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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Poseidone, dio del mare di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: MITI DEL MARE
PERIODO: ANTICO
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: Nettuno, Poseidone
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Comincio a cantare Poseidone, dio possente, scuotitore della terra e del limpido mare, dio marino che regna sull’Elicona e sull’ampia Ege. Un duplice privilegio ti riconobbero gli dei, o Enosigeo: d’essere domatore di cavalli, e salvatore di navi. Salve, Poseidone, signore della terra, dalla chioma cupa: e tu, o beato, con cuore amico soccorri i naviganti.

Così Omero invoca Poseidone, fratello di Giove, potente dio del mare, dei maremoti, e dei terremoti come dimostra l’epiteto di «scuotitore della terra» (enosíchthon o ennosígaios) che spesso accompagna il suo nome nei poemi omerici. Suo attributo consueto e segno della sua potenze tanto sulle acque, quanto sulla terra, è il tridente, forgiato dagli dei.

la fontana di Nettuno, Piazza Navona, Roma – foto andrea mucedola

Poseidone (dal greco antico Ποσειδῶν, in latino Poseidon) nacque da Crono (il Saturno romano) e da Rea, e quindi era fratello di Era, Demetra, Estia, Ade e di Zeus.

Secondo la leggenda narrata da Esiodo, Crono aveva la strana abitudine di ingoiare i suoi figli temendo che potessero sottrargli il trono. Ma Rea, moglie di Crono, alla nascita dell’ultimo, Zeus, mise in atto un abile inganno. Avvolse un sasso nelle fasce affinché il marito non scoprisse l’inganno e lo divorasse.

Era consegna il sasso a Crono che lo divora credendolo un figlio – particolare di un vaso in ceramica a figure rosse attribuito al Pittore di Nausicaa, ca. 460–450 a.C.; conservato al Metropolitan Museum of Art, New York. wikipedia 

Una volta cresciuto Zeus affrontò Crono e lo costrinse a vomitare i fratelli, rovesciandone per sempre il potere. Ritornato poi alla luce per merito di Zeus, aveva combattuto a fianco di lui durante le guerre dei Titani e dei Giganti e, alla fine, partecipò insieme a Zeus e ad Ade, alla spartizione del dominio sull’universo.

Stiamo parlando dell’Universo conosciuto ai Greci, ovvero l’assoluto. Da buoni, si fa per dire, fratelli sorteggiarono il tutto e al tonante Zeus fu assegnato il cielo, a Poseidone il mare e tutte le acque, e ad Ade gli inferi. Tuttavia non doveva essere facile essere sottoposto al fratello, e Poseidone cospirò con Era, Athena e Apollo per deporlo.  Gli dei lo imprigionarono ma Teti riuscì a liberare Zeus che punì i rivoltosi ordinando a Poseidone ed Apollo di servire Laomedonte, re di Troia. Nonostante di stirpe divina, i due dei per tutto l’anno furono trattati come i più umili dei servi. Se vogliamo, furono condannati dal tonante Zeus a dei lavori socialmente utili. L’iliaco re gli fece costruire le possenti mura della città di Troia non risparmiandogli fatiche e umiliazioni, con la promessa di una giusta remunerazione alla fine del lavoro. 

Alla fine del loro periodo di castigo si presentarono al re chiedendo di essere giustamente ripagati dei loro sforzi. Al rifiuto arrogante di Laomedonte, i due numi lanciarono la loro maledizione … e si allontanarono “fulgenti in tutta la loro maestà divina che, smesso l’abito servile, avevano riassunto”.

La vendetta
Apollo e Poseidone arrivarono quindi sulla spiaggia.  Apollo trasse un pugno di frecce dalla faretra, tese l’arco e lanciò i suoi dardi su tutta la terra di Ilio. Pessimo segno, che anticipò una terribile pestilenza che afflisse tutta la città.  Poseidone non fu da meno. Percosse col tridente le acque del mare e dalle acque emerse un orrendo mostro marino che incominciò a divorare tutti i malcapitati che incontrava. Laomedonte, interrogato l’oracolo, apprese dell’ira dei due Dei e sentenziò che “l’ira cesserà se il re darà la propria figlia Esione in pasto al drago salito dal mare.” 

La ragione di Stato ebbe il sopravvento e Laomedonte dovette arrendersi; la povera fanciulla fu incatenata su uno scoglio in attesa di essere divorata dal mostro marino. Ma ecco, come in ogni buon film epico, arrivare una grande nave dalla quale scese un possente eroe, armato di clava ed avvolto in una pelliccia di leone. 


Laomedonte chiede immediatamente il suo aiuto promettendogli in cambio “due candidi, luminosi e veloci cavalli” divini ricevuti da Zeus da un suo antenato. L’eroe, che avrete capito era niente meno che Eracle/Ercole, accettò l’incarico ed affrontò il mostro. Con un solo colpo di clava lo uccise e liberò la fanciulla piangente. Rientrato al palazzo regio Eracle chiese il pattuito ma Laomedonte, che non aveva ancora imparato la lezione, disse che, per un colpo di clava, doveva bastargli di aver salvato sua figlia.

Ovviamente Eracle si infuriò e gli disse che lui, figlio di Zeus, sarebbe ritornato per vendicarsi, e così fu. Compiute le sue dodici fatiche, ricomparve dinanzi a Troia con sei navi da guerra, assediò e prese d’assalto la città, uccidendo Laomedonte e tutti i suoi figli. Inoltre diede in moglie la bella principessa al proprio amico Telamone, figlio di Eaco, re dei Mirmidoni.

Pensate che questa storia epica concluse la sete di vendetta di Apollo e di Poseidone contro i Troiani? Certo che no. La storia ebbe un seguito sanguinoso e viene raccontata nell’Iliade. Nella guerra di Ilio/Troia, Poseidone si schiera coi Greci e li aiuta in diverse occasioni. Fra di loro, vi è anche Odisseo, scaltro re di Itaca, protetto di Athena, che nel suo viaggio di ritorno approda anche nella terra del ciclope Polifemo, figlio della ninfa Toosa, ninfa delle correnti marine,  e di Poseidone.

Conosciamo la storia. Odisseo/Ulisse arriva nella terra dei Ciclopi e, dopo essere stato imprigionato con il suo equipaggio da Polifemo, dopo aver assistito alla tremenda morte di alcuni dei suoi marinai, divorati dal ciclope, decide di ubriacarlo ed accecargli l’unico occhio nel sonno.

Polifemo apprezza il vino e promette ad Odisseo un dono, chiedendogli però il suo nome. L’eroe, astutamente, gli risponde di chiamarsi “Nessuno”; ebbro da tanto bere il ciclope si addormenta ed Odisseo con l’aiuto dei compagni gli acceca l’unico occhio. Nulla valgono le urla del gigante per chiamare gli altri fratelli … alla loro domande risponde che “nessuno” lo ha ferito. 

Al mattino Odisseo e i marinai superstiti fuggono dalla grotta nascondendosi sotto le pecore del ciclope. Accortosi della fuga dei Greci, Polifemo a tastoni si reca su un promontorio, dove, alla cieca, inizia a scagliare dei grandi massi contro il mare per affondare la loro nave. All’ennesimo lancio del gigante, Odisseo/Ulisse, grida che non fu Oudeis (“Nessuno”), ma Odisseo, re d’Itaca, rivelando così il suo vero nome. Grande errore che costerà poi molto caro. Polifemo chiede al padre vendetta e Poseidone si accanisce con i superstiti per non permettergli il ritorno. Moriranno tutti tranne Ulisse che, protetto da Athena, alla fine ritornerà a casa.

Tante amanti ma anche una consorte
Poseidone ebbe una consorte “ufficiale”, Anfitrite, che il dio del mare rapì su una spiaggia mentre danzava con le sue sorelle; ebbero numerosi figli tra cui Tritone, Rode e Bentesicima. Essi risiedevano nel loro palazzo in fondo all’Egeo dove Poseidone teneva anche un carro dorato con il quale ogni giorno percorreva i mari, placandone le acque o scatenando terribili tempeste con il suo potente tridente. Una relazione felice … negli standard del tempo. 

Si sa … che gli antichi Dei propendevano molto per le debolezze umane e anche Poseidone non fu da meno del tonante fratello Zeus. Come lui, ebbe una lunga lista di amanti, tra dee, ninfe e donne mortali. Poseidone ebbe anche decine di figli, quasi tutti malefici o mostruosi. Con Gaia ebbe la vorace Cariddi e il violento Anteo, che fu  poi ucciso da Eracle. Persino i sei figli maschi avuti da Alia commisero ogni sorta di brutalità, costringendo il padre a sprofondarli sotto terra. Dal dio discendeva anche il popolo marinaro dei Feaci, il cui capostipite, Feace, sarebbe nato dall’amore di Poseidone e di Corcìra, ninfa eponima dell’isola. Ad alcune delle sue amanti non andò però molto bene.

Poseidone seduce Medusa

A seguito di un love affair con Medusa, consumata in maniera sacrilega sul pavimento di un tempio dedicato ad Athena, la dea dell’intelligenza non gradì la mancanza di rispetto e trasformò la giovane in un orribile mostro in grado di pietrificare ogni essere vivente che avesse incrociato il suo sguardo. C’è da dire che il rapporto tra Athena e Poseidone non fu mai idilliaco. Erodoto (IV 180) attribuisce a Poseidone addirittura la paternità di Athena, normalmente ascritta a Zeus, che solo in un secondo tempo avrebbe adottato la dea.

Figlia rifiutata o no fra i due ci fu sempre contesa. Poseidone, avido di regni terrestri, un giorno rivendicò l’Attica piantando il suo tridente nell’acropoli di Atene facendo scaturire, immediatamente, un pozzo d’acqua salata. Inoltre, forse per far ecolpo, inviò dei cavalli scalpitanti. Non fu una scelta felice perché i Greci erano stati recentemente attaccati da un popolo a cavallo. Athena, invece piantò il primo ulivo proprio vicino al pozzo conquistando il cuore degli Ateniesi. Poseidone, furioso, la sfidò quindi in combattimento.

Sebbene Atena fosse pronta a combattere, Zeus si mise di mezzo. D’altronde, non gli si poteva dare torto, si trattava di una guerra tra zio e nipote … eticamente inaccettabile anche per le divinità dell’Olimpo. Decise quindi di chiedere un verdetto agli altri dei. Dopo tante discussioni, ci fu una scelta di … parte: gli dei si schierarono dalla parte di Poseidone mentre le dee, che anche allora erano in maggioranza, sostennero Athena. E così, per maggioranza, fu decretato che Athena aveva più diritti sul territorio perché lo aveva dotato di un regalo più utile di quello fatto scaturire da Poseidone (una sterile fonte di acqua salata). Inutile dire che se l’irruento dio del mare se la legò al dito, e chi ci rimise per lungo tempo furono tutti i protetti della dea tra cui, a maggior ragione, anche Odisseo.

Bronzetto di Nettuno

Poseidone e Nettuno
Gli antichi Greci consideravano Poseidone il creatore del cavallo, da lui creato dalle onde del mare, e gli attribuivano l’invenzione del morso e delle redini. Per questo, ogni due anni, si tenevano in suo onore corse di carri e di cavalli a Corinto nei cosiddetti “giochi istmici”, secondi per importanza solo a quelli olimpici.

La sua fama crebbe e si diffuse tra tutti i popoli mediterranei e medio orientali mescolandosi con altre divinità similari. Alcuni, erroneamente, confondono Poseidone con Nettuno, divinità romana. In realtà Nettuno era in origine il corrispondente romano del dio etrusco Nethuns, divinità dei pozzi e delle correnti d’acqua dolce, oggetto di particolare culto a partire dal IV a.C., ovvero dall’inizio dell’espansione mediterranea dei Romani. In quel periodo i Romani incominciarono ad avventurarsi  per mare combattendo prima i pirati Tirreni e poi i Cartaginesi. Fu durante il periodo di ellenizzazione che Roma tese ad assimilare le divinità dell’Olimpo e in parte sostituì Nettuno con il più potente e popolare Poseidone, dio del mare e delle tempeste.

Per non sbagliarsi le deità antiche non venivano comunque abbandonate ed in onore di Nettuno si tenevano a Roma, il 23 di luglio, le feste estive dei Neptunalia e i Ludi Neptunales, caratterizzati da corse equestri in virtù della consueta associazione fra il dio e i cavalli. Cavalli irruenti come i cavalloni del mare, governati dall’irascibile Nettuno.
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