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L’Assedio di Malta del 1565: la Fine e le Conseguenze di Gabriele Campagnano

 
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – MALTA
parole chiave: Malta, ottomani, assedio, siege
 

Molti si sono impegnati a immaginare il volto di Mustafà nelle varie fasi dell’Assedio di Malta del 1565, e in particolar modo durante la mattina del 7 settembre.

Negli articoli precedenti, abbiamo trattato:

  • Assedio del 1565: dallo Sbarco dei Turchi alla Presa di S.Elmo;
  • Assedio del 1565: dalla Presa di S.Elmo all’assalto della Senglea;
  • Assedio del 1565: dall’assalto della Senglea all’arrivo del Gran Soccorso.

Lala Kara Mustafa Pascià o semplicemente Lala Mustafa Pascià (Sokolovići, 1500 circa – Istanbul, 1580) fu un generale e gran visir bosniaco-ottomano. Nacque in Bosnia nei pressi di Višegrad e comandò le forze terrestri ottomane durante l’Assedio di Malta del 1565, durante la conquista di Cipro, strappata ai Veneziani nel 1570-1571, e nella Campagna contro la Georgia del 1578. Il titolo onorifico “Lala” significa “tutore del Sultano”.  Kara Mustafa è noto anche per il tradimento dei patti e della barbara morte di Marcantonio Bragadin, il difensore veneziano di Famagosta, che fece scorticare vivo.

Sono passati quasi quattro mesi dall’arrivo dell’esercito Turco e Malta ancora resiste. Mustafà ha seppellito (il più delle volte lasciato marcire nei fossati) più di 20.000 soldati, oltre al miglior comandante navale dell’Impero, Dragut, ed a centinaia di ufficiali. Le fortificazioni di Borgo e Senglea, in alcuni punti, sono state spianate da 130.000 palle di cannone, ma i due-trecento uomini in arme, Cavalieri e Maltesi, che ancora combattono, non mollano un solo centimetro. Quella mattina però cambia tutto. Non solo il Gran Soccorso, 8.300 soldati cristiani, è finalmente arrivato a Malta, ma ha già raggiunto la Notabile senza incontrare resistenza. I Turchi ne hanno notizia prima dei difensori. Dopo un momento di smarrimento, si ritirano. La rabbia di Moustafà è tale che ordina di continuare il cannoneggiamento della Senglea per alcune ore. Ai Cavalieri però non interessa, men che meno ai Maltesi. Le campane suonano a festa, il Gran Maestro fa un bagno di folla nella piazza di Borgo e ringrazia il Signore. Non si sparano colpi di festa, perché la polvere da sparo è finita, ma quella sera i fuochi d’artificio arrivano dalla Notabile, letteralmente gremita di soldati e rifornimenti.

 

Cannone ottomano decorato, trovato l’8 ottobre 1581 ad Algeri. lunghezza: 385 cm, cal:178 mm, peso: 2910 kg, proiettile di pietra. Musée de l’Armée, Parigi.

Moustafà invece vuole solo andarsene da quell’inferno. I suoi uomini lavorano notte e giorno per smontare gli accampamenti e portare tutto l’equipaggiamento alle navi, attraccate al Corradino, al Salvatore e al Marsamuscetto. Le operazioni sono talmente sbrigative, che un grande basilisco finisce in acqua mentre si cerca di caricarlo sulla nave mentre un altro viene abbandonato vicino al bastione di Burmola: ha una ruota rotta e nessuno ha intenzione di trascinarlo verso l’imbarco.  Cannone ottomano decorato, trovato l’8 ottobre 1581 ad Algeri. lunghezza: 385 cm, cal:178 mm, peso: 2910 kg, proiettile di pietra. Musée de l’Armée, Parigi.

Il 10 Settembre, con il Soccorso ancora alla Notabile (a causa di dissensi interni sulle modalità d’azione) Moustafà, con una mossa dettata dalla stizza piuttosto che dall’acume militare, vuole mettere a ferro e fuoco l’entroterra maltese. Punta la Notabile con 16.000 uomini, mentre Pialì Pasha muove la flotta verso il porto di S. Paolo. 

Il contrattacco cristiano mette in rotta gli Ottomani
I soldati del Soccorso escono dalle mura e incalzano Mustafà, che ha ancora un numero di uomini sufficiente ad avere buone probabilità di vittoria in una battaglia campale. Ma il morale dei Turchi è bassissimo e vanno in rotta alla prima carica cristiana. La cavalleria ottomana fugge scomposta verso la spiaggia di S. Paolo, lasciandosi dietro tutta la fanteria, che deve aprirsi la strada fino al mare.

L’Impero ottomano alla massima espansione, la freccia indica la posizione di Malta.

Gli unici a mantenere la formazione sono i Giannizzeri che scortano Mustafà. Prendendo forse la miglior decisione dell’intera Campagna, Mustafà arriva fino alla retroguardia e la riorganizza, evitando un massacro completo dei suoi. Combatte anche lui in prima linea, tanto che per due volte i Cavalieri uccidono il suo cavallo. Solo grazie al sacrificio di alcuni Giannizzeri evita la cattura. I Cavalieri continuano a pressare la retroguardia, alcuni cercano di raggiungere la cavalleria nemica, mentre il resto della fanteria cristiana è qualche chilometro più indietro. In armatura completa e sotto il sole a picco, ben quattro Cavalieri muoiono d’infarto.

cannone ottomano

Per guadagnare ai suoi il tempo necessario per l’imbarco, Mustafà piazza diversi archibugieri sulle rocce a ridosso della spiaggia; Hassem, il figlio di Dragut, fa lo stesso. Quando però arriva anche la fanteria cristiana, la battaglia continua fin dentro l’acqua, con gli archibugieri che si scambiano colpi fra spiaggia e imbarcazioni. Centinaia di musulmani muoiono tentando di salire sulle imbarcazioni. Mustafà sale sull’ultima disponibile. Giunto a conoscenza dell’esito dello scontro, il Gran Maestro scrive al Papa che l’assedio è terminato. Le lodi sono tutte per i Cavalieri e per i Maltesi, mentre manca qualsiasi menzione al Vicerè di Sicilia. Il Gran Maestro La Valette, che a 27 anni aveva combattuto durante l’Assedio di Rodi del 1522, aveva giurato di non cedere Malta.

E alla fine mantiene la parola. All’alba del 13 Settembre, l’intera flotta Turca, con a bordo un esercito decimato, si allontana da Malta. Mustafà osserva l’isola, incredulo di essere stato costretto alla ritirata dopo quattro mesi. Sia lui che Pialì non hanno idea di come affrontare Solimano, poco abituato a vedere i propri generali tornare in patria con la coda fra le gambe. A Malta la situazione è drammatica. Le porte di Borgo e Senglea si aprono per la prima volta da maggio (eccezion fatta per le sortite operate durante l’Assedio) e la popolazione trova la forza di esultare e festeggiare. La Valette limita al minimo il proprio entusiasmo e, da capace gestore della cosa pubblica, chiede un immediato elenco completo dei caduti e delle distruzioni sofferte da Malta. Fra i combattenti (Cavalieri, mercenari e Maltesi) ci sono 3.000 morti a fronte dei 20.000 Turchi. A questi si aggiungono, purtroppo, 6.000 civili, quasi tutti bambini, donne e anziani. Il 15 Settembre, con la flotta turca sulla via di Costantinopoli, il Viceré arriva a Malta con 48 galere. Le parole scelte dal Vassallo sono, in questo caso, di puro sarcasmo:

Storia di Malta

Nell’accoglienza di Don Garcia, il Gran Maestro si attiene al protocollo: grande sontuosità ma nessuna cordialità. Dopo le processioni e i canti, la messa del solito Fra Roberto porta alle lacrime tutti coloro che l’ascoltano. Dopo un’ispezione delle mura e dei danni provocati dall’assedio, Don Garcia si complimenta ancora con il Gran Maestro, e la sera stessa tira l’ancora a bordo e parte per il Mediterraneo orientale alla ricerca di gloria. A dire il vero ne trova, però, molto poca, tanto che il 15 Ottobre è già nel porto di Messina.

Il 6 Novembre la Flotta Turca arriva a Gallipoli
Alla notizia della situazione in cui versano esercito e flotta, sbotta furioso che l’anno successivo avrebbe egli stesso comandato la spedizione per distruggere i Cavalieri di Malta: “La mia spada vale, ma solo quando è brandita da me”

Quando la flotta raggiunge Costantinopoli, Solimano ordina che entri in porto a notte fonda, onde evitare che la popolazione veda come è ridotta.  La notizia della vittoria cristiana viene celebrata a Roma il 23 Settembre. Grandi processioni avvengono sia a S.Maria Maggiore che a S.Giovanni. Poche settimane dopo, il Pontefice si congratula con il Gran Maestro con una missiva:

“Era naturale che noi provassimo tant’angoscia, e che un assedio così lungo, ed un’aspugnazione così pertinace, l’animo ci tenesse giorno e notte fortemente sollecito al considerare in quanto pericolo si trovasse la salute del popolo cristiano, unitamente coll’Ordine vostro, coll’Italia, colla Sicilia, e le altre isole di questo mare […] Riparate alle rovine il più presto possibile; noi non mancheremo di aiutarvi, né di esortare i principi cristiani a fare lo stesso.”

I ringraziamenti arrivano anche da Filippo di Spagna, che invia al Gran Maestro una spada con a guardia d’oro e diamanti e gli conferisce il titolo di “Grande Eroe del Secolo“.

Storia di Malta raccontata

Anche la protestante Elisabetta d’Inghilterra che durante l’Assedio aveva detto “Se i Turchi prenderanno Malta, non sappiamo quale altro pericolo potrebbe arrivare al resto della Cristianità“, alla notizia della vittoria de La Valette ordina all’Arcivescovo di Canterbury di officiare messe di ringraziamento tre volte a settimana per sei settimane. In realtà, passata l’euforia per la vittoria, La Valette già riceve dalle sue spie la notizia che Solimano ha intenzione di guidare un nuovo assedio nel 1566.  

Un sottile gioco diplomatico
A questo punto, mostra (ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno) tutte le sue capacità diplomatiche e di accentratore di interessi. Finge infatti, con tutti i sovrani d’Europa, di voler abbandonare Malta, semidistrutta e spopolata, per ritirarsi in un convento Siciliano. Aggiunge poi che potrebbe cambiare idea se Malta fosse dotata di 15.000 soldati in pianta stabile e se gli avessero dato parte della somma necessaria a costruire una grande città fortificata sul monte Sceberras, prima di S. Elmo. A spingere La Valette non è l’avidità, ma la certezza che Solimano sta già organizzando i preparativi per l’attacco del 1566. A Malta, addirittura, molte famiglie ricche chiedono al Gran Maestro un salvacondotto per abbandonare l’isola, ed egli quasi sempre lo concede, facendo attenzione a rendere il meno pubblica possibile la cosa. Il successore di Pio IV (morto il 9 Dicembre 1565) è Pio V, che appoggia completamente i Cavalieri. Assicura al Gran Maestro tutto l’aiuto economico possibile, dopo che Pio IV già gli aveva mandato l’ingegnere fiorentino Francesco Laparelli. Il 28 Dicembre sbarcano sull’isola il Cav. Fortuin (con 5.000 scudi presi in prestito a Palermo e l’ingegner Laparelli.

Il 3 Gennaio 1566 il primo progetto della città è davanti a La Valette, che lo apprezza, mentre gli ingegneri dell’Assedio, Menga e soprattutto Girolamo Cassar, la vorrebbero più grande. Ma l’opinione più importante, dopo quella del Gran Maestro, è quella di Filippo II, cui viene inviata sia la piantina che un modellino di cera in scala. Di grandissimo valore storico è la lettera (in realtà un rapporto sui lavori) che Francesco Laparelli consegna al Gran Maestro:  […] Prima che passi questo resto di Gennaio qui ci vogliono 5.000 guastatori (ossia operai, manovali), e che la metà di essi abbiano strumenti adatti a tagliare monti e rocce, e gli altri per portare i materiali da usare sopra detto monte; a metà Marzo servono 5.000 fanti per presidiare S.Elmo e la Notabile. Nel caso in cui non si possano costruire altre fortificazioni, saranno invece necessari 12.000 fanti e 200 cavalli leggeri […] Non dico nulla riguardo ad artiglierie, munizioni e rifornimenti, perché V.S. Illma. sa molto bene quello che occorre in un assedio.
Francesco Laparelli da Cortona
Malta, 13 gennaio 1566

La città si sviluppa attraverso strade dritte, che corrono dalle porte d’ingresso a S.Elmo. Alcuni dei bastioni sono alti quasi 50 metri. In Spagna, la discussione su come rifornire e rifortificare Malta vede interpellato anche Don Garcia, il cui tardivo soccorso aveva mandato su tutte le furie il Gran Maestro. Il Viceré ritiene sufficiente riparare le fortificazioni esistenti e trincerare il monte Sceberras. A prevalere presso Filippo II è però il partito di La Valette e Pio V. Il Re di Spagna invia a Malta il Priore d’Ungheria, Cavaliere Serbelloni, grande esperto di fortificazioni, che approva i progetti di Laparelli. 

malta 1568
Una bella immagine de La Valetta in fase di costruzione (solo le mura). Alle sue spalle, il forte di S.Elmo ricostruito e rinforzato.

L’impegno di Pio V per rendere Malta inespugnabile è piuttosto intenso, tanto che il Vassallo reputa che se Adriano VI si fosse impegnato altrettanto con Rodi nel 1522, questa e il Gran Maestro Lisleadamo non si sarebbero dovuti arrendere a Solimano. Oltre a concedere finanziamenti in proprio, Pio V intercede con i sovrani europei, facendo capire loro che una Malta in mano cristiana è molto utile sia dal punto di vista politico che commerciale. Filippo II concede 80.000 lire, Carlo IX di Francia 40.000 e Sebastiano di Portogallo, forse il meno interessato, addirittura 30.000 crusados. Anche sul fronte italiano, l’opera dei Pio V e dei Cavalieri della Lingua Italiana portano i loro frutti, visto che Cosimo de Medici concede prestiti vantaggiosi e altri favori.

Pialì Pascià

Nell’aprile del 1566 mancano solo le milizie.
Sono appena arrivati 400 fanti assoldati in Sicilia, ma servono quelli promessi da Filippo II. Quest’ultimo, fra l’altro, palesa al Gran Maestro l’idea di voler riconquistare Algeri, ma il navigato La Valette lo fa desistere, chiedendogli di presidiare innanzitutto Malta e le coste italiane, anche perché c’è ancora incertezza su quale punto della cartina geografica abbia puntato gli occhi Solimano. La flotta di Pialì Pascià è di nuovo in acqua nella primavera del 1566, funestando le isole in mano a Veneziani e Genovesi, ma i paesi del sud Europa tirano un sospiro di sollievo quando si accorgono che le vere mire di Solimano si dirigono verso Vienna. Sovrano di tempra e volontà fuori dal comune, Solimano affronta la campagna in prima persona nonostante i 72 anni e una grave forma di gotta, che lo costringe su una carrozzella. La sconfitta di Malta lo ha colpito nell’orgoglio ed egli si rimprovera di non averla condotta personalmente. Durante il terrificante Assedio di Szigetv, in Ungheria, le condizioni fisiche di Solimano peggiorano, ma decide di rimanere a dirigere le operazioni fino al 6 settembre 1566, quando muore.

In mezzo al Mediterraneo, il suo coetaneo La Valette si guarda intorno soddisfatto. I suoi avversari più pericolosi, Solimano e Dragut, non ci sono più. Malta ha resistito e i nuovi lavori di fortificazione la renderanno inespugnabile (solo Napoleone, con la complicità dei Cavalieri francesi, porrà fine al governo degli Ospitalieri).  Il Gran Maestro non vede però il completamento della città che porta il suo nome, muore infatti nel 1568, colto da un malore, che si aggrava nei giorni successivi, durante una battuta di caccia (un’insolazione).

malta_1705_valle
La Valletta nel 1705. Una città inespugnabile come richiesto dal suo fondatore.

Sir Oliver Starkey l’unico Cavaliere inglese durante l’Assedio, scrive l’epitaffio del Gran Maestro, sepolto nella cripta della Cattedrale di San Giovanni a Malta:

Here lies La Valette.
Worthy of eternal honour,
He who was once the scourge of Africa and Asia,
And the shield of Europe,
Whence he expelled the barbarians by his Holy Arms,
Is the first to be buried in this beloved city,
Whose founder he was.
articolo pubblicato originariamente su http://zweilawyer.com

Gabriele Campagnano

Il dottor Gabriele Campagnano, prolifico divulgatore di storia ma non solo. Dopo duecentocinquanta articoli specialistici e tre libri, tra cui “I Padroni dell’Acciaio”, non si è ancora stancato di scrivere. È convinto che recuperare i testi antichi, arricchirli e renderli fruibili al lettore odierno sarà sempre più parte integrante del mestiere dello storico; le attuali tecnologie informatiche gli mettono a disposizione migliaia di testi che attendono solo un paziente lavoro di restauro. Lavorando su diverse fonti, specie ottocentesche, ha riportato alla luce la storia di alcuni personaggi storici di eccezionale interesse, quali Pier Gerlofs Donia e Pregent de Bideoux. Scrive regolarmente per la rivista Medioevo Misterioso e altre pubblicazioni. Il ricco sito, dal quale sono stati tratti i suoi articoli, è http://zweilawyer.com

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