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Il jacket, tecnico o ricreativo? parte I di Luca Cicali

livello elementare
.
ARGOMENTO: DIDATTICA
PERIODO: ODIERNO
AREA: SUBACQUEA
parole chiave: GAV

Ecco un nuovo articolo sui materiali subacquei. Oggi Luca Cicali ci parla di uno strumento che è entrato nell’uso comune di ogni subacqueo: il jacket o GAV (da giubbotto ad assetto variabile) ed internazionalmente conosciuto con la sigla BCD, (Buoyancy Control Device).

Questo strumento, la cui funzione è principalmente quella di far mantenere al subacqueo  un  assetto stabile ed una profondità costante e permettergli di immergersi o emergere in maniera controllata, ha ridotto gli sforzi dei primi subacquei. I primi modelli risalgono agli settanta e nel tempo si sono evoluti con prestazioni sempre maggiori. Buona lettura.

il mitico Fenzy, antesignano dei Jacket moderni, da History 

Tecnico o ricreativo?
Prima o poi ogni appassionato subacqueo si trova di fronte al problema di migliorare la propria attrezzatura subacquea. Facile quindi pensare ad erogatori e jacket. Nei precedenti articoli abbiamo già illustrato come valutare la qualità di un erogatore, mentre sui jacket ci sarà capitato di avere più di qualche dubbio.  Questo in particolare: “ma perché acquistare un jacket cosiddetto “tecnico”, visto che il mio jacket ricreativo funziona benissimo, mentre l’altro sembra essere più scomodo e meno accessoriato, oltre a costare più del doppio?”.  

Ma l’apparenza inganna, e quello che comunemente chiamiamo “tecnico”, ovvero un jacket basato sull’utilizzo di un sacco posteriore, una camera interna, e una placca in acciaio su cui vengono ancorati il sacco stesso e l’imbracatura ha tanti vantaggi sul cosiddetto “ricreativo”, e i principali sono efficacia, affidabilità, sicurezza, praticità d’uso.  Penso sia molto utile per tutti dotarsi di un jacket tecnico, certamente però l’acquisto è indispensabile per immersioni impegnative, che richiedano una maggiore spinta di galleggiamento per bilanciare un bi-bombola  ed eventualmente di una o più bombole di fase, per immersioni con decompressione, a profondità impegnative, etc. Ma prima di esaminare in maggior dettaglio le principali caratteristiche che distinguono un jacket “tecnico”  da uno “standard”, ( o “ricreativo”), è doverosa una anticipazione che è praticamente una conclusione: tali caratteristiche, per quanto importanti,  probabilmente non giustificano la crescita esponenziale del prezzo del “tecnico” rispetto allo “standard”, cosa che però quasi sempre avviene.

esempio BCD tech da rectotec

Caratteristiche generali
La principale caratteristica del jacket cosiddetto “tecnico” è di essere più adatto alla gestione operativa di attrezzature più pesanti e complesse.  Per tale scopo esso è equipaggiato con una placca di acciaio adatta a fissare bi-bombola anche di grandi dimensioni, che è più complicato collegare ad un jacket ricreativo, ha un volume molto maggiore e quindi spinta positiva più grande per controbilanciarne il peso, utilizza materiali più robusti, non comprime il torace una volta gonfio, dispone di anelli a D generalmente più numerosi o riposizionabili, è equipaggiato con robusti elastici che comprimono il sacco facilitandone lo svuotamento, ha una camera interna sostituibile in caso di foratura, ha generalmente comandi del corrugato più precisi e realizzati in metallo inox, etc.   Ma andiamo per gradi…

Spinta di galleggiamento  
Se aumentiamo la profondità o il tempo di fondo delle nostre immersioni rispetto ai tipici standard ricreativi, come avviene per immersioni impegnative o con decompressione, dobbiamo fare i conti con un aumento del fabbisogno di gas respiratorio.  Avere più gas a disposizione in immersione significa naturalmente bombole più grandi e in maggior numero, ma soprattutto una più ampia variazione di peso e quindi di galleggiabilità dall’inizio alla fine dell’immersione.   Iniziamo infatti la discesa con le bombole alla massima pressione operativa alla quale vengono portate dalla stazione di ricarica, mentre al termine dell’immersione esse contengono un gas residuo pari circa alla scorta di emergenza che abbiamo pianificato.  Anche nel caso molto “ricreativo” che il fabbisogno di gas non sia di fatto stato pianificato, ogni subacqueo coscienzioso “si tiene” infatti 50 bar di margine … Ma potrebbero essere anche quasi vuote nel caso di aver dovuto sfruttare anche questa quota extra di gas, proprio in caso che qualcosa non sia andata per il verso giusto durante l’immersione.  Ciò comporta una variazione di peso anche notevole, alla quale si aggiungono come sempre altri contributi, come la riduzione di volume della protezione termica dovuta alla pressione idrostatica, e la occasionale necessità di dover sostenere un peso aggiuntivo, ad esempio aiutare un compagno in risalita in caso di emergenza. Tutta questa variazione di peso va compensata con un jacket, che deve essere di volume tale da annullarla.

Per chiarire meglio il tema proviamo a fare un esempio, ipotizzando una immersione piuttosto impegnativa, limitandoci però ad un caso tipico dei limiti generalmente imposti da brevetti per immersioni con decompressione tipo tech-rec, o “Nitrox avanzati”, o “decompression”, offerti da varie didattiche internazionali.   Si tratta cioè di un livello base o intermedio di subacquea tecnica, che comprende cioè immersioni con decompressione entro profondità di 50-54 metri e con limiti specifici di durata della decompressione. Facciamo allora qualche stima, ipotizzando l’utilizzo di bi-bombola con capacità massima 24 litri, (12+12), affiancato da una decompressiva da 7 litri, tutte caricate alla pressione massima di 230 bar. Si tratta di una configurazione che rappresenta sovente un limite superiore per il tipo brevetti descritti.

Con tale configurazione, la massima differenza di peso delle bombole tra inizio e fine immersione, e nell’ipotesi di sfruttare quasi completamente il loro contenuto di gas, (lasciando cioè solo 10 bar),  è di quasi 9 Kg.  

(Volume bombole x variazione di pressione x 1,29 gr/litro), ovvero:

(12 +12 +7 ) x 220 x 1,29 = 8.800 gr

La zavorra deve essere dimensionata in modo da consentirci un assetto neutro al termine della fase decompressiva, e quindi in superficie, con le bombole quasi completamente scariche e con jacket sgonfio.   Ne consegue che all’inizio dell’immersione, prima ancora della discesa, avremo circa 9 kg di peso in eccesso rispetto alla fase finale della decompressione. Ma giunti alla massima profondità operativa, subiamo una perdita ulteriore di spinta positiva, a causa dello schiacciamento del neoprene della muta, cappuccio, guanti, calzari e tutto ciò che di comprimibile abbiamo addosso.  Anche la muta stagna naturalmente tende a collassare procedendo in profondità, e malgrado essa venga compensata immettendo aria, i volumi interni saranno certamente ridotti rispetto all’entrata in acqua.  Tutte queste riduzioni di volume determinano una corrispondente riduzione della spinta positiva complessiva, di una quantità che dipende dalla propria corporatura e dal tipo e spessore della muta indossata, ma può facilmente arrivare attorno ai 50 metri di profondità a 6-7 Kg.  Sappiamo che normalmente si raggiunge la massima profondità programmata ad inizio immersione, e quindi con le bombole ancora quasi pienamente cariche. Ci troviamo quindi in una situazione di squilibrio a favore della forza peso che sommando i contributi può andare oltre i 16 Kg

Ma naturalmente bisogna considerare anche l’eventualità di una emergenza: un allagamento della stagna, la necessità di aiutare in risalita di un compagno in difficoltà, etc.   In tali casi ci troviamo con un surplus di peso complessivo, rispetto alla condizione di galleggiamento con bombole vuote, che supera facilmente i 20 chilogrammi.

Per controbilanciare questa prevalenza di spinta verso il basso il jacket deve avere un sacco il cui volume in litri è circa uguale al peso in kg da annullare, con qualche margine aggiuntivo.

Conclusioni
Modelli di jacket di tipo standard-ricreativo non sono generalmente in grado di garantire il livello di spinta positiva appena stimato, e anche in caso che lo siano non offrono lo stesso standard di confort e sicurezza. Essi infatti non hanno un sacco vero e proprio, ma una camera gonfiabile che avvolge il torace e che ha oggettive limitazioni in volume, che dipendono inoltre dalla taglia. Quindi la prima e più importante caratteristica di un jacket “tecnico” rispetto al “ricreativo” è la maggiore spinta positiva, che può facilmente arrivare a 300 newton, (pari a circa 30 Kg). Naturalmente la scelta della spinta giusta dipende da volume, numero e tipo di bombole che portiamo con noi in immersione. 


Luca Cicali

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1 commento

  1. Alessandro Barlettani Alessandro Barlettani
    28/01/2020    

    Concordo su quanto detto sul gav tecnico , ma volevo fare 2 precisazioni , la prima che con un gav tecnico si raggiunge facilmente un ottimo trim ( posizione del subacqueo orizzontale ) che permette di essere più idrodinamici e dunque meno fatica = meno consumo = meno assorbimento di azoto , seconda precisazione i sacchi dei gav tecnici prendeteli senza elastici , perchè ,l’elastici si dovrebbero aiutare uno sgonfiamento del gav più veloce , cosa veloce anche per i modelli senza elastici , ma in realtà una volta che si ha il gav sgonfio diventa un salcicciotto , mi spiego meglio tra un elastico e l’altro si crea una sacca che se anche minima , rimane al suo interno dell’aria , dunque saremo leggermente più positivi , di conseguenza ci può far adoperare piu peso = ci si stanca di più = consumiamo di più = assorbiamo di più

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