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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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OCEAN CLEANUP, parte la prima missione per ripulire il Great Pacific Garbage Patch

livello elementare 
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ARGOMENTO: EMERGENZE MARINE
PERIODO: ODIERNO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: plastica, inquinamento, Ocean Cleanup

Quando, nel 2015, OCEAN4FUTURE incominciò a scrivere del Great Pacific Garbage patch, basandosi sui primi rapporti provenienti da oltreoceano, ricevette alcune telefonate scettiche sulla effettiva portata di questa emergenza. Da ufficiale di Marina, educato a valutare le minacce per predisporre contromisure e ridurre gli effetti collaterali, identificai tre passi importanti:

– ridurre  / eliminare  il flusso di tali materiali in mare;

– raccogliere intelligentemente questi materiali;

– organizzare a priori un sistema di conservazione e riciclaggio degli stessi.

Essendo la quantità di plastiche riversate in mare enorme, oltre alla riduzione della produzione di tali materiali sostituendoli con altri meno impattanti, il primo passo  poteva essere ottenuto attraverso un’educazione capillare, offerta sin dalle scuole primarie, ed intesa ad interrompere l’abitudine perversa di abbandonare ciò che non serve nell’ambiente. Un’azione imprescindibile per non cercare di svuotare un lago con un secchiello.

Detto questo ipotizzai che i rifiuti raccolti dovessero essere  conservati in maniera intelligente ovvero, tenendo conto delle dimensioni e natura degli stessi, creare un sistema di recupero idoneo  per facilitare la terza fase di conservazione e riciclaggio.

Ma come raccoglierli in tempi  “rapidi” considerando l’enorme quantità di plastica già  riversata in mare e che aumenta ogni giorno?

Un grande sistema passivo potrebbe ripulire il grande patch in cinque anni
Tra i tanti progetti che stanno nascendo in tutto il mondo, oggi parliamo del sistema sviluppato da OCEAN CLEANUP, un’organizzazione senza scopo di lucro che sviluppa tecnologie avanzate per liberare gli oceani dalla plastica. Tutti conosciamo la Great Pacific garbage patch, una massa enorme di plastiche che galleggiano nel Pacifico orientale con concentrazioni talmente alte da aver sostituito in alcune zone le biomasse locali con un rapporto plastica plancton di 5 a 1.  Un mostro di enormi dimensioni che continua ad accrescersi alimentato dalle correnti che trasportano i rifiuti plastici orientali e statunitensi, aggregandoli in un gigantesco vortice.

Parliamo di una superficie marina di oltre 1,6 milioni di chilometri quadrati ovvero 3 volte maggiore della Francia. Nel vortice il 99% sono detriti plastici ed il 46 % di essi derivano da reti da pesca abbandonate, trappole mortali per le creature marine che accidentalmente vi finiscono all’interno. Il sistema ideato da OCEAN CLEANUP utilizza le correnti oceaniche per dirigere sistemi alla deriva passivi per ripulire i mari. L’obiettivo attuale è raccogliere le plastiche nel Great Pacific Garbage Patch in un tempo accettabile per poterle poi trasportare a terra e riciclarle (ove possibile). Secondo le valutazioni degli analisti, usando metodi convenzionali, come navi e reti, ci vorrebbero migliaia di anni e costi di decine di miliardi di dollari per essere completato. da qui l’idea di creare un sistema di grandi dimensioni, passivo, che sfrutti le correnti come mezzo di trasferimento.

Ecco come funziona
Ocean cleanup ritiene di poterlo in gran parte fare solo in 5 anni, con costi decisamente più bassi. Sarà vero? Vogliamo sperare di si anche se il flusso continuo di tali materiali dovrebbe essere comunque interrotto per dare senso alla gigantesca operazione. Il sistema consiste in un galleggiante lungo 600 metri che si trova sulla superficie dell’acqua e una gonna affusolata profonda 3 metri attaccata al di sotto. Il galleggiante fornisce galleggiabilità al sistema e impedisce alla plastica di scorrere su di esso, mentre la gonna li raccoglie ed impedisce ai detriti di fuoriuscire. Concettualmente, come ogni oggetto che galleggia sull’acqua, il sistema viene trasportato dalla corrente. Tuttavia, il vento e le onde spingono solo il sistema, poiché il galleggiante si trova appena sopra la superficie dell’acqua, mentre la plastica si trova principalmente al di sotto di essa. Il sistema si muove quindi più velocemente della plastica, permettendo alla plastica di essere catturata. Il sistema galleggiante è stato progettato per catturare materie plastiche che vanno da piccoli pezzi di appena un millimetro di dimensioni, fino ai detriti di grandi dimensioni, tra cui le enormi reti da pesca, criminalmente abbandonate (reti fantasma), che possono essere lunghe centinaia di metri.

I modelli di simulazione mostrano che un roll-out completo del sistema di pulizia (con una flotta di circa 60 sistemi) potrebbe ripulire il 50% del Great Pacific Garbage Patch in soli cinque anni. Qualora funzionante, la procedura di operazione prevede il dispiegamento di flotte di sistemi in ogni vortice oceanico che, combinati con la riduzione della fonte di inquinamento, consentirebbe di rimuovere il 90% della plastica oceanica entro il 2040. Un sistema da sperimentare anche nel Mar mediterraneo che, come sappiamo, è altamente inquinato. Dopo aver superato il tow test e i primi esperimenti nel Pacifico, nel mese di settembre 2018  inizierà la prima missione operativa.

Sicurezza della navigazione
Sebbene l’area interessata presenti un scarso traffico mercantile, ogni sistema sarà equipaggiato con segnali luminosi, riflettori radar e sistemi di anti collisione per evitare incidenti con i mercantili in transito. L’AIS (automatic information system) satellitare trasmetterà continuamente la posizione del sistema alla deriva alle navi in zona grazie ad un  sottosistema GPS che traccerà la sua posizione allertando  i controllori nel caso in cui vada fuori  zona. La Guardia Costiera statunitense classificherà l’area come zona operativa speciale e rilascerà un avviso ai marinai in merito alla loro presenza. 

Ocean cleanup ha progettato i sistemi per essere sicuri per la vita marina; in primo luogo, i sistemi si muovono attraverso l’oceano a velocità estremamente basse (ricordo che sono spostati dalle correnti), abbastanza lentamente da permettere alle creature marine di poterli evitare. In secondo luogo, poiché lo schermo sottostante è impenetrabile, la corrente marina scorrerà sotto lo schermo che guiderà gli organismi al di fuori, mentre la plastica (che galleggia) rimarrà all’interno del sistema. In terzo luogo, poiché lo schermo non è una rete, e la vita marina non può essere impigliata. Infine, la plastica sarà rimossa periodicamente dall’acqua, il che significa che le persone saranno sempre presenti per controllare che non vi siano creature marine imprigionate all’interno degli ammassi delle plastiche.

Ocean cleanup ha anche condotto una valutazione dell’impatto ambientale (VIA) attraverso un’agenzia indipendente, CSA Ocean Sciences, che non ha identificato alcun rischio importante per l’ambiente nel metodo impiegato. Per chi non conoscesse il termine VIA si tratta di uno uno studio per valutare gli impatti ambientali, sociali ed economici che un progetto può avere durante il suo ciclo di vita. La VIA viene utilizzata per identificare possibili rischi e offre opzioni di mitigazione prima che il progetto abbia luogo. Considerati in questa VIA sono i molteplici fattori legati all’implementazione del sistema The Ocean Cleanup e al loro potenziale impatto; questi includono: le operazioni di rimorchio, l’intrappolamento, l’attrazione / ingestione con le materie plastiche, interazioni o collisioni con altre navi, rumore e luci, e la dispersione per perdita dei detriti raccolti. Le potenziali aree di impatto hanno incluso una varietà di forme vita marina e di uccelli, il traffico mercantile locale (ritenuto limitato n quella zona geografica) e le aree marine protette. Complessivamente, le conclusioni hanno indicato un rischio basso o trascurabile per l’implementazione del Sistema nel Great Pacific Garbage Patch.  Un potenziale rischio “Medio” è stato identificato nell’attrazione delle tartarughe marine verso il sistema di pulizia e / o ingestione di materie plastiche.

Il sistema è stato progettato e testato per utilizzare e resistere alle tempeste dell’oceano, considerando la magnitudine di eventi straordinari che statisticamente dovrebbero verificarsi solo una volta ogni cento anni. Il sistema può andare alla deriva mantenendo le sue potenzialità anche se sottoposto ad elevate velocità di corrente. Se i modelli di simulazione saranno confermati potremo dire di aver trovato un sistema di cleaning di basso costo ed alta efficacia. Non ci resta che sperare.

L’appuntamento è quindi l’8 settembre prossimo venturo (2018) quando sarà lanciato il primo sistema dalla baia di San Francisco, diretto verso il  Great Pacific Garbage Patch. L’evento sarà visibile sia attraverso i mass media televisivi sia in rete. 

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