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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Guido Pfeiffer ( * – 2017)

guido pfeifferRecentemente, dopo una breve lotta contro un nemico che non lascia speranza, ha lasciato questa terra Guido Pfeiffer, direttore della rivista SUB, forse uno degli ultimi grandi giornalisti ed editori del mondo subacqueo. Non ho avuto mai occasione di incontrarlo personalmente ma veniva da tutti descritto come un signore d’altri tempi, elegante nei modi, intelligente e riservato, sempre molto attento al progresso tecnico dell’immersione. Aveva iniziato come giornalista della “La Notte”, scriveva di fatti per la cronaca nera. Un  impostazione analitica, che lui,  che diceva “Per cognome sono più austriaco, quasi svizzero, che italiano” non lo aveva mai abbandonato. La ricerca di dedurre dai fattacci di cronaca tutto il resto della scena, anche a rischio di essere troppo coinvolto con quei crimini, lo aveva formato come giornalista e rimase per sempre nel suo modo di operare. La sua carriera proseguì con la rivista “Amica”, l’attualità settimanale sul “Corriere della Sera”, e la collaborazione con testate importanti come  “Panorama”, “L’Espresso”, “Vita” e “L’Europeo”. Poi arrivò il richiamo del mare, una forte passione che lo portò a dirigere prima “Mare 2000” e poi a fondare, nel 1984 con l’inseparabile moglie Flory Calò, la rivista SUB, un magazine mensile che divenne presto un riferimento importante nella comunità dei subacquei italiani. Per lui il tempo sembrava non scorrere mai. Grande subacqueo e fotografo ha continuato a lavorare fino all’ultimo. Con ironia, quando fu premiato con la medaglia d’oro al merito giornalistico, Pfeiffer disse: “Ho visto i miei colleghi e … sono molto vecchi!“.

pfeiffer guido foto

Uno dei suoi ultimi reportage, il relitto del Francisquita. Si noti, al centro, la chiesuola della bussola di navigazione e il supporto della ruota del timone. Oltre agli anthias, presenti in gran numero, vi trovano riparo diverse famiglie di saraghi pizzuti e mastodontiche cernie. La foto è di Guido Pfeiffer.

Ma se l’età avanzava non traspariva dai suoi scritti. Quell’arte di “immaginare” il contorno di ciò che incontrava nelle sue immersioni, immaginando con pathos gli eventi avvenuti in un relitto appena scoperto, rendeva ogni articolo un viaggio nel passato. In molte occasioni, le sue deduzioni sui fatti che avevano causato il naufragio venivano confermate dalle indagini successive.  Non importava che si trattasse del relitto di un peschereccio o di una nave da guerra, di un antica nave romana o di un cargo, l’immaginazione dell’accaduto nei suoi tragici dettagli lo attanagliava e veniva trasmessa nei suoi scritti e dalle sue fotografie. Molti ricorderanno gli articoli che apparvero sulla rivista SUB a seguito del ritrovamento, al largo dell’Asinara, dopo tre anni di dure ricerche, dei relitti delle torpediniere Pegaso e Impetuoso che si erano auto affondate dai loro comandanti l’11 settembre del ’43 nei pressi delle Baleari.  Proprio in quel tratto di mare tra le isole di Maiorca e Minorca in cui Guido Pfeiffer passò gli ultimi anni della sua vita.  La ricerca dei due relitti richiese oltre 100 immersioni, una sessantina delle quali a profondità comprese tra i 95 e i 110 metri ed ebbe il successo sperato. Pfeiffer nei suoi reportage descrisse,  sempre con grande sensibilità, il dramma dell’affondamento delle due navi, trasmettendo ai lettori sensazioni di quei terribili momenti che solo una grande penna giornalistica poteva scrivere.

PFEIFFER GUIDO

Come viene raccontato da Umberto Natoli su un suo post su Facebook “ Aveva scelto di proseguire la strada oggi sempre più difficile dell’editoria sulla carta stampata. La sua è stata una scelta di cultura, da vero professionista, che privilegia il valore della buona scrittura per descrivere e trasmettere compiutamente sensazioni, emozioni e conoscenze del fantastico mondo subacqueo, che solo l’ampiezza di un articolo di molte pagine, corredato di belle immagini, può rendere nella sua completezza, tipico di una grande rivista. E tutto questo in alternativa al linguaggio oggi imperante, necessariamente sintetico, minimalista ed essenziale del web, sicuramente più povero di qualità letteraria e molto meno affascinante. E’ stato sempre bello leggere i suoi scritti, così ricchi di contenuti e dall’inconfondibile e raffinato stile. Ci mancheranno. Ci mancherà la sua qualità di persona, di giornalista e di subacqueo, che ha sempre saputo dare spazio anche a tanti altri bravi collaboratori. Personalmente lo ringrazio, assieme a Flory Calò, per la fiducia che mi ha accordato in questi ultimi anni. Il vuoto che lascia nel mondo degli appassionati di cultura subacquea è veramente grande. Spero che il frutto di quello che ha creato e lasciato nella rivista SUB, possa continuare a vivere nelle mani di un altro editore, con la stessa passione, serietà e impegno, nel suo esempio e nel suo ricordo. Ciao Guido. Che il mare accolga la tua ultima, splendida immersione.

guido pfeiffer foto 2

estratto dalla rivista SUB … Quanti anni potrà mai aver avuto il tritone di questa foto? Certamente tantissimi a giudicare dalle sue dimensioni, che hanno sorpreso perfino José Moya, il braccio destro del team PDD di SUB che di cose strane, in mare, ne ha viste tantissime. Stando al fatto che la conchiglia è perfettamente integra, il mollusco deve essere morto di vecchiaia. Foto di Guido Pfeiffer.

Un estremo saluto ad un protagonista che, con la sua inseparabile compagna di vita e di avventure, Flory Calò, aveva condiviso tante avventure. Come disse nel  programma “Thalassa” di TV3, in una trasmissione a lui dedicata, “Siamo cacciatori di storie sommerse“. Da anni si era trasferito a Maiorca dove avevano lavorato intensamente in quella zona di mare documentando molti relitti, e divenendo promotori per la sua salvaguardia. Aveva continuato la sua attività di ricerca e reportage, ma una malattia rapida ed inesorabile lo ha portato via.  Sua moglie Flory e la nipote Sara hanno depositato  le sue ceneri ad una profondità di 95 metri, sul Canale di Menorca, Spagna, chiamato “La montagna incantata”, dove amava immergersi avvolto nel blu di quelle acque tra splendide gorgonie.

Addio direttore, vogliamo pensare che continuerai a immergerti nel blu degli oceani del cielo, e ti vogliamo salutare con le parole di Flory, apparse nell’ultimo numero di SUB che, come ci avevate detto non uscirà più, non per ragioni economiche ma perché  “è il tempo che passa … e quasi senza accorgercene siamo diventati vecchi …” .

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Ora questo uomo straordinario continuerà per sempre la sua avventura in quel mare che è stato la sua vita. Ora potrà nuotare accanto a delfini e balene, senza limiti di tempo e di profondità. Come piaceva a lui. E lì, un giorno, ci ritroveremo” …  Flory Calò.

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1 commento

  1. 12/01/2018    

    Solo oggi vengo a sapere di questa impensabile scomparsa di un caro amico, direi quasi un padre per me, che nei primi anni ’80 mi iniziò al mestiere del fotografo subacqueo… Guido ha lasciato un segno indelebile nella mia persona anche se poi le nostre strade si divisero per svariati motivi. Ognuno per la sua strada ma sempre legati da quel entusiasmo comune per il Mare. Qualche anno fa ci sentimmo al telefono dopo tantissimo tempo ed era come se ci fossimo lasciati il giorno prima… Mi disse: – ti ricordi quando a Mare2000 ti dissi che io e Flory stavamo per far nascere una nuova rivista dedicata ai subacquei?? …. si che me lo ricordo!! Fui coinvolto con il mio primo servizio pubblicato sul numero 2 anno primo della rivista SUB, se non ricordo male…. Caro Guido provo un dispiacere indescrivibile…. con te scompare un tassello della mia avventura!
    Cara Flory, ogni parola è superflua. Tu e Guido siete stati un esempio di vita da imitare!
    A presto carlo mari

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