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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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Fukushima update: qualche progresso

livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Fukushima

Le conseguenze del terremoto del marzo 2011 e del successivo tsunami nel nord est del Giappone hanno lasciato danni incalcolabili. La centrale di Fukushima rilascia ancora acqua contaminata nell’ambiente. Che cosa si sta facendo? (Getty Images)

Il 5 marzo 2018, il governo giapponese ha fornito all’IAEA (International Atomic Energy Agency) un rapporto che sintetizza gli eventi e mette in evidenza i progressi relativi alle operazioni di recupero presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. La IAEA suddivide i risultati in base alle problematiche emerse in questi ultimi anni le cui ricadute sull’ambiente e sulla salute umana sono ancora da valutarsi pienamente. Per fornirvi un aggiornamento le riassumiamo in breve.

Una delle vasche dove il carburante spento viene conservato per il suo raffreddamento in acqua … che diventa radioattiva

Riduzione dell’afflusso di acque sotterranee negli edifici e acque sotterranee 
Come ricorderete una delle maggiori apprensioni dei tecnici giapponesi della TEPCO era la riduzione degli afflussi di acque radioattive in mare e nelle falde. L’IAEA riconosce che le molteplici iniziative prese dal Giappone hanno ridotto il tasso di afflusso delle acque radioattive nel terreno sotto gli edifici. Queste misure hanno richiesto il by pass delle acque sotterranee, gli svuotamenti delle sacche di acque contaminate, la creazione di pareti impermeabili sul lato terra con il congelamento del suolo e della pavimentazione.

Indagini all’interno dei Contenitori Primari di Contenimento (PCV) nelle Unità 2 e 3
L’IAEA ha riconosciuto i progressi nell’inchiesta sui detriti di carburante e carburante danneggiati all’interno delle infrastrutture e che le informazioni ottenute dall’inchiesta aiuteranno a pianificare la rimozione del carburante e il recupero dei detriti radioattivi. Inoltre, che il recupero del combustibile esaurito dall’unità 3 è programmato per iniziare a metà dell’anno fiscale 2018 del Giappone, come indicato nella tabella di marcia di medio e lungo termine di settembre 2017.

Decontaminazione fuori sede
L’IAEA riconosce gli sforzi intrapresi dal governo del Giappone, nonché delle prefetture e dei comuni interessati per attuare la decontaminazione al di fuori del sito, compreso l’avvio del funzionamento dello strumento di stoccaggio temporaneo, e prende atto dei piani del Governo giapponese di continuare a monitorare il tasso di radioattività nell’ambiente e attuare misure di bonifica, a seconda dei casi.

dal documento Impact sur le milieu marin des rejets radioactifs consécutifs à l’accident nucléaire de Fukushima Dai-ichi 13 mai 2011 di IRSN (Istituto Francese per la Sicurezza Nucleare).  Il testo originale lo trovate a questo indirizzo.

Risultati del monitoraggio dell’area marina
Sulla base delle informazioni fornite dal Governo giapponese non sono stati osservati cambiamenti significativi nei risultati del monitoraggio dell’acqua di mare, dei sedimenti e del biota marina dall’ultimo rapporto. I livelli misurati dal Giappone nell’ambiente marino sono bassi e relativamente stabili. Ai fini della rassicurazione pubblica, l’IAEA incoraggia la prosecuzione del monitoraggio dell’area marina, in particolare considerando gli scarichi autorizzati in corso di acque sotterranee, trattate e monitorate, nell’oceano.

Controllo della qualità dei dati per il monitoraggio della zona marittima
L’IAEA continua ad assistere il governo del Giappone nel garantire che il programma di monitoraggio della zona marittima regolarmente aggiornato sia completo, credibile e trasparente. La settima attività  di confronto interlaboratorio e il quarto test di competenza sono attualmente in corso. I campioni di acqua marina, sedimenti marini e pesci delle acque costiere della prefettura di Fukushima, che sono stati raccolti congiuntamente da esperti dell’IAEA e dagli scienziati giapponesi nell’ottobre 2017, sono attualmente in fase di analisi.

Prodotti alimentari
Sulla base delle informazioni fornite dalle autorità del Giappone, la situazione relativa alla sicurezza del cibo, della pesca e della produzione agricola continua a rimanere stabile. Nessun cambiamento significativo è stato osservato dal precedente rapporto. Monitorare gli alimenti, l’appropriata azione normativa e le comunicazioni pubbliche contribuiscono a mantenere la fiducia nella sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. Le restrizioni alimentari continuano a essere riviste e aggiornate, se necessario, in linea con i risultati del monitoraggio alimentare. Ciò indica la continua vigilanza delle autorità in Giappone e il loro impegno a proteggere i consumatori e il commercio. Sulla base delle informazioni rese disponibili, la divisione congiunta FAO / IAEA comprende che le misure per monitorare e rispondere alle questioni relative alla contaminazione da radionuclidi degli alimenti sono appropriate e che la catena di approvvigionamento alimentare è controllata in modo efficace dalle autorità competenti.

In sintesi, dall’ultimo aggiornamento presentato il 1 maggio 2018,  emergono informazioni sugli scarichi dei sistemi di drenaggio sub-terrestre e di falda freatica nonché sul by passaggio delle acque sotterranee condotto durante il mese di aprile. In entrambi i casi, a TEPCO (Tokio Electric Power Company) ha analizzato la qualità delle acque sotterranee da scaricare e ne ha annunciato i risultati che confermano che il livello di radiazioni dell’acqua campionata è sostanzialmente al di sotto degli obiettivi operativi stabiliti. Va menzionato che dopo sette anni dalla catastrofe di Fukushima, mentre ancora si cerca di stabilire una stima esatta dei danni ambientali ed economici, la Tokyo Electric Power Company è stata condannata, per la terza volta, dal tribunale di Tokyo che hanno condannato la società a pagare ai partecipanti alla class action 1,1 miliardi di yen, circa 8 milioni di euro. 

Tutto bene?
Dal punto di vista ambientale sembrerebbe che ci siano dei progressi. Teniamo conto che in marzo un gruppo di esperti aveva concluso che il costoso muro di ghiaccio sotterraneo era”solo parzialmente” efficace nel ridurre la quantità sempre crescente di acqua contaminata dall’impianto nucleare giapponese e aveva sollecitato altre misure.

Ma di cosa si tratta?
Come ricorderete, in alcuni articoli precedenti, gli ingegneri giapponesi avevano installato oltre 1500 tubi di refrigerazione sotterranei, progettati per creare una barriera di 1,5 chilometri di terreno ghiacciato attorno ai quattro edifici danneggiati del reattore e le loro turbine per controllare l’acqua di falda che fluisce nell’area e impedire che l’acqua radioattiva fuoriesca verso l’esterno. I tubi sono posti ad una profondità di  30 metri  ovvero l’equivalente di un edificio di 10 piani. Lo scopo è quello di congelare con del liquido refrigerante il terreno circostante a meno 30 gradi Celsius (meno 22 gradi Fahrenheit) creando un muro di ghiaccio ed impedire alle acque di defluire verso l’esterno.

La TEPCO ha affermato che il muro di ghiaccio ha contribuito a ridurre della metà l’acqua radioattiva. L’impianto pompa acqua freatica prima che raggiunga i reattori attraverso un sistema di drenaggio convenzionale che utilizza dozzine di pozzi scavati nella zona. Le acque sotterranee si mescolano quindi con l’acqua radioattiva che fuoriesce dai reattori danneggiati. L’acqua contaminata non è solo quella delle vasche interne  ma comprende anche l’acqua piovana che viene a contatto con il suolo e le strutture contaminate nell’impianto danneggiato dallo tsunami del 2011.

La struttura sotterranea riempita di refrigerante è stata installata attorno agli edifici del reattore distrutto per creare una barriera di terra ghiacciata e impedire che le acque sotterranee si riversino nell’area fortemente radioattiva. Il muro di ghiaccio è stato attivato dal 2016 e le barriere congelate attorno agli edifici del reattore sono ora considerate complete. La TEPCO ha detto che la quantità di acqua contaminata che si raccoglie all’interno degli edifici del reattore è stata ridotta a 95 tonnellate al giorno grazie alla parete di ghiaccio, rispetto alle quasi 200 tonnellate precedenti.

La commissione di inchiesta ha concordato che sebbene il muro di ghiaccio aiuti non risolve completamente il problema. I membri hanno suggerito l’adozione di misure aggiuntive per ridurre al minimo l’afflusso di acqua piovana e sotterranea come, ad esempio,  la riparazione di tetti e altre parti danneggiate degli edifici. I risultati della recente stagione secca sono stati positivi, ma in occasione di forti piogge sono stati registrati picchi nella quantità di acqua contaminata.  Si deve quindi fare di più per ridurre l’acqua radioattiva. 

Un inquinamento che potrebbe entrare nelle catene alimentari mondiali
L’inquinamento radioattivo marino proviene sia dalle ricadute nell’oceano di una parte dei nuclidi presenti nell’emissione atmosferica dispersa dopo l’incidente, che dal versamento diretto o indiretto di acque contaminate. In prossimità degli impianti (meno di 500 metri) le concentrazioni raggiunsero, a fine marzo – inizio di aprile 2011, parecchie decine di migliaia di bequerel per litro (Bq/l) di cesio 134 e 137 e hanno persino sorpassato 100 000 Bq/l per quanto riguarda lo iodio 131. Dal monitoraggio iniziale emerse che queste concentrazioni iniziarono a decrescere a partire dall’inizio di aprile 2011 per arrivare a fine aprile 2011 ad un valore vicino a 100 Bq/l per il Cs-137. Il problema è che i radionuclidi disciolti nell’acqua di mare potrebbero essere trasportati dalle correnti e disperdersi a distanze anche importanti, anche se in concentrazioni sempre più deboli, contaminando l’ambiente marino. Inoltre, i radionuclidi generano una contaminazione sedimentaria locale. In seguito dalle analisi di laboratorio, si è apprezzato che lo iodio 131, avendo una breve emivita è oggi meno presente rispetto agli altri radionuclidi di lunga durata come il cesio 134 ed il cesio 137. Essi rimarranno presenti su una vasta scala del Pacifico del Nord per numerosi anni anche se con concentrazioni sempre più deboli man mano che ci sia allontani da  Fukushima.

Ma quali potrebbero essere gli effetti sull’ambiente marino?
E’ noto che l’inquinamento radioattivo dell’acqua di mare possa creare una contaminazione delle specie vegetali e animali che vi sono esposte. Questo è risultato dalle analisi chimico  fisiche del pescato nei pressi di Fukushima che rivelarono che diverse specie di pesci possedevano concentrazioni di radionuclidi da parecchie centinaia a parecchie migliaia di becquerel per chilogrammo, ovvero fino a 25 volte il livello massimo ammesso per la loro commercializzazione.

Considerando che la contaminazione del Cesio sia durevole e che possa raggiungere anche grandi pesci (che possono quindi allontanarsi anche di molte miglia dalla zona dell’incidente) la loro cattura per commercializzazione potrebbe portare anche sulle nostre tavole del pesce con valori radioattivi pericolosi per la salute. Il condizionale è in questi casi d’obbligo anche perché i livelli di radioattività sono ancora sotto osservazione. Il rischio teorico esiste e controlli specifici sul pescato che arriva dal Pacifico dovrebbero essere intensificati per mitigarne gli effetti. Sushi si ma con attenzione.

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