If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

La battaglia navale di Avola e Capo Passero di Gabriella Monteleone – Sovrintendenza del mare siciliana Unità Operativa III

livello medio 
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – SICILIA
parole chiave: flotta inglese, flotta spagnola, George Byng, Avola, Capo Passero

 

La flotta britannica apparve nel Mediterraneo nel luglio del 1718. Era partita da Portsmouth a metà giugno, ufficialmente in “missione diplomatica”, al comando dell’Ammiraglio George Byng. Ventidue navi da guerra, due brulotti, due palandre o bombarde, una nave ospedale e una nave magazzino.

Nel suo viaggio Byng costeggiò la Spagna occidentale e il Portogallo quindi toccò Gibilterra, Malaga e Port-Mahon dove giunse il 12 luglio (alcuni studiosi divergono con questa data posticipandola al 23 luglio). Lì apprese che la flotta spagnola era stata avvistata a fine giugno a circa trenta leghe da Napoli in direzione Sud-est. Allarmato dalla notizia inviò dispacci al Conte di Daun, viceré di Napoli per conto dell’Imperatore d’Austria, per avvisarlo del suo imminente arrivo in quella città che ebbe luogo la notte tra il 31 luglio e il 1 agosto.

arrivo di Byng a Napoli

L’Ammiraglio inglese fu accolto a Corte con grandi onori ricevendo in dono una spada incastonata di diamanti e un bastone guarnito d’oro massiccio. Si trattenne quindi per qualche giorno giusto il tempo per i rifornimenti necessari alle sue navi. Nei colloqui con l’Imperatore, ricevuta la conferma della cessione della Sicilia fatta dal Savoia alla casa d’Austria, trovò quel pretesto che cercava per giustificare davanti alle potenze europee l’aperta ostilità nei confronti degli spagnoli. Sarebbe, pertanto, andato in Sicilia per sostenere gli interessi del re sabaudo e dell’Imperatore difendendone gli stati in virtù della neutralità d’Italia.

In questo modo avrebbe adempiuto pienamente agli impegni contratti da Giorgio I con Carlo VI. Il 6 agosto salpò da Napoli con a bordo 2000 fanti tedeschi affidatigli dal Conte di Daun per aiutare i soldati piemontesi a liberare la Cittadella e il forte di San Salvatore a Messina e tre giorni dopo giunse a vista della città dello Stretto.

 

incisione da P. Filocamo, Vera e distinta relazione de’ progressi dell’armi spagnuole in Messina, Messina, 1718

 

Nel frattempo Byng, tramite uno dei suoi ufficiali, aveva mandato una lettera al Marchese di Lede, già da alcune settimane di stanza in quella città, nella quale sollecitava la sospensione delle ostilità da parte spagnola per almeno due mesi durante i quali avrebbero potuto svolgersi le necessarie trattative per stabilire una pace duratura fra gli Stati coinvolti. La missiva era del seguente tenore: …S.M. Cattolica il Re di Spagna avendo fatto macchinazioni di Guerra per attaccare l’Italia ed essendosi già attualmente impadronito di una parte della Sicilia, senza aver dichiarato la guerra contro questo Regno, ciò che può essere conseguenza di altri disegni per invadere il Regno di Napoli, mi dà motivo di mandarvi il signor Saundres, mio primo Capitano, con l’offerta d’impiegare tutti i buoni offici di cui posso essere capace per lo stabilimento della Pace in quella parte dell’Europa. Se questi buoni offici sono accettati da parte della Spagna, io farò altresì tutti i miei sforzi presso il Viceré di Napoli e gli altri Generali e Ministri dell’Imperatore in Italia, per trovare un accordo sulle differenze che sono sopraggiunte. Poiché è assolutamente necessario fare una sospensione d’armi e far cessare ogni sorta di ostilità fra tutte le parti per intavolare le negoziazioni di pace, propongo a V. Eccell. in nome del Re mio Padrone, che quella sospensione d’armi, e quella cessazione di ogni atto di ostilità siano per lo spazio di due mesi, durante i quali può ben sperarsi si possano prevenire le devastazioni e le miserie che immancabilmente accadranno nei Paesi dove la guerra altrimenti si estenderà… le altre corti potranno passare a risoluzioni amichevoli per lo stabilimento di una pace più salda e più duratura di cui tutta la Cristianità potrà godere… se non risulterò  molto felice nel poter contribuire all’adempimento di un’opera tanto desiderata con l’offerta dei miei servigi e dei miei buoni offici, spero tuttavia che meriterò la stima di V. Eccellenza riguardo agli altri ordini che il re mio Padrone mi ha dato, i quali sono che io impieghi le sue forze marittime per prevenire tutte le altre imprese che potrebbero farsi con disegno di turbare la neutralità e le malleverie che il re mio Padrone è impegnato a sostenere… (fonte National Archives of London, Fondo Secretaries of State – traduzione dall’originale in francese di Gabriella Monteleone).

Rispose il Marchese di Lede che il desiderio di vedere riappacificata l’Europa non era minore nel Re Cattolico suo Padrone di quello del Re britannico ma che non avendo ricevuto alcuna istruzione dalla Corte di Spagna per trattare e convenire una sospensione d’armi restava il dispiacere di non poter corrispondere alla proposta dell’Ammiraglio inglese.

Byng sembrò non aspettare altro

ammiraglio Gaztaňeda – Museo Navale di Madrid

Intanto, proprio la mattina del 9 agosto, l’ammiraglio Gaztaňeda, dopo aver saputo dell’approssimarsi del convoglio inglese, pur lasciando ancorati in porto i bastimenti da trasporto, si mosse prontamente facendo rotta verso sud con la sua flotta. Quest’ultima si trovava molto indebolita dato che per ragioni militari erano state distaccate in altri porti alcune delle navi che la componevano. In particolare a Malta dove si trovavano dei vascelli al comando di Don Baltazar de Guevara. Il 10 agosto di buon’ora, George Byng entrò a Messina, ricevendo il saluto di tutti i legni spagnoli, al quale corrispose col suo trattandoli come amici. Immediatamente dopo avere sbarcato il contingente delle truppe imperiali salpò all’inseguimento della Armada nemica. Le relazioni allegate alle missive regie contenute nel Fondo Secretarìa de Estado dell’Archivo de Simancas, raccontano in modo puntiglioso lo svolgersi degli eventi. La ricostruzione spagnola non si discosta molto da quella riportata nei documenti degli archivi inglesi, a cominciare dalla lunga fase di studio delle due flotte: … la flotta inglese continuò il pomeriggio del giorno 10 agosto la sua navigazione all’inseguimento della flotta spagnola… Questa aveva due Fregate leggere che, navigando a una certa distanza dal grosso della flotta spagnola, teneva d’occhio la rotta dell’Armata inglese e allorquando la videro aumentare le vele, poichè ne ignoravano le intenzioni, si affrettarono verso la flotta spagnola … “

Per tal motivo, Gaztañeda, che non era ancora riuscito a sapere se gli Inglesi fossero giunti fin là come amici o nemici, fermò le sue navi in alto mare a distanza di circa due leghe da quelle britanniche in attesa di scoprirne i disegni.

Continua così il resoconto: … solo il suo essere sospettoso fece prendere al Comandante spagnolo la decisione di ritirarsi rivolgendo la rotta verso Capo Passero senza dare forza di vele per non dare a intendere che potesse concepire nella sua testa il minimo sospetto di inimicizia. Navigando in questo modo, calmò il vento forse qualche momento prima alla Flotta spagnola che a quella inglese, la quale conduceva la sua rotta per il Nord-Nordest. Per questo motivo o per la varietà delle correnti o delle manovre, le navi di ambedue le flotte albeggiarono mescolate e intrappolate; dato che il Comandante della Flotta spagnola si rese conto di questa situazione, comandò di rimorchiare le navi di Linea per avvicinarle alla Comandante e separarle da quelle inglesi, né si commise, con le Galere, atto di ostilità come nella calma avrebbero potuto fare senza alcun rischio. Rinfrescò il vento e trovandosi in quel momento il Marchese Mari in pericolo di arenarsi verso la costa e di conseguenza molto separato dal grosso della flotta, facendo da retroguardia con diverse Fregate e altre imbarcazioni da trasporto che componevano la sua Divisione, ebbe più difficoltà ad uscire dall’insenatura e navigare per unirsi al Corpo principale dell’Armata spagnola. E siccome gli inglesi continuavano la propria rotta simulando intenzioni pacifiche, lasciando di poppa le navi e Fregate di detta Divisione del Marchese (de) Mari senza dichiararsi (nonostante che gli Inglesi facessero forza di vele per raggiungerle), gli Spagnoli poterono convincersi a seguire in tranquillità la rotta della propria navigazione …”

Dai sopracitati documenti si evince nettamente che la battaglia si svolse in due fasi
Il primo attacco avvenne poco al largo della costa di Avola fra la squadra del capitano Walton al comando del Canterbury, distaccato dall’Ammiraglio Byng con altri sei vascelli, e la divisione del vice ammiraglio Marchese Stefano de Mari, di origini genovesi, che guidava la retroguardia della flotta spagnola. Sulle modalità di questo scontro che vide soccombere gli spagnoli, le Relazioni britanniche divergono da quelle spagnole annotando che quando il Capitano Walton col suo distaccamento fu vicino alla squadra del Marchese de Mari, un vascello da guerra spagnolo affiancò le loro navi scaricandogli addosso tutta l’artiglieria. Da ciò gli Inglesi dichiararono che furono gli Spagnoli ad aprire le ostilità.

Di diverso avviso sono, invece, le testimonianze spagnole riportate qui di seguito: … Ma quando rinfrescò il vento, videro gli inglesi che, avvicinandosi, cominciarono a provocarli per istigarli affinché dessero inizio al combattimento e poiché non conseguirono detto intento , gli inglesi attaccarono con sei delle proprie navi, le navi della succitata Divisione de Mari che si era diretta verso terra, separata non solo dal Corpo principale della Flotta spagnola ma anche fra essa, obbligandola così a spostarsi verso la costa di Avola, dove si incagliarono, combattendo con numero di sette navi grosse di Linea durante il tempo che la situazione permise loro di puntare la prua verso terra; e non potendo resistere più dinanzi a una forza tanto superiore cercarono di salvare gli equipaggi portandoli a terra e tirando le navi a secco, delle quali navi alcune bruciarono e altre poterono essere catturate dai nemici dopo l’incaglio …”

Non deve sembrare strano che il de Mari avesse rivolto la prua verso Avola nel tentativo disperato di aiuto e in cerca di un approdo sicuro. La cittadina infatti, che aveva acclamato sin dall’inizio il ritorno di Filippo V, era stata teatro qualche tempo prima di una violenta battaglia di terra fra i due schieramenti avversi (Piemontesi e loro alleati contro gli spagnoli) risoltasi col predominio spagnolo. Fu proprio lì dunque che gli equipaggi spagnoli sopravvissuti a quel funesto epilogo navale ricevettero i primi soccorsi. E in effetti, alcuni documenti presenti nel Fondo Tribunale del Real Patrimonio dell’Archivio di Stato di Palermo, attestano come i cittadini di Avola chiedano di essere esentati dal pagamento della gabella sulla macina in cambio dell’aiuto prestato: … alle genti del signor Marchese Mari rifugiati in quella città dalli vascelli brugiati dai nemici inglesi…

In un altro sono i cittadini di Noto ad avanzare l’analoga richiesta facendo esplicito riferimento ai generi di prima necessità approntati a coloro che: … descenderunt a vascellis combustis et ut dicitur arrenati in lictoribus maris tam huius urbis quam terre Abole …, trattenendosi pertanto in quella città.

C’è poi una vasta produzione di certificati rilasciati dal Commissario di Guerra e della Marina spagnola, Don Alonzo de Olivera, in cui sono elencate le quantità di viveri fornite ai superstiti dalle città di Augusta, Noto, Ferla, Floridia e Vallelunga: … se han suministrado a la Infanteria y Gente de los equipajes de los navios de S. M. en el dia once del corrente mes de agosto que se perdieron en la costa de Abola por el combate de los Ingleses: dosmil seiciento y cinquenta y siete rotulos de pan, dos mil y quarenta y nueve cartuchos de vino y trescientos y doce rotulos y sis onzas de queso …

La documentazione spagnola continua illustrando con ampi dettagli la seconda fase della battaglia avvenuta qualche ora dopo, allorquando l’ammiraglio Byng al largo di Capo Passero affrontò il grosso della flotta nemica condotta dall’Ammiraglio Antonio Gaztañeda. Quest’ultimo aveva dato ai suoi ufficiali delle precise istruzioni circa lo schieramento offensivo in cui disporsi riportate qui di seguito in lingua originale: Cuando el General ponga una bandera roja en el penol de la mesana, la Armada se pondrà sobre un frente, el General en el centro, en medio de su division; los otros dos cabos de division se pondran en medio de sus divisiones. Los navios de fuego y de transporte formaran tambien otro frente, a medio tiro de canon detras de la Armada, quedando todos como se figura. Si de este orden de marcha sobre un frente el General quiere que la Armada se ponga en orden de batalla de bolina, el General arriarà la bandera roja y pondrà en el mismo sitio una bandera espanola; entonces el navio La Hermiona vendrà detras a estribor y tomarà la vanguardia; todos los demas navios haràn lo mismo y seguiran La Hermiona por sus aguas. Si el general quiere que el navio que està a la izquierda tome la vanguardia, ademas de la bandera espanola anadirà un gallardate blanco en el asta de la bandera de popa; entonces el navio El Volante vendrà [sic] a babor y tomarà la vanguardia; todos los navios le seguiràn por sus aguas, y de esta manera la Armada estarà siempre en orden de batalla … “

Prosegue ancora la descrizione: … Le rimanenti diciassette navi di Linea della Flotta inglese si diressero ad attaccare le altre della Flotta spagnola che erano San Phelipe El Real, Comandante, il Principe de Asturias, San Fernando, San Carlos, Santa Isabel, San Pedro e le fregate Santa Rosa, la Perla, il Juno, e il Volante che tutte insieme facevano rotta verso Capo Passero, e siccome questi navigavano in linea, ritirandosi per il fatto che fosse tanto impari la forza, gli inglesi poterono attaccare quattro o cinque navi che componevano la retroguardia, e senza esporsi molto costringerle alla resa e successivamente fare lo stesso con le altre che non vollero o non poterono allontanarsi a forza di vele nè impedire di essere attaccate, di modo che avendole attaccate ad uno ad uno con cinque o sei o sette Vascelli alla fine si arresero dopo un’ostinata e sanguinosa resistenza. Erano queste le seguenti navi, cioè San Phelipe el Real, Comandante, Principe de Asturias, El Real San Carlos e Santa Isabel, e altre fregate cioè Santa Rosa, il Volante e la Juno. Nel momento in cui San Phelipe El Real stava combattendo contro gli inglesi giunse vicino al luogo della battaglia il Comandante Don Baltasar de Guevara, proveniente da Malta con due navi di Linea, e dirigendo la prua verso il San Phelipe , poté mettersi di traverso rispetto alle due navi che le si erano affiancate e far fuoco all’una e all’altra fino a quando , vedendo che  la bandiera del San Phelipe era stata ammainata, fece rotta verso la nave dell’ammiraglio Byng che seguiva di poppa la San Phelipe e affiancandola fece fuoco verso essa, facendo lo stesso il San Juan che lo aveva seguito nelle stesse acque e si ritirarono entrambe verso ponente con il beneficio della notte senza che il detto Ammiraglio nè altri decidessero di seguirli. Senza dubbio perché nel succitato combattimento restarono così malmesse che a conclusione dovettero ritirarsi tre o quattro giorni negli stessi paraggi, cinquanta leghe in mare, non solo per ricomporre i succitati vascelli spagnoli arresi e interamente fracassati, ma anche per riposarsi del considerevole rovescio subito dai suoi, in modo che potessero navigare anche se con fatica verso Siracusa dove entrarono i giorni 16 e 17 agosto …”

Le cronache militari fin qui riportate, dunque, lascerebbero intendere che questo combattimento, malgrado le istruzioni tattico-strategiche ricevute, non avvenne in base a una precisa linea di battaglia quanto piuttosto secondo un ordine sparso facendo andare un vascello appresso all’altro, e per tale disposizione fu facile ai Britannici attaccare separatamente ciascuna delle navi nemiche con quattro o cinque delle loro, cosicché non appena ne prendevano una si gettavano immediatamente  all’inseguimento delle altre. La battaglia ostinata e sanguinosa durò senza tregua dalla mattina di quel fatidico 11 agosto fino alla notte, a vista di terra. Uno degli scontri più drammatici riguardò la nave San Phelipe el Real, al comando di don Antonio Gaztaňeda attaccata da tutta la divisione dell’Ammiraglio Byng che consisteva in sette vascelli, tra cui la Comandante Barfleur e un brulotto. La nave Ammiraglia spagnola fu duramente impegnata per diverse ore. Cannoneggiata da tutti i lati, si ritrovò alla fine disalberata e con tutte le vele squarciate. Lo stesso Gaztaňeda fu gravemente ferito ad ambedue le gambe, il suo Capitano in seconda ucciso da una scheggia e quando finalmente si arresero, la nave era quasi del tutto distrutta.

The Battle of Cape Passaro, 11 August 1718 by Richard Paton (oil on canvas, 1767)

Non meno violento fu l’attacco subito dal vascello Principe de Asturias (un tempo appartenente alla Marina inglese, col nome di Cumberland, e successivamente preso dagli spagnoli), al comando di Don Ferdinando Chacon che con coraggio e bravura affrontò dapprima il Grafton, capitanato da Nicolas Hadock, riuscendo a disalberarlo e a metterlo in fuga, e poi il fuoco incrociato di altri due vascelli inglesi, il Bredah e il Capitan ai quali, però, soccombette. Lo stesso Chacon fu colpito in viso da una scheggia e la sua nave perforata, con i banchi, le vele e i cordami distrutti. Analoga sorte ebbe la nave spagnola San Carlo, comandata dal Principe di Chalais che fu gravemente danneggiata dai cannoni del vascello inglese Kent, a cui dovette arrendersi. Sempre la medesima fonte archivistica spagnola dà notizia anche dello stato di tutte le altre imbarcazioni: … La Fregata Santa Rosa, comandata dal capitano Don Antonio Gonçales, combatté con cinque navi per oltre tre ore, arrecando loro molto danno, fino a che, rotte le vele e alcuni alberi, si arrese

In questo tempo tre navi inglesi attaccarono la Volante comandata dal capitano don Antonio Escudero, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni, che si batté con esse per oltre tre ore e mezzo, nel quale tempo, rotte tutte le vele e parte del cordame, continuò a combattere valorosamente al punto di cercare di abbordare una delle navi che l’attaccavano… ma avendo già subito sei colpi di cannone e poiché dalle falle l’acqua cominciava a penetrare nello scafo a tal punto che cominciava ad affondare, gli ufficiali e i marinai ammainarono la bandiera e si arresero, perché mai il capitano lo avrebbe consentito.

La nave Juno fu attaccata da tre navi inglesi e sebbene nel suo lungo combattimento cercò di abbordare quelle navi che le erano più vicine, queste le sfuggirono sempre fino a che, dopo circa tre ore, la costrinsero alla resa dopo averla completamente distrutta ed ucciso la maggior parte dell’equipaggio. Allo stesso modo tre navi inglesi attaccarono la Fregata La Perla, comandata dal capitano Don Gabriel de Alderete, in un combattimento durato circa tre ore. Alcuni colpi di cannoni partiti da La Perla riuscirono a disalberare una delle navi inglesi che la circondavano e fu grazie all’ arrivo del convoglio di Don Baltazar de Guevara, giunto da Malta in soccorso della flotta dell’Ammiraglio Gaztañeta, che la fregata spagnola riuscì a scappare. La nave Santa Isabel, comandata dal capitano Don Andres Riggio, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni, che si trovava in posizione più avanzata, fu inseguita la stessa notte da alcune navi inglesi e attaccata. Dopo quattro ore di combattimento si arrese la mattina seguente. La fregata La Sorpresa che navigava nella Divisione del Marchese De Mari, più avanzata delle altre che si erano incagliate, essendo stata seguita da tre vascelli inglesi a distanza di una lega, combatté contro di esse per più di tre ore fino a che, morto il maggior numero dell’equipaggio, ferito il suo capitano, Don Miguel de Sada, disalberata e distrutta in molte sue parti, si arrese.

Le altre navi e fregate libere dell’armata spagnola che non si menzionano, si trovarono, detto giorno 11, più al largo e poterono ritirarsi a Malta e in Sardegna, facendo lo stesso, dalla parte di Ponente, don Baltazar De Guevara con le due navi San Luis e San Juan dopo aver combattuto con l’Ammiraglia inglese e aver liberato la fregata la Perla. Le sette galere comandate dal Comandante di Squadra Don Francisco de Grimau, dopo aver fatto quanto poterono la notte del giorno 10 per unirsi alle navi spagnole, rimorchiandole, vedendo che le sorti del combattimento erano contrarie all’armata spagnola, fecero rotta verso terra e seguendo la costa si ritirarono a Palermo. Oltre ai succitati vascelli facenti parte del corpo principale dell’Armata spagnola, gli inglesi catturarono anche quelli che componevano la divisione del De Mari, arenatisi sulla costa di Avola: la nave El Real e le fregate San Isidro e El Aguila de Nantes. Quelle che furono incendiate dagli stessi spagnoli furono la fregata La Esperança, un Brulotto e due Galeotte cannoniere, così che le navi che si salvarono ritirandosi dal combattimento furono San Luis, San Juan, San Fernandon e San Pedro, e le fregate la Hermiona, la Perla, la Galera, il Puerco Espin, la Tolosa, El Leon, San Juan El Chico, San Fernando El Chico, la Flecha, una Galeotta cannoniera e il Pingue Pintado. (traduzione dallo spagnolo di Gabriella Monteleone).

La relazione si chiude con una sconfortata considerazione secondo la quale gli Spagnoli, malgrado avessero dimostrato di avere grande coraggio e valore militare, non riuscirono a mantenere unita la flotta, condizione che gli pregiudicò decisamente la sperata vittoria. 
Da parte inglese, il materiale d’archivio analizzato comprende alcuni documenti interessanti come un carteggio epistolare all’indirizzo dell’Ammiraglio Byng. Fra questi, una lettera inviata dalla HMS Canterbury il 16 agosto del 1718, scritta dal capitano Walton che con tono stringato riferisce sul risultato del combattimento avvenuto al largo di Avola: … Sir, we taken and destroyed all the spanish ships and vessells that were upon the coast…four Spanish men of war; one of sixty guns, commanded by Rear-Admiral Mari; one of fifty four, one of forty, and one of twenty-four guns, with a bomb-vessel, and a ship laden with arms: and burnt four men of war, one of fifty-four, two of forty, and one of thirty guns, with a fire-ship and a bomb-vessel…

E ancora le lettere di ringraziamento e felicitazioni da parte di Re Giorgio I e dell’Imperatore Carlo VI per il successo conseguito, che gli valse al suo ritorno in patria, la nomina e il titolo di Primo Visconte di Torrington

La settimana successiva alla battaglia, George Byng fu ricevuto a Siracusa dal conte Annibale Maffei. Quest’ultimo, proprio quel drammatico 11 agosto, aveva scritto al suo Re per annunciargli la disfatta della flotta spagnola ad opera di quella inglese:
… Sagra Real Maestà… la flotta spagnola è passata tutta avanti questa Piazza (la città di Siracusa) in distanza competente la notte ora scorsa, e seguiva ancora la retroguardia questa mattina dopo lo spontare del sole, quando un’ora dopo si è cominciato a sentire continui e replicati spari di cannone all’altura di Avola, 12 miglia distante da questa città, il che non ha lasciato dubitare che non fosse stata attaccata dalla Flotta Inglese, come infatti verso il mezzodì si è saputo accertatamente la disfatta di quella parte di quella Flotta Spagnuola, stata ivi attaccata dal Vice-Ammiraglio con alcuni vascelli inglesi, avendo l’ammiraglio Binghs inseguito l’altra parte che era più avanzata, ed al di là di Capo Passero con un vento prospero e sopra il nemico, dal che non deve dubitarsi che anche quella non sia stata, o non sia per essere, disfatta. Sin’ora gli avvisi che mi vengono sono che da 7 in 8 vascelli siano saltati in aria, altri presi, altri colati a fondo e ciò che resta del tutto disperso. In questo punto lo stesso Ammiraglio Binghs mi manda a dire che aveva ristretti dodici vascelli nemici in modo che non gli potessero più sfuggire e che era un affare di poche ore per intieramente ruinarli. Io intanto vedo dalle mie finestre il fuoco di alcuni vascelli che ardono, con la speranza di sentire dimani il compimento d’una perfettissima vittoria per cui,il giorno dell’Assunta, farò cantare un solenne Te Deum in ringraziamento a Dio del castigo dato ai procedimenti proditorii degli Spagnuoli e con uguale fiducia di farne poi cantare un altro non meno solenne dopo la disfatta dell’Armata di terra e riduzione dei ribelli al loro dovere; ed alla M. V. profundamente m’inchino. Humilissimo e Fedelissimo Servitore, il Conte Maffei … (Fonte Archivio di Stato di Torino, Fondo Paesi, Serie Sicilia Inventario I).

Conclusioni
Dopo lo sventurato epilogo l’Ammiraglio Antonio Gaztaňeda fu condotto prigioniero ad Augusta col resto dei soldati spagnoli; da lì il 25 agosto, in seguito al pagamento di un riscatto di guerra, potè far ritorno in patria dove continuò a prestare servizio nella Real Marina Spagnola. La Flotta Inglese invece sostò alcuni giorni nel porto di Siracusa e alla fine di agosto si recò a Reggio Calabria. Da quella città, l’Ammiraglio Byng scrisse al Marchese di Lede per affermare come la conclusione del Trattato della Quadruplice Alleanza non avesse altro obiettivo che quello di mantenere la pace in Europa. Byng aggiunse che per conseguirla sarebbe stato opportuno che gli Spagnoli rinunciassero alla Sicilia e chiese con fermezza di rimettere in libertà il Console britannico e tutta la sua famiglia fatti arrestare inopinatamente a Messina. In cambio avrebbe acconsentito al libero movimento delle navi spagnole sul Mediterraneo eccezion fatta per quelle che trasportavano viveri e munizioni.

La replica del Marchese non si fece attendere e fu durissima. Egli accusò Byng di ingerenza in affari che non lo riguardavano e che dopo un’ostilità così palese non poteva di certo impedire agli Spagnoli di considerare gli Inglesi come propri nemici. Inoltre che, senza un ordine espresso del Re Filippo V, non avrebbe potuto mettere in libertà il Console di sua Maestà Giorgio I. E ancora, contestò la ricostruzione britannica sulla responsabilità dell’inizio delle ostilità rinfacciando le segrete promesse fatte dal Byng al viceré di Napoli e al Comandante della Cittadella di Messina di inseguire la flotta spagnola per combatterla. Infine, rifiutò il mantenimento di qualsiasi rapporto commerciale con la Gran Bretagna.

Furono queste le ultime relazioni diplomatiche fra le due Nazioni, poiché la Spagna, assai contrariata da quella che definì la rottura della pubblica fede dei trattati, da quel momento considerò gli Inglesi avversari militari e la guerra tra le due monarchie riprese con la stessa animosità di un tempo.


Gabriella Monteleone  Sovrintendenza del mare siciliana – Unità Operativa III

estratto dal saggio pubblicato su Ricerche per mare  – edito dalla Sovrintendenza del mare Siciiana. 2018 a cura di Alessandra de Caro e Sebastiano Tusa.

 

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

print

(Visited 657 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

7 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share