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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Vintage Video : Il grande squalo bianco – video del comandante Jacques Yves Cousteau

Il grande squalo bianco: tra verità e falsi miti

Lo squalo bianco è sempre stato mostrato come un mostro assetato di sangue, un gigante insaziabile che addenta tutto ciò che trova in acqua; la sua pessima reputazione fu resa ancor più tristemente famoso dall’omonimo film del 1975 (Jaws). Il suo nome scientifico è Carcharodon carchariasdal greco kάrkhαros, aguzzo, e  odón, dente, dente aguzzo, Il nome di pescecane gli fu attribuito proprio per questo motivo. Il Grande Squalo Bianco, nell’immaginario collettivo,  è il predatore marino per eccellenza, con una lunghezza che può raggiungere i sette metri, capace di cacciare grandi animali marini grazie alla sua incredibile capacità di adattarsi alle situazioni e predare di sorpresa anche spiccando grandi balzi fuori dall’acqua. In realtà non conosciamo ancora molte cose di questo grande predatore.

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Genesi e presenza
Gli scienziati ritengono  che l’antenato dello squalo bianco sia apparso sul pianeta durante il Miocene; di fatto lo squalo bianco può essere considerato il più antico fossile conosciuto risalendo a circa 16 milioni di anni fa. Sebbene sia un fattore ancora dibattuto, per le sue similitudini potrebbe discendere dal Carcharodon megalodon, un gigantesco predatore preistorico che fu padrone incontrastato dei primi mari, i cui denti  rassomigliano molto a quelli dell’odierno.

Sostanzialmente cosmopolita, il grande bianco è diffuso in acque fredde o temperate (tra gli 11 ed i 24 °C), costiere ma anche d’altura, al largo delle coste meridionali dell’Australia, del Sudafrica, della California e del Messico occidentale.

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Questo esemplare di squalo bianco fu catturato mentre si aggirava in prossimità della tonnara di Favignana nel 1987, attirato dal sangue durante il periodo della mattanza dei tonni. In realtà ne furono catturati due esemplari: il primo era un maschio lungo circa 6 metri, seguito qualche giorno dopo da una femmina, morta probabilmente per asfissia mentre cercava di uscire dal labirinto delle reti. Lo squalo fu issato e trasportato a terra nello stupore di tutti i Favignanesi che immortalarono la cattura di questo grande esemplare

È tuttavia possibile trovarlo anche in acque più calde, come ai Caraibi e nel mar Mediterraneo dove sono stati pescati esemplari di oltre cinque metri. Lo si ricorda in prossimità delle zone di pesca del tonno, in un’area che comprende la Sicilia, Malta e la Tunisia. La sua tolleranza alle temperature non pone quindi molti limiti alla sua presenza.

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Occasionalmente è stato osservato anche nelle acque della Toscana dove si presume sia avvenuto un attacco mortale ad un subacqueo (Baratti). È uno squalo normalmente pelagico ma si avvicina alla riva nelle aree in cui la piattaforma continentale è molto vicina alla costa o in quelle ricche di potenziali prede (come, ad esempio, le colonie di otarie, foche e pinguini animali che sono le sue prede preferite). Lo squalo tende a restare ad una profondità che va dalla superficie ai 250 metri anche se si pensa possa scendere fino a 1.200 metri. Sebbene non sembri amare le acque dolci, questo squalo può penetrare all’interno di baie con bassa salinità ed in aree con scarichi fognari, attirato dai residui organici che attivano l’attenzione dei suoi sensibilissimi sensori naturali.

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Come caccia
Lo squalo bianco caccia preferibilmente nelle ore prossime all’alba ed al tramonto poiché in quelle ore le condizioni di luce sono ottimali per effettuare attacchi dal basso verso l’alto, mirando alla sagoma della preda senza essere visto. Il tasso di successo degli attacchi varia dal 55% al 40% e, poiché ogni attacco comporta un grande dispendio di energie, lo squalo prepara i suoi agguati con grande attenzione, adattando i suoi spostamenti in base ai luoghi e ai periodi di riproduzione delle sue prede.

Una volta agguantata la preda lo squalo bianco scuote la testa utilizzando la mascella come una sega per provocare tagli più ampi e profondi al fine di strappare pezzi di carne più grossi, proprio come farebbe un cane. Secondo uno studio del Journal of Zoology del 2009, nel cacciare le foche lo squalo bianco utilizza tecniche di caccia molto sofisticate. Sceglie e segue le sue prede a distanza, in cerca del momento migliore per colpire, ed è in grado di trarre esperienza da ogni attacco al fine di aumentare la percentuale di successo e minimizzare il dispendio di energie. Lo squalo bianco è un predatore all’apice della catena alimentare ed è sempre stato considerato privo di predatori naturali. Ma non è  proprio cosi’ …

Recenti studi condotti dalla biologa Ingrid Visser, hanno tuttavia dimostrato che l’orca può uccidere lo squalo non solo per difesa ma con l’intento di cibarsene, tramortendolo a colpi di coda, o addirittura girandolo di proposito sul dorso per provocargli l’immobilità. Gli squali bianchi sono animali prevalentemente solitari, tuttavia capita che in certi periodi di caccia vi siano assembramenti di molti esemplari in aree ristrette. Dato che queste situazioni possono generare conflitti, gli squali bianchi hanno elaborato una modalità di comunicazione che avviene tramite movimenti del corpo aventi lo scopo di creare una gerarchia che risolva i conflitti in modo non violento. Si è  scoperto che quando uno squalo bianco vuole prevalere nei confronti di un suo simile, esso compie particolari movimenti che segnalano intenzioni aggressive: inarca la schiena, mostra i denti, apre e chiude le fauci con rapidi scatti, sbatte violentemente la coda sulla superficie e mostra le sue dimensioni girando attorno al rivale. Spesso l’interazione si risolve con la sottomissione di uno dei due animali ma talvolta possono esservi scontri violenti, anche mortali. Osservazioni sugli squali bianchi sudafricani mostrano che la gerarchia si basa sulle dimensioni, sul sesso e sulla sostanzialità degli esemplari: le femmine dominano i maschi, gli squali più grandi dominano quelli più piccoli, gli stanziali dominano i nuovi arrivati. I gruppi che si vengono a formare possono essere paragonati a dei “clan”, simili a quelli dei gruppi di lupi, dove vi è uno squalo dominante su altri squali del gruppo e dove gli scontri avvengono tra capi e membri di clan rivali.

La riproduzione
Il grande bianco può vivere dai 30 ai 40 anni. La maturità sessuale è raggiunta a 3,8 metri di lunghezza nei maschi e tra 4,5 e 5 metri nelle femmine. La specie è ovovivipara e, al contrario di quanto sostengono alcune pubblicazioni, questa specie non mostra il cannibalismo intrauterino ma si nutre di uova non fecondate. Il parto avviene tra primavera ed estate, e la gestazione dura probabilmente circa un anno. I piccoli alla nascita hanno una taglia compresa tra i 1,2 e 1,5 metri e hanno i denti dotati di minute cuspidi laterali, con quelli inferiori talora ancora con bordi lisci anziché seghettati. Si suppone che il numero massimo di piccoli per figliata sia tra 10 e 14.

Rapporti con l’Uomo
È tra gli squali giudicati pericolosi per l’Uomo, insieme allo squalo longimanus, allo squalo tigre e allo squalo leuca (Carcharhinus leucas), per cui viene spesso definito “il mangiatore di uomini”. In effetti il bianco è uno squalo pericoloso per l’Uomo dato il suo morso micidiale che non da scampo e la sua abitudine di attaccare altri mammiferi, come otarie, foche e leoni marini quando in prossimità della superficie. Si ritiene che questi attacchi a umani siano spesso solo dei morsi esplorativi o errori dovuti al fatto che i surfisti (percentualmente i più attaccati)  a causa della forma della tavola del surf hanno una forte somiglianza con i mammiferi citati. Statisticamente lo squalo bianco non è per l’Uomo il pericolo numero uno tra tutti gli animali.

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Il numero di incidenti mortali, come si vede dal riquadro, è minore di quelli causati da altri animali. Se consideriamo gli animali marini ci sono più decessi causati dalle meduse che dagli squali. Inoltre, escludendo quelle aree geografiche nelle quali è presente in alte concentrazioni e dove comunque sono adottate misure di protezione con reti e sbarramenti, la probabilità di incontrare uno squalo bianco durante una normale attività ricreativa subacquea è molto rara.

Conservazione
Lo squalo bianco è attualmente una specie minacciata e rientra tra le specie protette dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). Oggi il Grande Squalo Bianco è una specie protetta localmente solo in Sudafrica, in Namibia, alle  Maldive, in Australia, in California, nel litorale atlantico degli Stati Uniti, nel Golfo del Messico e in Florida. Il Grande Squalo Bianco è incluso nell’appendice 2 del Protocollo CITES sulle aree specialmente protette  e sulla biodiversità della convenzione di Barcellona del 1996 e dal 1999 ed è formalmente protetto nelle acque dell’Italia e di Malta che hanno ratificato le decisioni della convenzione di Barcellona. In Italia è teoricamente protetto ma di fatto non sono previste sanzioni per la sua pesca.

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Tra le cause della diminuzione degli squali bianchi ricordo il depauperamento del patrimonio ittico di cui lo squalo bianco si nutre, la pesca accidentale (soprattutto in tonnare o spadare), quella a scopo sportivo o mirata alla commercializzazione dei suoi denti, lo shark finning (una pratica terribile che vede la pesca di squali che vengono poi ributtati in mare ancora vivi dopo l’asportazione della loro pinna, condannandoli ad una morte crudele) e la presenza delle reti alla deriva nei mari. Come altri squali è oggetto di pesca commerciale a scopo alimentare per la preparazione della zuppa di pinne. In realtà  la sua carne non sembra essere particolarmente pregiata ed e’ ricca di contaminanti che nuocciono alla salute dei consumatori. Insomma una pazzia che solo una specie stupida come la nostra persegue.

Questo documentario, un vero vintage del 1942, racconta con lo stile di Cousteau, questo splendido animale, signore dei mari, con le conoscenze dell’epoca che sono però state superate dai recenti studi su questo splendido animale.

Per approfondire l’argomento si consiglia l’eccellente sito sullo squalo bianco di Vittorio Gabriotti (link) da cui provengono alcuni dei contenuti e foto dell’articolo. Altri contenuti da wikipedia.

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