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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Ancore antiche di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: NAUTICA
PERIODO: III MILLENNIO a.C. – X SECOLO d.C.
AREA: NA
parole chiave: ancore

 


Una delle prime sfide che gli antichi navigatori dovettero affrontare fu quella di potersi fermare in una determinata posizione, resistendo al moto ondoso ed alle correnti. Parliamo di molti millenni fa, un’epoca lontana di cui ancora non abbiamo sufficienti informazioni. Possiamo immaginare che un giorno, un marinaio ebbe l’idea di frenare il moto della sua imbarcazione con un qualcosa che potesse strisciare sul fondo, agguantandosi al sedimento.

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Nacquero così le prime ancore realizzate in pietra, l’unico materiale disponibile all’epoca. Sulla base dei rari ritrovamenti, sappiamo che le prime erano dei grossi massi, legati con delle cime fissate alle loro protuberanze o a dei fori appositamente realizzati nel materiale. Queste prime ancore venivano definite, per la loro firma, ancore litiche a ciambella. La natura diversificata dei fondali, con sedimenti più o meno sciolti, portò a modificarne la forma inserendo delle appendici al fine di permettere una miglior presa sul fondo. Questi primi sistemi di ancoraggio, detti a gravità, vennero citati anche da Omero con un termine greco, Ɛʋʋɳ , che potrebbe essere tradotto come letto o giaciglio per il fatto che adagiava sul fondo. 

Erodoto descrisse l’uso di pietre di forma piramidale da parte degli Egizi, che fu poi perfezionato dai Romani che inizialmente utilizzarono delle ceste, anch’esse piramidali, piene di sassi. Ovviamente, come oggi, la dimensione dell’ancora era correlata alla grandezza dell’imbarcazione raggiungendo pesi considerevoli di oltre 850 chilogrammi. Se pensiamo che ciò avveniva nella tarda età del bronzo dobbiamo sembra sorprendente che esistessero navi di così grandi dimensioni. Secondo lo studioso Piero Dell’amico, in Navi e archeologia, le prime ancore possono essere datate a partire dal III millennio avanti Cristo ma questa datazione potrebbe essere probabilmente spostata indietro di qualche millennio.

Le nostre conoscenze della navigazione antica sono ancora lacunose a causa del deperimento dei materiali impiegati. Il fatto che nell’età del bronzo i metalli fossero poco usati non vuol dire che gli antichi navigatori non si spingessero per i loro commerci o saccheggi lungo le coste su rudimentali imbarcazioni che consentivano il loro trasporto. Navigando di giorno, l’ancoraggio era richiesto solo quando era impossibile scendere a terra per ridossarsi … ma qualche volta ciò non era possibile a causa delle linee di costa. Gli antichi dovevano quindi assicurarsi al fondo per non essere preda delle correnti e del mare.  I primi ancoraggi erano quindi delle grosse pietre, legate a delle cime fissate alla barca, e rilasciate per gravità in mare. Ovviamente queste prime ancore non potevano consentire la sicurezza richiesta e la scarsa tenuta doveva essere molto frequente.

L’ingegno umano ideò un sistema che consentisse di fare una maggiore presa sul fondo e nacquero così le prime ancore a presa che sostituirono presto, soprattutto nelle navi più grandi, le ancore a gravità. La duplice azione di gravità (specialmente sui sedimenti molli) e di “aggancio” consentiva di avere una maggiore presa evitando lo scarroccio, ovvero il movimento orizzontale della nave quando sottoposta a vento, mare e corrente. All’epoca i naviganti erano principalmente costieri, non esistendo strumenti cartografici ma incominciarono ad essere disponibili approssimativi disegni descrittivi delle coste, corredati da un importante informazione per suggerire ai piloti i punti di ancoraggio più idonei, il tipo di fondo. Nacque in quel tempo anche lo scandaglio ovvero un rudimentale campionatore che lanciato fuori bordo non solo dava una misura della profondità ma riportava in superficie un campione del sedimento, fornendo un ulteriore informazione al pilota di dove gettare l’ancora.

ingegnosa ancora da sabbia di pietra con inseriti legni per aumentare il potere grippante sulla sabbia da cherini.eu 

Il passaggio successivo fu l’introduzione delle marre, stimato tra il III ed il II millennio avanti Cristo. Si trattava di barre di legno inserite nell’ancora attraverso dei fori ricavati nella pietra. L’introduzione del fusto verticale avvenne solo in seguito quando vennero inseriti nelle pietre di ancoraggio delle travi di legno. Si ritiene che il fusto fosse sagomato in modo da avere una biforcazione nel punto inferiore, al fine di evitarne lo sfilamento dal foro centrale, ed una conformazione tale da poter collegare saldamente la parte superiore alla cima di ancoraggio.

Nel VII secolo avanti Cristo le fonti incominciarono a citare il nome ANCORA che annunciò un cambio tecnologico di questo strumento: la nascita dell’ancora a presa la cui invenzione, secondo Plinio il Vecchio (Naturalis historia VII, 209), va attribuita al filosofo Anacarsi. Plinio ci racconta che: “I Fenici trovarono l’osservazione delle stelle nel navigare, […] i Tasii le navi lunghe coperte: prima si combatteva solamente da prua e da poppa. Piseo Toscano v’aggiunse le punte, Eupalamo l’ancora, cui Anacarsi fece di due denti”.

Le prime ancore conosciute avevano il ceppo in pietra o in marmo con una riduzione di spessore al centro per poterlo inserire in una cavità ricavata nel fusto. Vi sono molte teorie su come in queste prime ancore le marre fossero collegate con il fusto. Alcuni archeologi ritengono che le due marre fossero collegate fra loro da una contromarra, una barra di legno bloccata attraverso delle legature.

In seguito, nel II secolo a. C., apparirono i primi ceppi fissi in piombo che conosciamo dalle tante immagini di scavi archeologici.

La loro caratteristica era l’incasso al centro, chiamato anello o scatola, nel quale veniva incassato il fusto, costituito da un’unica trave. Dalla scatola partivano i due bracci del ceppo, di uguali dimensioni tendenti a rastremarsi alle estremità, con una forma trapezoidale allungata. Una volta che il fusto era inserito il tutto veniva assemblato con delle legature. I ceppi con cassetta sono genericamente suddivisi in ceppi con cassetta alta o ceppi spessi, e ceppi con cassetta piatta o ceppi piatti.

Questi ceppi erano inizialmente realizzati colando il piombo fuso direttamente sul fusto, piantato nel suolo sabbioso in una forma predisposta nello stesso sedimento per contenere la colata. In seguito vennero realizzati degli stampi in legno, terracotta e gesso. I perni potevano essere realizzati a loro volta in legno o in piombo. La differenza era che quello in legno era predisposto attraverso il fusto e fuoriusciva dalle due parti per una certa lunghezza, costituendo a fine colata, un’anima all’interno dei bracci del ceppo. Il perno di piombo veniva invece realizzato con la colata stessa che riempiva un foro praticato nel fusto al centro del cassetto.

ancora romana

I ceppi con perno in piombo possono essere considerati più recenti rispetto a quelli lignei. Le dimensioni dei ceppi fissi in piombo variavano dai 30 ai 40 centimetri di lunghezza. Il fatto che molte parti fossero in legno (facilmente deperibile) spiega il perché nei relitti vengono trovati i ceppi di piombo ma non il resto.

In alcuni casi, purtroppo rari, in cui sono state ritrovate ancore completamente intatte, sono emersi degli interessanti particolari sulla loro struttura. Ad esempio il diamante, l’estremità inferiore dell’ancora, che si prolungava sotto il punto di attacco delle marre, presentava una scanalatura circolare che doveva servire per legare una cim,a detta grippia, per facilitarne il recupero. La sua funzione era di aiutare a far spedare l’ancora (ovvero a far sollevare l’ancora dal fondo) quando si trovava al rovescio e facilitarne così il recupero. Nelle ancore a ceppo fisso in legno il diamante era invece costituito da un travetto ligneo appesantito da barre piatte di piombo a volte fissate da chiodi in rame.

Le prime ancore in ferro

Passiamo ora alle ancore in ferro i cui primi esemplari comparvero nel V secolo avanti Cristo. Sebbene citati all’epoca le prime evidenze archeologiche sembrano essere quelle dei relitti di Capistello e forse di Montecristo del III secolo a.C. Usate inizialmente verso la fine dell’Impero Romano, ovvero nel tardo III secolo d.C., presero rapidamente sopravvento su quelle lignee. Le prime ancore in ferro avevano la stessa forma delle lignee con marre rettilinee ed inclinate rispetto al fusto.

ancora romana a ceppo mobile da cherini.eu

In epoca romana le marre assunsero una forma ricurva a semicerchio per tornare nell’Alto Medio Evo di nuovo rettilinee con l’estremità delle stesse rivolta verso l’alto. Le ancore antiche presentavano la cicala, anello o struttura intorno alla quale veniva legata la cima di ancoraggio, in ferro. Un analogo anello, ma di dimensioni minori, si ritrovava sul diamante per dare volta alla grippia. A tal riguardo, anticipo un chiarimento.

Terminologia:
Il termine grippa non deve essere confuso o assimilato al grippiale, essendo di fatto degli elementi dell’arte marinara distinti e separati. Ancor oggi la GRIPPIA, o GRIPPA, è un cavo, in cima o in catena, che viene collegato al diamante dell’ancora. Il GRIPPIALE è invece un segnale galleggiante, generalmente a forma di gavitello (una specie di boa), che viene collegato alla grippia, facilitandone il recupero in superficie al fine di far spedare l’ancora dal fondo. In alcuni casi, qualora le condizioni meteorologiche non consentano di salpare l’ancora velocemente, la cima o la catena dell’ancora vengono sparate (ovvero sconnesse dall’imbarcazione). Il GRIPPIALE resta così connesso tramite la GRIPPIA all’ancora che potrà essere recuperata in tranquillità nei giorni seguenti.

ancora di Nemi

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Come vedete, dal punto di vista costruttivo, i sistemi di ancoraggio  incominciarono a diversificarsi sempre di più fra di loro per adattarsi ai diversi tipi di fondali: più pesanti per quelli rocciosi, dotate di appendici per quelli sabbiosi. Il cambio del materiale seguì di concerto lo sviluppo tecnologico umano.

Il ceppo di queste antiche ancore in ferro era sempre mobile e diventò fisso nel Medioevo per ritornare, nell’epoca velica, nuovamente mobile. Vedremo come vennero costruite delle ancore  identiche  o molto simili dal punto di vista strutturale a quella ritrovata nei relitti romani ritrovati nel lago di Nemi (Roma). Vedremo che nacque così l’ancora Ammiragliato, forse la più emblematica tutt’oggi utilizzata.

 

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