica dell’Estremo Oriente. Prese poi parte alla guerra italo turca operando principalmente nel Mar Rosso.

 

il Comandante Tommaso Gulli

Nel 1914 venne sostituito l’armamento e l’unità navale fu riclassificata come incrociatore protetto di 3ª classe. Nel corso della prima guerra mondiale svolse il suo servizio principalmente nell’Adriatico, fino al quando, al termine del conflitto, fu coinvolta negli incidenti di Spalato, che causarono la morte del comandante Tommaso Gulli.

Nel 1921 venne nuovamente sostituito l’armamento e la nave venne riclassificata come posamine. Nel 1923, dopo essere stata posta in disarmo e radiata a La Spezia, venne donata dalla Regia Marina a Gabriele d’Annunzio in ricordo delle sue azioni belliche.

I lavori per portarla al Vittoriale si rilevarono particolarmente impegnativi; della nave fu sezionata la prua e gran parte delle sovrastrutture (castello, ponte, artiglierie) che vennero poi assemblate sul colle del Vittoriale.  Per il trasferimento da La Spezia furono necessari venti vagoni ferroviari e numerosi camion militari. A coordinare l’invio dei materiali e dirigere i lavori di ricostruzione venne designato l’ingegner Silla Giuseppe Fortunato, allora tenente del Genio Navale. La prua, simbolicamente rivolta verso l’Adriatico e la Dalmazia, fu adornata da una polena raffigurante una Vittoria scolpita da Renato Brozzi. Nel castello della nave, dal 2002, è stato allestito il Museo di Bordo che raccoglie alcuni preziosi modelli d’epoca di navi da guerra della collezione di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta. Ai lati della nave scorrono due fiumi verso un laghetto in cui confluiscono due vie d’acqua, il rivo dell’Acqua Pazza e il rivo dell’Acqua Savia, ideato in ricordo di Gasparo Salò, l’inventore del violino.

 

Il progetto della sontuosa villa fu realizzato dall’architetto Giancarlo Maroni, a memoria della “vita inimitabile” del poeta-soldato e delle sue imprese. Per chi non lo avesse mai visto è un’occasione per scoprire questo angolo di paradiso dove domina il suggestivo cimelio della regia Nave Puglia. Nel simbolismo dannunziano ogni elemento del complesso del Vittoriale degli Italiani richiama la filosofia di vita “del sommo poeta” ovvero di quella “religione del rischio” che lo attanagliava, il tentativo dell’Uomo di superare i vincoli impostigli dalla natura, il coraggio del Memento Audere Semper della beffa di Buccari, un evento poco conosciuto che rappresenta un pezzo della nostra storia forse scomodo per alcuni, che ricorda i sacrifici compiuti per salvare l’italianità della Dalmazia contro l’arroganza austriaca.

La Regia Nave Puglia domina ora  il colle mastio, protesa verso il mare adriatico, ricordando il martirio in mare di tanti uomini che diedero la vita per l’Italia in quella guerra sanguinosa.

Una vittoria della quale quest’anno ricordiamo il centenario, di un anniversario patriottico che di fatto concluse il Risorgimento con l’unione di Trento e Trieste alla Madre Patria.

 

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