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17 ottobre 1818, l’arrivo del Ferdinando I a Genova, ouverture del secolo della grande trasformazione di Emiliano Beri

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR LIGURE
parole chiave: Storia navale, Ferdinando I, Genova

La comparsa del bastimento a vapore Ferdinando I nelle acque del Mar Mediterraneo ed il suo arrivo a Genova hanno un profondo significato per la storia marittima e navale.

Ma se spostiamo lo sguardo dall’ambito marittimo e navale a quello più generale della storia economica e sociale dell’Europa, dell’Europa mediterranea, della Liguria e della città di Genova, possiamo capire che l’arrivo del Ferdinando I ha un significato storico che va oltre il campo specifico della storia marittima e navale. Ed è su questo che mi voglio concentrare in questo rapido intervento, per offrirvi un quadro, complessivo, del significato di un episodio che, all’apparenza, potrebbe sembrare, interessante, epocale, ma limitato al solo settore marittimo. Il perché questo episodio abbia un significato storico generale particolare è facile da intuire. Si tratta di un episodio che rappresenta il primo sintomo, l’incipit, l’ouverture, che qualcosa di nuovo stava arrivando. Forse nessuno dei contemporanei sul momento ha saputo e potuto capire cosa rappresentasse l’arrivo a Genova di quel strano battello con due grosse e sgraziate ruote da mulino sui fianchi e che sbuffava fumo nero, tanto da apparire in preda alla fiamme a chi lo incrociava per mare.

Oggi noi invece lo sappiamo bene, perché l’arrivo di quel battello, costruito a Castellamare di Stabia,  ha rappresentato l’introduzione ad un secolo caratterizzato da una grande Grande Trasformazione prodotta dalla Rivoluzione industriale, che ha comportato un mutamento radicale della realtà economica e sociale; dando sostanzialmente avvio al mondo in cui viviamo oggi, a quella realtà di diffuso benessere in cui siamo immersi, e che è radicalmente diversa dalla realtà precaria, povera, in cui sopravvivere non era un risultato alla portata di tutti, che caratterizza l’Antico Regime.

L’arrivo del Ferdinando I è stato solo l’incipit, è bene tenerlo presente. Non dobbiamo pensare che la Grande Trasformazione ottocentesca sia stata un processo rapido e repentino; soprattutto non dobbiamo pensare che a partire dal 1818 sia avvenuta di slancio, concretizzandosi in breve tempo. Essa si è concretizzata lentamente nel corso del secolo, accelerando nella seconda metà, dopo una partenza debole, quasi in sordina, all’interno di una quadro economico e sociale che, nella sua struttura di base, non differiva di molto da quello dei secoli precedenti. Guardiamo, ad esempio, al settore marittimo. La navigazione a vapore, e lo abbiamo in parte già visto, fatica ad affermarsi. Guardiamo a Genova, che sarà la capitale prima sarda e poi italiana della navigazione a vapore. Il Ferdinando I arriva nel 1818, ma nell’immediato resta un caso unico.

Per vedere comparire un bastimento a vapore nella flotta da guerra del Regno di Sardegna (che ha base a Genova fino alla costruzione dell’Arsenale della Spezia, quindi fino e oltre l’Unità d’Italia) bisogno attendere gli anni ’30.

Nella marina mercantile il vapore inizia a farsi spazio ancora dopo (e non è una novità, il militare è da sempre il settore in cui prendono corpo e si affermano dapprima le nuove tecnologie), solo negli anni ’40, grazie all’iniziativa di Raffaele Rubattino. All’inizio si tratta di poca cosa: la compagnia Rubattino nel 1840 possiede solo due piroscafi impegnati lungo la rotta Napoli-Marsiglia (con scalo a Livorno e Genova; la stessa rotta fatta dal Ferdinando I). 
Nei decenni successivi lo spazio del vapore aumenta, e Genova ne è protagonista. Nel 1862 le compagnie in tutta Italia sono nove per un totale di 50 piroscafi, di cui 32 appartengono a compagnie genovesi, e altri 3 a compagnie liguri non genovesi.
La crescita continua nei decenni successivi, dapprima lenta, poi, dopo il 1885 più rapida, in corrispondenza di quella che viene comunemente definita come seconda rivoluzione industriale. Anche in questa fase di crescita, prima lenta, poi accelerata, Genova è sempre protagonista. Dal 1861 al 1914 la percentuale di piroscafi di proprietà di compagnie genovesi sul totale nazionale è sempre superiore al 50%, con una punta del 65,2% nel 1914. Quest’ultimo dato è ancor più rilevante perché è proprio nel 1914 che la Grande Trasformazione nel settore marittimo italiano raggiunge primo traguardo, perché tra il 1898 e il 1914 il numero di piroscafi a livello nazionale cresce fino a superare, per la prima volta, quello dei bastimenti a vela. Un sorpasso epocale, con Genova ancora protagonista e con l’ambiente armatoriale genovese precursore dei tempi, perché il compartimento marittimo di Genova è il primo in cui, a livello locale, si verifica il sorpasso, e siamo nel 1898, all’inizio di questo sprint che porta il vapore a superare la vela a livello nazionale.

La navigazione a vela, quindi, solo all’inizio del Novecento cede il primato al vapore, a quasi un secolo di distanza dal giorno che ricordiamo oggi. E la vela non solo tiene in termini relativi, ossia in rapporto al vapore, per cedere solo alla fine del secolo. Tiene crescendo per gran parte del secolo, anzi, tiene il primato proprio perché per gran parte del secolo cresce.

Anche qui la Liguria e Genova sono protagonisti: la metà e più delle navi a vela italiane sono, nella seconda metà dell’Ottocento, liguri. Per darvi qualche dato: il 61% nel 1885; il 48% nel 1914. La crescita della marina mercantile genovese è particolarmente significativa: una flotta di 100.000 tonnellate nel 1825 raddoppia entro il 1862 (200.000 tonnellate), e cresce di cinque volte tanto, fino a 500.000 tonnellate, entro il 1871. Poi cala, ma dimostra comunque una notevole capacità di tenuta mentre la Grande Trasformazione è in atto. I motivi sono vari, non è il luogo per parlarne, mi limito a citare: i costi, la disponibilità di capitali, gli inconvenienti tecnici della nuova tecnologia, la disponibilità di personale qualificato, la persistenza, e la resistenza, della tradizione a livello di mentalità collettiva.

 
Da questo quadro, da questi dati, emerge come la Grande Trasformazione sia progressiva, come interessi tutto il secolo, come sia appena accennata nella prima metà del secolo e prenda corpo nella seconda metà, accelerando negli ultimi decenni per poi affermarsi con decisione solo all’inizio del Novecento, quasi 100 anni dopo l’approdo a Genova del Ferdinando I.

Se spostiamo lo sguardo dalla navigazione ad altri settori cruciali della Grande Trasformazione, ad altri settori in cui l’introduzione della macchina a vapore è stata rivoluzionaria, la musica non cambia. Guardiamo al settore industriale, sempre concentrandosi su Genova. Genova era da sempre un centro portuale, una città marittima e commerciale, una grande piazza finanziaria (la capitale finanziaria d’Europa nel XVI e XVII secolo, e sempre grande piazza finanziaria anche nel Settecento).

Ora, per effetto della Grande Trasformazione, Genova diventa una grande città industriale, sarà una delle tre protagoniste dell’industrializzazione, insieme a Milano e Torino, diventerà il vertice del triangolo industriale italiano. Ma anche qui, nell’industria, il mutamento è lento, l’arrivo del Ferdinando I è solo un’avvisaglia che precorre i tempi. Dai lavori di Marco Doria sappiamo che negli anni ‘30 dell’Ottocento la produzione manifatturiera genovese è ancora legata strettamente al settore tessile, e si tratta di un settore tessile ancora caratterizzato da un sistema produttivo protoindustriale, sulla produzione rurale a domicilio (nel circondario di Genova su 30.000 addetti 27.000 lavorano a domicilio). Anche la cantieristica, fiore all’occhiello del settore produttivo ligure-genovese per tutti i secoli precedenti, a partire dal Medioevo, è ancora legata a forme di produzione tradizionale, non solo per le topologie nautiche (bastimenti di legno, con propulsione velica e remica) ma anche per la struttura dei cantieri, diffusi su tutte le Riviere Liguri, sulle spiagge, in forma temporanea, perché, dal punto di vista materiale, i cantieri nascono al momento della commessa e spesso spariscono al varo della nave, per poi rinascere alla commessa successiva.

La grande manifattura meccanica e siderurgica concentrata in stabilimenti moderni, che è la regina dell’industrializzazione, e la grande cantieristica, concentrata in pochi grandi cantieri permanenti moderni (Sestri, Foce e Riva Trigoso) si affermano lentamente e progressivamente nella seconda metà del secolo, con grossomodo gli stessi tempi dell’affermazione della navigazione a vapore. E se la grande cantieristica è vitale come sempre, anche se nuova nella struttura e nelle tecnologie, l’affermazione dell’industria pesante progredisce superando grandi difficoltà, tanto che il settore inizialmente sopravvive grazie alle commesse statali. Anche nel terzo settore protagonista della Grande Trasformazione, quello dei trasporti terrestri, le linee di tendenza sono le stesse. L’arrivo del Ferdinando I è anche qui solo un’avvisaglia di quello che succederà. Nella prima metà dell’Ottocento, a ridosso del 1818, il trasporto terrestre nell’area genovese e in Liguria conosce un notevole sviluppo infrastrutturale, grazie alla costruzione di strade (penso alla strada carrozzabile dei Giovi e alle strade litoranee di Levante, prima, e di Ponente, poi). La costruzione di strade è già un notevole cambiamento per la Liguria, perché nella nostra regione le strade erano sempre state poche fino a quel momento, e le poche erano esclusivamente di valico appenninico, mancavano del tutto arterie stradali litoranee. In parallelo alla costa, tra i borghi delle Riviere, esistevano solo sentieri e mulattiere.

Ma se la costruzione di strade è stata un notevole cambiamento sotto il profilo infrastrutturale, i mezzi di trasporto però erano sempre gli stessi: il carro, il cavallo, il mulo, le gambe delle persone. Anche nel settore dei trasporti terrestri per vedere concretizzarsi la Grande Trasformazione determinata dal vapore, annunciata dal Ferdinando I nel 1818, bisogna attendere la seconda metà del secolo, con la comparsa delle linee ferroviarie (la Genova-Torino completata nel 1853; la Genova-Ventimiglia completata nel 1872, la Genova-Massa nel 1874, la succursale del Giovi nel 1889, la Sampierdarena-Ovada nel 1894: sono gli assi ferroviari che utilizziamo per muoverci ancora oggi).

 

Quindi la Grande Trasformazione ottocentesca che il 17 ottobre 1818 l’arrivo del Ferdinando I preannunciò ai genovesi sarà un fenomeno lento e progressivo, che prenderà corpo nel corso di un secolo, concretizzandosi nella parte finale di questo secolo. Tuttavia, e qui concludo, c’è un aspetto su cui bisogna riflettere. Il concetto di lento, di progressivo e non-rapido, noi lo applichiamo a questo cambiamento guardandolo dal nostro punto di vista, ossia di persone che vivono in un’era in cui il cambiamento tecnologico è stato, ed è, rapidissimo, vertiginoso e vorticoso.

Nel giro di un secolo l’umanità ha visto la guerra passare dal tiro di palle da cannone al tiro, solo potenziale per fortuna, di missili intercontinentali nucleari; ha visto, nel giro di poco più di mezzo secolo, il trabiccolo dei fratelli Wright diventare un jet in grado di superare il muro del suono; io da ragazzo usavo il telefono pubblico a monetine quando non ero in casa, e a casa avevo un pc con 64 kilobyte di memoria, ora ho un telefonino più piccolo della cornetta del telefono pubblico a monetine che al suo interno ha un pc con 64 gigabyte di memoria. Ma se dallo spazio ristretto dei nostri tempi, cioè dei due secoli che sono trascorsi dal 1818 ad oggi, spostiamo lo sguardo sul lungo periodo del tempo storico, plurisecolare, ci rendiamo conto che il cambiamento in realtà tanto lento non è stato. È vero che la navigazione a vapore c’ha messo del tempo ad affermarsi, ma quando lo ha fatto ha cambiato radicalmente il mondo marittimo rispetto ai secoli precedenti. Lo stesso vale per la produzione manifatturiera e per i trasporti terrestri. Per secoli e secoli sono stati legati alla forza umana e animale. Per secoli, ad esempio, le merci da Genova prendevano la via di Milano a dorso di mulo, o a bordo di carri e carretti, e impiegavano dei giorni per arrivare a destinazione. Era così nel Medioevo, era così tra XVI e XVIII secolo, ed era così ancora all’inizio dell’Ottocento. Ma dalla metà dell’Ottocento le merci venivano trasportate in grandissima quantità su vagoni ferroviari, e arrivavano a destinazione non più in giorni ma in ore. In definitiva, se guardiamo all’Ottocento in una prospettiva di lungo periodo, ci rendiamo conto che il cambiamento in realtà è stato rapido, vorticoso e rivoluzionario. Ed è questo il significato dell’arrivo a Genova del Ferdinando I, quello del primo segnale, del primo sintomo, di un Grande Trasformazione che ha cambiato per sempre, radicalmente e rapidamente, il mondo.

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estratto dal testo della relazione presentata da Emiliano Beri al convegno “I 200 anni del Ferdinando I” organizzato dal Comune di Genova, su stimolo del nostro Flavio Testi, per ricordare il bicentenario dell’approdo a Genova del primo battello a vapore varato nel Mediterraneo.

Emiliano Beri
Nav Lab Laboratorio di Storia marittima e navale 
Università di Genova

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