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Lo scenario bellico che condusse alla battaglia di Capo Passero di Carlo Pedone – Sovrintendenza del mare siciliana – Unità Operativa II

livello elementare 
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – SICILIA
parole chiave: Battaglia di Capo Passero, Maffei, Spagna, Savoia

A seguito dell’analisi di due documenti, uno in lingua italiana ed uno in lingua spagnola, custoditi presso l’Archivio di Stato di Palermo, viene rivelato lo scenario di guerra che condusse alle battaglie navali-terrestri del 1718 in Sicilia. Un articolo di Carlo Pedone apre una finestra su questo periodo storico. 

Lo scenario bellico che condusse alla battaglia di Capo Passero
Questo “frammento” altro non è se non uno dei tanti elementi di una complessa vicenda costituita da manovre militari, ma non solo, che determinerà gli assetti politico-istituzionali della Sicilia e dell’intera Europa del XVIII secolo. Gli “incartamenti” in questione ci parlano di un rocambolesco attraversamento della Sicilia compiuto dal suo vicerè Annibale Maffei alla volta di Siracusa nella fatidica estate del 1718. Ma prima di entrare nel dettaglio dei documenti non è per nulla ozioso descrivere lo scenario complessivo ed i protagonisti della vicenda a cominciare dal sopracitato vicerè.

Ritratto del Conte Annibale Maffei, Museo Civico, Mirandola

Annibale Maffei, nato a Mirandola nel 1666, era un generale al servizio del duca Vittorio Amedeo II di Savoia; la sua abilità militare, che lo rese vittorioso su molti campi di battaglia, lo condusse a prendere parte al congresso di Utrecht del 1712 come delegato. Ma l’attività in cui Maffei eccelse non fu soltanto quella militare: egli fu anche ambasciatore dei Savoia a Londra dal 1699 al 1701. La sua vicinanza agli Inglesi, alleati di primo ordine dei Savoia nella guerra della quadruplice alleanza, ne faranno senz’altro una pedina fondamentale nello scenario di quel conflitto che vedrà la Sicilia al centro degli interessi degli Spagnoli, degli Inglesi, degli Austriaci e dei Savoia. Il ruolo di Maffei in questa storia, come vedremo di seguito,  non sarà a mio avviso mai del tutto “scontato”. Perché durante il suo vice regno, avendo gli Spagnoli mal digerito gli assetti del trattato di Utrecht, (che aveva affidato la Sicilia ai Savoia) prepareranno la loro “zampata finale” per ristabilire la loro egemonia sul “vice regno” e di conseguenza sul Mediterraneo.

Ma nel fare ciò sottovaluteranno almeno quattro elementi: la potenza navale britannica, il legame in termini di alleanza tra i Savoia ed i loro amici d’oltremanica, le storiche pretese egemoniche dei britannici sullo stretto di Gibilterra e sul canale di Sicilia e l’intelligenza di Maffei. Questi elementi toglieranno il governo della Sicilia agli Spagnoli, favorendo il governo Sabaudo, mal tollerato dai siciliani, che come è noto hanno quasi sempre avuto una naturale predilezione nei confronti dei loro “cugini” spagnoli piuttosto che nei confronti di altri “governanti/invasori”!

Ma torniamo al nocciolo della vicenda… Tra la fine del mese di Giugno ed i primi del mese di Luglio, l’arrivo di una flotta spagnola in Sicilia, apparentemente non animata da intenti bellici, metterà in allarme il vicerè Maffei e di conseguenza tutto l’apparato bellico dell’alleanza anti-spagnola. 

Sir George_Byng_(1663-1733),_1st_Viscount_Torrington

La flotta spagnola si piazzerà momentaneamente ed in modo strategico al largo di Capo Zafferano, forse in risposta alle truppe austriache sbarcate dagli inglesi a Messina, ed il Conte Maffei, in data 2 luglio prenderà le sue contromisure emanando un bando/dispaccio con il quale ordinerà il “servizio militare d’urgenza”. Insomma il meccanismo che animerà gli eventi bellici che si succederanno nei giorni successivi è già scattato e mentre gli inglesi, comandati dall’ammiraglio Sir George Byng primo visconte di Torrington, si lanceranno all’inseguimento della flotta spagnola, il Maffei si metterà in moto con le sue truppe: “E si partirono in compagnia di detti savoiardi da detta città di Palermo il detto giorno (sabato 2 Luglio 1718) ad hore 22 incirca col sequito del Conte Maffei e suoi ministri e truppe a cavallo ed appiè armati in molta quantità con diversi carriaggi…”.Insomma, non vedendo Maffei per se stesso un grande futuro nella “spagnolissima” Palermo, prenderà armi e bagagli e si avvierà con le sue truppe alla volta della Sicilia orientale, probabilmente più fedele ai Savoia. Ed è fin troppo evidente quanto per il Maffei in quel momento non vi fosse nessuna altra scelta se non quella della fuga, perché non molti giorni dopo la sua partenza, lo spagnolo Lede non solo prenderà il suo posto “autoproclamandosi vicerè di Sicilia ma il 26 luglio invierà delle truppe in Sicilia orientale sulle tracce del suo “rivale”.

Samuel von Schmettau, 1720-21. Carta della Sicilia con particolare relativo alla Battaglia di Capo Passero. Da L. Dufour (a cura di) La Sicilia disegnata, Palermo, 1995

Ma torniamo al documento che ci descrive il viaggio del vicerè uscente.
Fatta eccezione per la città di Caltanissetta, il Maffei troverà quasi sempre una accoglienza “non ostile” ed il suo esercito, che attraverserà Piana dei Greci, Corleone, Vicari, Vallelunga, Caltanissetta, Piazza Armerina, Aidone, Palagonia, Lentini ed Augusta, alla fine giungerà a Siracusa: “Il Sabato ad hore 23. 16 … arrivarono nella città di Siracusa” E continua… “…e in detti dei bastimenti s’imbarcarono truppe di soldati turinesi, e si dicea che doveano andare a Messina”. Ed eccoci al dunque. Alla luce delle evidenze storiche e anche grazie al modestissimo apporto fornitoci dalle notizie ricavabili dal “nostro” documento (ma anche da altri cronisti), si può dedurre quanto segue. Il vicerè Maffei, non appena avvertito il pericolo derivante dalla imminente “invasione”, prenderà le sue truppe e tenendosi ben lontano dalle coste attraverserà quasi tutta la Sicilia, probabilmente anche per arricchire i suoi ranghi. Conscio di non essere nelle condizioni di affrontare tutto da solo l’incombente armata spagnola, lascerà il campo libero a Lede, almeno per quello che riguarda il dominio di Palermo e attraversando tutta la Sicilia si renderà disponibile ad un gioco strategico che di lì a poco interesserà la città di Messina e successivamente la zona del Siracusano.  Sappiamo che parte delle sue truppe verranno imbarcate per dare manforte agli assedianti di Messina, mentre il resto del contingente rimarrà a Siracusa col Maffei, almeno da ciò che ci dice il documento.

Ma fino a che punto e con quale ruolo Maffei verrà coinvolto nello scenario bellico che culminerà con le battaglie di Avola?
È utile a questo punto tirare in ballo una ulteriore testimonianza storica che forse potrebbe meglio spiegarci la presenza strategica di Maffei e delle sue truppe a cavallo nella zona di Siracusa. La testimonianza è quella del reverendo padre Francesco Di Maria che nel suo scritto “Ibla Rediviva” dice: “In questo littorale, e nel mare della nostra Avola, vi fu a nostri tempi quel memorabile combattimento navale degl’Inglesi e Spagnoli sotto il 12 Agosto del 1718, con uccisione di molta gente, e incendio di alcuni vascelli, e grosse navi. Fu di un grave incomodo alla nostra Avola un tale occorso; non però provò quei inconvenienti che si sogliono sperimentare in siffatte emergenze, mercè alla difesa, ed assistenza del terzo delle milizie del regno, e di 400 cavalli spagnuoli, tutti comandato dal signor D. Giuseppe la Rosa, tenente colonnello di quella cavallaria spagnola, e cittadino benemerito della nostra Avola. Costui fu veramente di un singolarissimo preggio a di nostri, per essere arrivato a quei posti militari, mercè le prove diede del suo invitto valore, da che da semplice soldato gregario qual fuori dapprincipio, migliorò di fortuna, e nobilitò, se stesso, e la patria”.

Come si può notare da questa ulteriore testimonianza storica, Maffei non viene neanche citato nella descrizione della battaglia terrestre di Avola, oltretutto da alcuni documento custoditi presso l’Archivio di Stato di Torino sappiamo che egli in effetti non si mosse da Siracusa. Questo tuttavia nulla toglie alla possibilità che vi sia stato un contributo delle milizie e/o della strategia di Maffei non solo alla battaglia di terra descritta dal reverendo padre Di Maria, ma anche alla strategia complessiva dell’intero conflitto. È difficile credere che Maffei, dopo avere imbarcato parte delle sue truppe per Messina, trovandosi a poche miglia da Avola si sia limitato a fare lo spettatore. Che vi fosse un canale di comunicazione costante tra lui e Lord Byng è un dato storicamente acclarato. Ed una ulteriore prova dell’esistenza di una strategia “Anglo-Sabauda” ci viene proprio dai fatti. Sebbene Byng inseguisse gli spagnoli sin dalle coste calabre, non casualmente l’ammiraglio darà la mazzata finale alla flotta spagnola quasi nell’esatto punto in cui avverrà lo scontro di terra, cioè nel mare tra Siracusa ed Avola. E guarda caso Maffei si troverà proprio da quelle parti…

Ma andiamo alla battaglia di Avola, anzi alle battaglie di Avola perché, se il reverendo padre Francesco di Maria non ci ha mentito, in Avola ebbero luogo due battaglie. Una di terra, combattuta dalla cavalleria spagnola comandata da Giuseppe La Rosa contro l’alleanza “Sabaudo-austriaco-inglese”, che sembrerebbe essere stata “vinta” dagli spagnoli comandati da D. Giuseppe La Rosa. Ed una battaglia di mare, molto più rilevante dal punto di vista storico, combattuta tra la flotta inglese comandata dall’ammiraglio Byng e la flotta spagnola comandata da Antonio de Castaneta che, come tutti sappiamo, si concluse con una autentica catastrofe per gli iberici. La storia ufficiale ci dice che nessuna nave inglese venne affondata.

Chissà se una ulteriore perizia sui cannoni recuperati nel mare di Avola o successivi scavi che verranno fatti in quel luogo ci diranno qualcosa di nuovo. Una cosa però è certa: dopo lo scontro di Avola le cose non saranno più le stesse e quattro mesi più tardi Francia, Inghilterra ed Austria dichiareranno guerra alla Spagna iniziando la guerra della quadruplice alleanza che terrà gli “Spagnoli/ Borboni” lontani dalla Sicilia fino al 1734.

Carlo Pedone – Sovrintendenza del mare siciliana – Unità Operativa II

articolo pubblicato su Ricerche per mare  – edito dalla Sovrintendenza del mare Siciiana. 2018 a cura di Alessandra de Caro e Sebastiano Tusa.

Bibliografia
Di Maria, F., Ibla rediviva, Avola, 1989.
Di Marzo, G. (a cura di), Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1974.
Mack Smith, D. Storia della Sicilia medievale e moderna, La Terza, Bari, 1973

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