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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Nitrox, la migliore miscela metro per metro di Luca Cicali

livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: na
parole chiave: didattica
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Dopo aver visto vantaggi e svantaggi dell’uso delle miscele iperossigenate ed imparato ad utilizzare delle facili formulette per ricavarci la miscela più idonea, possiamo ora fare alcune considerazioni circa l’uso di quelle miscele iper ossigenate.

Considerazioni
L’efficienza del nitrox al fine di estendere il tempo di non decompressione è tanto maggiore quanto minore è la profondità e l’utilità delle miscele nitrox è maggiore nella fascia intermedia di profondità, approssimativamente tra i 18 e i 33 metri.

Superata la percentuale del 50% di ossigeno, le miscele nitrox cominciano a perdere utilità se utilizzate come miscele di fondo. Già con EAN 50 la profondità è limitata a 18 metri. A profondità inferiori anche l’aria permette NDL (no decompression limit) molto estesi, e il guadagno è limitato dai limiti imposti per la tossicità dell’ossigeno sul sistema nervoso centrale.   
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Un fattore importante è che alle basse profondità, miscele nitrox con elevata frazione di ossigeno, diciamo dal 50% in su, sono le più indicate come acceleratori di decompressione, e consentono di abbreviarla in modo rilevante effettuando il cambio di miscela non appena si risale al di sopra della MOD che, come ricordate, dipende dalla miscela utilizzata.

Alle alte profondità il vantaggio del nitrox è molto limitato: a 40 metri di profondità, non volendo eccedere i 1,4 bar di PO2, la max % di ossigeno è 28 %, con il quale guadagniamo solo tre minuti di NDL.

E’ quindi  possibile stabilire quale è la “best mix” azoto-ossigeno della propria miscela respiratoria in funzione della profondità massima da raggiungere, con una regolazione “fine” metro per metro.  

In questo modo l’immersione è realmente ottimizzata, sia che lo scopo sia minimizzare il rischio di PDD, oppure aumentare la permanenza entro curva o ridurre il tempo totale di decompressione. La percentuale di ossigeno nella miscela può essere stabilita privilegiando un obiettivo piuttosto che un altro, soppesando opportunamente i pro e contro di ciascuna alternativa, e alla fine scegliendo il miglior compromesso tra vantaggi e svantaggi, (ad esempio minore profondità massima rispetto al guadagno nel tempo di non decompressione). 
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Quindi l’utilizzo del nitrox, oltre ad una forte valenza pratica e operativa, ha un grande valore didattico, quello di farci abituare a considerare la miscela utilizzata in immersione come un elemento modificabile, adattabile, da ottimizzare rispetto alle esigenze. In poche parole, è la miscela che va adattata all’immersione, e non viceversa.  

L’uso di miscele nitrox nella fase di decompressione
Abbiamo detto che l’uso del nitrox è particolarmente vantaggioso per accelerare la fase di decompressione a seguito di un’immersione. Per questo fine occorre utilizzare una bombola dedicata di volume adeguato, dotata un proprio primo e secondo stadio di erogazione, e contenente la miscela con percentuale di ossigeno appropriata.

La miscela nitrox decompressiva viene utilizzata subito dopo che, durante la fase di risalita di una immersione, viene raggiunta la massima profondità operativa per la miscela prescelta (MOD). Questa profondità è quella alla quale la miscela selezionata è “respirabile”, in quanto la sua pressione parziale di ossigeno è inferiore al limite massimo stabilito.  

E’ a questo punto che è possibile effettuare il cosiddetto gas switch, ovvero abbandonare l’erogatore che fornisce miscela di fondo ed iniziare a respirare la miscela decompressiva ossigenata che ha una minor percentuale di azoto.  
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Da tale istante in poi, il gradiente di inerte, ovvero la differenza tra tensione di inerte nei tessuti e pressione di inerte nella miscela respirata, aumenta improvvisamente a causa della riduzione istantanea della pressione di azoto nella miscela.

Sappiamo che maggiore è questo gradiente, maggiore è la velocità di desaturazione, come prevede la legge esponenziale. E questo è il fattore che determina l’accelerazione della decompressione.  
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Una riduzione della pressione ambiente di inerte si potrebbe naturalmente ottenere anche in un altro modo, che tuttavia, come ben noto, non è lecito: risalire direttamente in superficie. Questa modalità porta infatti a violare il criterio del valore M associato alla profondità alla quale ci troviamo in decompressione.

Il rispetto di questa condizione assicura che l’azoto disciolto nell’organismo non riesca ad espandersi troppo, per effetto della “stretta” della pressione ambiente.  L’unico modo lecito per amplificare il gradiente è quindi lo switch su miscele a minor contenuto di azoto, con il quale viene ridotta la sola pressione di inerte senza modificare la pressione ambiente totale, e quindi non viene violato il criterio del limite M.  

 

Luca Cicali

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