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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Festival del mare 2018 – Genova di Aaronne Colagrossi

livello elementare
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ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Festival del mare

Il mese di maggio ha visto Genova impegnata nel Festival del Mare 2018. Molte le conferenze divulgative, ne cito solo alcune: “La pirateria del XXI secolo: il ruolo dell’Italia e delle sue Forze Armate nel contrasto del fenomeno” (Diritto, Francesco Munari), “La scoperta del mare” (Arte, con Leo Lecci), “Montagne sommerse” (Scienze del mare, Marzia Bo), “Gli ambienti estremi” (Scienze del mare, Giovanni Petrillo), “Le immersioni in Antartide (Scienze del Mare, con Stefano Schiapparelli in collaborazione con COMSUBIN – Marina Militare), “Attraversare l’Atlantico in terza classe” (Storia, con Maria Elisabetta Tonizzi), “I commerci via mare tra ‘500 e ‘700” (Storia, con Luca Lo Basso), “La Repubblica di Genova ed i corsari” (Storia, con Emiliano Beri) e al Museo di Archeologia Ligure “Tracce di attività sul mare durante il neolitico: Ipotesi archeologiche e verifiche sperimentali” (Patrizia Garibaldi e Martino Lombardi). Il nostro vulcanico reporter Aaronne Colagrossi ha avuto modo di seguire alcune conferenze, laboratori, mostre e spettacoli per noi. 

Per chi le avesse perse questo è naturalmente solo un assaggio. 

Genova e il Festival del Mare 2018

Ciao a tutti. Un saluto da Genova e dal festival del Mare 2018. Anche quest’anno una grande scelta di eventi. Nel limite delle possibilità umane ho cercato di partecipare a molti di essi. Pensando di incuriosirvi, magari per inspirare la vostra partecipazione il prossimo anno, ho redatto un breve resoconto per darvi un assaggio di questa importante manifestazione che si svolge in tre località del Porto Antico: il Galata Museo del Mare, l’Acquario di Genova e la Piazza delle Feste. Per chi non conosce Genova parliamo del cuore storico di una bellissima e storicamente importante città (non solo per il nostro paese ma per tutta L’Europa) un tempo sovrana de mari.

Giovedì 10 maggio
Alle 20.30, presso la sala conferenze del Galata Museo Del Mare, si è tenuta un’interessantissima conferenza della giornata, dal titolo: “I Grandi Affondamenti, dal Titanic all’Andrea Doria“, argomenti che avete sicuramente letto su OCEAN4FUTURE e che sono stati illustrati dai conferenzieri in maniera molto dettagliata. In particolare, mi ha particolarmente interessato l’intervento del dottor Kevin Fewster (National Maritime Museum of Greenwich), una delle massime autorità scientifiche nel campo della navigazione e oceanografia, che ha fatto un’ampia carrellata storica e archeologica su quanto concerne molti relitti famosi, in primis l’RMS Titanic, ormai celebre nell’immaginario collettivo, ma anche il Vasa, il famoso vascello svedese, affondato nel 1628, il giorno stesso del varo nel porto di Stoccolma. Il direttore ha citato anche l’affondamento della caracca inglese Mary Rose, nelle acque dell’isola di Wight, sotto gli occhi dello stesso re Enrico VIII. Il dottor Fewster è quindi ritornato sul problema del Titanic che, giacendo in acque internazionali, è purtroppo possibile preda dei “cacciatori di tesori” che grazie alle nuove tecnologie possono effettuare il recupero di oggetti, o anche di frammenti del relitto, da rivendere poi successivamente nelle aste. Dopo aver illustrato il museo di Belfast (il Titanic Belfast) che fu creato in onore del grande transatlantico, Fewster ha fornito un’attenta descrizione delle ricerche svolte presso la struttura museale che dirige, il National Maritime Museum of Greenwich. La seconda parte del meeting ha invece visto l’intervento del dottor Pierangelo Campodonico (Direttore Istituzione Mu.MA – Musei del Mare e delle Migrazioni) che ha introdotto il transatlantico T/N Andrea Doria e la storia del suo tragico affondamento avvenuto il 26 luglio 1956, lungo la costa orientale degli Stati Uniti (nei pressi dell’isola di Nantucket), a seguito dello speronamento provocato dalla nave svedese Stockholm. Campodonico ha evidenziato come il saccheggio del relitto sia iniziato subito dopo, ovvero già in agosto, con i primi morti tra i subacquei  che provarono a scendere sulla struttura sommersa. Per non parlare della statua di Andrea Doria che venne mutilata dei piedi. Campodonico ha sottolineato come i relitti siano un patrimonio per tutti, ovvero dei sacrari che devono essere rispettati. Dopo numerose domande è stato proiettato il film Poseidon del 2006, diretto da W. Petersen. Di questi storici naufragi potrete leggere la storia e le vicende su OCEAN4FUTURE.

Venerdì 11 maggio
Nella sala conferenze del Galata M.D.M. si è tenuta una Tavola Rotonda degli studenti dell’Università, riguardo un tema che mi appassiona particolarmente, ovvero lo scuttling, l’affondamento volontario dei relitti a scopo turistico ricreativo. È emerso che in Italia ci sono più navi che vengono smantellate di quante ne siano varate. Nonostante con lo scuttling sia possibile affondare in maniera mirata navi da destinare a scopo ricreativo per subacquei, questa operazione ha un costo stimato intorno ai 500 dollari a tonnellata.

l’affondamento voluto del P 31, per scopi turistici, a Gozo, Malta

Naturalmente i relitti vanno preparati all’affondamento, non si può semplicemente affondarli senza averli prima ripuliti di tutto, senza aver sigillato tutti i portelli inutili e senza aver creato un percorso destinato ai sub che lo andranno a visitare. In pratica senza creare pericoli inutili per loro come stanze in cui potrebbero rimanere intrappolati o perdersi, con rischi di morte. Inoltre il relitto deve essere posizionato sul fondo in assetto di “navigazione” ovvero con il ponte di coperta orizzontale, come se stesse navigando in superficie. Questo per ovvi motivi tra cui il non generare disorientamento nei subacquei in visita. Naturalmente uno scafo di acciaio collocato sul fondo avrà tempi di residenza minori rispetto alle navi costruite in vetroresina.

Alle ore 16 è iniziata la prima conferenza del pomeriggio, ovvero la presentazione del libro: “Sul mare con i migranti. Diari di viaggio 1887-1888” di Angelo Tosi. Questi diari furono ritrovati negli anni ottanta dal nipote, che negli ultimi anni è riuscito a ottenerne la pubblicazione. La presentazione è stata a cura di Fabio Capocaccia (Centro internazionale Studi Emigrazione Italiana) e di Pierangelo Campodonico. La presentazione ha messo in mostra uno spaccato eccezionale del viaggio a bordo della nave Giava, un bastimento misto vela-vapore su cui il buon Tosi era imbarcato in qualità di ufficiale di macchina. Nei diari, Tosi narra di situazioni sorprendenti, al limite del grottesco, come nel caso delle epidemie a bordo. La storia reale di Tosi si colloca in un periodo marittimo che vide l’aumento delle tratte oltre oceano caratterizzate da una forte migrazione italiana. La Giava era una delle ultime navi miste vela-vapore e, come tutti i bastimenti dell’epoca, faceva base dove vi erano necessità della nave. Fu dal 1890 che vennero stabiliti scali ben precisi nell’Atlantico e nell’Indiano. Naturalmente non sono mancate le citazioni al libro di Edmondo De Amicis, che pubblicò un diario sui bastimenti degli emigranti italiani.

La conferenza seguente, dal titolo “Un mare di foto“, è stata tenuta dal fotografo Mattia Bonavida, che dopo un rapido excursus sul Portogallo e sulle sue spiagge martellate dalle possenti onde oceaniche, avvolte nella nebbia e atmosfere surreali, ha mostrato i sobborghi di Lisbona e Porto, per poi spingersi a nord, fino alla Norvegia. Bonavida ha poi mostrato i suoi scatti sul Lago di Garda, sua patria natale e su molti laghetti da sogno, nascosti tra le montagne come splendide fate nel bosco. Una bella rappresentazione fotografica, tenuta in maniera molto semplice e diretta dal fotografo, che ha coinvolto il pubblico grazie alle sue immagini ricche di pathos.

Dopo la conferenza ho partecipato al laboratorio “Monta e casca: la dura vita a bordo della galea“. Si è tenuta al pian terreno del museo Galata, dove è stata ricostruita interamente una gigantesca galea. La guida ci ha portato in esplorazione della nave, per ricostruire quello che poteva essere il viaggio a bordo di una galea, soprattutto per i vogatori costretti, nella loro perenne ed incessante voga scandita dalla tecnica del monta e casca, a sollevare i pesanti remi insieme ai compagni. La vita di bordo doveva essere molto dura, considerando le miserevoli condizioni di vita e di cibo a bordo; molti marinai morivano in mare per le fatiche, o in battaglia, o peggio ancora venivano fatti prigionieri dagli onnipresenti Barbareschi che contendevano il dominio del Mediterraneo con le repubbliche marinare e, in particolare, con Genova. La guida ci ha infine portato nella sala dove il potente Andrea Doria mercanteggiava con gli Stati del Mediterraneo. Curioso il fatto che la sua grande flotta, composta da 20 galee da guerra, veniva talvolta noleggiata ad altri Stati stranieri.

Alle venti e trenta sì è tenuta un’interessantissima conferenza dal titolo “L’acqua e l’origine della vita“. Il convegno ha visto come ospite principale il dottor Raffaele Saladino (Università della Tuscia – Società Italiana di Astrobiologia), introdotto da una breve presentazione del dottor Giorgio Bevestrello sulla biodiversità in mare e in terra. Bevestrello ha illustrato magistralmente molteplici aspetti a me cari come, ad esempio, la biodiversità marina, culla della vita dell’intero pianeta. Sulla terraferma è vero che vi sono più specie naturali, ma è anche vero che vi sono meno phylum (tipi e divisioni di specie animali e botaniche). Mentre in mare ci sono meno specie rispetto alla terraferma, ma vi sono moltissimi phylum. Questo perché sulla terraferma, in condizioni subaeree, le reazioni in ambito cellulare sono più difficoltose. L’acqua, invece, ha stessa densità del citoplasma e le cellule fluttuano letteralmente; nel mare esistono gli organismi radiali che si nutrono in tutte le direzioni del corpo. Bevestrello ha poi concluso con la Ricapitolazione di Haeckel, una teoria che afferma che lo sviluppo dell’embrione di un essere vivente avviene per fasi che ricordano le fasi dello sviluppo evolutivo della sua specie a partire dagli antenati più remoti. Le immagini degli embrioni sono abbastanza eloquenti, tuttavia la comunità scientifica nutre dubbi sull’effettiva validità di questa teoria. Personalmente la condivido e penso che abbia solide basi evolutive.

Dopo questa introduzione, Il dottor Saladino pone una domanda importante: che cos’è la vita? Il ricercatore, citando il saggio omonimo di Erwin Schrödinger del 1944, ha affermato in maniera chirurgica che il DNA è l’unica molecola che si autoriproduce e varia. Saladino ha quindi  citato il russo Aleksandr Ivanovič Oparin ed il suo libro Origin of Life. Poi gli esperimenti di Miller, basati sull’ipotesi del ricercatore russo. L’esperimento di Miller fu eseguito nel 1953 e dimostrò lo sviluppo della complessità molecolare nonché gli amminoacidi, ovvero i costituenti delle proteine. L’excursus di Saladino comprende le maggiori scoperte, sino ad arrivare a esperimenti come la serpentinizzazione con acqua (H2O). Grazie a questi esperimenti è stato possibile dimostrare l’esistenza di acqua, ma di un tipo molto particolare, ovvero quella che viene ricercata nelle missioni sui pianeti. Saladino prosegue con gli esperimenti definiti “Giardini chimici” con biomorfi, in cui viene creato un gradiente, che è poi quello necessario alla vita, specialmente con presenza di ferro e zolfo. Passa poi alla teoria della Panspermia di Lord Kelvin e termina con una bella frase del fisico V.J. Stenger: “La vita è un imperativo per l’universo, poiché è più stabile del nulla“.

Dopo la conferenza vi è stata la proiezione del film Europa Report, un film di fantascienza del 2013 mai uscito in Italia. La pellicola (davvero ben realizzata) parla di una missione umana sul satellite Europa, vicino Giove, ma non ne svelo la trama a chi non ha visto il film (che potrete reperire tranquillamente in rete).

Sabato 12 maggio

In Piazza delle Feste del Porto Antico, sono stati allestiti i laboratori inerenti il festival del Mare. Ho partecipato a quello chiamato: “In profondità nel Porto Antico con il ROV“. Sebbene per un motivo tecnico non è stato possibile mettere il ROV in mare, i Carabinieri hanno spiegato nei dettagli il sistema nella sua completezza. Il ROV Pluto è un mezzo filoguidato impiegato dalla Marina Militare italiana e in seguito acquisito da molte marine (compresa la Marina statunitense) per scopi di identificazione di oggetti sul fondo. Grazie alel sue performance fu acquistato negli anni novanta anche dai Carabinieri. Il peso del veicolo è di 150 kg e può raggiungere una profondità di 300 metri. Frontalmente sono presenti due oblò dai quali spuntano gli occhi elettronici di due telecamere con ottiche Zeiss. Il ROV è dotato di un sistema sonar che consente a scoperta e l’identificazione ad alta frequenza dei oggetti.  I Carabinieri ci hanno illustrato una delle importanti operazioni svolte dal marchingegno subacqueo, come il recupero di alcune monete d’oro dal relitto del Polluce, raccolte grazie al suo braccio meccanico.

Il secondo laboratorio riguarda “Un’immersione nel passato: laboratorio di archeologia subacquea“. A cura dell’Università di Genova, dopo una breve presentazione multimediale sul tema della navigazione e dei naufragi in epoca greco-romana, è stato possibile visionare la ricostruzione di un cantiere subacqueo per il recupero di manufatti parzialmente o completamente interrati. Questa operazione viene effettuata con l’ausilio di un aspiratore, chiamato tecnicamente sorbona, che permette di scavare e quindi recuperare sott’acqua i reperti celati dal sedimento. Quando si opera su un carico di anfore di un’antica nave romana, o sui resti di un villaggio palafitticolo lacustre, nella maggior parte dei casi il sito è nascosto sotto una spessa coltre di fango o di sabbia, per cui, per poter recuperare il materiale archeologico, questa dovrà essere asportata. Un’operazione di aspirazione complessa che richiede molta tecnica ed esperienza da parte degli operatori.

Il terzo laboratorio, dal titolo “Immergersi in Antartide“, è stato tenuto dal dottor Stefano Schiapparelli (Università di Genova) in collaborazione con il COMSUBIN della Marina Militare. Negli ultimi anni sono state effettuate una serie di spedizioni in Antartide, che vedremo nel dettaglio successivamente. Un sommozzatore del COMSUBIN ha illustrato con minuzia le attrezzature utilizzate durante tali impegnative immersioni, dalla classica muta stagna con maschera granfacciale, alla tenuta da palombaro leggero con casco rigido. Ha spiegato le condizioni marine nelle quali si opera, sotto il ghiaccio, che ha uno spessore di due metri, con temperature di circa un grado centigrado. Schiapparelli e una sua assistente hanno mostrato i risultati di alcune loro ricerche, in particolare sulla fauna bentonica e delle attività predatorie delle stelle marine.

Il quarto laboratorio è stato dedicato all’Osservatorio Meteo-Oceanografico W1M3A, riguardante una boa palo ormeggiata a ottanta chilometri dalla costa ligure. Attraverso l’osservatorio galleggiante è possibile ottenere indicazioni meteorologiche, sullo stato del maree dei suoi abitanti. Questo ha permesso di registrare file audio dei mammiferi marini di passaggio intorno alla grande boa palo, come capodogli e delfini. La boa palo W1M3A è composta da una boa di superficie (precedentemente chiamata ODAS Italia 1) e da una linea di ormeggio sommersa. La boa è uno dei pochi esempi in Europa di boa meteo-oceanografica d’altura con struttura a palo. L’osservatorio ha una lunghezza di 51 metri e un peso di 12 tonnellate. È mantenuta in posizione da un’ancora da nave posta a 1200 metri di profondità e da una linea di ormeggio lunga due chilometri. La linea di ormeggio sommersa è composta da un cavo e da galleggianti a diverse profondità lungo la colonna d’acqua. La linea di ormeggio è mantenuta in posizione da una zavorra posta a 1200 metri di profondità. L’osservatorio è un vero e proprio laboratorio marino galleggiante, multidisciplinare e ricco di preziosi e sofisticati strumenti di misura che registrano la pressione atmosferica, direzione e velocità del vento, temperatura e umidità dell’aria, radiazione solare, radiazione infrarossa, radiazione fotosinteticamente attiva, pioggia e anidride carbonica, in pratica dei principali parametri misurabili in situ. Tuttavia non sono stati rari i casi di disormeggio della boa, che è andata alla deriva, nonché collisioni con navi di passaggio che non hanno rispettato la distanza di sicurezza.

L’ultimo laboratorio al quale ho partecipato prima di raggiungere l’Acquario per le conferenze, è: “Ascoltare il mare con la luce“, a cura di Ruggero Caravita (CERN). L’esperienza dimostrativa per rilevare le onde acustiche in mare; il metodo si basa su un nuovo tipo di idrofono ottico che impiega una cavità laser interferometrica per misurare le vibrazioni indotte dall’arrivo di onde sonore. Sostanzialmente un idrofono a cavità. Le frequenze di studio in mare sono bassissime, si mira sotto l’hertz, ha spiegato il ricercatore, cosa non semplice.

Dopo aver lasciato la splendida Piazza delle Feste mi sono recato nella sala conferenze della Nave Italia, per la prima delle due conferenze dal titolo: “Le immersioni sotto i ghiacci dell’Antartide“, tenuta dal già citato dottor Schiapparelli e dal comandante Trucco della Marina Militare Italiana. Da subacqueo e geologo ho apprezzato moltissimo questa conferenza, poiché l’Antartide rappresenta un po’ il simbolo di quello che mi ha spinto verso queste due discipline. Ma andiamo per ordine. La prima parte è stata condotta magistralmente da Schiapparelli. Sino al 1920 l’Antartide era ancora definita sulle mappe: Terra Incognita. Solo dopo le missioni di Scott e di Shackleton agli inizi del secolo Novecento si è potuto ricevere dati su cui poter lavorare. Ma era ancora presto. Nel 1947 vi fu l’operazione High Jump, che portò alcuni americani alla base McMurdo, dove operarono anche alcuni sommozzatori. Negli anni cinquanta vi furono altre spedizioni, dove tra l’altro vennero usate attrezzature italiane, prodotte dalla Pirelli. Nel 1968 arrivarono i primi dati scientifici di una certa rilevanza: quelli di Paul Dayton, che visse 50 mesi in Antartide e realizzò 500 immersioni. Negli anni settanta vi furono anche molte spedizioni italiane.

Tuttavia è agli inizi del 2000 che iniziarono le prime vere ricerche scientifiche e la collaborazione con il reparto COMSUBIN della Marina Militare. Il comandante Trucco ha illustrato come i palombari nacquero a Genova nel 1849 e, nel loro lungo cammino, hanno oggi raggiunto un importante livello tecnologico e scientifico. Le loro attività comprendono la ricerca e bonifica di ordigni, test di nuove attrezzature e il supporto a ricerche avanzate nel campo della medicina iperbarica.

Le ricerche in Antartide sono un esempio della flessibilità di questi operatori che, nella base Mario Zucchelli a Baia Terra Nova, in Antartide, hanno svolto circa 50 ore di immersione sotto il pack in ogni spedizione. Il comandante Trucco ha quindi ricordato l’impatto a favore della comunità delle loro attività di bonifica degli ordigni bellici che, nel 2012, hanno permesso la distruzione di 22.000 ordigni subacquei potenzialmente pericolosi per subacquei e lavoratori del mare.

Alle 18 è iniziata l’ultima conferenza della Nave Italia dell’Acquario di Genova, della dottoressa Mariasole Bianco (Università di Genova), dal titolo: “Oceani e cambiamenti climatici“, un argomento che ci sta molto a cuore su OCEAN4FUTURE.

Bianco, dopo un breve preambolo sulla situazione mondiale dei mari e dei maggiori inquinanti che le attività umane rilasciano, ha immediatamente affrontato l’argomento annoso della plastica in mare. Al momento ci sono circa 8.000.000 di tonnellate di plastiche in mare, queste quantità sono annuali, quindi si parla di proporzioni ben più grandi. Senza considerare che la plastica assorbe anche altri agenti inquinanti. Insomma un problema mondiale di proporzioni catastrofiche. La dottoressa ha sottolineato l’importanza degli oceani in merito ai gas serra prodotti dalle attività umane dall’era industriale, che pesano circa il 93% dei gas emessi. In particolare è emerso che il fattore di termoregolazione dei mari è significativo per la nostra sopravvivenza e senza gli oceani la temperatura sulla Terra sarebbe 36 gradi centigradi più calda, causando l’estinzione di molte forme di vita, compresa quella umana. La Bianco è coinvolta in vari progetti di raccolta delle plastiche dal mare e ha quindi presentato i suoi progetti lungo la penisola nel corso degli ultimi anni.

Alle 20.30 mi sono quindi recato nell’affollatissima sala conferenze del Galata, dove si è tenuta l’ultima convention del Festival del Mare 2018. Il titolo era: “Il recupero dei relitti delle navi“. A presiederla il direttore del Parbuckling della Costa Concordia, Nick Sloane, che ha diretto l’intero progetto di refloating della nave da crociera naufragata la sera del 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio. Sloane, dai modi simpatici e umili, ha illustrato con una lunga presentazione l’intero progetto, la fase di parbuckling o lentiaggio (antico termine velico) della rotazione del relitto lungo il suo asse. Questa è stata la prima fase. Dopodiché Sloane e il suo team, composto da persone di oltre 200 nazionalità, hanno portato a termine, in quattro anni, il progetto di refloating (rigalleggiamento) e di trasferimento del relitto della nave. Sloane ha citato numerose problematiche occorse in vari ambiti, come la morte del sub spagnolo, le difficoltà progettuali per realizzare le grandi catene per la rotazione del relitto e i grandi cassoni laterali. È stata una bellissima presentazione e lo stesso Sloane ha riferito di come, quello della Concordia, sia forse uno dei progetti a cui a tenuto di più, proprio a causa della difficoltà e dell’impatto sui media italiani del drammatico naufragio.

Al termine della conferenza è stato proiettato il film L’Ultima Tempesta, del 2016. La trama del film è basata su una storia vera, fondata sul libro The Finest Hours: The True Story Of The U.S. Coast Guard’s Most Daring Sea Rescue di Michael J. Tougias e Casey Sherman. La storia ebbe luogo nel 1952 al largo della costa orientale degli Stati Uniti, dove una petroliera T2 si spezzò in due a seguito di una tempesta. Ho trovato il film molto bello, consigliatissimo.

A presto.

Aaronne Colagrossi

 

 

 

 

 

 

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