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Dalle fredde e buie acque dell’Oceano Artico canadese, ecco lo squalo della Groenlandia di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA

PERIODO: NA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Squali
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Uno squalo ancora poco conosciuto
Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) o Eqalussuaq, come lo chiamano gli Inuit, è una delle più grandi specie marine del mondo, che può raggiungere lunghezze superiori ai sei metri. Questi pesci, che vivono nelle acque profonde e fredde degli oceani dell’Artico e del Nord Atlantico, non sono ancora ben conosciuti e sono oggetto di ricerche da parte degli studiosi per comprenderne non solo le loro caratteristiche biologiche ma anche il loro adattamento a seguito dei cambiamenti climatici. Una ricerca di due scienziati canadesi, Brynn Devinel e  Jonathan A. D. Fisher del Memorial University of Newfoundland, ha permesso importanti progressi su questi straordinari animali marini.

La regione del Tallurutiup Imanga (Lancaster Sound) nel nord del Canada potrebbe diventare la maggiore area marina protetta del pianeta essendo luogo di ripopolamento di numerose specie animali. Quest squali sono stati osservati nell’oceano Artico tra la Groenlandia e la Norvegia.

La ricerca si è concentrata nella regione di Tallurutiup Imanga (Lancaster Sound), che potrebbe diventare la più grande area protetta marina del Canada. Questa zona è conosciuta come un campo di alimentazione vitale e vivaio per molte specie artiche di importanza culturale per gli Inuit ed ecologico come balene, uccelli marini, orsi polari, foche e trichechi. I dati video registrati mostrano che quest’area potrebbe essere importante anche per studiare  gli squali della Groenlandia nei mesi estivi. 

 

 

Abituati ad incontrare gli squali, almeno virtualmente, in acque calde o temperate, non tutti sanno che ne esistono molte specie anche nelle acque fredde artiche. Oggi parliamo dello squalo della Groenlandia, sicuramente il rappresentante maggiore, in tutti i sensi, di questi predatori marni. 

Scopriamolo insieme
Gli squali della Groenlandia sono di gran lunga i pesci più grandi dell’Oceano Artico che possono raggiungere 7 metri di lunghezza. Essi rivaleggiano in lunghezza con il grande squalo bianco e con il Lemargo. Si ritiene che questi grandi predatori, che si muovono lentamente nelle acque fredde degli oceani dell’Artico e del Nord Atlantico, siano i vertebrati più longevi sulla Terra. Gli scienziati ritengono che la durata della loro vita sia legata ai tassi di crescita in quanto il loro metabolismo sembra essere molto lento, con uno sviluppo corporeo minore di un centimetro all’anno. Inoltre, essi raggiungono la maturità piuttosto in avanti negli anni. Le femmine quando raggiungono una lunghezza di circa 4,5 metri mentre i maschi di tre metri. L’età del più vecchio esemplare ritrovato è stata stimata in circa 392 anni ma si ritiene che essi possano raggiungere oltre 500 anni. I ricercatori hanno utilizzato tracce del carbonio 14, prodotte dai test nucleari degli anni ’50, per determinare l’età di questi straordinari squali della Groenlandia, esaminando i cristallini dei loro occhi.

Una vita lunga ma afflitta da un problema non trascurabile. Queste straordinarie creature soffrono la presenza sulla loro pelle da parte dei copepodi, piccoli crostacei parassiti che si attaccano ai loro occhi portandoli alla cecità. Ma non tutto il male viene per nuocere, essi consentono allo squalo di attrarre le prede grazie alla loro bioluminescenza, assicurandogli il nutrimento anche in condizioni ambientali di scarsa visibilità. Dal punto di vista riproduttivo essi non raggiungono la maturità sessuale fino alla venerabile età di 150. Quale sia il motivo di tale ritardo non è ancora noto.

Gli squali della Groenlandia sono creature dall’aspetto decisamente bizzarre, con occhi spettrali e con fauci sempre aperte. La sua dentatura determina la sua tecnica di alimentazione. I denti superiori, appuntiti ma non seghettati, permettono allo squalo di mantenere  il cibo in posizione mentre gli inferiori, larghi e curvi lateralmente, servono a tagliare il cibo facendo oscillare la testa con un movimento circolare. Facendo così, lo squalo ritaglia una porzione circolare di carne dalla sua vittima, se è troppo grande per inghiottirla intera. Questo comportamento è stato registrato su dei video dal Dr. George Benz nelle acque dell’isola di Baffin. I denti superiori sono da 48 a 52,  mentre gli inferiori da 50 a 52. Decisamente un bel sorriso.  

Le loro prede più ambite sono ovviamente le foche ma sembrerebbe che si nutrino anche di carcasse di altri animali. Nello stomaco di uno di loro sono stati ritrovati i resti di un orso polare. Considerando che gli orsi polari non siano una fonte di cibo comune si pensa che si fosse trattato di un pasto occasionale, offerto dalla una carcassa di quel grande plantigrado. In tempi difficili bisogna accontentarsi. Secondo il New Yorker, gli scienziati ritengono che, lo squalo della Groenlandia, a causa del suo comportamento pigro ed apparentemente letargico, faccia parte della famiglia degli “squali dormienti.  

Pur essendo un lentissimo nuotatore, praticamente cieco a causa dei parassiti degli occhi, lo squalo della Groenlandia è uno dei migliori predatori dell’Artico e si nutre di pesci che vivono sul fondo e vogliamo pensare di foche “distratte”. Infatti, viste le dinamiche in gioco, come degli squali decisamente lenti possano  catturare questi mammiferi marini, noti per la loro velocità nel nuoto, rimane ancora un mistero per i ricercatori. Non sembrano avere particolari antagonisti naturali se non la pesca eccessiva e non differenziata da parte dell’Uomo e la perdita degli habitat in cui vive a causa dei cambiamenti  climatici.  La sua pesca non è una minaccia prioritaria in quanto i pescatori locali sono interessati a ben altre prede. Di fatto le sue carni sono velenose a causa della presenza di una tossina, l’ossido di trimetilammina, che, se digerita, si scinde in trimetilammina, una sostanza che provoca effetti narcotici.

Essa non può essere consumata nemmeno dai cani se non trattata. Gli Inuit, in mancanza di meglio, la bollono a lungo, cambiando spesso l’acqua, oppure la fanno seccare  e fermentare per alcuni mesi per produrre il cosiddetto Kæstur Hákarl, per poterla consumare. Tradizionalmente gli Inuit seppelliscono lo squalo nel terreno e lo lasciano esposto a vari cicli di congelamento e scongelamento. Ciò che ne viene fuori, dopo questo lungo trattamento, è considerato localmente una prelibatezza. Che dire, in ambienti cosi ostili,  ci si arrangia con quello che si ha a disposizione.


Metodi di ricerca
Gli scienziati sanno ancora troppo poco su questi squali. Per studiarli da vicino, nel loro ambiente naturale, sono state utilizzate delle telecamere con delle esche di calamari posate nelle acque profonde del Nunavut. Inoltre sono state fatte delle misure utilizzando delle penne laser. I dati raccolti hanno portato a nuove interessanti scoperte. Dopo due stagioni estive, i ricercatori hanno infatti registrato oltre 250 ore di video ad alta risoluzione in 31 diverse località. Le immagini hanno permesso di distinguere gli individui in base alle caratteristiche sulla loro pelle, un metodo utilizzato con successo anche su altre specie animali come gli squali balena e gli squali bianchi. Complessivamente sono stati identificati 142 individui caratterizzati e catalogati in base alla loro lunghezza. E’ stato possibile anche valutare la loro velocità media a seconda delle diverse situazioni. Si è notato che in alcuni siti, gli squali erano relativamente piccoli – meno di 1,5 metri di lunghezza – in altri, erano lunghi oltre tre metri, quasi tutti erano probabilmente ancora troppo piccoli per riprodursi. 

Data l’importanza di questi predatori nel controllo della dinamica degli ecosistemi marini di alta latitudine, il loro ruolo potrebbe rappresentare un importante fattore  nelle reti alimentari artiche. In un momento in cui gli oceani si stanno rapidamente riscaldando e  la copertura di ghiaccio marino artico si sta restringendo, c’è un crescente interesse per la pesca e la conservazione del mare Artico. E’ quindi importante comprendere i domini di queste misteriose creature del mare.

Tra le variabili in gioco la temperatura è un determinante dominante della dinamica trofica degli ecosistemi marini e la sua variazione negli oceani va ad influenzare la struttura trofica degli ecosistemi marini attraverso meccanismi diretti e indiretti di importanza ecologica ma anche economica.

 

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