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Giovanni Verrazzano, il fiorentino di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: navigatori, nord America

“ … De’ quattro esploratori italiani più rappresentativi Colombo è il mistico, Caboto l’avventuriero, Vespucci l’uomo d’affari, Verrazzano l’umanista ; ed a ciascuno di essi deve le prime scoperte ciascuna delle quattro potenze, che dettero origine ai moderni Stati Americani : gli Spagnoli a un genovese, Cristoforo Colombo, i Portoghesi a un fiorentino, Amerigo Vespucci, gli Inglesi a un veneziano, Giovanni Caboto, i Francesi ancora a un fiorentino, Giovanni da Verrazzano. … “ da Alessandro Bacchiani, “Giovanni da Verrazzano e le sue scoperte nell’America settentrionale (1524)”.

Oggi parliamo di Giovanni da Verrazzano o Verrazano il fiorentino, come firmato in una lettera da lui scritta al re Francesco I nel 1524. La famiglia Verrazzano era di origine nobile che risaliva al Medio Evo. I suoi antenati si erano distinti con importanti cariche al servizio della grande città sia sotto la Repubblica che sotto i Medici tra cui Chiaro, coraggioso leader del partito guelfo nel 1260, e Lodovico, grande capitano e governatore della città di Livorno che si distinse con una vittoria sui Barbareschi nel 1665.

Giovanni da Verrazzano nacque probabilmente da Piero Andrea da Verrazzano et Fiammetta Capella intorno al 1485, in Firenze (forse Greve in Chianti, presunta seconda dimora della famiglia Verrazzano), dove sarebbe nato attorno all’anno 1485. Sebbene le notizie siano controverse con ipotesi di un nascita a Lione, Francia, ma sempre dai genitori fiorentini, gli si attribuirono quattro fratelli: Bernardo il maggiore, che fu banchiere a Roma, Nicolò che fece parte della Signoria nel 1530 e nel 1549, Piero e Gerolamo, il più giovane, di professione cartografo, che aveva disegnato una mappa per il  re d’Inghilterra Enrico VIII.

Un suo planisfero si conserva a Roma nella Biblioteca della Propaganda. Esso è senza data ma si suppone sia del 1529 e riporta la seguente leggenda sulle coste dell’America settentrionale: Verrazana seu Gallí nova quale discoprì 5 anni fa Giovanni di Verrazzano fiorentino per ordine et comandamento del Chrystianissimo Re di Francia (Francesco I).

Re di Francia Francesco I

Una vita per il mare
Giovanni Verrazzano ebbe in giovinezza un’educazione di un certo livello che si sposò con la sua passione per l’avventura, comprovata dai viaggi effettuati in Egitto ed in Siria. La sua biografia diventa più completa dal 1522 quando Giovanni arrivò ufficialmente in Francia soggiornando a Parigi, Lione e Rouen. A Parigi a febbraio e poi a Lione a settembre, riceve finanziamenti dai connazionali italiani, associati sotto il nome di Antonio Gondi, per la flotta per l’India di cui è capitano. Nel novembre seguente, a Rouen, si associa con otto mercanti di cui cinque italiani (Tommaso Guadagni, Guglielmo Nasi, Roberto Albizzi, Antonio Gondi, Giuliano Bonaccorsi) e tre francesi (Jehan et François Le Buatier, Anthoine de Martigny). Non c’è da meravigliarsi della presenza di Italiani alla corte di Francia. In quell’epoca Francesco I amava circondarsi a corte di grandi artisti come Leonardo da Vinci e Luigi Alamanni, reputato dopo l’Ariosto il più gran poeta d’Italia; vere eccellenze dell’epoca che di fatto facevano della corte francese della futura regina Caterina de Medici una corte italiana. Giovanni vi trovò terreno fertile e dal 1522 fino alla sua prematura morte prestò servizio sotto la bandiera d’oltralpe. Purtroppo molti documenti su quel periodo sono andati perduti. Ci si basa principalmente su tre fonti: la relazione di viaggio de la Dauphine, che Giovanni aveva inviato al re François Ier (Francesco I) l’ 8 luglio 1524 dalla città di Dieppe, una lettera che il fiorentino Fernando Carli scrisse da Lione il 4 agosto 1524,  e su un poema composto da Giulio Giovio (1504-1563) che racconta la sua tragica fine secondo le testimonianze di Girolamo, fratello di Giovanni.

Il primo riferimento, conservato all’Accademia del Cimento e pubblicato nella Raccolta Colombiana, è probabilmente una trascrizione del manoscritto originale e fu stampato da Giovan Battista Ramusio, nel 1556. Il celebre umanista, contemporaneo di Giovanni, inserì infatti il viaggio di Verrazzano nel terzo volume sulle Delle Navigationi et viaggi nel nuovo mondoIl resoconto di viaggio venne diviso in tre parti: il primo, breve, è dedicato al viaggio transatlantico, il secondo contiene una descrizione dettagliata dei paesi e dei popoli scoperti, ed il terzo fornisce interessanti informazioni cosmografiche e termina con una riflessione giudiziosa sugli obiettivi attesi, i risultati raggiunti e le prospettive offerte da questo viaggio. La lettera di Verrazzano con il viaggio della Dauphine indirizzata a Re Francesco I è oggi la più importante fonte di studio e consente di seguire il primo itinerario dello scopritore.

La Dauphine

I suoi viaggi
Giovanni da Verrazzano nella sua breve vita “operativa” effettuò tre viaggi: il primo dal 19 gennaio all’8 luglio del 1524, Il secondo  dal 15 giugno  1526 all’autunno dello stesso anno ed il terzo ed ultimo da aprile 1528 al marzo 1529. Iniziamo con il primo. Verrazzano preparò quattro navi, caricate con munizioni, cannoni, scialuppe di salvataggio, attrezzature scientifiche,  e con provviste di otto mesi, con l’obbiettivo di raggiungere il Cathai navigando verso ovest. L’ammiraglia della piccola flotta era La Dauphine, in onore della figlia primogenita del re, una caracca di solo 100 tonnellate, e salpò da un’isola nei pressi di Madeira, con la Normande, Saint Marie e Victoire. Ridossati in Bretagna a causa di una tempesta solo la Dauphine fu in grado di ripartire,  facendosi strada verso il nuovo mondo in acque dominate dalle navi spagnole.

Alla fine, la notte del 17 gennaio 1524, La Dauphine fu in grado di raggiungere finalmente il Nuovo Mondo. Dopo 50 giorni in mare, i marinai avvistarono l’odierno Cape Fear, nella Carolina del Nord. Verrazzano decise quindi di dirigersi verso sud ma, raggiunta la punta settentrionale della Florida, ritornò verso nord.

Il 17 aprile 1524, La Dauphine entrò nella baia oggi chiamata di New York e i marinai presero terra sulla punta meridionale di Manhattan. Non a caso la città di New York ha intitolato un ponte al grande navigatore fiorentino. In seguito La Dauphine arrivò a Newport, Rhode Island, interagendo con la popolazione locale per due settimane prima di tornare a Dieppe, in Francia, nel luglio del 1524. 

Meno di sei mesi dopo il suo ritorno in Francia, Verrazzano pianificò un nuovo viaggio di scoperta a capo di una flotta di tre navi, per rinnovare l’impresa di Magellano facendo rotta, questa volta, verso l’estremo sud del continente americano. A causa di una terribile tempesta fu però costretto a tornare verso Oriente, doppiando il Capo di Buona Speranza e dirigendosi verso le Indie. Ma il viaggio non fu scevro di problemi e gli equipaggi, stremati, si ribellarono. Solo i marinai di Jean Ango accettarono di continuare nell’Oceano Indiano. Raggiunsero infine Sumatra ma, sul viaggio di ritorno, naufragarono al largo del Madagascar. Le altre due navi, comandate dai fratelli Verrazzano, attraversarono l’Atlantico verso occidente arrivando in Brasile. Nel grande Paese acquisirono un prezioso carico di prezioso legno rosso. Sorpresi dai portoghesi, tornarono avventurosamente a Honfleur il 18 settembre 1527, dopo un viaggio durato ben quindici mesi.

i pregiati legni del Brasile

L’esploratore decise di ritentare il viaggio nel 1526, fermandosi inizialmente nelle isole Abaco e Bahamas. Purtroppo le fonti conosciute non aiutano a comprendere le rotte del suo ultimo viaggio. Navigò nei Caraibi e nelle Antille, probabilmente intorno alle isole della Guadalupa ma,  nell’agosto del 1528, il suo viaggio terminò tragicamente. Sceso a terra per incontrare i nativi fu ucciso e barbaramente divorato da quelli che si rivelarono essere dei cannibali prima ancora che i compagni sulla nave potessero intervenire in suo aiuto. Sebbene la località non sia chiara si ritiene che possa essere identificata in Guadalupa in quanto il fratello Girolamo, sulla sua mappa del 1529, descrisse queste isole come “Insule di Cannibali”. L’ultimo viaggio del grande navigatore finì tragicamente quando fu ucciso dai selvaggi locali. Il fratello proseguirà fino al Brasile e poi tornerà in Francia con La Flamengue, pesantemente carica di legname pregiato.

Contributo alla storia della navigazione
Giovanni Verrazzano fu un grande navigatore, un visionario del suo tempo, che scoprì nuove terre e passaggi per mare. Le sue esplorazioni diedero al re Francesco I la prima rivendicazione francese nel Nuovo Mondo.

La sua lettera a Francesco I riporta la prima descrizione geografica e topografica della costa nordamericana dell’America descrivendone con dovizia di particolari i nativi. Il suo viaggio contribuì a fornire ai cartografi successivi nozioni importanti sulla geografia della costa orientale del Nord America. La mappa che il giovane fratello Girolamo fece nel 1529 mostra i nomi “Nova Gallia” e Norumbega, assegnando  toponimi  europei al nuovo mondo.

 
Un nome che è ancora in uso oggigiorno è “Acadia“, derivante da Arcadia, nome che Verrazzano aveva dato al Maryland o alla Virginia a causa della bellezza degli alberi delle loro foreste. Inoltre, il globo di rame di Euphrosynus Ulpio, datato 1542, costruito a Venezia ed oggi conservato nella Biblioteca della Società Storica di New York, dimostra quanto l’influenza di Verrazzano sia stata importante  per descrivere i contorni nordamericani. Non a caso porta l’iscrizione attraverso il Nord America “Verrazana sive Nova Gallia a Verrazano Florentino. M.D.” ovvero “Verrazana, o Nuova Gallia, scoperta da Verrazano il fiorentino, nell’anno del Signore”.

Inspiegabilmente la sua gloria non fu tramandata come quella di altri grandi navigatori ed è a molti sconosciuto. Una sorta di sfortuna cadde su di lui, che fece perdere molti dei documenti storici che rendevano conto dei suoi viaggi. Come riportò un suo studioso, Alessandro Bacchiani: “… se il seme gettato dal Verrazzano non fruttificò, non è colpa del navigatore italiano. La Francia distratta dalla lotta con Carlo V non sapeva dare a questi tentativi scientifici e commerciali né impulso vitale, né continuità: e l’Italia, insensibile alla gloria dei suoi figli, abbandonava agli stranieri i tesori d’energia e di talento del suo sangue, così come si rassegnava a diventar indifferentemente francese o spagnola “.

Parole da meditare anche per i giorni nostri …

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